Ecco, al link sopra indicato, il nostro primo commento a caldo sulla Magnifica Humanitas, molto ben disposto e favorevole, di Disarmisti esigenti. Si ricorda anche l'incontro online, su piattaforma Zoom, di riflessione e discussione convocato per domenica 7 giugno, dalle ore 17:00 alle ore 20:00.
https://us06web.zoom.us/j/89229575480?pwd=WdG6I0bObO9jDLRsNPaeDu3sOPfyOX.1
Con spirito realmente costruttivo e dialogico, possiamo porci una domanda che nasce non da diffidenza, ma dal desiderio di comprendere meglio: come mai nell’enciclica il termine “nonviolenza” non compare esplicitamente? È difficile pensare che si tratti di una semplice casualità; probabilmente la scelta ha un significato preciso, che vale la pena esplorare insieme.
Proviamo allora a formulare alcune ipotesi, non come critiche, ma come chiavi interpretative utili a un confronto sereno.
- Forse si ritiene che la “civiltà dell’amore” sia già un contenitore ampio e sufficiente, capace di includere anche ciò che altri chiamano “nonviolenza”. In fondo, la definizione di Martin Luther King, pastore battista – “la nonviolenza è la forza dell'amore" - mostra una profonda consonanza con il linguaggio cattolico.
- Forse si è preferito evitare un termine percepito come troppo specialistico o legato a tradizioni culturali specifiche, privilegiando uno stile accessibile a tutti. L’enciclica, infatti, sembra voler parlare alle persone comuni, evitando espressioni che potrebbero apparire identitarie o ideologicamente marcate.
- Forse si vuole riaffermare la capacità della tradizione cattolica di offrire, con le proprie categorie, un contributo originale alla cultura della pace, senza dover ricorrere a lessici esterni. Non in senso esclusivo, ma come proposta di un linguaggio che nasce dall’interno della comunità ecclesiale e che desidera essere universalmente condivisibile.
(...) (Per il testo completo al link sopra indicato)