Questa mattina scrivevo:
Finalmente, qualche notizia positiva !
dopo quasi 20 anni di battaglie legali la Corte di Cassazione a sezioni riunite ha decretato la demanialità delle valli da pesca .....
Il Governo Berlusconi ha tentato di fare una sanatoria mascerata per salvare " gli abusivi che occupano la nostra laguna" .
.. chissà come andrà a finire la vicenda???
Troveranno altri tipi di manovre truffaldine per salvare queste occupazioni abusive .... avvallate e coperte dagli enti locali e dagli organismi di controllo??
POI sono andato alla ricerca delle sentenze precedenti per capire meglio i dettagli della vicenda e ho trovato su un sito la sentenza della Corte D'Appello del 12 giugno 2008 che contiene notizie molto interessanti sui volumi economici in gioco .... ci sono notizie sui "proprietari/occupanti abusivi" e rizzate bene le orecchie le dichiarazioni preoccupate di uno degli avvocati degli imputati ... un certo GIORGIO ORSONI ..... attuale sindaco di Venezia.....
chissà cosa deciderà di fare oggi di fronte alla sentenza attuale della Corte di Cassazione??????
BUONA LETTURA !!!
Luciano
Da www.tutelafauna.it Valli da Pesca della Laguna di Venezia
12 giugno 2008
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«Le valli da pesca sono demaniali»: questa in sintesi la conclusione cui giunge, a conclusione di un contenzioso che si trascina nelle aule di giustizia a varie riprese dall'inizio degli anni Novanta, la prima sezione civile della Corte d'Appello con nove sentenze che danno torto ai proprietari ingiungendo di lasciare liberi i territori pagando somme record per gli arretrati.
Il collegio ha depositato le prime nove sentenze dando ragione allo Stato e condannando altrettante società private che occupano le valli a rilasciarle, rifondendo il danno a favore del ministero dell'Economia e delle Finanze e all'Agenzia del Demanio, e versando loro anche le dovute indennità per anni di occupazione indebita. Si tratta di somme molto ingenti che - scrive la Corte - dovranno essere quantificate in un separato giudizio civile.
Le società che gestiscono le valli sono in mano a big della finanza e dell'industria che nel tempo hanno fatto investimenti notevoli per realizzare riserve di pesca e caccia, oppure aree dedicate a coltivazioni tipiche. Nel 1996 il Demanio aveva messo in mora tutti i proprietari delle valli da pesca (oltre ai vip ci sono anche semplici contadini, complessivamente oltre 400 persone), ingiungendo loro di pagare complessivamente 800 miliardi di vecchie lire, pari a circa 400 milioni di euro, per l'occupazione abusiva dal 1985 in poi. Dalla prima sentenza sono trascorsi altri 12 anni, e la cifra è lievitata ulteriormente anche per il calcolo degli interessi.
Le nove sentenze depositate ieri nella cancelleria della Corte d'Appello riguardano le società Morosina spa, Contezze srl, Pierimpiè spa, Zappa srl, Alba srl, Marina Averto, Sacchetta e Sacchettina e Sparasera srl (avvocati Giorgio Orsoni, Marco Benvenuti, Ugo Ruffolo, Ivone Cacciavillani e Antonio Casellati) che gestiscono le valli Morosina, Contarina, Tezze, Pierimpiè, Zappa, Averto, Sacchetta e Sacchettina, Sparasera. Ma numerose altre cause sono in corso di definizione e, stando alla linea stabilita dai giudici della Corte veneziana, è facile immaginare che anche per le altre valli "contese" vi sarà una pronuncia di demanialità con condanna al rilascio delle porzioni di laguna occupate.
Delle nove sentenze depositate ieri, sei sono conferme di provvedimenti con i quali il Tribunale civile di Venezia aveva già accertato la demanialità delle valli, contro i quali avevano presentato appello le società private, rivendicandone la proprietà sulla base di atti di acquisto regolarmente registrati nel corso degli anni. Altre tre sentenze di primo grado erano state invece favorevoli ai privati e sono state impugnate dall'Avvocatura dello Stato, alla quale la Corte d'Appello ha dato ragione: anche quelle valli sono di proprietà del
Demanio, come tutta la laguna.Per dimostrarlo il collegio presieduto da Nicola Greco si è affidato ad un perito per disegnare i confini di ciascuna valle, per poi ricostruire la storia della laguna di Venezia: «La demanialità risale da un coerente sistema normativo da secoli vigente per le acque lagunari - si legge nelle sentenze - recepito fin dal regolamento austriaco del 1841 e dalle ulteriori disposizioni via via adottate in tempi più recenti».
I giudici rilevano che il sistema lagunare è in comunicazione con le acque del mare e dunque rispetta uno dei requisiti essenziali al fine dell'accertamento della demanialità. Ma non solo: pur prendendo atto che oggi molte valli sono chiuse all'estensione della marea - e dunque in teoria non più zona "marittima", come sostiene la difesa - la Corte sostiene che le chiusure, attraverso arginamenti e altri interventi, sono avvenute tutte in periodi piuttosto recenti, principalmente dal dopoguerra in poi. Di conseguenza la demanialità anche di quelle parti di laguna non viene messa in discussione.
«Vi è un interesse pubblico primario costituito dalla conservazione e tutela del fragile regime idraulico della laguna» scrivono i giudici nella sentenza, e questo spiega le normative adottate, in base alle quali «non sono tollerate sottrazioni di spazi acquei lagunari», che al contrario sono «al servizio dell'interesse pubblico».
La decisione della Corte d'Appello viene vista con preoccupazione da uno dei difensori delle società, il professor Orsoni, che si occupa della questione da anni: «Cacciando i privati dalle valli si rischia di disperdere un patrimonio creato nel tempo, che ha profonde radici nella popolazione - spiega il legale - Le valli non sono un guadagno, al massimo un blasone; spesso sono in perdita. Anche se lo Stato dovesse decidere di darle in concessione, difficilmente un privato accetterà di investire denaro come ha fatto per anni perché di sua proprietà. Ciò significa che saranno abbandonate, con grave danno. In ogni caso sulla questione si deve ancora pronunciare la Cassazione che, già una volta, in occasione del processo penale, ha ribaltato le precedenti sentenze veneziane negando la demanialità delle valli». Come il Prof. Orsoni calcoli i "danni" e i "guadagni" e' tutto da capire, ma qualcosa ci dice che non "quantifica" certamente gli aspetti ambientali e faunistici se non quelli di immediata rilevanza per i suoi ricchi clienti.
Preoccupato anche il procuratore generale di Venezia: «Trovo ineccepibile la sentenza della Corte - dichiara Ennio Fortuna –Temo però che il Demanio avrà difficoltà ad amministrare la laguna: sarà necessaria una soluzione politica che garantisca l'uso pubblico, senza pregiudicare la necessità di conservazione e gestione delle valli».
Fra i proprietari di Valli da pesca nel Nordest si annoverano anche noti imprenditori che anche da diverse generazioni si tramandano una sorta di tradizione di famiglia. È il caso degli Stefanel proprietari tuttora in laguna nord della DragoJesolo o della famiglia Ferruzzi (Serraglia), di Antonio Zacchello (Val Dogà) e ancora dei fratelli Marzotto, dinastia vicentina del tessile, degli albergatori veneziani Samueli e Beggiato, del conte trevigiano Carlo Ancillotto (Val d'Averto) e dei Foscari Widmann (Burano e Campagna Lupia), ha ceduto la proprietà Arrigo Cipriani così come il conte Svarowski (che mantiene l'isola Santa Cristina), mentre restano proprietari l'ex sindaco di Chioggia Lucio Tiozzo (valli della laguna sud) e a nord gli Zoggia (Davide è presidente della provincia di Venezia).