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miriam petruzzelli

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Oct 22, 2012, 2:15:57 AM10/22/12
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INDIGNAZIONE: LETTERA APERTA AL MINISTRO PROFUMO
>>
>>Signor ministro, mi piacerebbe che questa
>>mail arrivasse fino a Lei e non ad uno dei suoi segretari o membri del
>>suo staff, per poterLe trasmettere, con le mie parole, tutta
>>l'indignazione che provo per le Sue ultime dichiarazioni e per i
>>provvedimenti che il Suo governo intende prendere riguardo alla scuola
>>
>>Mi presento: mi chiamo Antonietta Brillante; sono dottore
>>di ricerca in filosofia politica; ho ottenuto tre abilitazioni
>>alll'ultimo concorso indetto alla fine degli anni 90;  sono entrata di
>>ruolo nella scuola pubblica nel 2004 e attualmente insegno filosofia e
>>scienze della formazione presso il Liceo  Forteguerri di Pistoia.
>>In
>>base a quanto ho appena letto su alcuni quotidiani, Lei  ha argomentato
>>la proposta di portare a 24 ore settimanali l'attività di insegnamento
>>dei docenti della scuola secondaria, sostenendo che "bisogna portare il
>>livello di impegno dei docenti sugli standard dell'Europa occidentale".
>>[*]
>>Mi chiedo e Le chiedo se Lei è mai stato in una scuola di un Paese
>>dell'Europa occidentale, possibilmente del nord-Europa. E' un
>>interrogativo che non mi pongo da oggi, ma che oggi, a fronte delle Sue
>>ultime dichiarazioni, si fa più impellente ed esige una risposta
>>precisa.
>>Ebbene, io Le posso dire che  ci sono stata. Quattro anni fa,
>>sono stata in Danimarca, in un paesino dello Jutland, Skive, per due
>>settimane. Ho accompagnato una classe ad uno scambio e, dal momento che
>>insegno in un Liceo pedagogico, abbiamo visitato, full-time, per 14
>>giorni, scuole di ogni ordine e grado: dai Kindergarten ai Licei. Le
>>posso anche dire che le nostre scuole, per quanto riguarda le
>>strutture, i materiali didattici, gli spazi e i tempi della didattica,
>>sono proprie di un Paese arretrato e sottosviluppato: e di questo, la
>>responsabilità è di chi ha deciso, da vent'anni a questa parte che,
>>prima, per entrare in Europa, poi, per far fronte alla crisi, bisogna
>>tagliare la spesa pubblica, cioè la scuola, la sanità, le pensioni (sia
>>mai le spese militari - vedi  acquisto degli F 135 - o le missioni
>>militari all'estero). Per inciso, "ricette" per le quali non è
>>necessario un governo di "tecnici", né lo stipendio di ministro o di
>>parlamentare: le saprei proporre pure io, che mi occupo di altro e  ho
>>ben altre competenze.
>>A Skive mi sono resa conto che, per quanto
>>riguarda il curriculum di studi e la didattica, con eccezione di quella
>>che prevede l'uso di laboratori, noi non abbiamo niente da invidiare ai
>>Paesi europei. Non solo il livello di preparazione dei colleghi danesi
>>non era certo superiore al mio o a quello di molti colleghi italiani,
>>ma ho anche rilevato che, per quanto riguarda lo studio analitico dei
>>testi e delle fonti (siano essi letterari, storici o filosofici),
>>mediante il quale gli alunni conseguono  diverse competenze, molti
>>docenti italiani potrebbero avere qualcosa da insegnare a quei
>>colleghi.
>>A Skive ho anche scoperto che i colleghi danesi, che lavorano
>>18 ore alla settimana, per un anno scolastico di 200 giorni,
>>percepiscono uno stipendio medio di 3.000 euro (parlo di 4 anni fa), a
>>fronte di uno stipendio, quale è il mio, di 1.380 euro, che tale
>>resterà fino al 2017. Non solo: i colleghi di Skive, quando hanno
>>compiti da correggere, inviano una copia in un ufficio a Copenaghen,
>>che calcola il tempo medio di correzione per il numero di alunni e
>>computa, su quelle basi, un compenso aggiuntivo. I docenti di Skive non
>>devono controllare gli alunni durante i lunghi intervalli e neppure
>>hanno l'obbligo di incontrarsi con i genitori, perché il rapporto
>>privilegiato è quello diretto: docente-discente (unica eccezione: 5
>>minuti di colloquio a quadrimestre, concessi ai genitori degli alunni
>>che frequentano il primo anno).
>>Ministro, sono questi gli standard
>>europei!
>>Io sono un'ottima insegnante: non solo perché ho un livello di
>>preparazione nelle mie discipline  persino superiore a quello che è
>>richiesto ad un docente di scuola superiore, ma perché ho la capacità -
>>lo attestano i riconoscimenti degli ex alunni e delle loro famiglie -
>>di coinvolgere gli studenti, di sollecitare la loro attenzione, il loro
>>interesse e la loro curiosità. Sono una professionista e come tale
>>voglio essere considerata e trattata. Questo significa anche, signor
>>ministro, che io non lavoro 18 ore, perché, quando torno a casa, leggo,
>>studio, mi auto-aggiorno; preparo nuovi percorsi didattici e di
>>approfondimento adeguati alle classi nelle quali mi trovo ad insegnare,
>>che sono diverse ogni anno, e per le quali è prevista, proprio dal Suo
>>Ministero, una programmazione ad hoc. Correggo i compiti, tanti compiti
>>e non faccio test a crocette, "a risposta chiusa", per i quali la
>>correzione richiederebbe meno tempo e fatica, perché ritengo che con
>>quei test i ragazzi imparerebbero poco e la stessa valutazione non
>>sarebbe adeguata, ma propongo quesiti a risposte aperte e saggi brevi.
>>E quando correggo, non mi limito a fare segni rossi, ma suggerisco
>>alternative corrette. Ha idea di quanto tempo ci voglia?
>>Io non sono
>>un'eccezione tra i docenti della scuola italiana, perché,
>>fortunatamente, le nostre scuole possono contare su una grande
>>maggioranza di professionisti, che credono nel loro lavoro e lo
>>svolgono con passione ed impegno: che lo praticano come Beruf.
>>Quanto
>>all'aumento delle ore di insegnamento: Lei sa cosa significa insegnare,
>>cioè svolgere attività didattica per lo più frontale o lezione guidata,
>>perché non abbiamo altri strumenti a disposizione,  per 24 ore alla
>>settimana? Lo ha mai fatto?  Basterebbe informarsi rapidamente,
>>chiedendo il parere ad alcuni colleghi, i maestri e le maestre della
>>scuola dell'infanzia e della scuola primaria, che già lavorano 24 ore
>>alla settimana. Per quanto mi riguarda, Le posso dire una cosa: ho
>>svolto diversi lavori prima di incominciare ad insegnare e nulla è più
>>faticoso che guidare un gruppo di alunni sulla strada della conoscenza,
>>del sapere. E' una fatica fisica e mentale. E quello che affermo non ha
>>niente a che vedere con il problema della disciplina, con il fatto di
>>dover alzare la voce per farsi ascoltare: un problema che non ho mai
>>avuto,  neppure quando svolgevo supplenze temporanee o insegnavo nella
>>scuola secondaria di primo grado a ragazzini più piccoli.
>>E a
>>proposito di standard europei, signor Ministro, mi fa piacere
>>informarLa che a  Skive, e nelle altre scuole danesi che ho visitato, i
>>miei colleghi non solo non hanno cattedre di formica verde, ma hanno un
>>piccolo studio dove possono fermarsi, nelle ore  libere tra un impegno
>>e l'altro, e correggere compiti, studiare,  riposarsi. Hanno in
>>dotazione computer; hanno sale-professori attrezzate con cucine,
>>salottini con tavolini e divani, distributori gratuiti di bevande calde
>>e fredde. Vuole venire a Pistoia, signor ministro, a vedere che cosa ho
>>a disposizione io, nella mia scuola, quando devo restare intere
>>giornate, perché ho riunioni pomeridiane, e non posso rientrare a casa,
>>non tanto perché la mia abitazione dista 40 km dalla scuola, ma perché
>>il servizio di trasporti regionale è talmente disastroso sulla linea
>>Firenze-Pistoia, che sono costretta a trascorrere intere giornate fuori
>>casa?
>>Venga, e le mostrerò volentieri  la sala-professori, i bagni per
>>gli insegnanti e, se vorrà vederli, anche quelli per gli studenti; se
>>viene quando il freddo sarà arrivato, si copra bene, perché lo scorso
>>anno, a gennaio, per diversi giorni,  la temperatura, nelle aule, non
>>superava i 10°. Le mostrerò volentieri le lavagne di ardesia, dove
>>tento di presentare mappe concettuali con gessi talmente scadenti che
>>le cimose polverose non riescono a cancellare i segni. Le mostrerò le
>>poche aule che hanno carte geografiche degne di un mercato del
>>modernariato e quelle invece ancora più spoglie, dove, però, può darsi
>>che penzoli un crocifisso privo di una gamba o di un braccio.
>>Lei
>>afferma che i soldi risparmiati aumentando le nostre ore di lezione,
>>cioè impiegando meno personale docente e aggravando le difficoltà di
>>una scuola già stremata, verranno investiti in futuro per creare scuole
>>di standard europeo. Non le credo. Sono false promesse e pure offensive
>>per chi nella scuola pubblica lavora e per chi crede nella sua funzione
>>e importanza.  Se  quella fosse stata la Sua intenzione e l'intenzione
>>del Suo governo, avreste dovuto cominciare perlomeno a darci dei
>>segnali nel corso di questi mesi: non solo questi segnali non ci sono
>>stati, ma quelli che abbiamo visto e vediamo vanno in direzione
>>opposta: l'affossamento e la distruzione della scuola pubblica (per non
>>parlare dell'università).
>>Il demagogismo non mi attira, né mi
>>attraggono le pulsioni anti-casta. Eppure, signor Ministro mi sento di
>>dirLe che Lei, come molti uomini e donne che hanno responsabilità
>>politiche, siete, parafrasando il titolo di un bel libro di Marco
>>Belpoliti, "senza vergogna": ed è ora, invece, che la vergogna venga
>>riscoperta come virtù civile, e diventi il fondamento di un'etica
>>pubblica, per un Paese, la cui stragrande maggioranza di cittadini e di
>>non-cittadini  non merita di essere rappresentata e guidata da una
>>classe politica e "tecnica", ammesso che questa parola abbia un senso,
>>weberianamente miope, non lungimirante, sostanzialmente incapace di
>>pensare all'interesse pubblico, ai beni comuni,  e di agire per essi.
>>
>>Domani sarò in piazza, signor ministro, a gridare con la poca voce che
>>ho la richiesta delle Sue dimissioni!  Antonietta Brillante
>>[*] Piccola
>>nota informativa: è vero che i "colleghi tedeschi" - come Lei ha
>>dichiarato - hanno un orario settimanale di 24 ore, ma le loro "ore"
>>sono di 45 minuti. Un rapido conto: 1080 minuti. Ciò significa che
>>anche noi, lavoriamo già 24 ore!  Basta una semplice moltiplicazione:
>>24 x45; 60x18.  Altre sono le differenze rispetto ai colleghi tedeschi,
>>tra le quali il fatto che il loro salario medio è di 1.300 euro
>>superiore al mio. Ne vogliamo parlare?

FACCIAMO GIRARE...

 

 



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Miriam Petruzzelli
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