LA STAMPA SULLA SENTENZA

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Feb 9, 2013, 3:37:43 PM2/9/13
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Esultanza del Comitato: «Finalmente la verità»

Posted on 9 febbraio 2013 by editor

L´acquedotto è il colpevole dell´epidemia dell´estate del 2009 a San Felice. Il paese ora conosce la verità decretata da un sentenza. Oltre 2mila furono le vittime di un´epidemia di gastroenterite per la quale tutti, o quasi, subito puntarono l´indice sulla rete idrica, ora anche un tribunale ha confermato il sospetto, condannando due dirigenti di Garda Uno.
I primi a esultare sono i rappresentanti del Comitato Acqua Benaco. «Nonostante quasi quattro anni di attesa sembrino tanti – commenta Maddalena De Cillà – siamo contenti per i tempi del giudizio: poteva andare peggio. Ci è piaciuto come la presidente del collegio Anna De Martino ha condotto il processo, è stata ammirevole. Per la sentenza, anche se non è bello gioire quando qualcuno viene condannato, siamo contenti perché dimostra che avevamo ragione sulla malagestione dell´acquedotto. Ci saranno ricorsi, ma questo è un grosso passo avanti: ora ci sarà un occhio di riguardo nel gestire l´acquedotto». Condannati il direttore generale e il responsabile del servizio idrico a un anno e quattro mesi, scagionato il presidente Mario Bocchio. «Durante il processo il fatto medico – dice De Cillà – è stato messo quasi subito in secondo piano rispetto al fatto tecnico. Per quanto riguarda la richiesta di risarcimento chi ha accettato quello in sede processuale uscendo dal dibattimento ha già ricevuto i primi soldi, chi non lo ha accettato andrà avanti con causa civile». Più volte cercato al telefono, non è stato possibile conoscere l´opinione del sindaco Paolo Rosa. Commenta invece Gianluigi Marsiletti, consigliere di minoranza: «Questa sentenza sembra confermare un vecchio detto, che l´occhio del padrone ingrassa il cavallo. La gestione precedente (la rete idrica è stata gestita dal Comune fino al 2007, passando a Garda Uno in ottemperanze alle delibere dell´Aato, ndr), pur con limiti finanziari che poteva avere, è sempre stata in grado di assicurare la salubrità dell´acqua e senza interrompere neanche per brevissimi periodi il servizio e spesso per sopperire alle carenze dei vicini erano questi che venivano a rifornirsi a San Felice». Secondo l´ex sindaco ora servirebbe valutare l´opportunità dei pescaggi a largo nel golfo di Salò, ma è pur vero che i controlli dell´acqua hanno sempre dato esiti positivi sulla potabilità dell´acqua erogata. «Ergo – dice Marsiletti – qualche carenza evidentemente c´è stata, è stata rilevata e confermata in questo giudizio di primo grado. Al di là della condanna, c´è da approfondire la responsabilità e l´adeguatezza della gestione: in tutte le società, pubbliche e private, chi è in testa è responsabile di chi è sotto».

Dal BresciaOggi del 09.02.2013

 

Garda Uno, doppia condanna per l’epidemia

SAN FELICE. Colpevoli due dirigenti e un’assoluzione nel processo di primo grado per l’inquinamento dell’acquedotto comunale avvenuto nel 2009

Un anno e 4 mesi a Franco Romano Richetti,direttore generale, e a Mario Giacomelli, responsabile del settore ciclo-idrico integrato. Assolto il presidente Bocchio

Fu un’epidemia colposa e ne devono rispondere due dei tre imputati. A questa conclusione è giunto il tribunale di Brescia, dopo otto ore di camera di consiglio sulla vicenda giudiziaria «Garda Uno». Al centro del processo l’epidemia di gastroenterite che nel giugno 2009 colpì circa 2 mila persone a San Felice, causata dall’acqua dell’acquedotto pubblico. Il processo si è protratto per circa un anno e ieri, dalla Presidente Anna di Martino, è stata letta la sentenza, molto attesa sul Garda. SONO STATI condannati, per il consorzio Garda Uno, a un anno e quattro mesi il direttore generale della società Franco Romano Richetti e il responsabile del settore ciclo-idrico integrato Mario Giacomelli. Assolto, per non aver commesso il fatto, il presidente di Garda Uno Mario Bocchio. Il pm Claudio Pinto aveva chiesto tre condanne a due annni e quattro mesi di carcere. Nei confronti di Richetti e Giacomelli è poi stato disposto il non doversi procedere perchè estinti per remissione di querele i reati di lesioni nei confronti di alcuni cittadini. Condanne e assoluzione che arrivano a più tre anni e mezzo da quando nel Comune gardesano arrivarono le autobotti con le cisterne d’acqua. Alle parti civili, circa una decina, sono andati complessivamente circa 120 mila euro, tra provvisionali e risarcimento delle spese legali. «PUR SODDISFATTI per l’assoluzione di Bocchio – commenta l’avvocato Marina Zalin di B&P studio legale – attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza e ci riserviamo di ricorrere in appello». Di diverso tenore, invece, evidentemente le dichiarazioni dell’avvocato Pietro Garbarino, legale di Federconsumatori. «Si tratta – ha detto – di una sentenza che certamente non era scontata nel suo esito e che ha dimostrato da parte del tribunale un notevolissimo approfondimento. Non dimentichiamo che il tribunale ha fatto svolgere una propria perizia, in qualche maniera non attenendosi alle risultanze peritali che erano emerse durante le indagini, ma ha approfondito anche la posizione di singoli imputati tant’è vero che è arrivata ad una dichiarazione di responsabilità soltanto per due di essi escludendone il terzo, il che significa che la valutazione è stata estremamente scrupolosa». «Crediamo che specialmente per quello che è successo nella parte finale del dibattimento – ha insistito Garbarino – dopo gli esiti della perizia, dopo l’audizione del consulente dell’ufficio e anche dopo gli interrogatori e gli esami degli imputati, siano emerse con chiarezza alcune situazioni di negligenza con particolare riferimento alla insufficiente clorazione dell’impianto per almeno una quindicina di giorni che evidentemente non potevano non avere esito in una dichiarazione di responsabilità. «Responsabilità che il Tribunale ha comunque attenuato, tant’è vero che avete visto che ha in qualche modo ridotto e assorbito il capo d’imputazione, ma nello stesso tempo ritenendo comunque che l’epidemia colposa si sia verificata, che questa epidemia fosse dovuta all’acqua e in particolare alla cattiva qualità dell’acqua». Il legale ha poi aggiunto: «È abbastanza rilevante la condanna a una provvisionale e al risarcimento dei danni anche nei confronti di un ente esponenziale perchè la cosa non era scontata e si sottolinea invece il fatto che c’è stato un po’ un attentato volendo parlare in termini non tecnici, alla collettività e alla sua salute e igiene generale». Presenti in aula anche esponenti del comitato «Acqua Benaco» secondo cui: «La soddisfazione maggiore è aver capito finalmente che cose è successo nel giugno 2009».

BresciaOggi del 9.2.2013

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