Quinta domenica di Quaresima, 25 marzo 2012, DOMENICA DI LAZZARO.doc

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Alberto Marsiglio

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Mar 23, 2012, 7:35:04 PM3/23/12
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Carissimi,
vi inoltro il commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola dell'Eucarestia della prossima domenica.
Un caro saluto, don Alberto 

   DOMENICA DI LAZZARO

 

   Anno B – V di Quaresima - Rito Ambrosiano – 25 marzo 2012

 

Il Signore fece uscire il suo popolo fra canti di gioia

 

http://www.scalarchives.it/scalapic/290306/c/0132410c.jpg

la resurrezione di Lazzaro, Miniatura di Karapet di Altamar Matenadaran (Erevan, Armenia)

LETTURA Deuteronomio  6,4a.20-25. Quando tuo figlio ti domanderà, risponderai: eravamo schiavi del faraone e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente - In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele: 20Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: “Che cosa significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore, nostro Dio, vi ha dato?”, 21tu risponderai a tuo figlio: “Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. 22Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. 23Ci fece uscire di là per condurci nella terra che aveva giurato ai nostri padri di darci. 24Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore, nostro Dio, così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. 25La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore, nostro Dio, come ci ha ordinato”».

SALMO 104 (105). Il Signore fece uscire il suo popolo fra canti di gioia.

2A lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie.3Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore. R.

23Israele venne in Egitto, Giacobbe emigrò nel paese di Cam. 24Ma Dio rese molto fecondo il suo popolo, lo rese più forte dei suoi oppressori. R.

43Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza, i suoi eletti con canti di gioia, 45perché osservassero i suoi decreti e custodissero le sue leggi. R.

EPISTOLA, Efesini  5,15-20. Inneggiate al Signore, rendendo continuamente grazie - Fratelli, 15fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, 16facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. 17Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. 18E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, 19intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, 20rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

VANGELO Giovanni  11, 1-53. La risurrezione di Lazzaro - In quel tempo. 1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». 17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. 32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.  47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

 

 

Cari amici e care amiche,

fa parte dell’approfondimento del senso della nostra fede in questa Quaresima imbatterci con una domanda che ci portiamo dentro: cosa ci aspetta dopo la morte? Attenendoci al brano evangelico proposto dalla liturgia della V domenica di Quaresima (di Lazzaro, 25 marzo 2012) la risposta va in due direzioni. Per un verso, l’episodio della morte e risurrezione di Lazzaro anticipa quanto anche Gesù di lì a poco sperimenterà; per un altro, risponde in modo esplicito a una questione che tutti abbiamo. Anche dopo lo smarrimento e la diffidenza nei confronti delle fedi più tradizionali, non ci siamo affatto liberati della domanda sul dopo morte. Di fatto anche i funerali stanno diventando una delle forme di catechesi più dirette ed essenziali sul senso della morte, secondo il Vangelo.

                                                                                               

 

L’aldilà come problema

 

Non c’è cultura che non si sia posto questa domanda. Le piramidi sono una sfida architettonica alla morte; l’induismo e il buddhismo ancora oggi ci ripropongono la reincarnazione, mentre nella nostra cultura iper-tecnologica, c’è addirittura chi ‘si fa surgelare’, sperando di potersi riprendere, quando la scienza potrà garantire ulteriori opportunità di vita. Una recente ricerca sociologica sulla religione in Italia (a cura di F. Garelli F., G. Guizzardi G. e E. Pace, Un singolare pluralismo, Il Mulino, 2003), alla domanda sull’aldilà, il 40% degli intervistati risponde che “qualcosa c’è, ma non so cosa”; il 16,80% è sicuro che la morte è la fine di tutto. Ma alla domanda: “Credi nella risurrezione del corpo”, solo lo 0,37% risponde sì. Eppure quanti italiani, recitando il Credo durante la Messa affermano: “Credo (….) la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen”? Si può comprendere che un credente non debba necessariamente immaginare l’inferno con le fiamme o il paradiso come un giardino dove sorseggiare un caffè. Ma allora: quanti credono davvero nella risurrezione? Statisticamente parlando: meno dell’1%. M. Cacciari, commentando quei dati affermava: “C’è una vaga adesione al messaggio cristiano, ma l’atto di fede nella sua drammatica concretezza è ormai illanguidito. Ciò è successo per l’affermazione dei valori tecnici e scientifici. La Chiesa ha creduto di doversi innovare, adattare. Dovrebbe tornare alle radici, invece. Leggere la Bibbia e il Vangelo, annunciare il Verbo senza commento. Ha voluto conquistare il mondo. E invece, dovrebbe esser pronta a ritirarsi nel deserto” (in Corriere della Sera, 10 ottobre 2003).

 

 

Credo nella risurrezione di Gesù

 

Credere la risurrezione dei morti è centrale nel cristianesimo. Eliminarla significherebbe vanificare la fede cristiana stessa. Già la prima comunità cristiana poneva la questione in termini sofferti, tanto che lo stesso Paolo dovette intervenire di autorità a Corinto: “Ora, se noi predichiamo che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dei morti, neanche Cristo è risuscitato!. Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (ICor 15,12-14). Importa, dunque, attenerci con più decisione alla resurrezione di Gesù: credere nella Sua risurrezione. La domanda sull’aldilà, sul dopo morte, non lo si affronta a partire dal fatto che gli uomini prima e comunque hanno cercato e ancora cercano di rispondere alla questione dell’aldilà e della morte e poi ecco comparire sulla scena delle risposte l’esperienza della morte e della risurrezione di Gesù Cristo.  Quasi una opportunità o una eventualità religiosa tra le tante. La metodologia va capovolta: anzitutto ci confrontiamo direttamente con la totalità dell’esperienza di Gesù che non conclude la Sua esistenza con la morte, ma va oltre con la Sua risurrezione, e questo dato centrale della mia fede cristiana diventa anche la risposta possibile alle molte domande e risposte che gli uomini si sono posti a riguardo del dopo morte. Centrale, nel dialogo tra Gesù e le sorelle di Lazzaro che Gli chiedono conto del Suo ritardo nell’accorrere al capezzale del fratello morente, è infatti l’affermazione forte di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Si tratta, dunque, di credere nella risurrezione di Gesù per riuscire a credere seriamente la risurrezione della carne.

 

 

Credo la risurrezione della carne

 

Cosa significano a questo punto le affermazioni che spesso ripetiamo nella liturgia eucaristica: “Credo (…) la resurrezione della carne” (Credo o Simbolo apostolico) e “aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà” (Credo Niceno-Costantinopolitano)?

C’è un dato importante nell’episodio della morte di Lazzaro e della sua risurrezione da parte di Gesù che va ben evidenziato. Perché Gesù decide di riportare in vita Lazzaro? Certamente una prima risposta prende atto del valore pedagogico di questo gesto compiuto da Gesù. Risuscitando Lazzaro Gesù ci sta parlando della Sua stessa risurrezione. Ma è innegabile che Gesù risuscita Lazzaro per amicizia, per amore! In ragione, cioè, del grande affetto che Gesù provava per lui: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”. Infatti piange pensando a lui: “Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò (…). Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro” (Gv 11,33.38), sino a pregare in modo accorato davanti alla sua tomba: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato” (Gv 11,41-42). Credere la resurrezione della carne o aspettare la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà, significa dunque anzitutto entrare in una relazione appassionata con Gesù Cristo, nostro salvatore. Accettando di entrare persino nell’esperienza dura e angosciante della morte. Come anche recita una bella antifona ambrosiana del tempo di Pasqua: “Morivo con te sulla Croce, oggi con te rivivo; con te dividevo la tomba, oggi con te risorgo. Donami la gioia del regno, Cristo, mio Salvatore”. Infatti “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”.

 

don Walter Magni

 

Signore, Dio della vita,

rimuovi le pietre dei nostri egoismi,

la pietra che soffoca la speranza,

la pietra che schiaccia gli entusiasmi,

la pietra che chiude il cuore al perdono.

 

Risuscita in noi la gioia la voglia di vivere,

il desiderio di sognare.

Facci persone di resurrezione

che non si lasciano fiaccare

dalla morte, ma riservano sempre

un germe di vita in cui credere.

    (in: “Il vangelo secondo Jonathan”, di Ubaldo Pantani e  Simone Tamburini, 2002)

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