VENERDÌ, 27 APRILE 2012Il Tirreno
Pagina 23 - Viareggio In bolletta sparisce... l’inceneritore La proposta di Mungai: ingiusto che i cittadini continuino a pagare i costi di realizzazione dell’impianto
MASSAROSA Tariffe per i rifiuti ancora top secret. La bozza del documento che questa sera il Cav si appresta ad approvare è già pronta da qualche giorno. La bozza sarà infatti discussa in queste ore dai sindaci della Versilia, e poi portata in sede di Cav, per l'approvazione, in una riunione che vedrà partecipare anche alcuni rappresentanti sindacali e del comitato Coasver. Il presidente Mungai lascia intuire che ci saranno forti sconti in bolletta, ma non lascia trapelare nulla di dati e numeri. Nella riunione del tardo pomeriggio di oggi il Cav analizzerà prima di tutto il passaggio societario registrato in questi ultimi tempi, con gli impianti di Pioppogatto e Falascaia passati dalla gestione Tev alla società Gestioni Ambientali snc. «Dobbiamo valutarne i molteplici aspetti - dice il presidente di Cav, il sindaco di Massarosa Franco Mungai - e capire se il passaggio ad una società terza è legittimo o meno. Ma dovremmo affrontare anche il capitolo contenzioso, che intendiamo portare avanti, probabilmente incaricando altri avvocati per supportare la nostra causa». Sul tavolo della discussione anche la questione delle tariffe. Che Franco Mungai conta di poter ridurre notevolmente. «Una bozza per il quadro delle tariffe esiste già, ma per ora non posso renderla pubblica. Posso dire che nel conteggio effettuato non inseriamo i costi di ammortamento dell'impianto di Falascaia, costi che a nostro avviso non devono ripercuotersi nella bolletta dei cittadini. Per questo contiamo sicuramente di portare a casa una tariffa più bassa dell'attuale». All’incontro, oltre ai sindaci e e alla Provincia di Lucca, ci saranno anche gli ambientalisti del Coasver e rappresentanti sindacali dei due impianti, Pioppogatto e Pollino, che nei giorni scorsi avevano lanciato il grido d'allarme per i posti di lavoro in pericolo, e bacchettato i sindaci versiliesi per il loro silenzio. «Io capisco le loro preoccupazioni - dice Mungai - ma c'è da dire che avevano già trovato un accordo con la società, ancor prima dell'incontro in Prefettura». Da capire fino in fondo poi quale sarà l'atteggiamento futuro della nuova società che prende in gestione gli impianti che, a quanto pare, ha già chiaramente fatto capire di voler coprire le spese (per le utenze e per gli stipendi) esclusivamente con le entrate. (m.p.)
Pagina 16 - Viareggio LAVORI PUBBLICI Partono i lavori in piazza Shelley Sparirà anche la panchina che nasconde la cabina elettrica
VIAREGGIO Partiranno finalmente entro un mese i lavori per la sistemazione di piazza Shelley, da troppo tempo in cattivo stato. Affidati sin dal gennaio del 2008 alla ditta Saf di Bindi Mario (Castelvecchio di Compito, Lucca), prevedono una spesa di 305mila euro a carico della Viareggio Patrimonio. «Fino ad oggi non sono mai iniziati - spiega l'assessore ai lavori Pubblici Roberto Bucciarelli - in sostanza per la mancanza di liquidità della Patrimonio, che per impulso della precedente amministrazione comunale si era incaricata, fino dal 2007, di finanziare i lavori di manutenzione straordinaria della piazza. Adesso la società ha reperito i fondi». «Un intervento - aggiunge il sindaco Luca Lunardini - che noi abbiamo sempre considerato essenziale, e che potrà così essere avviato, quale concreta risposta, contestualmente al rifacimento della Passeggiata, alla crescente richiesta di un rinnovato decoro cittadino». La vicenda ha segnato ritardi evidenti, se si pensa che la gara era stata affidata sin dal 28 gennaio del 2008. La conferenza dei servizi che valutò il progetto, approvandolo, risale addirittura al 30 novembre del 2007. In quella occasione la Soprintendenza ai beni ambientali dette parere favorevole di massima all'intervento, pur richiedendo “una tavola integrativa in cui la sistemazione delle aiuole venga rivista ampliando lo spazio a verde”. L'amministrazione comunale, come spiega Bucciarelli, ha intenzione di soddisfare le richieste della Soprintendenza. «Gli architetti Giacomo Cordoni e Massimo Ceragioli, che hanno partecipazione alla redazione del progetto, sono stati incaricati di predisporre la tavola integrativa che incrementa lo spazio a verde, dopo gli opportuni sopralluoghi con i tecnici della Soprintendenza». Il progetto approvato prevede tredici aiuole disseminate lungo la piazza e intorno al monumento di Shelley, la sistemazione delle fognature con nuovi condotti, l'impianto di irrigazione per le aiuole, nuove alberature, lampioni, dissuasori per impedire l'invasione delle auto. È prevista tra l'altro la chiusura al traffico del tratto di via IV Novembre in corrispondenza di villa Paolina, con un nuovo fondo in asfalto architettonico. «La sistemazione totale della piazza - aggiunge Bucciarelli - sarà anche l'occasione per modificare la discussa cabina elettrica dell'Enel adibita a panchina, al centro di molte critiche.La copertura sarà cambiata togliendo la seduta, e la centralina verrà inglobata in una delle nuove aiuole, in modo da impedire che possa essere scambiata per una panchina». Pagina 10 - Regione PIROGASSIFICATORE Il vescovo di San Miniato: il popolo va ascoltato
CASTELFRANCO «Il popolo deve essere sempre preso in seria considerazione e ascoltato. Anche le amministrazioni comunali che governano il territorio meritano attenzione». Non usa mezzi termini monsignor Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, diocesi di cui fa parte anche Castelfranco, dove dovrebbe sorgere il pirogassificatore (impianto che ha acceso la polemica tra Regione, enti locali e comitati locali), per schierarsi al fianco della sua gente. «Come vescovo di questa terra - afferma - vedo aumentare di giorno in giorno il disagio di una situazione economica e sociale che si fa sempre più insostenibile. A ciò si aggiunge, qui da noi, il timore per la realizzazione di opere che potrebbero, se non attentamente valutate, gravare su un sistema ambientale già sottoposto a notevole stress. Il tutto rischia di portare all’esasperazione». Immediata la replica del presidente della Regione Enrico Rossi: «La Toscana è una terra dove un’impresa che rispetta le leggi, i regolamenti e i pareri tecnici vincolanti, ha diritto ad ottenere in tempi rapidi le autorizzazioni per le sue attività».
Pagina 15 - Livorno Tutte le bidonate della storia dei bidoni Dal fusto agganciato per caso durante una pescata agli annunci dell’arrivo della Marina ai ritardi di Grimaldi mai sanzionati I VELENI CADUTI IN MARE»130 GIORNI DOPO L’INCIDENTE DEL VENEZIA
di Giulio Corsi w LIVORNO «Sento parlare di un ulteriore slittamento nel recupero dei bidoni tossici individuati sui fondali a nord di Gorgona. Ma se si continua ad aspettare, quei bidoni si ritroveranno aperti. Con tutto quel che ne consegue». Il timore dell’assessore all’ambiente Mauro Grassi è il timore di tutti i livornesi: ogni minuto che passa c’è una possibilità in più che sott’acqua si scateni l’inferno. E due interrogativi tornano a farsi largo. Perché tutto questo tempo per iniziare le operazioni di recupero dei 95 bidoni individuati 18 miglia al largo della costa di Calambrone? E perché tutto questo tempo per far ripartire la caccia ai 102 bidoni fantasma? Le risposte ufficiali. I perché istituzionali sono arrivati e sono stati ripetuti più volte. Il primo: il recupero potrà partire solo quando saranno costruiti i contenitori stagni che a 430 metri di profondità potranno recuperare i fusti affondati. Il secondo: non c’erano navi adatte a disposizione e dunque la ricerca che doveva iniziare secondo l’ultimo piano di Grimaldi a metà aprile, è stato per forza di cose rinviato. Lenti nella corsa contro il tempo. Ma le due risposte, è palese, non reggono. Non reggono di fronte all’entità dell’incidente (34 tonnellate di veleni depositati sui nostri fondali) e alle potenzialità economiche e di mezzi delle forze in campo (a partire dall’Atlantica, cioé Grimaldi). Non reggono, perché contengono una serie infinita di rinvii, di carenze comunicative, di malintesi tra enti. Non reggono, perché in una corsa contro il tempo come doveva essere questa partita, tutto si doveva fare fuorché prendersela con calma. Quei ritardi continui. E invece centotrenta giorni dopo l’incidente, le impressioni sono le stesse di quando i bidoni affondarono. Pardon: di quando fu comunicato l’affondamento dei due rimorchi con i 198 bidoni, cioè 11 giorni dopo il fatto. Quali sono le impressioni? La tendenza a rendere l’opinione pubblica il meno partecipe possibile dell’evolversi della situazione e la lentezza d’azione. I dubbi del post incidente. La lista delle incongruenze da allora è infinita. E accanto a quelle legate alle autorizzazioni del viaggio di quel camion a bordo del cargo Venezia, approdate in Parlamento con un’interrogazione della senatrice Granaiola, ci sono soprattutto quelle del dopo incidente. Partiamo dalle notizie più recenti. Il recupero slitta. O forse no. «Sento dire che le operazioni di recupero previste nell’ultimo piano di Atlantica per il 10-12 maggio, potrebbero slittare tra il 14 e il 18 maggio», diceva preoccupato, ieri mattina, l’assessore Mauro Grassi. Vero, falso? «Non abbiamo notizie in merito, se l’assessore ne ha ce le renda note», era la risposta che poco dopo consegnava al Tirreno l’ammiraglio Ilarione Dell’Anna, comandante della capitaneria, ente incaricato di supervisionare la questione. Il dubbio però non poteva non sorgere, perché il precedente è recentissimo. Silenzio sul rinvio. Ecco il precedente: nello stesso piano in cui si annunciava il recupero dal 10 maggio, c’era scritto che le operazioni di ricerca sarebbero iniziate attorno a metà aprile. E invece, non solo le ricerche non sono ancora iniziate, ma nessuno ufficialmente ne ha mai comunicato il rinvio. Tanto che gli stessi Comuni di Livorno e Pisa e la Regione l’hanno saputo dal Tirreno. Altri 50 giorni di ritardo. Su quando inizierà la caccia ai 102 bidoni mai individuati - tema che pare pressante quanto quello del recupero dei bidoni già individuati - vige poi uno strano atteggiamento, quasi che l’argomento sia di secondo piano. Dopo la scoperta del rinvio, non è più stata comunicata una data. Unica cosa che si sa è che verrà utilizzato lo stesso mezzo, la nave Sentinel dell’armatore Argo di Pozzuoli, che sarà utilizzato per il recupero. Ma dato che l’utilizzo di Sentinel è annunciato solo per il 10-12 maggio, e considerando che - come spiega Dell’Anna - «la nave non potrà effettuare contemporaneamente le operazioni di ricerca e di recupero», nasce un altro interrogativo: quando partiranno le altre operazioni di ricerca? Tantopiù che il delicato intervento di recupero - se non avrà intoppi - ha una durata prevista di una trentina di giorni lavorativi e si concluderà dunque nella seconda metà di giugno. Solo da allora, cioé tra altri cinquanta giorni partiranno le ricerche di 102 bidoni fantasma? Il mistero delle navi mancanti.Gli interrogativi si sprecano e per ora restano senza risposta: perché è stato interrotto il lavoro di Minerva Uno, la nave usata da Castalia nella prima fase della ricerca, per individuare l’altro centinaio di bidoni mancanti? E poi: se Minerva Uno aveva contratti precedenti che l’hanno portata in altri mari, possibile che in tutto il Mediterraneo non ci fosse un’altra nave da ricerca a disposizione? E che un colosso come Atlantica non sia riuscito a trovarne una? Tre mesi aspettando la Marina. Anche la questione dell’intervento della Marina Militare resta un rebus: se ne parlava quando a gennaio arrivò il ministro Clini a Livorno, poi a febbraio quando il cacciamine Viareggio partì da Livorno per portare a termine il recupero del corpo del povero pescatore Davide Curcio. La conferma era arrivata dall’impiego di un cacciamine al largo di Gorgona a inizio marzo e dalla Regione Toscana che a metà marzo aveva annunciato la disponibilità della Marina a intervenire. «Ora - dice Grassi - la capitaneria ci comunica che ha incontrato la Marina per impiegarla nella ricerca. Mi chiedo: c’era bisogno di aspettare tutto questo per coinvolgerla?». Il dubbio è lecito: verrà mai utilizzata (aggravando chiaramente delle spese la Grimaldi)? E se sì, quando? E perché solo ora? I ritardi dei piani. Un capitolo a sè lo meritano i ritardi nei piani presentati da Grimaldi che, a quanto si sa, mai sono stati sanzionati da capitaneria, prefettura o chi di dovere. Il primo arriva in extremis, dopo l’ultimatum del ministro Clini, il 19 gennaio (comunque un mese dopo l’incidente). Si prevedono sessanta giorni per recuperare i bidoni tossici e stabilire se ci sia stato inquinamento. A partire dal 6 febbraio. Ma i sessanta giorni passano senza nessun bidone recuperato, se non uno, il 24 marzo, rimasto agganciato per caso in una rete durante una battuta di pesca scientifica. Anche qui nessuna comunicazione ufficiale: il Tirreno lo apprende dal sito web dell’Arpat. All’inizio tuttavia il piano dà i suoi effetti e il 15 febbraio si individuano i primi 96 bidoni. Poco dopo però le ricerche si interrompono. Il 6 aprile, scadenza dei 60 giorni, tutto è fermo. E’ appena arrivato il secondo piano, che la capitaneria attendeva il 20 marzo e invece è stato presentato il 29. Vi si prevede che a metà aprile parta la ricerca dei bidoni mancanti e che il 10-12 maggio il recupero dei bidoni individuati. Il primo appuntamento è saltato. Senza sanzioni, senza solleciti, senza nessuna presa di posizione degli enti preposti. Vediamo il secondo.
Pagina 17 - Viareggio Bimbo nasce morto per un grave difetto cardiaco La madre era arrivata alla trentanovesima settimana Disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso
VIAREGGIO I genitori sapevano da mesi che il loro bimbo aveva una malformazione cardiaca piuttosto seria. Ma, arrivati ormai alla trentanovesima settimana di gravidanza, speravano che non ci sarebbero stati problemi almeno fino al momento della nascita. E che lo avrebbero curato una volta venuto alla luce. Tant'è che la madre era già pronta a partorire all'Opa di Massa, una delle strutture di eccellenza italiane per quello che riguarda la cardiochirurgia infantile. Mercoledì sera, però, non sentendo più muovere il bambino che portava in grembo, papà e mamma hanno deciso di fare un controllo all'ospedale Versilia. Poco dopo l'ecografia ha dato la terribile sentenza: il cuore del piccolo aveva smesso di battere. E così ieri la madre è entrata in sala parto con la tremenda certezza che non avrebbe mai potuto abbracciare il suo piccolo. Una storia drammatica, quella che ha avuto per protagonista una mamma viareggina di circa trent'anni. Le prime complicazioni sono cominciate a sorgere intorno alla ventesima settimana di gravidanza. Ovveroquando la donna si è sottoposta alla ecografia morfologica che viene effettuata sul feto, come di routine, fra la diciannovesima e la ventunesima settimana. Durante il controllo, infatti, l'esame ha evidenziato una coartazione dell'aorta, ovvero un restringimento della più importante arteria del corpo umano. Una malformazione cardiaca che ha ovviamente allarmato i ginecologi del reparto di ostetricia dell'ospedale Versilia. E con loro, naturalmente, i genitori. Visti i possibili problemi di carattere cardiaco, mamma e papà sono stati indirizzati dal reparto di ostetricia e ginecologia del Versilia all'Ospedale pediatrico apuano di Massa, uno dei centri di punta a livello di cardiochirurgia neonatale. "Una malformazione di questo tipo - spiega Giampaolo Cima, primario di ostetricia al Versilia - solitamente non comporta casi di morte fetale. In genere, quando si diagnostica una coartazione aortica, i problemi sorgono a partire dal momento del parto in poi. Ed è per questo che avevamo indirizzato la signora in un centro dove fosse presente un reparto di cardiochirurgia neonatale. Anche perché qui avrebbero potuto operare il piccolo fin dal momento della nascita". Nel corso della gravidanza, la donna non ha avuto particolari problemi, anche se è stata sottoposta a specifiche visite proprio da parte di alcuni cardiologi. Arrivando alla trentanovesima settimana di gravidanza e preparandosi così al momento del parto ormai imminente. Mercoledì sera, non sentendo più da qualche tempo i classici movimenti del feto, la mamma ha deciso di farsi un ulteriore controllo all'ospedale Versilia. E dall'ecografia è emerso che non c'era più battito cardiaco. "Difficile capire cosa possa essere successo - prosegue il dottor Cima - anche se è probabile che nelle ultime settimane si sia aggravata la malformazione cardiaca. Per capire meglio, nelle prossime ore sarà effettuata una autopsia sul feto". Ma il dramma della coppia viareggina si è concluso soltanto ieri pomeriggio, quando la donna ha dovuto partorire il corpicino senza vita del figlio. "Abbiamo fatto in modo che partorisse naturalmente e non con il cesareo - ha spiegato ancora il primario di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Versilia - così da risparmiarle almeno le conseguenze di un intervento chirurgico". Alla coppia sarà adesso affiancato uno psicologo che avrà il delicato compito di aiutarla a superare questo difficilissimo momento. Claudio Vecoli
Pagina 15 - Viareggio Porto, l’Autorità cambierà i confini Accordo politico sul nuovo organismo che la Regione intende istituire. Proposta di legge pronta per andare in consiglio
di Donatella Francesconi wVIAREGGIO Via libera dalle commissioni regionali prima, sesta e settima alla proposta di legge numero 103 con la quale la Regione istituisce l’Autorità portuale regionale. Due gli organismi che la comporranno, una volta che le legge sarà passata dalla definitiva approvazione del consiglio toscano: il Comitato portuale e la Commissione consultiva. Del Comitato faranno parte il presidente della Regione che ne è anche il presidente, l’assessore regionale ai trasporti, il presidente della Provincia, il presidente della Camera di commercio. Nella commissioni consultiva siedono, invece, tre designati dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative, tre designati dalle organizzazioni imprenditoriali che operano nel porto, maggiormente rappresentative a livello provinciale nei settori economici interessati, due designati dalle organizzazioni del settore della pesca. Rispetto alle versioni della legge circolate nei mesi scorsi, il ruolo della Capitaneria, autorità marittima statale, nel rapporto con la Port Authority, viene definito in una possibilità di partecipazione al Comitato portuale «con voto consultivo». Nel confronto politico che dura ormai da oltre un anno (l’assessore regionale Ceccobao in tempi di elezioni provinciali 2011 aveva annunciato tempi di istituzione ben più brevi) ad avere la meglio è stato il Comune guidato dal sindaco Lunardini. Nelle premesse della bozza di legge che ha ottenuto l’importante via libera, infatti si legge: «In relazione alle necessità di definire in modo congruo i confini del demanio marittimo relativo ai porti nei quali è istituita l’Autorità portuale regionale, è affidato al Piano regolatore portuale il compito di individuare le aree non più funzionali alle attività portuali. L’applicazione di tale nuova disposizione risulta di particolare importanza per il porto di Viareggio, in considerazione della particolare conformazione ed estensione del demanio marittimo ad esso afferente, il quale attualmente include aree significative della città non specificatamente funzionali all’ambito portuale». Tra i “pezzi” di demanio portuale che sicuramente torneranno al Comune c’è, primo fra tutti, via Coppino. Dove potrà essere estesa, una volta effettuata la modifica al Piano regolatore portuale, la sosta a pagamento anche negli spazi fronte-banchine. Per motivare la scelta di istituire un’Autorità per il porto di Viareggio (oltre che per quelli di Giglio, Porto Santo Stefano e Marina di Campo) nella proposta di legge si scrive: «Il livello regionale consente la programmazione e la progettazione egli interventi portuali in una visione strategica d’insieme necessaria per consentire il potenziamento e lo sviluppo della portualità toscana, nonché la razionalizzazione delle risorse in funzione dell’efficienza e della competitività del sistema. A guidare l’Autorità portuale regionale sarà un segretario generale. Che non deve avere più di 65 anni , sarà in possesso di una laurea magistrale o equivalente «in discipline attinenti le competenze dell’Autorità portuale» e avrà «comprovata esperienza professionale almeno quinquennale in settori attinenti alle competenze della medesima Autorità». Tra i nomi in corsa quello di Stefano Maestrelli, ingegnere e dirigente Asl Versilia, uomo Pd, già presidente della Viareggio porto. Ma da tempo si sa che la Regione avrebbe espresso la volontà di nominare in questa posizione una figura più tecnica e meno espressione “politica”. La Nazione
Edizione di VIAREGGIO (ven, 27 apr 2012) ‘Sindaco, si faccia dare i 6 milioni di Gaia’
Fornitori non pagati, stipendi a rischio: ma il Comune non riscuote i crediti delle fognedi BEPPE NELLI
IL COMUNE sempre al verde, tramite il sindaco Luca Lunardini, segnala qualche mezzo per ovviare alle maxi bollette di Gaia in caso di perdite occulte, o con l’autolettura: tutti sistemi già propagandati dal presidente Ermindo tucci qualche giorno fa su queste colonne, ma sono casi che non risolvono il fatto che il prezzo dell’acqua è arrivato a livelli folli, come del resto tanti stipendi pubblici anche negli enti di secondo grado. Lunardini dimentica, pare, che da Gaia il comune di Viareggio vanta crediti per almeno 6 milioni di euro in materia di passaggio degli oneri di depurazione e costruzione delle fogne trasferiti alla società, tramite Ambito, fin dai tempi della giunta Marcucci. E’ da allora che vengono messi a bilancio, a sostegno della spesa, ma solo come giustificativo cartaceo. Alla dimenticanza rimedia un ex dipendente comunale, impressionato dall’accumulo di sofferenze di liquidità per decine di milioni di euro.
IL RAGIONIER Edoardo Cupisti ha lavorato in municipio per 30 anni: «Il comune manca di liquidità, ha problemi di bilancio e ha difficoltà a pagare fornitori e dipendenti. Però ha un credito verso Gaia che ammonta ormai a 6 milioni. Il comune ha ceduto le fognature e i mutui sono passati a Gaia. Ogni anno aumentano gli interessi. Il comune non deve limitarsi a chiedere quanto gli spetta, dovrebbe imporre una penale. Gaia è forse al di sopra del comune? C’è un problema politico? Il comune ricorre agli anticipi di cassa e paga altri interessi alla Cassa di risparmio di Firenze. Con un pignoramento a carico di Gaia le cose potrebbero cambiare».
IL RAGIONAMENTO fila come l’olio. Peccato che il comune che non paga, come lo Stato, faccia fare invece i pignoramenti ai cittadini che non ce la fanno a versare le tasse. Ma di prendersi quei milioni da Gaia non ne vuole sapere. Ne sanno qualcosa i commercianti che ricevono le sovrattasse della Patrimonio, o i fornitori che non vengono pagati da mesi. E’ il caso di Marzio Francesconi, titolare di una microimpresa oltre che collaboratore della senatrice Manuela Granaiola del Pd, che ha scritto al prefetto: «Sono titolare di una micro impresa che con gara s’è aggiudicata un servizio finanziato per tre quarti con fondi regionali, e diretto dal comune di Viareggio per tutti i comuni della Versilia. Da novembre dello scorso anno non ho ricevuto più alcun pagamento per il lavoro svolto. Negli incontri con gli uffici mi è stata presentata una situazione che, se riferita a un’azienda privata, potrebbe essere definita fallimentare». Francesconi ha ragioni da vendere: già che c’è a stretto contatto, informi anche la senatrice Manuela Granaiola che come tutti i suoi colleghi vota le manovre del governo Monti che hanno messo in ginocchio mezza Italia, eccezion fatta per i politici d’alto bordo con mega stuipendio e pensione garantiti.
SULLE VICENDE finanziarie del comune, e nello specifico dei trasferimenti per stipendi a Sea Ambiente, interviene l’Rsu della Patrimonio Srl che, imputata dei ritardi sulla Tia, è stata tirata in ballo dal alcuni sindacalisti che ne chiedono la liquidazione: «Piena solidarietà e condivisione dei timori, che ci accomunano, espressi dalle Rsa e Rsu del comune. La natura giuridica della Patrimonio è ‘in house providing’ e il comune esercita un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi, vale a dire che il comune ne detiene il 100% e esercita su di essa un potere di indirizzo e controllo diretto e concreto. La Patrimonio non è un’entità indipendente, ma una società strumentale diretta espressione del volere dell’amministrazione comunale». Dunque, traducendo dal sindacalese, ne discende che la responsabilità dei ritardi nel trasferimento dell’introito Tia da girare al Sea Ambiente anche per pagare gli stipendi non è colpa della Patrimonio, ma del legale rappresentante del socio unico, che è il sindaco Luca Lunardini.
Edizione di VIAREGGIO (ven, 27 apr 2012) SCONTRO SUL PATROCINIO A UN EVENTO DEL MULINO BIANCO. «CONTRARIO ALLE NOSTRE POLITICHE ALIMENTARI»Firenze, l’assessore boccia le merendine. Renzi la ferma: «Decido io»A FIRENZE scoppia la guerra delle merendine. E mette in difficoltà la giunta di Palazzo Vecchio. tanto che il sindaco Renzi in serata sconfessa l’assessore alla Pubblica istruzione Di Giorgi (nella foto) che in mattinata aveva «stoppato» l’appoggio dell’amministrazione comunale alla tappa fiorentina del tour della Barilla.
La polemica cresce intorno al Mulino Bianco, che arriverà a Firenze il 17 maggio, per promuovere il famoso brand dell’azienda emiliana, le famose merendine e un’alimentazione corretta. Un evento promozionale con laboratori e nutrizionisti impegnati a spiegare ai bambini e ai loro genitori l’importanza del mangiar sano. Ma tutto ciò non aveva convinto l’assessore Rosa Maria Di Giorgi che, in mattinata davanti ai giornalisti, aveva rimandato al mittente la richiesta di patrocinio. Per lei merendine, frollini e snack vogliono dire troppi grassi e troppe calorie. «Non possiamo concedere il patrocinio a un appuntamento che va contro le politiche alimentari che da anni il nostro Comune porta avanti» aveva detto. Il sindaco viene a conoscenza della decisione del suo assessore e fa subito marcia indietro. ’Decido io sui patrocini, non fa parte dei poteri degli assessori’ avrebbe detto, stizzito, nel tardo pomeriggio. Di conseguenza il patrocinio viene concesso al Mulino Bianco «ma senza alcuno sconto sul pagamento dell’occupazione del suolo pubblico» precisano da Palazzo Vecchio.
Imbarazzo inevitabile tra assessore e sindaco. Un cartellino giallo dal rottamatore all’assessore che si occupa di scuola e famiglie (con quale conseguenza nel futuro immediato?).
NEL BEL MEZZO della polemica, l’azienda emiliana che sta conducendo il tour in tante città italiane in assoluta tranquillità: «Noi — fanno sapere da Barilla — siamo per un’alimentazione sana. È stato il nostro centro di ricerca a stimolare l’iniziativa, per sottolineare l’importanza di una sana colazione all’italiana».
Edizione di VIAREGGIO (ven, 27 apr 2012) L’AD RUBEGNI: IL GRUPPO È SOLIDO, PERCHÉ VENDERE?»
Impregilo presenta il suo piano e non molla sulle concessioniMILANO
Oggi il primo faccia a faccia con lo scalatore Salini
OLTRE 3,5 miliardi di ricavi contro gli 1,6 attuali. Un portafoglio ordini di 40 miliardi contro 25, suddiviso tra costruzioni (45%) e concessioni (55%). E ancora: un Ros (ritorno sulle vendite) del 9% e un Roi (ritorno sugli investimenti di oltre 2 miliardi, di cui 650 milioni nelle concessioni) superiore al 15%. Alla vigilia dell’assemblea che oggi vedrà il primo confronto tra i grandi azionisti di Impregilo (il costruttore romano Salini con il 25,3% del capitale e la Igli del gruppo Gavio, socio di maggioranza con il 29,9%), i vertici del principale general contractor italiano hanno illustrato il piano strategico 2012-2016. Piano, hanno precisato l’ad Alberto Rubegni e il presidente Massimo Ponzellini, che Impregilo ha sempre realizzato («Non ci siamo svegliati quest’anno»). Mentre il piano dei Salini, ha sottolineato Ponzellini, non è mai stato presentato. Premesso che il loro piano, ha spiegato Ponzellini «parte dal presupposto che diventino il più importante azionista», l’idea di «spacchettare, vendere tutto per creare un grande gruppo» non avrebbe senso. «Il gruppo è già solido e grande, perché vendere?» si è chiesto Rubegni. E perché ridurre il business delle concessioni? In attesa di capire come evolverà la partita, Impregilo (-3,18% in Borsa) punta a crescere al 2016 secondo le linee del piano approvato dal cda il 20 aprile. Quanto alla scarsa soddisfazione degli azionisti (altra polemica sollevata da Salini) per Ponzellini «con i conti bloccati dalla magistratura, distribuire dividendi è un problema».
a. pe.