Con sentenza di primo grado del tribunale penale di Brescia i vertici tecnici di GardaUno sono stati condannati ad un anno e quattro mesi di reclusione per i fatti legati all’epidemia dell’estate del 2009 a San Felice del Benaco.
Dal nostro sito: www.comitatoacquabenaco.it
Posted on 29 gennaio 2013 by editor
Epidemia San Felice: il PM chiede 2 anni e 4 mesi per i vertici di Garda Uno
Due anni e quattro mesi. Questa la condanna chiesta dal Pubblico Ministero Claudio Pinto per i vertici di Garda Uno. Per Mario Bocchio (Presidente), Romano Richetti (Direttore Generale) e Mario Giacomelli (Responsabile del settore ciclo idrico).
I tre imputati nel processo per l’epidemia provocata a San Felice del Benaco nell’estate del 2009 dall’acqua infetta. Più di 3500 le persone colpite dal virus. La sentenza è attesa il prossimo 8 febbraio.
Notizia da gruppo BresciaOggi:
Due anni e quattro mesi ciascuno. Queste le richieste di condanne avanzate oggi dal pubblico ministero durante il processo che vede sul banco degli imputati tre dirigenti dell’azienda “Garda Uno” accusati di epidemia colposa.
I fatti risalgono all’estate 2009 quando duemila persone, per lo piu’ residenti a San Felice, rimasero vittime di un’intossicazione causata da un mix di micidiali batteri. A provocarla, secondo l’accusa, fu l’acqua infetta sgorgata dall’acquedotto gestito da Garda Uno. Il processo è stato aggiornato all’8 febbraio, quando dovrebbe essere emessa la sentenza.
Si conclude con l’udienza di ieri la fase istruttoria del processo a carico dei vertici di Garda Uno imputati di epidemia colposa.
Contrariamente a quanto precedentemente annunciato dall’avvocato della difesa Marina Zalin, i tre imputati si sono oggi presentati in aula ed hanno risposto alle domande della Presidente Anna Di Martino.
Il Dottor Bocchio, sentito per primo, ha ribadito la sua totale estraneità al profilo tecnico della vicenda rispondendo con una lunga serie di “non so” alle domande relative all’impianto di sanificazione di San Felice, sottolineando come il Direttore Generale Richetti ed il Responsabile del Ciclo Idrico Integrato Ing. Giacomelli fossero coloro ai quali erano in capo le competenze tecniche all’epoca dei fatti.
Il Direttore Generale, sentito subito dopo, interrogato relativamente alla necessità di segnalare al CDA la necessità di investimenti sull’impianto di San Felice in ragione delle forti criticità presenti, ha risposto che lo fece solo dopo l’emergenza. Interrogato quindi in modo diretto “perché non prima?” risponde “perché non esistevano campanelli d’allarme o segnalazioni di ASL relative a problemi di potabilità dell’acqua”.
A questo punto proseguendo gli interrogatori emerge incidentalmente che “…tenere bene un acquedotto non si fa così, come a San Felice insomma, questo l’abbiamo capito tutti…”.
Viene dunque il turno dell’Ing. Giacomelli al quale si chiede tra l’altro se, sotto il profilo della prevedibilità soggettiva, non si erano avute avvisaglie (del rischio), e l’Ing risponde “sotto il profilo qualitativo, no”
Alla domanda “Perché non avete mai fatto interventi sui filtri dal momento della presa in carico? (dell’acquedotto da parte di Garda Uno)” risposta “non c’erano avvisaglie ed un intervento era già stato fatto nel 2006” domanda “ma non dovrebbe essere un intervento annuale?” risposta “…maa…se non ci sono avvisaglie…” domanda “…e se la clorocopertura in uscita risulta insufficiente?” risposta “…ma non lo era perché si sovra dosava a monte dei filtri”.
Per chi non ha avuto l’opportunità di seguire tutte le udienze del procedimento penale in oggetto, è il caso a questo punto di ricordare che la cloro copertura rilevata da analisi ufficiali effettuate durante il periodo in causa era risultata al di sotto dei livelli che sarebbe opportuno considerare come soglia minima, e che durante i periodici controlli routinari effettuati da ASL, precedentemente al giugno 2009, più volte siano stati ottenuti valori non congrui relativamente ai parametri di riferimento per la potabilità dell’acqua.
A questo punto è stato quindi risentito il Perito designato dal Tribunale, Ing. Pezzagno, il quale conclude affermando che “la gestione dell’impianto … era a rischio”.
E’ stata fissata l’udienza del 16.01.13 ore 9.00 per le arringhe finali del PM, dei legali delle parti civili e della difesa degli imputati.. poi il Collegio fisserà l’ultima udienza nella quale vi sarà anche la sentenza
Udienza del 27.11.2012
Al processo per l´epidemia scoppiata nel 2009 la relazione del perito nominato dal tribunale
«Inadeguata la rete dell´acquedotto»
«Il perito esclude di attribuire l´evento alla fauna bentonica presente
nelle zone di captazione dell´acqua, in particolare alla proliferazione
dei mitili sulla succhieruola dell´opera di presa». Si sta parlando
dell´acquedotto del Consorzio Garda Uno e così scrive, tra l´altro,
l´ingegner Francesco Pezzagno, perito del tribunale nel processo per
epidemia che scoppiò a San Felice nel 2009.
Il perito, le cui conclusioni sono state rese note nell´udienza di ieri,
scrive poi «che dal primo al 15 giugno è stato attivato l´impianto di
clorazione con ipoclorito di sodio per motivi d´emergenza che – a parere
del perito – trovano giustificazione tecnica valida in concomitanza con
la temporanea messa fuori servizio dell´impianto di clorazione a
biossido di cloro». Sempre il perito osserva che «l´impianto non era
dotato della strumentazione minima di controllo del processo,
contrariamento a quanto originariamente installato, o comunque previsto
negli anni Ottanta, all´epoca della realizzazione dell´impianto».
E «NON RISULTA che il personale del Consorzio Garda Uno spa dall´epoca
della presa in carico dell´acquedotto di San Felice abbia seguito la
benché minima procedura formale d´indirizzo per agire efficacemente sul
processo dell´impianto di trattamento acqua e/o che lo stesso avesse in
dotazione manuali di scorta, per la sua conduzione meditata». Infine «a
seguito delle perdite della rete di trasporto e distribuzione in
esercizio corrente, è anche possibile accreditare l´ipotesi di fenomeni
d´ingresso d´agenti inquinanti dall´esterno della rete. La conclusione
è: «L´azione di cloro-copertura, con adeguato cloro residuo nell´acqua
distribuita, avrebbe comunque dovuto consentire di far fronte alla
fragilità del sistema di rete». Ieri sono stati anche sentiti dei testi
su richiesta del presidente Anna Di Martino. Il processo riprende il 13
dicembre.
Dal BresciaOggi del 28.11.2012
Oggi, martedì 27 novembre, nuova
udienza al Tribunale di Brescia del processo per l’epidemia che nel
giugno 2009 colpì migliaia tra residenti e ospiti a San Felice del
Benaco.
Si tratta di un’udienza molto importante e forse decisiva in quanto verrà esposta la perizia dell’incaricato dal Tribunale.
C’è attesa per le decisioni che il Giudice Anna Di Martino potrebbe prendere in tempi ragionevolmente brevi.
Processo: udienza del 16.10.2012
Udienza dedicata ai testimoni della
difesa, quella di ieri al palazzo di Giustizia di Brescia. Le
deposizioni continueranno anche il 30 ottobre data alla quale è stato
aggiornato il processo per l´epidemia di gastroenterite che colpì San
Felice del Benaco nel 2009.
Dopo l´audizione dello scorso luglio di un albergatore sui danni
economici subiti per l´epidemia, ieri si è andati avanti nell´appurare i
danni di guadagno di operatori economici e quelli fisici delle persone
vittime del virus contratto attraverso l´acqua.
Medici, famigliari e operatori economici hanno testimoniato davanti alla presidente Anna Di Martino.
Il prossimo 27 novembre sarà invece la volta del perito, l´ingegner
Francesco Pezzagno, nominato dal tribunale. Il perito è chiamato a
chiarire tra l´altro con quale frequenza avvenisse la manutenzione dei
filtri dell´acquedotto della società Garda Uno a San Felice. Inoltre
dovrà riferire anche sugli effetti della proliferazione di mitili sulla
presa a lago dell´acquedotto.
Fonte: BresciaOggi del 17.10.2012
