Il Collettivo di lettere e filosofia invita tutt* a partecipare agli eventi organizzati da Servizio Civile Internazionale - Gruppo Locale di Bari ( nel corpo della mail trovate il programma), e alla manifestazione che si terra domenica 20 giugno alle ore 8.30 al porto di Bari (evento facebook: welcome - indietro non si torna), promosso da Rete Antirazzista, Ferrhotel occupato e Socrate occupato( a fine mail trovate l'appello).
Guarda il video "Indietro non si torna" Il Servizio Civile Internazionale - Gruppo locale di Bari
presenta
"Crossing Borders - Tra fortezze e respingimenti"
L'iniziativa, promossa dal S.C.I. - Gruppo Locale Bari in collaborazione con
le associazioni Gruppo Lavoro Rifugiati, Open Source, Etnie, CISS, e
Ce.L.I.P.S., si inserisce all'interno del progetto europeo "Yourope for
Rights"sostenuto da EACEA nel programma "Europe for Citizens", attivato in
diverse città europee, che mira a sensibilizzare il corpo sociale del
territorio rispetto ai diritti ed ai bisogni di chi giunge in Europa per
chiedere asilo.
In occasione di tale progetto il territorio ospiterà 15 volontari
provenienti da tutta l'Europa, che parteciperanno alle iniziative e ad un
campo di studio e riflessione sul tema del diritto d'asilo e sulle politiche
dell'immigrazione adottate a livello nazionale e transnazionale.
PROGRAMMA DEGLI EVENTI Lunedì 21 Giugno 2010 - Ore 21.00
Auditorium del Ce.L.I.P.S. - Piazza Garibaldi, 18 BARI
LE SCIMMIE VERDI - Piece teatrale di e con Daniele Barbieri ed Hamid Barole
Abdu
Daniele Barbieri (giornalista di Carta e scrittore) ed Hamid Barole Abdu
(poeta e scrittore eritreo), hanno inventato "Le scimmie verdi" (
teatro-cabaret? happening? sfacciataggine meticcia? fantascienza?), dove si
alternano battute a discorsi seri, fiction a storie vissute: su razzismo,
identità, migrazioni, culture, sicurezza...
Così è nata una performance teatrale, dove un tal Daniele e un certo Hamid
si scambiano gli abiti - dunque le identità - per capire se "grattare la
scapola di Naomi Campbell sia possibile, se ballare per strada sia
pericoloso, se i neri vendano rose e i cinesi mangino i morti, se vi sia un
colore giusto per la pelle e... cosa diavolo siano le scimmie verdi".
Da 2007 "Le scimmie verdi" hanno superato le 130 repliche in tutta Italia,
nelle location e nei contesti più svariati, dai "classici" teatri ai centri
sociali, dalle Università ai Convegni sindacali.
La performance sarà preceduta, alle ore 19.30, dalla presentazione del
progetto "Yourope for Rights" e dall'incontro con i migranti che hanno
seguito il corso "For Job" presso il Ce.L.I.P.S.
Martedì 22 giugno 2010 - Ore 18.00
Aula C (II p.) della Facoltà di Lettere e Filosofia, Palazzo Ateneo
dell'Università di Bari - Piazza Umberto I BARI
"IL MARE DI MEZZO - Al tempo dei respingimenti" di Gabriele Del Grande
Il giornalista e scrittore Gabriele Del Grande, fondatore dell'Osservatorio
sulle vittime dell'Emigrazione "Fortress Europe" ed autore di "Mamadou va a
morire", presenta il suo nuovo libro.
Si tratta di una coraggiosa esplorazione sulle due sponde del Mare
Mediterraneo, lungo le rotte dei viaggiatori di ieri e di oggi, di donne,
uomini e non di rado bambini che cercano un futuro e trovano una barriera di
acciaio e pregiudizio, alla mercé di mercanti di esseri umani, feroci
carcerieri e crudeli accordi internazionali, come quello tra Italia e Libia.
Tre anni di inchieste, un viaggio tra memoria e attualità, una raccolta di
testimonianze e storie che fanno la nostra storia e quella di un
Mediterraneo sempre più blindato dalla paura dell'altro.
Gabriele Del Grande si mette sulle tracce dei somali e degli eritrei
respinti in Libia, facendo luce sul più misterioso naufragio mai
verificatosi sulla rotta per l'Italia. La rete di informatori dell'Autore si
allarga dalla costa meridionale del Mediterraneo all'Italia e ai centri di
espulsione. Ne nascono inchieste su truffe e pestaggi. E parecchi guai. Ma -
come insegnano i pescatori di Mazara - non ci si può girare dall'altra
parte.
Alla conversazione con l'autore interverranno Paola Zaccaria - docente di
culture letterarie e visuali anglo-americane e Roberto Derobertis - precario
della ricerca, entrambi parte del gruppo di studio ed analisi sul tema
"Murare il Mediterraneo. Pratiche transnazionali di resistenza ai
respingimenti"
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LA PARTECIPAZIONE AGLI EVENTI E' LIBERA
20 giugno ore 8.30 manifestazione internazionale al Porto di Bari(evento facebook: welcome-indietro non si torna)
Quando
fuggi dalla guerra, dalla fame, dalla periferia del neoliberismo, dal
degrado dell’imperialismo, dalla morte, per raggiungere, altrove, la
speranza di una vita, diversa e forse migliore, indietro non si torna.
Eppure la pratica illegale dei respingimenti ormai è diventata usuale nei porti del Mediterraneo.
Quotidianamente
c’è qualcuno che si arroga il diritto di rimandare indietro persone,
richiedenti asilo o meno, di decidere che la terra e il mare hanno un
confine fatto di privilegi odiosi che alcuni non possono varcare, che
la diversità determinata dalla nascita debba essere un discrimine da
portarsi dietro fino alla tomba. E molto spesso, grazie a questi
respingimenti, diventa il Mediterraneo quella tomba.
Questo accade
nei porti dell’Adriatico, a Venezia, ad Ancona, a Bari, a Brindisi.
Mentre anni fa si redigevano anche insopportabili statistiche,
sostenute dalla compiacente indifferenza dell’opinione pubblica, oggi
si preferisce tenere tutto nell’ombra, agire nella notte
dell’illegalità e del non rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
L’indifferenza politica e mediatica di quanto avviene presso i porti
pugliesi si rende complice del clima xenofobo e razzista italiano
legittimato dalle politiche securitarie, di recente degenerate nel
pacchetto sicurezza con l’introduzione del reato di clandestinità. Un
reato funzionale solo alle politiche neoliberiste del governo italiano,
che va ad alimentare l’economia sommersa del lavoro nero laddove i
migranti diventano lavoratori ricattabili e spesso ridotti in
schiavitù, come per i lavoratori di Rosarno. La Grecia, il cui collasso
economico ha dimostrato la totale infondatezza delle politiche
neoliberiste, è un paese che di fatto non accetta richiedenti asilo nel
suo territorio (solo lo 0,29% delle domande di diritto d’asilo viene
accettato). Da questo paese, ove i rifugiati sono rimandati
sistematicamente in mare, nasce parte del flusso migratorio che
riguarda i nostri porti dell’Adriatico. Altri partono dalla Libia, dal
Medio Oriente, e più in generale dalle altre realtà devastate della
contemporaneità, come in questi giorni è stato svelato dal sequestro e
dall’omicidio premeditato degli attivisti della Freedom Flottilla e
dalle politiche di genocidio di Israele sul popolo palestinese.
Ma
tornare in mare significa morire, tornare nei lager del deserto
maghrebino, o morire di fame e di stenti per ritrovare casa, tornare
alla guerra o ad un territorio devastato. E allora qualcuno deve
prendersi la responsabilità di questi omicidi, qualcuno deve renderli
pubblici e non sfuggire al giudizio di una comunità che a sua volta,
spesso, preferisce non sapere. Perchè l’indifferenza oggi è
compartecipe di quel progetto di odio e discriminazione che alimenta la
guerra tra poveri, unica prospettiva alla quale hanno deciso di
destinare le nostre vite.
Venezia, Ancona, Bari, Brindisi. Quattro
porti per creare una rete di coscienza e solidarietà e scardinare il
silenzio che nasconde la tragica realtà dei respingimenti.
E per
diffondere la cultura e l’importanza della vera accoglienza a tutte
quelle realtà in giro per il mondo che ancora credono di avere qualcosa
da difendere e da conservare all’interno del proprio recinto di
miserie. La campagna “Welcome, indietro non si torna” rappresenta un
momento di reale presa di coscienza e di riflessione su ciò che sta
accadendo oggi nel mondo. La Puglia, la regione del “laboratorio della
nuova politica”, si trova a vivere oggi il contrasto evidente tra la
retorica dell’attuale classe dirigente e le pratiche, reali, che non si
discostano minimamente da quelle perpetrate nel resto d’Italia e
d’Occidente. Una narrazione fatta di parole come accoglienza e cultura
delle diversità, funzionale solo a nascondere il dramma dei
respingimenti nei nostri porti e nelle periferie delle nostre città,
delle guerre e dell’esproprio della terra dove i migranti trovano
nell’emarginazione l’unica prospettiva per resistere in un territorio
sostanzialmente ostile.
Una storia, quella della “Puglia Migliore”,
alla quale è difficile continuare a credere dopo aver visitato i Cie
presenti nella nostra regione, dopo avere ascoltato l’assordante
silenzio della Giunta regionale in merito ai fatti della Freedom
Flottilla, dopo aver assistito alla vicenda dei rifugiati politici
costretti a occupare il Ferrhotel, prima, ed il Socrate, poi, perchè
non esistono politiche sociali, progetti per l’inclusione e
l’accoglienza dei migranti. Una storia, quella della “Puglia Migliore”,
smentita nei fatti dalle occupazioni degli ultimi mesi e dalle risposte
repressive delle istituzioni locali, come da ultimo al Mercato occupato
di Poggiofranco.
La totale mancanza di politiche migratorie e
sociali, infatti, si manifesta anche sui rifugiati già presenti in
Italia ed in Puglia: ad essi non è garantita alcuna forma di sincera
accoglienza - in violazione del diritto ad un alloggio adeguato,
garantito invece in tutto il resto d’Europa e dai trattati
internazionali sui diritti umani, inclusa la dichiarazione Universale
dei Diritti Umani, poiché l’abitazione è condizione essenziale per
garantire una vita dignitosa delle persone. Invece la Giunta Vendola
finanzia atti di sgombero dei rifugiati presenti sul proprio
territorio. E’ di questi, infatti, giorni la delibera n. 340 del Comune
di Bari (avallata e finanziata anche dall’assessorato alle politiche
dell’immigrazione della Regione) che vuole un dormitorio e un centro
polifunzionale diurno nella struttura occupata da ottobre 2009 dalla
comunità dei rifugiati somali, il Ferrhotel. Un’operazione di sgombero
che vorrebbe finanziare con oltre 2 milioni di Euro associazioni del
terzo settore ed imprese alimentando un business umanitario che si
gioca sulla pelle dei migranti. Una gestione dell’umano che nulla ha a
che vedere con l’accoglienza, con il diritto all’abitazione e il
rispetto della dignità umana. La comunità somala ha agito il diritto di
vivere dignitosamente occupando il Ferrhotel, autogestendolo nel centro
della città ma, fino ad oggi, né Comune né Regione hanno dato loro le
garanzie per un’abitazione dignitosa con luce e acqua e si preparano a
sgomberarla. Il caso del Ferrhotel smaschera, così, anche le false
politiche di inclusione sociale e di integrazione fatte di proposte di
dormitori e di alberghi diffusi che escludono da qualsiasi socialità e
dignità personale gli “ospiti” che contemplano: cittadini stranieri,
lavoratori e non, rifugiati, senza fissa dimora, studenti e quant’altro.
Il 20 giugno 2010 ore 8.30, in occasione della giornata internazionale del rifugiato, al porto di Bari manifestiamo per:
-
pretendere il blocco dei respingimenti dei migranti praticati nei porti
nell’Adriatico e in tutto il Mediterraneo, per il riconoscimento del
diritto d’asilo e dei diritti umani di persone che fuggono da guerre e
dittature;
- chiedere il blocco di qualsiasi rapporto
commerciale intrattenuto dalla regione Puglia con Israele al fine di
non alimentare guerre dettate da interessi economici e di potere;
- rivendicare il diritto all’abitazione ed alla seconda accoglienza dei rifugiati politici presenti sul nostro territorio;
-
pretendere l’immediato ritiro della delibera di sgombero (n. 340) dei
rifugiati somali del Ferrhotel a sostegno di politiche di autogestione
volte al riconoscimento della dignità personale dei migranti;
- sostenere le occupazioni ed i progetti di autogestione a Bari, dal Ferrhotel al Socrate sino al Mercato Occupato.
Promuovono:
Rete Antirazzista di Bari
Ferrhotel Occupato
Mercato Occupato
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