Processo TEV INGIUSTIZIA é FATTA--Articoli

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Co.As.Ver coordinamento versiliese

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Apr 12, 2012, 8:17:49 AM4/12/12
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Patteggiamento per i due imputati al processo contro TEV per gli sforamenti di co2 ed altri inquinanti avvenuti frà il 2003 e 2008. INGIUSTIZIA è FATTA!!!!!!!!!!!!!!!!

IMPIANTO DI PIOPPOGATTO, I SINDACATI CHIEDONO UN PROGETTO “SERIO E SOSTENIBILE”

VERSILIA. “Che stanno facendo i sindaci del CAV e la provincia di Lucca?” Se lo domandano Michele Massari della Funzione Pubblica della Cgil di Lucca e Giorgio Bertozzi, rappresentante sindacale di Tev/Veolia.

“Sono ormai mesi che Veolia/Tev ha annunciato di voler abbandonare Pioppogatto. Il sindacato e i lavoratori, lo hanno denunciato in tutte le forme, ricevendo solo generiche assicurazioni.

“Mentre sindaci e assessori andavano dicendo che Veolia non se ne sarebbe andata senza favorire soluzioni alternative, rischiando chissà quali procedimenti legali, la società, preparava le carte per portare i libri in tribunale, come ha fatto in Calabria, e mettere i lavoratori in mobilità.

“A quanto è dato di sapere, è questa la situazione che si sta profilando e che vorremmo venisse smentita. Voci sempre più insistenti, danno per certa la spedizione delle lettere di licenziamento a breve, mentre la società si sa, non è più in condizione di pagare neppure materiale di prima necessità come il gasolio e l’energia elettrica.

“Di questo i comuni sono al corrente pur tergiversando nel pagamento delle fatturazioni.

“Sembra in effetti che l’unica vera preoccupazione delle parti in causa, peraltro assolutamente legittima anche se non esaustiva delle problematiche in corso, sia il contenzioso economico in atto.

“Ci si chiede dove siano finite le manifestazioni di interesse e i relativi progetti gestionali di Ersu e Sea Risorse, presentati al CAV a febbraio e ad oggi spariti nel nulla.

“Ci si chiede inoltre quali ipotesi si muovano dietro questa stagnazione apparente.

2Sarebbe ora che le amministrazioni comunali, si decidessero a produrre un progetto serio e sostenibile che valorizzi l’impianto di Pioppogatto e salvi i 39 posti di lavoro. Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini sul rischio connesso a questo immobilismo, che oltre a provocare disoccupazione, può portare ad un grave cortocircuito nel sistema di smaltimento dei rifiuti in Versilia ed in tutta la provincia.

“Di fronte a questo quadro, abbiamo deciso di rivolgerci al prefetto che ad oggi, tramite i suoi uffici, sembra l’unica istituzione che abbia compreso la gravità della situazione. Gli abbiamo chiesto di convocare un tavolo con i sindaci del CAV e la provincia.

“D’altra parte, mentre il tempo passa senza che si affaccino soluzioni – concludono Massari e Bertozzi – Tev/Veolia sembra decisa ad accelerare i tempi anticipando la dismissione dell’impianto addirittura al 15 maggio.”





GIOVEDÌ, 12 APRILE 2012
Il Tirreno
 
Pagina 16 - Viareggio
 
Tubo misterioso, altri test sull’acqua
 
 
 
 

TORRE DEL LAGO La Capitaneria non lo molla: questa è l’unica certezza, al momento, sul tubo di scarico in via Cimarosa oggetto di un video realizzato dai cittadini del comitato “Salviamo Viareggio” e subito finito sotto osservazione. Acqua giallastra e maleodorante, secondo le deposizione fatte dai cittadini che hanno monitorato lo scarico. Con tanto di informativa alla Procura da parte della Capitaneria guidata da Pasquale Vitiello. Che ha effettuato dei primi campionamenti e poi è tornata sul posto, subito dopo Pasqua insieme ad Arpat. Sotto osservazione anche la documentazione fornita dal Comune sull’effettiva natura della tubazione, destinata ad accogliere acqua piovana. Arpat ricorda di aver eseguito negli ultimi mesi «vari sopralluoghi ed analisi di campioni di acqua sul sito in questione, senza individuare, ad oggi, situazioni che potessero comportare provvedimenti né di carattere amministrativo né notizie di reato. Lo scarico di cui si parla, è progettato per la gestione di acque meteoriche, quindi ad esso possono arrivare solo acque di dilavamento di aree e piazzali esistenti nella zona. Il caso segnalato dal comitato "Salviamo Viareggio" con documentazione fotografica e video potrebbe riferirsi a qualche situazione episodica. Infatti, una eventualità da contemplare è l'occasionale sversamento doloso di sostanze inquinanti nelle caditoie collegate alla rete delle fognature bianche che adduce allo scarico in questione«.
 
 
Pagina 6 - Attualità
 
Taglio agli incentivi per le rinnovabili
 
i decreti
 
 
 
 

I nuovi incentivi alle rinnovabili produrranno una riduzione di spesa di 3 miliardi l’anno rispetto al costo che si sarebbe raggiunto con il precedente regime. Si stabilizzerà così l’incidenza sulla bolletta evitando futuri balzi. Lo hanno spiegatoieri i tecnici del ministero dello Sviluppo. Rispetto alle scelte fatte per esempio dalla Spagna che ha tagliato drasticamente gli incentivi, il governo ha deciso, ha spiegato il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, di «continuare a credere nelle rinnovabili» e nelle opportunità di sviluppo e di crescita dell’economica da esse offerte. Gli incentivi continueranno dunque ad aumentare nei prossimi anni, ma in misura inferiore rispetto a quanto stabilito dal precedente regime. Saranno garantiti tutti gli incentivi finora promessi e pari a 9 miliardi l’anno al 2020, incrementando con ulteriori 3 miliardi l’anno gli aiuti pubblici. Si passerà quindi da 9 a 12 miliardi rispetto ai 15 miliardi previsti dalla precedente normativa. In questo modo l’incremento al 2020 non sarà quindi di 6 miliardi ma di 3, con un risparmio annuale di altrettanti 3 miliardi che permetterà di stabilizzare l’incidenza degli incentivi sulla bolletta. Fissato anche l’obiettivo del 35% di produzione elettrica “verde” al 2020. «Scopo del Governo – è scritto nella nota diffusa dai ministeri competenti – è programmare una crescita dell’energia rinnovabile più equilibrata che, oltre a garantire il superamento degli obiettivi comunitari al 2020 (dal 26% a circa il 35% nel settore elettrico), consenta di stabilizzare l’incidenza degli incentivi sulla bolletta elettrica». I decreti introducono anche «un sistema di controllo e governo» dei volumi installati e della relativa spesa, attraverso un meccanismo di aste competitive per i grandi impianti (oltre 5 MW) .
 
 
      Edizione di VIAREGGIO (gio, 12 apr 2012)
Meno elettricità e sostegni
comunque superiori 
alla media europea
Clini: salvaguardiamo
un settore fondamentale
Alessandro Farruggia
ROMA 
UNA STERZATA verso la sostenibilità, non una pietra sopra le rinnovabili. Risparmi di tre miliardi di euro rispetto al tendenziale ma anche un aumento degli incentivi dagli attuali 9 a 12 miliardi annui al 2020, con un balzo da 3.5 a 5/5.5 per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. 
Lungamente attesi, i decreti sugli incentivi per le energia rinnovabili (uno dedicato al fotovoltaico, uno a tutte le altre) cercano di evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca. 

«BASTA con incentivi eccessivi che hanno fatto parlare di guadagni da spacciatori» scherza il ministro Clini, che però aggiunge «ma anche salvaguardia delle opportunità di crescita di un settore fondamentale». Preparate dal ministero per lo Sviluppo economico di concerto con l’Ambiente e le Politiche Agricole, le bozze sono ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni e dall’Autorità dell’Energia e i decreti saranno emanati entro un mese e mezzo-due mesi. 
«Noi pensiamo che le rinnovabili — ha detto il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera — siano un’area di grande importanza e siamo convinti che sarebbe stato sbagliato mettere un freno eccessivo a un settore che è importante sia industrialmente che geopoliticamente e ambientalmente». 

«LA NOTIZIA — ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che si è battuto non poco per modificare le bozze originarie — è che le rinnovabili continueranno a crescere e a regime, nel 2020, garantiranno oltre il 32% della produzione elettrica (oggi siamo al 26%, ndr) dando vita ad un sistema distribuito, che è quello che si collega meglio alla ricerca dell’efficienza energetica che è una delle nostre priorità». «Il governo — ha aggiunto Passera — intende andare oltre gli obiettivi europei e manterrà comunque incentivi più generosi di quelli degli altri paesi. Sinora ci si è focalizzati troppo sulle rinnovabili elettriche, e si sono concessi incentivi generosi. Adesso si cambia con livelli di incentivo convergenti con la media europea e introduzione di meccanismi per governare la potenza annua installata». 

PER L’EOLICO si scenderà dai 148 a 124 euro/MWh rispetto ai 122 della media europea; per la biomassa (impianti da 200 kW) da 250 a 170/257 Euro/MWh rispetto a una media europea di 130; per il geotermico da 121 a 99/172 euro MWh rispetto ai 108 euro europei. Per il fotovoltaico si passerà (impianti di 3 kW su edifici) dagli attuali 352 a 237 euro MWh a fronte di 110 euro in Germania e dagli attuali 313 a 199 euro MWh (impianti fino a 200 kW su edifici) a fronte dei 98 euro tedeschi. Tagli robusti ma che secondo Clini consentiranno ancora «l’installazione di 2-3 mila megawatt annui di rinnovabili». 
Il Tirreno
 
 
 La Nazione  Edizione di VIAREGGIO (gio, 12 apr 2012)
«Mio figlio ucciso in uno scontro
Ma per l’Istat è stata morte naturale»
L’accusa di Guarnieri: troppi errori, in Toscana 11 vittime cancellate
Laura Gianni
FIRENZE 
È COME aver visto Lorenzo morire un’altra volta. Per l’Istat è uscito «incolume» dall’incidente che ha interrotto la sua vita a 17 anni. Altro che incidenti mortali in calo: il fronte della battaglia che i genitori di Lorenzo Guarnieri conducono per la sicurezza stradale si allarga. «Il nostro purtroppo non è un caso limite — sottolinea Stefano Guarnieri — a livello nazionale la mortalità dovuta a reati stradali nel 2010 non è pari a 4.090 persone come dice l’Istat, ma almeno 4.703. Circa seicento persone uccise per l’Istat sono vive e per lo Stato sono scomparse per cause naturali». Una provocazione? Non del tutto, se le «numeriche certezze» fornite dall’istituto nazionale di statistica vacillano. «Per l’Istat — spiega ancora — nostro figlio è uscito ‘incolume’ da uno scontro nel quale è morto sul colpo e quindi per lo Stato Lorenzo è morto di morte naturale a 17 anni. E non basta, perché sempre secondo l’Istat l’incidente è stato provocato da distrazione, mentre Lorenzo è stato vittima innocente di alcol e droga passivi sulla strada come afferma una sentenza di primo grado».Come sia potuto accadere, è al vaglio della polizia municipale e degli altri enti coinvolti. Si parla di problemi di dialogo fra software diversi. L’ingranaggio della trasmissione dati si sarebbe inceppato nel passaggio fra la polizia municipale, che catalogò l’incidente di Lorenzo come omicidio colposo, l’ufficio statistica del Comune o fra quest’ultimo e il centro di monitoraggio provinciale. «Stiamo lavorando per cercare di omogenizzare i linguaggi della statistica, che deve servire a migliorare la sicurezza stradale», spiega il comandante dei vigili Antonella Manzione.
L’errore commesso sulla morte del ragazzo fiorentino è stato approfondito da uno studio dell’Irpet. 

RISULTATO: in provincia di Firenze nel 2010 sono morte 69 persone, come da report della Prefettura di Firenze, mentre il centro di monitoraggio provinciale sostiene che sono state 60, il Sistema integrato per la sicurezza stradale della Regione (Sirss) scende a 59 e fornisce all’Istat questo dato. Analogamente nel comune le 24 vittime rilevate da polizia municipale, carabinieri e polizia stradale scendono a 17 per il centro monitoraggio provinciale e a 16 per il Sirss della Regione. Lo studio rileva anche che le incongruenze riguardano solo in misura minore il numero dei feriti e degli incidenti. «In sintesi — chiosa Guarnieri — nella provincia di Firenze Sirss e Istat hanno rilevato il 19 per cento in meno di mortalità rispetto a quella reale. E fa sgomento constatare che il sistema Sirss sia costato circa due milioni di euro dal 2008 a oggi, fra attivazione e mantenimento e che sulla base di questi numeri sbagliati il piano sanitario regionale sostenga che l’indice di mortalità in Toscana sia inferiore alla media. La Regione si fa bella di un fatto che non è un fatto. Si perde undici morti e uno è mio figlio...».

TUTTAVIA non esiste un caso Toscana. Perché da una verifica dei dati Istat sugli incidenti stradali del 2010 condotta in provincia di Forì-Cesena dall’Associazione sostenitori e amici della polizia stradale emerge che i conti non tornano neanche lì: secondo l’istituto di statistica le vittime sarebbero state 34 ma 39 secondo l’osservatorio Asaps. Lo scarto è del 15 per cento. «Se ne deduce che la mortalità del 2010 non si è sicuramente fermata a quota 4090 — argomenta Stefano Guarnieri — E se prendiamo la sottostima del 15 per cento verificata a Forlì come base di partenza, si può calcolare che le vittime sono state almeno 4703. Sarebbe irragionevole pensare che nelle altre province non ci siano stati errori. Chiunque abbia avuto un familiare deceduto o ferito sulla strada faccia una verifica: la morte e l’invalidità sono importanti, le istituzioni devono trattarle come tali».
 
      Edizione di VIAREGGIO (gio, 12 apr 2012)
Asl, arriva un piano lacrime e sangue
Tagli al personale e servizi accorpati
Riorganizzazione di Area Vasta: allarme di Del Freo (Cgil)
INCOGNITE sul futuro dell’Asl 12. La responsabile aziendale della Fp-Cgil Sanità, Laura Del Freo, ha tracciato un quadro a tinte fosche delle prospettive della sanità versiliese alla luce dell’incontro del 2 aprile nel quale i vertici aziendali hanno illustrato alla Rsu il piano triennale della dotazione organica 2012-2014 e il piano di riorganizzazione dell’Area Vasta Toscana Nord Ovest. «Il piano triennale precedente — ha spiegato Del Freo — prevedeva un organico con 2069 dipendenti, che in quello nuovo calano a 1980: facendo i conti, sono 89 unità in meno. E’ semplicemente un taglio del personale, giustificato con una razionalizzazione. Non è in più in sofferenza il comparto, ma lo sono anche i medici e i dirigenti. Ci sono anche settori come il dipartimento della prevenzione nel quale viene bloccato il turnover e si farà ricorso a borse di studio: c’è necessità di personale e invece si taglia, creando problemi all’erogazione dei servizi proprio di un settore cardine, tanto più che aumentano le richieste di controlli in materia di sicurezza, anche dentro la nostra struttura. Ma la cosa grave — rileva Del Freo — è che non sappiamo dove si colpirà: non si sa nulla, non si riesce a capire quali sono i settori più in crisi e quali passeranno a Lucca o Pisa». 
GIÀ, PERCHÈ il piano di Area Vasta prevede una serie di accorpamenti: «La centrale del 118 sarà unificata a Pisa, mentre il laboratorio analisi dovrebbe essere centralizzato al Versilia — sottolinea Del Freo — . Ancora non sappiamo molto: il corposo documento di 139 pagine è stato redatto dai direttori delle Aziende di Area Vasta e dovrà essere approvato dalla Regione, ma ci è stato illustrato in maniera superficiale. Certo è che ci sarà una riorganizzazione di tutte le Aziende, sarà preparato un bilancio consolidato unico (l’Asl 12 ha debiti per dieci milioni di euro) e decisa una razionalizzazione dei servizi. Però ancora non si sa quali saranno gli accorpamenti e come saranno organizzati l’ospedale, la sanità territoriale e le Società della Salute. Ci hanno presentato anche altri risparmi interni e dismissioni di beni immobili. Però non comprendiamo perchè si spendano 90mila euro per specialisti esterni o 208mila euro di convenzioni con associazioni sul territorio per centri prelievo e codici bianchi, dopo che l’anno scorso questi servizi erano stati dismessi per recuperare personale». 
DEL FREO esprime insoddisfazione, auspica una soluzione dei problemi e avvisa che la Cgil è determinata ad andare avanti anche da sola: «Nei mesi scorsi abbiamo già dato un avviso chiaro — conclude — presentando un esposto alla procura e all’ispettorato del lavoro per violazioni delle norme contrattuali (turni, ferie, recuperi, orari). E’ stato un atto provocatorio perchè non ci interessa che vengano a fare le multe. Solo che ora siamo punto e daccapo, il problema si è allargato e non si riesce a capire come si sta muovendo l’Asl, tanto più che ad agosto scadono gli incarichi ai tre direttori e non si sa ancora chi saranno i loro successori».
Gf. P.
 
 
      Edizione di VIAREGGIO (gio, 12 apr 2012)
ELEVATA incidenza di tumori in Versilia? «L’assessore regionale Daniela Scaramuccia sostiene che la causa sia lo stile di vita godereccio dei residenti e non i problemi dell’ambiente: sono affermazioni inaccettabili». A riferirlo è Laura Del Freo della Fp-Cgil Sanità e lo conferma anche la consigliera regionale Marina Staccioli, che chiede spiegazioni alla Scaramuccia. «I responsabili sono amianto, inceneritore, discariche — afferma Staccioli — : basta con l’addossare la colpa alle cattive abitudini alimentari dei cittadini. L’assessore tiri fuori i dati reali sull’inquinamento derivante da inceneritori e discariche». La Versilia, infatti, costituisce un caso a sé, tristemente in vetta alla classifica toscana per incidenza del cancro. «Siamo stufi delle risposte evasive dell’assessore — dichiara Staccioli — che si limita a ripetere come un mantra che in Versilia si beve, si mangia e si fuma troppo. Non a caso qualche anno fa la Regione stessa aveva avviato una ricerca epidemiologica sull’inquinamento dovuto all’inceneritore di Falascaia, investendo diverse migliaia di euro. Ma questo studio non ha ancora prodotto nessun risultato. In Versilia si sono succeduti due impianti di incenerimento dei rifiuti — ricorda Staccioli — che hanno emesso per decenni agenti inquinanti. Il territorio è stato inoltre a lungo caratterizzato dalla presenza di attività lavorative a rischio, e a ciò si aggiunge una vasta costellazione di edifici in cui è stata rilevata la presenza di amianto». Staccioli punta i fari anche sulla discarica in riva al lago di Massaciuccoli, accusata di contaminare la falda freatica attraverso il percolato. Su quest’ultimo punto in particolare la consigliera ha già presentato alcune interrogazioni, ma non basta: «Che fine ha fatto la ricerca epidemiologica? Cosa sta facendo la Regione per capire e affrontare il problema, oltre che tirare le orecchie ai versiliesi? La Scaramuccia faccia chiarezza una volta per tutte».
 
 
 
POLEMICA «BASTA LEZIONI, SERVE IL CONFRONTO»
Siluro alla Scaramuccia«NON RITENIAMO che l’Asl 12 in queste condizioni possa sopravvivere, e vogliamo capire chi sono i responsabili di questa situazione: per me sono l’assessore regionale al diritto alla salute Daniela Scaramuccia e il presidente Enrico Rossi. E questo mi preoccupa essendo una giunta di centrosinistra». E’ ferma nelle sue rivedicazioni e usa parole dure nella polemica Laura Del Freo, responsabile aziendale della Fp-Cgil Sanità, che rincara la dose: «L’assessore Scaramuccia durante gli incontri evita il contraddittorio, parla per ultima e non ci consente di replicare. Dice che siamo populisti perché vogliamo assunzioni, ci dà le sue lezioncine e questo atteggiamento non ci piace: vogliamo il confronto e come Cgil non siamo più disponibili ad ascoltare e basta. Siamo decisi ad arrivare alla Regione per difendere servizi e organici, occorre fare un ragionamento con l’assessore». Fra le scelte della Regione contestate dalla Cgil vi sono anche le risorse erogate ai privati, pari a 13 milioni di euro nel 2010 e nel 2011, che saliranno a 14 nel 2012. «Di fatto la sanità privata non è in crisi — rileva Del Freo — . Chiedo: è giusto destinare risorse ai privati mentre si taglia il personale e si riorganizza la sanità pubblica senza sapere come? Si va forse verso una sanità privata? Magari così si riducono le liste d’attesa ma si incentivano anche i cittadini a rivolgersi ai privati».
 
 
      Edizione di VIAREGGIO (gio, 12 apr 2012)
IL CENTRO di Procreazione Medicalmente Assistita è una delle eccellenze del Versilia. Responsabile scientifico e coordinatore è la professoressa Maria Elisabetta Coccia dell’Università di Firenze, esperta affermata a livello internazionale.
Come opera il Centro?
«La Regione, nell’ambito di tutte le strutture pubbliche, convenzionate e private, ha deliberato in gennaio che il nostro Centro rappresenta quello di riferimento regionale. Questo, sulla base di una progettualità ben identificata all’interno della delibera stessa, in relazione a più aspetti e tenendo conto che ad oggi il Cpa dell’Asl 12 è quello che nel settore pubblico fa il maggior numero di cicli, compresi quelli di secondo e terzo livello».
Quanti pazienti assiste?
«In media ogni anno partono con i piani terapeutici circa 1.100 cicli (ovvero, le coppie che avviano i tratamenti); di secondo livello, cioè quelli che arrivano in sala operatoria, vengono effettuati 900-950 cicli. Il Centro è stato aperto nel 2002 e finora abbiamo effettuato 5.800 prime visite, attestandoci a 770 prime visite annue. Il nostro fiore all’occhiello è il fatto che il 16% degli assistiti proviene dalla Versilia, il 76% da altre Asl toscane e il 18% da fuori regione. E’ un segno di visibilità ed efficacia, senza neppure fare grande promozione: la migliore delle pubblicità è infatti il tam-tam delle pazienti che riescono ad arrivare a tenere un bimbo in braccio».
Insomma, una struttura efficace...
«Non a caso siamo stati il primo centro, nel dicembre scorso, a superare la verifica e ad ottenere il riconoscimento da parte del Centro Nazionale Trapianti, cioè l’authority nazionale che sta accertando la rispondenza delle peculiarità dei vari centri alle normative: i responsabili hanno verificato il percorso e l’alto tasso di successo, dando parere favorevole al nostro Cpa anche per la conservazione degli ovociti e degli embrioni. Alla luce di quanto accaduto di recente al San Filippo Neri di Roma, questa è una garanzia in più per le nostre coppie».
Qual è il tasso di successo delle cure?
«Dipende molto anche dall’età della donna. Nelle assistite di 33-34 anni abbiamo una media del 37,8%, ed è gia molto difficile ottenere successo nella norma; a 35-39 anni scende al 25.8%. Il riconoscimento è legato quindi all’efficacia delle prestazioni in termini di bambini nati. Il nostro obiettivo è continuare a soddisfare quanto richiesto dalla delibera della Regione e di il numero di coppie soddisfatte nel grande desiderio di avere un figlio».
E’ soddisfatta dei risultati?
«La staff dirigenziale ha voluto con forza il Centro e vi ha investito molto: tutti i riconoscimenti ottenuti stanno dando ragione alla loro scommessa. Il Centro è un vanto per l’Asl 12, per la qualità della struttura in se, gli spazi, i laboratori e la professionalità. Un dato per tutti, e che è il più importante: abbiamo un tasso d’impianto dei singoli embrioni che raggiunge il 23%, indipendentemente dell’età. L’altra chicca è che facciamo la coltura a blastocisti e il trasferimento dell’embrione in cinque giorni con il 45% di probabilità di gravidanza. Insomma siano all’avanguardia».
Come sono i tempi d’attesa?
«In questi due anni che sono responsabile scientifico del Centro, insieme al direttore della struttura di Ostetricia e Ginecologia, dottor Giovanni Paolo Cima, e ai massimi dirigenti dell’Asl 12, Sassoli, Rapalini e Latella, abbiamo messo in atto strategie per abbattere le liste d’attesa a vari livelli. E’ stato attivato così un programma di trasparenza e le nostre pazienti possono ritirare la terapia a 60 giorni dalla chiamata. Quanto alle primi visite e ai controlli, stiamo sui quattro mesi e stiamo attivando laboratori per ridurre i tempi».
E’ vero che l’infertilità è in aumento?
«Ci sono più motivi, innanzitutto socio-culturali. La donna cerca di realizzarsi professionalmente, avvicinandosi così alla ricerca dei figli più tardi rispetto alle nostre nonne. L’aspetto fisiologico però non è cambiato: l’età migliore per partorire è fra i 20 e i 30 anni, mentre la media delle nostre pazienti è di 37. Altre cause sono anche la tossicità ambientale e del lavoro».
Quanti sono i bambini nati finora grazie alle vostre cure?
«Il nostro registro fornisce i dati relativi all’inizio delle gravidanze, e non sempre ci arriva il follow up delle pazienti. Nel periodo gennaio-ottobre 2011 abbiamo avuto 202 pazienti gravide su 584 in cui abbiamo effettuato il trattamento: nel 34,6% dei casi abbiamo rilevato il battito dell’embrione. Nei primi mesi del 2012 siamo a 50 su 129».
Gf. P.

Lucca
      Edizione di VIAREGGIO (gio, 12 apr 2012)
C’È FAME di partecipazione, di vera rappresentatività del mondo dell’associazionismo locale. Sono diverse le realtà di aggregazione tra cittadini che si propongono di raccogliere il testimone lasciato dalle circoscrizioni. A questo proposito ci scrive la neonata associazione culturale «Paesi e Quartieri» di Lucca. «Mancano punti di riferimento vicini ai cittadini e agli abitanti dei paesi, entità preziose ricche di storia e di antiche culture - sottolinea il presidente Paolo Donati -. Le circoscrizioni, nel passato effettive casse di risonanza e concrete risorse socioculturali per il rispettivo bacino di utenza, sono state svuotate e si stanno avviando dopo penosa agonia alla fine. Mai come oggi si avverte forte il bisogno di sentirsi parte di una comunità, c’è voglia di unione». La dimostrazione è nell’associazione stessa che, fondata il 16 gennaio scorso, unisce ben 32 realtà rappresentative di altrettanti paesi o quartieri pronte a lavorare utilmente a fianco del Comune. Andrea Nannini, presidente dell’associazione Pons Tectus di Pontetetto, si dice preoccupato. «La politica - dice - si sta arroccando su posizioni che avranno l’effetto di allontanare ulteriormente le persone, escludendo coloro che già si impegnano a livello sociale e di volontariato. Per contrastare queste posizioni, le associazioni di Lucca si sono mobilitate per creare un movimento di opinione, contro la nomina dei consiglieri da parte dei partiti e per il sì al libero associazionismo, lontani di vecchi schemi». La proposta è di costituire due anime apolitiche: gli organismi territoriali con i rappresentanti dell’associazionismo presente su quel determinato territorio, che avranno il compito di costruire il bilancio partecipato, e gli organismi di settore, comprendenti le associazioni operanti sull’intero territorio, e che si occuperanno delle opere prioritarie per lo sviluppo della città.






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