Fwd: I: Lettera molto seria di una insegnante al Ministro Profumo

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miriam petruzzelli

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Oct 15, 2012, 3:33:45 PM10/15/12
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M.




---------- Messaggio inoltrato ----------
Da:
Date: 13 ottobre 2012 22:13
Oggetto: Lettera molto seria di una insegnante al Ministro Profumo
A:


Lettera molto seria di una insegnante al Ministro Profumo

Egregio Signor Ministro,
ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a
noi professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis,
naturalmente, nel senso che queste ore in più non saranno seguite da
alcun aumento di stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per
adeguarci agli standard degli altri paesi comunitari. E sarà vero, se
Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco perché, a questo punto, anche
il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a quello dei colleghi
stranieri, che è notevolmente più alto.
Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi
star male è proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate
sull’argomento, a cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il
bastone e la carota” citato nell’incipit. A casa mia il bastone e la
carota sono cose che si usano con gli asini. Se Lei per primo, signor
Ministro, ha una così alta considerazione della nostra categoria da
considerare gli insegnanti equiparabili ai somari, cominciamo bene.
Entrando però nello specifico del Suo provvedimento, ci sono parecchie
cose che non mi tornano (del resto sono un asino, me l’ha cortesemente
fatto capire Lei).
Per esempio mi sfugge come alzare per tutti a 24 ore la presenza in
classe dovrebbe portare automaticamente un miglioramento della qualità
dell’insegnamento. A scuola, e sono la prima a riconoscerlo, ci sono
anche docenti che fanno poco o nulla. Ma non certo per una questione
di orario. Ora poltriscono per 18 ore, fategliene fare 24, poltriranno
per 24 in classe, esattamente allo stesso modo.
Chi invece si troverà nelle peste causa aumento dell’orario di docenza
saranno quegli insegnanti che lavorano bene. Perché vede, Egregio
Signor Ministro, da quanto si capisce queste ore in più, che farò
gratis et amore dei, non saranno ore aggiuntive nelle mie classi.
Fosse così, sarei anche contenta. Attualmente io alle medie ho 6 ore
di italiano, 4 di storia e geografia. Vogliamo aumentare la qualità
dell’insegnamento? Concedetemi di farne almeno 8 di Storia e Geografia
e due in più di Italiano per classe. Potrei lavorare meglio,
approfondire il programma, avere più tempo per i recuperi di chi
rimane indietro e per fare esercitazioni.
No, quelle 6 ore in più serviranno ad ammollarmi un’altra classe da
seguire, e risparmiare così i soldi dello stipendio di un collega. Il
che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che io già oggi, con le
classi stipate di 27/30 alunni, ho circa 90 ragazzini da seguire con
le mie 18 ore; con 24 ne avrò circa 120. non voglio neanche pensare ai
colleghi di altre materie, tipo lingue. Secondo lei, facendo anche un
mero conto a spanne, la qualità del mio insegnamento migliorerà?
No, peggiorerà. Perché adesso le ore a casa, nel pomeriggio, quelle
che tutti credono dedicate al riposo, le passo a correggere pacchi di
compiti, temi, test di grammatica: sono almeno quattro a quadrimestre,
tacendo di quelli che assegno per casa e dei compitini di Storia e
Geografia. E altro tempo lo spendo perché, pensi un po’, mi devo
preparare le lezioni che tengo in classe: sono asina, che vuole, non
sono capace di entrare alla mattina improvvisando. Ho bisogno, la sera
prima, di prepararmi gli schemi, il materiale da consegnare, pensare a
cosa dire perché poi ogni classe è diversa, e la lezione va impostata
in modo differente.
Tutto questo, Egregio Signor Ministro, lo faccio oltre alle ore in cui
sono in classe, ma è sempre lavoro. E sono costretta a farlo a casa
non perché sono privilegiata, ma per un semplice motivo logistico: a
scuola, dove è la mia sede di lavoro, non ho né un ufficio né una
scrivania, e il computer che uso per trovare i materiali o crearli è
quello che mi sono comprata con i miei soldi, perché la scuola non me
lo dà.
Evidentemente ai tecnici del suo Ministero e a Lei tutto questo
sfugge, perché pare che mi sia computato come “lavoro” solo il tempo
che passo in classe, e tutto il resto non esista. Bene, ne prendo
atto. Ma la conseguenza di tutto ciò è che, aumentandomi il tempo di
docenza e il numero di alunni, avrò meno spazio per fare il resto. Il
che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che ridurrò giocoforza il
numero di compiti scritti, riciclerò i materiali uguali per ogni
classe senza personalizzarli. Finirò per lavorare di meno a casa e
sicuramente peggio a scuola: non per cattiva volontà mia o per
deliberata voglia di sabotare il Suo meraviglioso progetto, ma per
forza di cose. Quindi il grande risultato della Sua idea non sarà,
come dice, aumentare l’efficienza della scuola e la qualità, ma
peggiorarla: chi non ha mai fatto un tubo continuerà a non fare nulla,
chi invece riusciva bene o male a insegnare qualcosa, si vedrà
costretto a ridurre quanto prima era sempre riuscito a fare, perché lo
sforzo fisico di stare anche solo cinque ore di fila in classe con
ragazzi adolescenti e preadolescenti, con i quali non ti puoi
distrarre un attimo, si farà sentire.
Per cui, Egregio Signor Ministro, da docente che ogni giorno entra in
classe, questo le volevo dire. Approvi pure il nostro aumento di ore
di docenza, per altro passando a tutti il messaggio che noi insegnanti
siamo degli scansafatiche privilegiati che fino ad oggi han lavorato
poco. Avrà il plauso popolare e Le riuscirà di certo, perché la
società, dopo anni di martellamento mediatico, ne è già convinta, e la
applaudirà. Ma non gabelli questo taglio per uno strumento per
aumentare la qualità della scuola, o migliorare l’efficienza di noi
docenti. E’ solo l’ennesimo taglio imposto ad una categoria che al
momento non ha la forza di opporsi, né i mezzi, perché non facciamo
neppure un lavoro considerato socialmente fondamentale, come i
tassisti, ad esempio. In fondo siamo solo quelli che formano le
prossime generazioni: degli asini che meritano un po’ di bastone e
manco la carota, ha ragione Lei.

http://nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/12/lettera-molto-seria-di-una-insegnante-al-ministro-profumo/










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Miriam Petruzzelli
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