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VENERDÌ, 20 APRILE 2012
La
Nazione
| Edizione di VIAREGGIO |
(ven, 20 apr 2012) |
MASSAROSA PRESENTATA IERI LA NUOVA SNC PER LE AZIENDE
DEI RIFIUTI IN DIFFICOLTA’
Veolià, salvi i quaranta posti di lavoro
Ma a chi la
gestione di Pioppogatto?
QUALUNQUE società subentri a Veolià nello
smaltimento dei rifiuti per i quaranta lavoratori Veolià non dovrebbero
esserci problemi. I posti di lavoro, stando almeno all’accordo in
Prefettura, saranno salvi. E questa è la buona notizia, che diventa ottima
di questi tempi. Ma poi non c’è molto altro da dire. Il problema
contenzioso con Veolià resta tutto aperto e finora chi sembra avere la
partita vinta è proprio la multinazionale francese e non i comuni che
hanno applicato tariffe esose e che si sono trovati con un impianto,
Falascaia, inutilizzabile e dannoso. E’ di ieri la notizia che a livello
nazionale è stata creata la nuova società, una snc, che riunisce tutte le
aziende che gestiscono i rifiuti e che si trovano in difficoltà. In
pratica ieri dovrebbe essere presentata la domanda di concordato. Anche in
base alla quale Veolià si offre di continuare a gestire l’impianto di
Pioppogatto (Falascaia resta chiuso) a costi puri. E questo potrebbe
comportare anche uno sgravio per gli utenti. Ma poi? «Perché — insiste
Andrea Antonioli di La Cgil che vogliamo — il Cav resta così tiepido sul
fronte della vertenza contro Veolià? In sostanza — spiega il sindacalista
— in questo momento ci troviamo con Veolià che ha diffidato i comuni rei
di non aver pagato quanto a sua detta dovuto. Una posizione forte la loro,
mentre i Comuni hanno semplicemente autoridotto la tariffa senza però
colpire al cuore il problema: ossia aprire un contenzioso con Veolià rea,
questa sì, di gravi inadempienze. Dopo che Mungai ha annunciato di aprire
il contenzioso contro la società, sono passati due mesi e nulla è stato
fatto». Perché, si chiede Antonioli, c’è questa debolezza dei Comuni verso
Tev-Veolià che è gravemente inadempiene, che ha costretto a far pesare
gravemente sui contribuenti quello un aumento continuo dei costi. «A
maggior ragione — aggiunge Antonioli — perché dovrebbe essere Veolià a
gestire l’impianto quando lei stessa dice che il contratto Davitti è ormai
finito? Infatti, stando alla legge dovrebbe essere l’Ato» Domande che per
ora non hanno risposte certe. «Con l’aggravio — rimarca Antonioli — che la
Versilia per smaltire i rifiuti paga addirittura il doppio di Napoli che
per portare in Olanda i rifiuti spende 90 contro noi che siamo passati da
188 a 176 centesimi a chilo. Ma qui c’era anche una commissione di
vigilanza che doveva vigilare sul giusto funzionamento e sul giusto costo:
cos’è che non ha funzionato?» Già. r.batt.
La Nazione
| Edizione di VIAREGGIO |
(ven, 20 apr 2012) |
ECOLOGIA E UN CONCORSO ERSU
Via all’operazione «Versiliana pulita»
Domani
impegnati i ragazzi di tutti gli istituti
L’ANNO SCORSO fu un successone, con oltre 120 studenti
impegnati a ripulire il parco della Versiliana da carte e rifiuti.
Domattina «Versiliana amica mia» festeggerà la seconda edizione con una
novità: il primo concorso «La cura del territorio», all’interno del
progetto «Differenziamoci» ideato dall’Ersu e dai comuni di Pietrasanta,
Forte, Massarosa, Seravezza e Stazzema. Il programma di «Versiliana amica
mia», promossa da Comune, Croce Verde, Agesci, Amici della terra, Arci
Marina e Avis, prevede il ritrovo alle 9,30 alla Fabbrica dei pinoli per
l’iscrizione e la formazione delle squadre, che alle 10 cominceranno a
pulire il parco. Alle 11,30 saranno ritirati i rifiuti differenziati e
alle 12 avverrà la premiazione del concorso, al quale hanno partecipato
ben 300 studenti di elementari, medie e superiori. «Si tratta di
un’iniziativa ideata per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di
tenere pulito l’ambiente — spiega l’assessore all’ambiente e alla pubblica
istruzione Italo Viti — nonché di mantenere alta l’attenzione su questa
tematica».
La Nazione
| Edizione di VIAREGGIO |
(ven, 20 apr 2012) |
La Regione spegne Comuni e comitati
«Bruceremo
rifiuti nel pirogassificatore»
Il presidente Rossi: «Troppi localismi, la Toscana
rischia il futuro»
Sandro Bennucci FIRENZE «LA REGIONE lotterà contro
tutto e, se necessario, contro tutti, per realizzare il pirogassificatore
di Castelfranco di Sotto, un impianto che elimina i rifiuti delle
lavorazioni di pelle e cuoio. La Toscana non può essere solo buen retiro per i turisti, con il Chianti e
il fagiolo zolfino, che pure sono importanti». Questa volta il
movimentista in prima linea è il governatore della Toscana, Enrico Rossi,
schierato contro cinque amministrazioni comunali (Castelfranco di Sotto,
Santa Croce, Montopoli, San Miniato, Santa Maria a Monte) strettamente
legate a lui quando era sindaco di Pontedera, e contro una larga fetta del
suo partito in provincia di Pisa. Rossi ieri ha voluto dare un segnale
al Consiglio di Stato, che deve decidere sul ricorso della Regione contro
la sospensiva del Tar. Ma ha voluto dare anche «una spallata» alla
Provincia di Pisa, che ha cambiato parere, schierandosi contro. E ai suoi
compagni, ed ora ex amici, sindaci, che la settimana scorsa avevano
lasciato che i comitati contro il pirogassificatore lo circondassero
durante una manifestazione. Segnale e «spallata», sono arrivati con una
conferenza stampa a Palazzo Sacrati Strozzi insieme a un gruppo di giovani
ingegneri della NSE Industry, incaricati dalla Waste Recycling di
progettare l’impianto. ANCORA il governatore:
«La Toscana ha un pezzo di futuro nella chiusura delle filiere produttive.
Il caso del pirogassificatore di Castelfranco di Sotto è emblematico. Noi
vogliamo che un’impresa che vuole investire in Toscana, e ha tutti i
permessi a posto, possa partire in tempi rapidi e certi. Lo sviluppo
dev’essere anche industriale, altrimenti saremo costretti a vedere tanti
nostri ragazzi emigrare lontano. Mi pare ci sia una sindrome di localismi,
anche legittimi, e di interessi politici che sopravanzano sul diritto,
sulla scienza, sul principio di precauzione. Sono pronto a ogni confronto,
ma alla fine il diritto deve prevalere». LA WASTE RECYCLING
presentò il progetto preliminare nel marzo 2010. La contrarietà dei Comuni
è soprattutto di natura ambientale. Il pirogassificatore è visto come
«mostro» che inquina e deturpa. E ostacolato, ora, anche dall’opposizione
di centrodestra. Giovanni Donzelli, consigliere regionale del Pdl, disegna
Rossi come «lo sponsor di una singola azienda» e teso a difendere «il
business rosso dei rifiuti», anche perché, lui rivela, «responsabile della
NSE per i rapporti con le istituzioni è Agostino Fragai, ex assessore,
collega di Rossi nella giunta Martini». sandro....@lanazione.net
Il Tirreno
| Pagina 16 - Viareggio |
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| Tubo misterioso, indaga la Procura |
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| Aperto un fascicolo dopo l’informativa inviata
dalla Capitaneria che ha raccolto l’allarme lanciato dai
cittadini |
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| come sta il lago |
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| La Regione: monitoraggio continuo |
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| «Sul lago di Massaciuccoli la Regione non è affatto
ferma». L'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini
risponde alla consigliera regionale Marina Staccioli. «Dal 2010, da
quando cioè mi occupo di questa materia - dice l'assessore -
monitoriamo costantemente gli interventi previsti dai due accordi di
programma stipulati nel gennaio 2006 che insieme definiscono le
azioni per il risanamento e la tutela del lago, quello cosiddetto
dell'"entroterra versiliese" e quello proprio della tutela del lago
di Massaciuccoli». La prima necessità, ricorda l'assessore, è stata
«dare impulso agli accordi, partendo da quello del lago
Massaciuccoli e definendo fin dal novembre 2010 che fosse la
Provincia di Pisa l'ente competente alla progettazione definitiva e
all'appalto delle opere relative alla realizzazione del cosiddetto
tubone per la derivazione di acqua dal Serchio. La Regione ha messo
a disposizione circa un milione e mezzo di euro per la
progettazione. Il progetto preliminare è stato formalmente approvato
dal Comitato di sorveglianza il 4 luglio e dal Ministero
dell'ambiente il 19 ottobre 2011. In base al cronoprogramma i lavori
saranno conclusi entro il dicembre 2015. Almeno tre volte l'anno il
Comitato si riunisce per monitorare il rispetto dei tempi per la
realizzazione degli interventi previsti per il risanamento e per
coordinare tutti i soggetti coinvolti a vario titolo». |
| di Donatella Francesconi wTORRE DEL LAGO Tubo di via
Cimarosa, con relativo scarico nel canale “Le Quindici” ( e di lì al
Massaciuccoli): dopo la denuncia del comitato cittadino “Salviamo
Viareggio” raccolta dal “Tirreno” la Procura di Lucca (pm Lucia
Rugani) ha aperto un fascicolo, delegando le indagini alla
Capitaneria di porto guidata da Pasquale Vitiello. Che ha saputo
mettere insieme un gruppo di giovani ed esperti ufficiali
particolarmente attenti alle questioni ambientali e alla qualità
delle nostre acque. Acqua gialla, maleodorante: il tubo, monitorato
dai cittadini, per parecchi giorni ha dato questo risultato, La
Capitaneria, informata di quanto avvenendo, ha messo a verbale le
informazioni raccolte dai cittadini e documentate con foto e video e
ha inviato un’informativa alla Procura guidata da Aldo Cicala. E non
solo: la guardia costiera ha effettuato in proprio un primo
campionamento delle acque. Tornando poi sul posto insieme ai tecnici
di Arpat. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ai
primi aprili, ha reso noto che lo scarico era oggetto di
sopralluoghi Arpat fin dal 14 dicembre 2011. Sopralluogo in seguito
al quale l’Agenzia ha chiesto al Comune di Viareggio «la planimetria
delle fognature bianche della zona». Planimetria che gli uffici del
Comune hanno inviato ad Arpat solo il 24 febbraio 2012. Una volta
appurato che da quel tubo devono uscire solo acque meteoriche, il 30
marzo Arpat è tornata a scrivere agli uffici comunali di competenza,
al Parco, alla Provincia, alla autorità di bacino per «evidenziare
come si ritenga opportuno che venga attivato da parte del Comune
stesso un monitoraggio delle acque che risiedono nella stazione di
sollevamento che le tratta prima che queste vengano immesse nello
scarico in questione e quindi nel canale». Questo perché non è da
escludere - così concludeva Arpat - che le stesse acque possano
essere «contaminate». Va detto che, a parte la Capitaneria di porto,
nessun altro Ente del territorio chiamato in causa da Arpat, si è
posto il problema di dare risposte ai cittadini. Né a parole e
tantomeno con qualche provvedimento. Dal Comune (assessore
all’ambiente il torrelaghese Athos Pastechi e assessore ai rapporti
con il Parco l’altrettanto torrelaghese Antonio Tedeschi) non
abbiamo ascoltato una parola. E tantomeno dalla Provincia. Il cui
assessore all’ambiente, Maura Cavallaro, da troppo tempo tace sulle
questioni ambientali viareggine. Tanto che, sollecitata dal
“Tirreno”, sui troppi interrogativi ancora aperti in merito ai
lavori di bonifica delle Carbonaie, ancora non ha mai risposto. Da
ultimo, è bene ricordarlo, neppure l’Ente Parco del neopresidente
Fabrizio Manfredi ha ritenuto di intervenire sulla vicenda dello
scarico misterioso. |
| Pagina 16 - Viareggio |
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| «Basta con Moretti» |
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| Strage: i familiari delle vittime a Regione e
Legambiente |
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| VIAREGGIO «Ancora Moretti … ma basta!».
L’associazione “Il mondo che vorrei”, con la presidente Daniela
Rombi contesta l’iniziativa promossa oggi a Firenze, da Regione e
Legambiente, che vede la presenza di Mauro Moretti, amministratore
delegato di Ferrovie. «Il "cavalier-Moretti" partecipa alla 1^
sessione assieme a Ermete Realacci e Enrico Rossi. Oltre a loro vi
sono assessori, presidenti, amministratori delegati … Invitare il
signor Moretti a partecipare a convegni, seminari, conferenze ci
vuole un bello stomaco. Noi siamo tra coloro che né lo invitiamo, né
siedono al suo fianco». Il perché è presto detto, nelle parole dei
familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009:
«Moretti è indagato nella strage di Viareggio (32 vittime, feriti
gravi e gravissimi …) in qualità di amministratore delegato; a poche
ore dalla strage e nei mesi successivi ha rilasciato dichiarazioni
vergognose ed offensive nei confronti delle vittime; è responsabile
di una politica aziendale che ha contribuito a penalizzare la
sicurezza in ferrovia; ha licenziato il ferroviere che non ha subito
intimidazioni a fianco dei familiari nell’incidente probatorio; ha
vergona nel guardare le foto dei nostri cari morti bruciati, lo
disturbano». Infine- conclude Rombi - «ci chiediamo: come si fa ad
invitare una simile persona e a discutere assieme di cose
nell'interesse della collettività? Sappiate che il suo interesse per
la "collettività" è meno di niente! Viareggio e tutti gli altri
incidenti in ferrovia lo dimostrano amaramente. Basta, basta con
Moretti! E con chi oggi lo "coccola" o addirittura si
genuflette». |
| Pagina 18 - Viareggio |
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| MASSAROSA |
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| Rifiuti, il comune trova l’accordo |
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| Ersu chiedeva 2 milioni di arretrati: ora ne
bastano 537mila |
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| MASSAROSA Trovato l’accordo con Ersu per sistemare la
disputa legale riguardante i debiti da 2.700.000 euro contratti dal
comune. Il comune di Massarosa e l’azienda dei rifiuti si sono
accordati per una transazione davanti al giudice. «In questo modo -
spiega l’assessore Damasco Rosi - potremo sbarazzarci dei decreti
ingiuntivi fatti pervenire alla precedente amministrazione dalla
Ersu. Il comune, secondo quanto richiesto da due decreti ingiuntivi
risalenti al 2007 e al 2008, avrebbe dovuto pagare in totale oltre
2milioni e 700mila euro. Con l’accordo dovrà versarne 537mila
dilazionati in 10 anni». A rappresentare il comune davanti al
giudice civile c’era l’avvocato Elena Larini. Il legale della Ersu
era invece Roberto Polloni. |
| Pagina 11 - Regione |
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| stabilimento Solvay |
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| Operaio ucciso dall’amianto, l’ex direttore a
giudizio |
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| ROSIGNANO Rinviato a giudizio Piero De Gaudenzi, l’ex
direttore della Solvay, accusato di omicidio colposo per la morte di
Romano Posarelli, ex dipendente dello stabilimento di Rosignano
scomparso due anni fa per adenocarcinoma polmonare, malattia
riconosciuta dall’Inail come conseguenza dell’amianto respirato sul
luogo di lavoro. L’udienza preliminare si è svolta ieri mattina al
tribunale di Livorno davanti al giudice delle indagini preliminari
Giovanni Zucconi ed è durata circa un’ora e si è conclusa con la
decisione del giudice di rinviare a giudizio De Gaudenzi - 92 anni,
direttore dello stabilimento dal 1976 al 1982 - e di accogliere,
dunque, la tesi del pubblico ministero. La prima udienza del
processo è stata fissata per il 29 settembre al tribunale di Cecina.
Inoltre, l’Ona, Osservatorio nazionale dell’amianto, che da 4 anni
lotta per il riconoscimento delle vittime dell’amianto sul lavoro,
per cui il caso Posarelli rappresenta una causa pilota, è stata
ammessa al processo come parte offesa, e i familiari di Posarelli si
sono costituiti come parte civile. L’Inail aveva già riconosciuto a
Posarelli il nesso di causalità della malattia con la mansione
professionale svolta all’interno della fabbrica come tubista nel
reparto calderai. Questo reparto, negli anni’70 era tra quelli a più
elevato rischio di esposizione, in quanto il lavoro veniva svolto su
parti di impianto per la maggior parte coibentate con l’amianto. E i
consulenti del pm hanno sottolineato che, in sostanza Solvay avrebbe
fatto lavorare Posarelli senza le necessarie protezioni pur essendo
esposto a concentrazioni 500 volte superiori alla soglia limite.
©RIPRODUZIONE RISERVATA |
| Pagina 10 - Regione |
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| COMITATI ALL’ATTACCO: REFERENDUM TRADITO |
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| Publiacqua, utili record ma se li prendono i soci |
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| Il referendum sull'acqua dell'anno scorso? E’ rimasto
lettera morta. Tutto come prima, almeno per ora. E il Forum toscano
dei movimenti torna ad alzare la voce. Il bersaglio è Publiacqua,
gestore di quell’ambito (destinato a sparire da giugno, quando
avremo un'Autorità unica per la regione) che interessa le 4 province
di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo: 49 Comuni in tutto. Nel 2011,
l'anno stesso del referendum - sottolineano i comitati - Publiacqua
ha festeggiato un utile record di oltre 16 milioni. Di quella somma
ne ha investito però solo un terzo: gli altri 11 milioni e mezzo
verranno distribuiti come dividendi ai soci. E questo - nota il
Forum – proprio quando il Cispel lamenta che non c'è copertura
finanziaria per molti interventi urgenti sulla rete e mentre c’è
forte preoccupazione per la siccità, al punto che in Toscana è già
stato dichiarato lo stato di crisi idrica. Insomma solo 5 milioni
investiti su 16. Ma Publiacqua non è una società qualsiasi, dal
momento che i suoi incassi vengono dalle bollette dei cittadini. In
base a una legge nazionale del '96, siamo infatti noi utenti a
finanziare gli investimenti nel comparto idrico, della depurazione e
delle fognature; siamo noi che ci paghiamo la manutenzione degli
acquedotti o la costruzione di nuove reti. Le tariffe dell'acqua
vengono stabilite infatti in base alle opere da realizzare. E
d’altra parte - spiega Publiacqua - noi non abbiamo altri introiti:
non riceviamo né fondi regionali né nazionali. «Totalizzare utili è
positivo no? vuol dire che siamo un'azienda sana», nota il
presidente Erasmo D'Angelis. A indignare il Forum è però prima di
tutto quel dividendo per i soci. «Sono soldi che tornano ai Comuni,
i quali li useranno per servizi ai cittadini», ribatte D'Angelis.
Vero, ma solo in parte. Perché i 49 comuni partecipano per il 60% a
Publiacqua; l'altro 40 è in mano a un partner privato, Acque Blu
Fiorentine, che è composto in gran parte da Acea e poi in piccole
percentuali da Mps e da Suez Environment. Di qui l'attacco del
Forum: «I loro utili, così come i fondi per gli investimenti –
scrive – sono usciti dalle tasche di noi utenti che abbiamo visto
aumentare le tariffe, già tra le più alte d'Italia, del 20% in tre
anni» . E dunque «in definitiva non è stata tolta la remunerazione
del capitale investito» dai gestori, come chiedeva il referendum, e
in più sindaci e soci privati si distribuiscono i dividendi «invece
che accantonarli in previsione del rimborso che dovranno tirar
fuori» se andrà in porto il ricorso al Tar presentato dallo stesso
Forum per ottenere il rispetto dell'esito della consultazione del
2011. «Dopo il referendum si è creato un vuoto legislativo, e noi
siamo le prime vittime - controbatte D'Angelis - ora la palla è al
governo e al Parlamento, sono loro a dover decidere. Noi viviamo una
situazione di incertezza che ci danneggia. Abbiamo investimenti
enormi da realizzare e non si può aumentare la tariffa dell’acqua:
in questa fase alcune funzioni sono passate all'Autorità nazionale
del gas e dell'energia. I comitati – conclude – stanno sbagliando
bersaglio: non devono prendersela con Publiacqua ma con il governo.
E poi non è vero che abbiamo le tariffe più alte d'Italia: la
bolletta media è di 240 euro
l'anno».(g.v.) |
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