DOMENICA DELLE PALME
Messa nel giorno - Rito Ambrosiano – 28 marzo 2010
Ecco, o figlia di Sion, il tuo re

Sieger Koder, Gesù lava i piedi ai suoi discepoli
LETTURA: Isaia 52,13–53,12
SALMO 87 (88): Signore, in te mi rifugio.
EPISTOLA: Ebrei 12,1b-3
VANGELO: Giovanni 11,55-57;12,1-11:
[55]In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. [56]Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: “Che ve ne pare? Non verrà alla festa?”. [57]Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
[1]Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2]E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3]Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. [4]Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: [5]“Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. [6] Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. [7]Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. [8]I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. [9]Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. [10]I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, [11]perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
Cari amici e care amiche,
l’episodio dell’unzione di Betania (Gv 11,55-57;12,1-11), proposta per la Messa nel Giorno della Domenica delle Palme (28 marzo 2010), segue quello della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45), ma già l’intermezzo tra i due episodi (Gv 11,45-54) registra lo scatenarsi di sentimenti contrastanti nei confronti del Signore Gesù e della Sua Pasqua.
Prendere posizione nei Suoi confronti
Alcuni cominciano a credere in Lui, altri, più decisamente, Lo vorrebbe uccidere: “molti dei Giudei, che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in Lui. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto”. Tanto che il Sommo sacerdote Caifa ne decreterà profeticamente la morte. “da quel giorno dunque decisero di ucciderlo”. Questo è il passaggio critico e decisivo, nell’imminenza della Sua Pasqua: o ci si decide a credere che Lui ci salva (“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”, Gv 11,25) oppure Lo si rifiuta, sino a decretarne la morte (“da quel giorno dunque decisero di ucciderlo”, Gv 11,53).
Anche l’inizio dell’episodio dell’unzione di Betania sembra ribadire questo clima di contrasti: “Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: ‘Che ve ne pare? Non verrà alla festa?’. Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo”.
Ma il cuore dell’episodio ci rivela un contrasto più profondo. Avvicinandosi la Pasqua, infatti, c’è chi pretende di giudicare il Suo gesto d’amore senza comprenderLo; come anche c’è chi, fidandosi di Lui, s’inoltra nella Pasqua con un’adesione incondizionata e carica di affetto nei Suoi confronti.
Una cena in Suo onore
In un clima così contrastato Gesù sente il bisogno di fermarSi, di ritirarsi più che fuggire: “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti”. Gesù abbandona il tumulto della città. Ha bisogno di intimità per ritrovarSi, per ritemprarSi, recandoSi a Betania, la casa del pane. Ed è proprio in questo contesto che i Suoi amici “fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali”. Non può sfuggire la forza prefigurativa e allusiva di questa cena “per lui”. C’è affetto e c’è ringraziamento, c’è amore e c’è già la Sua Pasqua.
Stando in quella casa, a Betania, come la sera nel Cenacolo, Gesù è circondato da coloro che avevano deciso di stare dalla Sua parte. Pronti, senza rendersene troppo conto, a pagare anche con la morte la Sua vicinanza: “Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù” (12,9-11). Ma c’è anche Giuda, che stava per tradirLo.
LasciarSi amare
Gesù a Betania per amore Si lascia amare. Se grande è l’amore di chi si volutamente si dona, più grande è l’amore di Colui che donandoSi Si lascia amare. Scivolando nell’altro, lasciando che l’altro Lo com-prenda, raggiungendo addirittura i Suoi pensieri, le paure e persino le angosce più profonde del cuore. Per questo, mentre “Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali, Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”. Non si tratta anzitutto di comprendere il senso di questo gesto d’amore. Conta soprattutto percepirlo nella carica di affetto appassionato che comporta. Quasi venisse data la grazia, a chi crede, di sentire l’intensità del profumo che si espande per tutta la casa. Questo è, infatti, il destino dell’amore.
Maria è colei che sa stare al proprio posto, accovacciata ai piedi dell’Amato (“sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” , Lc 10,39). Che sta, discreta e umile, sulla soglia dell’abisso dell’amore di Dio. Come Maria di Magdala, che “se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere” (Gv 20,11). Di Maria di Betania, vera discepola che ascolta la Parola, in questo episodio non si registra alcuna parola. Ma l’esemplarità del suo gesto induce semplicemente a restare volentieri con lei ai piedi di Colui che ci ha definitivamente introdotti nelle profondità ultime dell’amore di Dio.
Confondere l’Amore
Di contro c’è Giuda che tradisce il Maestro, senza capire il delicato gesto di Maria: “Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: ‘Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?’. Disse questo egli disse non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro”. Il profitto esasperato si oppone alla gratuità. Dal calcolo interessato del costo dell’unguento al prezzo del Giusto di trenta denari (Mt 26,14-16) il passo è breve. Tanto l’amore di una donna non ha bisogno di parole, quanto l’autoreferenzialità di chi mette al centro se stesso non può che paludarsi di parole ideologicamente capziose, che, dichiarate a favore dei poveri, nascondono solo una grande avidità. Tanto che la risposta di Gesù scorre senza che venga davvero ascoltata e compresa: “Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me’”. Infatti, dopo la Sua morte, “Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei” (Gv 19,38-40).
Che sia stata Maria di Betania a suggerire a Gesù il gesto supremo e solenne della lavanda dei piedi ai Suoi discepoli, durante l’ultima Cena? Infatti “si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto” (G v 13,4-5). All’amore che ascolta non servono parole. Anche Gesù, la Parola, con la Pasqua non parla più, consegnandoSi all’eloquenza dei fatti e dei gesti dell’amore. È affascinante la Pasqua di Gesù che sta per iniziare.
don Walter Magni