Restaal momento ancora un mistero la morte di Enza Cappuccio, 33 anni. La donna, residente a Marano in via San Tommaso e madre di sei figli, arrivata ieri sera priva di vita all'ospedale Cardarelli dove stata accompagnata dal marito, un pregiudicato di 33 anni, dal cognato e da un amico, tutti e tre ascoltati dagli inquirenti.
Il marito ha detto di averla trovata a terra in casa in preda a malore, ma i medici hanno riscontrato sul corpo della donna varie contusioni e sul collo segni di strangolamento. Per i medici, che non nutrono dubbi sul fatto che la donna sia stata uccisa, la signora era anche mal nutrita.
Sull'episodio indagano i carabinieri. Sar l'autopsia, disposta dal magistrato, a chiarire quanto accaduto nell'abitazione di Marano. Oggi saranno ascoltati anche gli altri familiari della donna e le loro dichiarazioni messe a confronto con quelle del marito. Una equipe di psicologi esperti invece, come si legge da Il Mattino, ascolter i figli della donna morta.
GLI AGGIORNAMENTI - I carabinieri hanno fermato Salvatore Giuliano, di 33 anni, gi noto alle forze dell'ordine, con l'accusa di aver picchiato fino a ucciderla, al termine di una lite, la moglie, Enza Cappuccio. Questa la ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Giugliano, della tenenza di Marano e del nucleo investigativo di Castello di Cisterna:, Salvatore Giuliano, tornato a casa ubriaco, avrebbe avuto una lite con la donna. Poi l'ha picchiata fino a ucciderla. Successivamente avrebbe chiesto aiuto alla sorella e ad un amico per occultare il cadavere ma sarebbe stato notato dai vicini. Di qui la decisione di andare al Cardarelli sostenendo che la donna era stata trovata morta, forse in un tentativo di rapina. L'omicidio stato compiuto sabato sera, il trasporto in ospedale domenica. Per i militari non escluso che l'uomo abbia dormito la notte con accanto il cadavere della moglie.
"Siamo davvero sconvolti dopo l'ennesimo fatto di cronaca che ha colpito la nostra cittadina. Purtroppo la crisi colpisce sempre le fasce pi deboli, che esasperate dalla fame compiono azioni violente". Queste le parole del sindaco di Marano Mario Cavallo e dell'assessore alle Politiche sociali Claudia De Magistris. "Negli ultimi mesi la nostra citt stata protagonista involontaria di diversi episodi spiacevoli, che hanno coinvolto sia cittadini italiani che stranieri. Il Comune lotta ogni giorno per cercare di alleviare i disagi, che purtroppo inevitabilmente si scagliano sulle fasce pi deboli. Ma le richieste sono tantissime e con i fondi a nostra disposizione non riusciamo a soddisfare tutte le richieste. I cittadini sappiano comunque che il Comune sempre aperto e dar ascolto a tutte le richieste che perverranno, cercando possibilmente di risolvere i disagi della popolazione". Ansa)
Ipovedente dalla nascita, quattordicesima di quindici figli di una famiglia molto povera (il padre era un venditore ambulante di caldarroste molto conosciuto nella zona), Enza, 33 anni, era nota negli ambienti dei servizi sociali del Comune di Marano per la sua storia familiare pregressa ed attuale: i sei figli della coppia sono tutti in affidamento presso altre famiglie su disposizione del Tribunale per il rischio di maltrattamenti ed abusi e il degrado in cui erano costretti a crescere. Motivi, questi ultimi, che avevano determinato l'arresto del marito, padre-padrone, che stava scontando il resto della pena ai domiciliari. La coppia condivideva la modesta abitazione con una nipote di Enza, e un altro uomo, che condivideva con il marito di Enza anche l'attivit di parcheggiatore abusivo.
Alle 19 di domenica 15 gennaio, il marito di Enza, con l'amico e una sorella, trasportano Enza, gi cadavere, all'ospedale Cardarelli, sostenendo di aver trovato la donna morta, forse uccisa in un tentativo di rapina. I medici riscontrano sul corpo della donna, visibilmente denutrito, numerose contusioni ed evidenti segni di strangolamento, ed allertano le forze dell'ordine che sottopongono a fermo il marito e i due accompagnatori. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri della compagnia di Giugliano, l'uomo, il giorno 14 gennaio, tornato a casa ubriaco, avrebbe avuto un'ennesima lite con la donna e l'avrebbe picchiata fino ad ucciderla. Avrebbe, poi, chiesto aiuto per occultare il cadavere ma sarebbe stato notato dai vicini. Di qui la decisione di inscenare il tentativo di rapina e il trasporto della donna in ospedale il giorno successivo in serata. Le indagini non escludono che l'uomo abbia dormito accanto al corpo senza vita della moglie.
L'uomo viene arrestato con l'accusa di omicidio volontario. Le indagini portano anche alla conferma del fermo delle persone che vivevano nella loro abitazione. L'amico dell'uxoricida e la nipote della vittima, prima denunciati per favoreggiamento, avrebbero avuto un ruolo attivo nella vicenda, tenendo ferma la donna mentre il marito la uccideva di botte.
Le associazioni "Donna con te" e "Frida Khalo", che si battono sul territorio per contrastare la violenza contro le donne, hanno promosso una fiaccolata in memoria delle donne e per ribadire il loro no alla violenza sulle donne.
In memoria di Enzina Cappuccio viene inaugurato, il 6 febbraio 2012, presso gli Uffici dell'Anagrafe di Marano, un centro di ascolto, "Le porte di Frida", gestito dall'associazione Frida Khalo, per offrire assistenza e supporto alle donne.
La pi antica testimonianza dell'esistenza di un centro abitato in epoca medievale risale al 953, quando la contessa Leigarda, figlia di Vifredo, don ai canonici del Capitolo della Cattedrale di Parma una corte posta nella localit di Corneto.[6]
Grazie alla presenza di numerose sorgenti di acqua potabile, gi nel XIII secolo la citt di Parma inizi a rifornirsi a Marano, tanto che nel 1255 il podest cittadino emise un'ordinanza in merito all'utilizzo delle fonti. Tuttavia, a causa della vicinanza col torrente Parma, che in epoca remota sfociava nell'Enza attraversando le basse colline comprese tra Marano e Monticelli, il territorio risultava ancora in epoca medievale soggetto a frequenti inondazioni, come dimostrato dagli statuti promulgati nel 1266 e nel 1304 per il ripristino delle vie di comunicazione con la citt.[5]
Nel 1308 Giberto III da Correggio, Signore di Parma, assegn ai Rossi, in cambio di un accordo di pace, i feudi di Marano, Beneceto e Borgo San Donnino. La tregua dur per soltanto pochi mesi, al termine dei quali Giberto cacci da Parma i Rossi, che furono costretti a riparare a Borgo San Donnino a causa della rivolta degli abitanti di Beneceto e Marano.[7]
Nel 1406 il duca di Milano Giovanni Maria Visconti, per mediazione di Ottobuono de' Terzi, invest ufficialmente il condottiero Guido Torelli dei feudi di Guastalla e Montechiarugolo; quest'ultimo comprendeva le terre di Marano, Martorano, La Villa, Monticelli, Basilicagoiano, Tortiano, Pecorile e Lesignano.[8]
La contea di Montechiarugolo appartenne ai Torelli fino al 1612, quando l'ultimo conte Pio fu condannato a morte, insieme a numerosi altri nobili del Parmense, con l'accusa di aver partecipato alla presunta congiura dei feudatari ai danni del duca Ranuccio I Farnese, che confisc tutti i suoi beni annettendo il feudo alla Camera ducale di Parma.[10]
Nel 1630 la peste colp duramente la popolazione di Marano, provocando la morte di quasi la met degli abitanti. Sei anni dopo, il territorio fu devastato dall'esercito spagnolo, inviato a combattere contro il duca di Parma Odoardo I Farnese.[5]
Per effetto dei decreti napoleonici, nel 1806 la localit divenne frazione del nuovo comune (o mairie) di Marore, che fu sciolto nel 1870 e inglobato in quello di San Lazzaro Parmense,[4] a sua volta assorbito da quello di Parma nel 1943.[11]
Nel 1900 il sindaco di Parma Giovanni Mariotti fece realizzare un nuovo acquedotto per alimentare la citt di Parma, attingendo l'acqua da fonti poste a poca distanza dal centro di Marano; l'infrastruttura affianc per decenni l'acquedotto Farnesiano, che, realizzato per volere del duca Ottavio Farnese nel 1573, prelevava acqua potabile dalle sorgenti di Malandriano e rimase in funzione fino al 1994.[5][12]
A partire dal 1988 furono avviati i lavori di realizzazione delle arginature della cassa di espansione sul torrente Parma nei pressi del centro di Marano; l'opera, estesa su una superficie di circa 136 ettari per un massimo volume di invaso di 14 000 000 m d'acqua, fu completata nel 2005 con la realizzazione del manufatto regolatore alto 24 m.[13]
Menzionata per la prima volta nel 1141, la chiesa fu ampliata nel 1636 con l'aggiunta delle navate laterali; danneggiata dal terremoto del 1833, fu dotata di un nuovo campanile nel 1854; decorata internamente nel 1911, fu profondamente modificata nel 1920 su progetto dell'architetto Camillo Uccelli, che ricostru la facciata in stile neorinascimentale e sostitu le navate laterali con sei cappelle neobizantine; lesionata dal sisma del 1971, fu restaurata negli interni nel 1973; danneggiata nuovamente dalle scosse telluriche del 2008 e del 2012, fu consolidata e ristrutturata tra il 2013 e il 2014;[14] il luogo di culto conserva varie opere di pregio, tra cui alcuni dipinti e un organo del 1888 realizzato dalla ditta Angelo Cavalli.[4]
Costruita in localit Corneto nella prima met del XIX secolo per volere del basso-baritono Domenico Cosselli, la villa, che secondo la tradizione ospit l'incisore Paolo Toschi, lo scrittore Pietro Giordani e i compositori Gaetano Donizetti, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini, alla morte del cantante nel 1855 pass alla moglie Emilia Scodellari; ereditata dalla famiglia Marinelli, fu in seguito acquistata da Arturo Magni, che la fece interamente restaurare e decorare; alienata dopo alcuni anni al nobile Pietro Biondi, fu trasmessa alla figlia Francesca, moglie di Umberto Mondino, indi al nipote Franco. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su due livelli principali fuori terra scanditi da una fascia marcapiano, oltre al sottotetto; la lunga e simmetrica facciata presenta un'infilata di dodici finestre incorniciate. All'interno si accede all'atrio, coperto da una volta dipinta, che si apre sulla sala da pranzo e sullo scalone anch'essi tinteggiati in stile neoclassico; al piano superiore si trova all'estremit est un salone di 150 m, ornato sulle pareti e sul soffitto con affreschi raffiguranti una serie di paesaggi scanditi da finte colonne; l'ambiente dominato da un grande camino in legno scolpito, su cui campeggia lo stemma della famiglia Magni. Intorno si sviluppa l'ampio parco, riccamente piantumato.[15]
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