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GIOVEDI 16 SETTEMBRE 2010
ORE 21 C/0 CSOA MERCATO OCCUPATO BARI
Saimir, regia di Francesco Munzio, Ita 2004.
Saimir ha sedici anni, è albanese e vive dietro una finestra aperta sul mare di
Ostia. Le sue notti sono lunghe, infinite come il numero di immigrati
clandestini che raccoglie sul litorale laziale e che poi suo padre traffica coi
piccoli imprenditori agricoli della zona. Saimir è poi e soprattutto un
adolescente che vive un'età straordinaria dentro una realtà e una condizione
altrettan...to straordinarie:quella dell'immigrazione e dell'emarginazione.
Saimir è due volte fuori: fuori dai valori parentali, fuori dai valori comuni
dei suoi coetanei italiani. Nel processo di transizione verso lo stato adulto,
Saimir come ogni altro ragazzo della sua età ricerca l'autonomia dal genitore,
da Edmond, padre disorientato e rassegnato a una realtà miserabile che chiama
"destino". Dentro una situazione eccezionale e già esasperata dalla
condiscendente indolenza paterna, Saimir si trova a dover interpretare la
propria drammatica esperienza, conquistando la consapevolezza di non volere più
applicare ad essa il modello familiare. Fa quello che può, Saimir, per
riorganizzare la sua vita e il suo disagio, creandosi delle possibilità,
cercando soluzioni adeguate per diventare la persona che vuole diventare. Il
regista e il direttore della fotografia impressionano l'educazione esistenziale
e sentimentale di Saimir su una pellicola livida e de-saturata dai colori
accesi della post-adolescenza per indicare quella zona liminale in cui non si è
più e non si è ancora. Allora Saimir, incrementato il proprio interesse nei
confronti dei sentimenti e dei suoi stati d'animo, si innamora di Michela, una
coetanea che lo corrisponde davanti al mare e alla dimensione naturale del
rapporto e che lo rifiuta nella dimensione culturale, quella casa diroccata,
che denuncia le azioni di piccola criminalità che Saimir sperimenta e condivide
con altri piccoli rom. Ma più del cocente rifiuto di Michela potrà lo sguardo
di una quindicenne albanese introdotta in Italia clandestinamente e avviata con
l'inganno alla prostituzione. Per Saimir la ricerca di un nuovo equilibrio col
mondo e col proprio sé passerà allora attraverso la denuncia e il
"parricidio" simbolico. Ci sono voluti tre anni per produrre un film
che ha l'incanto e la pesante leggerezza dell'adolescente Doinel di Truffaut,
tre anni per trovare produttori col coraggio di osare. Francesco,come François,
rintraccia la spensieratezza dovuta all'adolescenza nella liricità del furto e
dell'illegalità. Sventatezza che merita di tuffarsi nella piscina dei grandi.