da "incompetenti" ci occupiamo di AI e di encicliche sull'AI - stasera incontro online

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alfonso...@virgilio.it

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Jun 7, 2026, 4:31:24 AMJun 7
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Le considerazioni che seguono preparano l'appuntamento di riflessione di oggi 7 giugno 2026: i Disarmisti esigenti discutono e riflettono sulla Magnifica Humanitas, che prende di mira l’IA tecnologia della potenza al pari del nucleare, dalle ore 17:00 alle ore 20:00.  
 
Già postato a suo tempo l'invito all'Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole
 
Questo il link su piattaforma Zoom per partecipare: 
 
 
1. Perché “disarmisti incompetenti di IA” parlano dell’enciclica di Leone XIV sull’IA?
Non è un paradosso, riteniamo, questo tipo di discussione, oltre che un dovere culturale, una buona mossa politica. 
Individuiamo almeno 4 motivazioni plausibili:
a. Ricerca di alleanze e di legittimazione trasversale
Il Papa è una delle poche autorità morali globali che parla a credenti e non. Se l’enciclica dice “l’umano è in pericolo”, un movimento disarmista ci si aggancia per uscire dal recinto degli “addetti ai lavori”. Non serve capire la struttura dei superchip: basta condividere l’allarme antropologico. È alleanza per influenzare culturalmente, non consulenza tecnica.
b. L’IA come “nuovo nucleare” del discorso pubblico
Negli anni ’50-’60 la bomba era il simbolo del potere che sfugge all’uomo. Oggi l’IA generativa + armi autonome + sorveglianza di massa svolgono la stessa funzione narrativa: “tecnologia della potenza” che concentra decisioni, opacizza responsabilità, crea asimmetrie irreversibili. Il disarmista riconosce il pattern e lo nomina, anche senza saper codificare.
c. Spostare il conflitto dal terreno tecnico a quello etico-politico
Se si sta sul codice, vincono ingegneri e lobbisti. Se si sposta il discorso su “che società vogliamo”, si riapre lo spazio politico. 
L’enciclica fa esattamente questo: non dà soluzioni ingegneristiche, ma criteri. Per un movimento senza potere tecnico, è l’unico terreno dove può pesare.
d. Contro-politica della "forza dell'amore" come orizzonte comune
E' da tempo che noi disarmisti esigenti  diciamo: nucleare, riarmo, IA militare, SMR per data center bellici sono facce dello stesso “sistema della potenza”. L’enciclica che parla di IA parla, in filigrana, della stessa cosa. Quindi il disarmista ci va perché riconosce l'avversario da contrastare: la riduzione dell’umano a variabile del calcolo di potenza.
2. Basta la preoccupazione condivisa col Papa a “difendere l’umano”? 
Certamente no. E noi siamo i primi a dirlo. Per 3 ragioni:
a. La Chiesa non ha eserciti, né algoritmi. Ha parola, simbolo, pressione morale. Può delegittimare, non fermare. Senza mediazione politica, l’enciclica resta letteratura alta. Il Vaticano non chiude Palantir.
b. Il “sistema della potenza” assorbe anche la critica morale. La potenza è brava a trasformare l’etica in compliance. “IA etica”, “principi di Asilomar”, “AI Act” diventano bollini per continuare a fare business e guerra. Se ci fermiamo alla preoccupazione condivisa, rischiamo di fare da chierichetti del complesso militare-digitale.
c. Serve conflitto politico organizzato, non solo allarme. Difendere l’umano significa decidere: chi possiede i modelli, chi addestra sui dati, chi può dispiegare armi autonome, chi paga il costo energetico degli SMR per i data center. Sono poste che si vincono o perdono in Commissione UE, nei CdA, nei trattati. La parola del Papa apre il conflitto, non lo chiude.
3. Che altre motivazioni possiamo individuare, allora?
Se vogliamo essere maliziosi ma realisti, oltre alla sincerità, ci sono: preoccupazioni mediatiche: l’IA buca, il disarmo no. Se parliamo di IA oggi finiamo più facilmente sui giornali. Riciclaggio di quadri: movimenti pacifisti anni ’80-’90 stanchi dell'impegno sul nucleare sono alla ricerca di nuove cause unificanti. Paura di irrilevanza: se non parliamo di IA oggi, siamo tagliati fuori dal discorso sul futuro. Quindi parliamo, anche da incompetenti, per restare al tavolo. Ricerca di finanziamenti: su “etica dell’IA” piovono grant. Su “smantellare testate” molto meno. 
In sintesi dialogica: non serve essere ingegneri per dire che l’IA militare è un problema politico, così come non serviva essere fisici per dire che la Bomba era un problema politico. 
L’enciclica offre un linguaggio per nominare la posta in gioco: il tipo di umano "naturale" che vogliamo restare. Ma la preoccupazione condivisa è solo il primo passo. Se resta predica, il sistema della potenza ringrazia e va avanti. Se diventa conflitto organizzato su proprietà, usi militari, energia e governance, allora sì, difende qualcosa.  
La lotta è politica. E la politica non si fa con le citazioni, si fa con i rapporti di forza. E, nella nostra visione, considerando la nonviolenza una forza.
 
Se restiamo dentro la cornice sopra esposta — quella della “battaglia essenzialmente politica” — allora un movimento che vuole incidere su IA + nucleare + sistema della potenza non può fermarsi alla preoccupazione etica. Deve tradurla in poste di potere concrete, verificabili, che spostano rapporti di forza. Ecco 7 richieste che tengono insieme i piani, dal tecnico al geopolitico:
1. Moratoria verificabile sulle armi autonome offensive 
Cosa chiedere: stop allo sviluppo, test e dispiegamento di sistemi d’arma che selezionano e ingaggiano bersagli senza controllo umano.
Perché è politica: l’IA militare è il vero moltiplicatore della “tecnologia della potenza”. Se accettiamo i killer robot, abbiamo già accettato che la decisione di vita/morte sia una variabile di calcolo.
Come si misura: Trattato internazionale con ispezioni, sul modello delle armi chimiche. In UE: blocco dei fondi Horizon e EDF a progetti senza human-in-the-loop certificato.
2. Proprietà pubblica dei modelli di frontiera e trasparenza sui dati
Cosa chiedere: i foundation model oltre una certa soglia di capacità addestrati con dati pubblici o su infrastruttura pubblica devono avere licenza aperta, audit indipendente e governance pubblica.
Perché è politica: chi controlla il modello controlla la grammatica del mondo. Lasciarlo a un pugno di corporations è accettare una nuova sovranità privata.
Come si misura: Registro UE dei modelli >10^25 FLOP, con obbligo di red-teaming pubblico e accesso per la ricerca.
 

Immaginiamo di essere al bar, davanti a un caffè, e di voler spiegare a un amico perché quel "registro" non è una noia burocratica, ma un tentativo di evitare che poche aziende tengano in mano il destino del mondo.

Ecco come potremmo dirlo:

"Senti, hai presente quei cervelloni artificiali, le Intelligenze Artificiali super potenti che stanno sviluppando oggi? Ecco, quelle che fanno i modelli linguistici più avanzati richiedono una potenza di calcolo talmente mostruosa — tecnicamente si parla di oltre $10^{25}$ operazioni al secondo — che solo tre o quattro aziende al mondo, in tutto il pianeta, possono permettersi di costruirle.

Ora, il problema è che queste macchine sono scatole nere: le aziende tengono tutto segreto, non sappiamo cosa fanno davvero, come decidono o quali rischi corrono. È come se una ditta privata costruisse una centrale nucleare in centro città, ma si rifiutasse di far entrare i vigili del fuoco per i controlli perché 'è un segreto industriale'.

Allora, la proposta è questa: mettiamo in piedi un Registro Pubblico obbligatorio.

Significa tre cose molto semplici, ma rivoluzionarie:

  1. L'obbligo di dichiararsi: Se vuoi costruire un'IA così potente, devi registrarla. Non puoi più farlo nel seminterrato in segreto. Devi dire alla comunità: 'Ehi, io sto creando questo mostro'. È il primo passo per smettere di subire la tecnologia e iniziare a guardarla in faccia.

  2. Il "red-teaming" pubblico: in gergo, il red-teaming è quando paghi degli hacker buoni per cercare di distruggere il tuo sistema e vedere dove cede. Qui chiediamo che non lo faccia solo l'azienda in privato (che ovviamente dirà che va tutto bene), ma che ci sia una revisione pubblica e indipendente. Dobbiamo sapere se quel software può essere usato per creare un'arma chimica, per manipolare un'elezione o per crollare da solo facendo danni.

  3. Le porte aperte alla ricerca: questo è il punto chiave. Oggi, se uno scienziato indipendente vuole studiare questi modelli, non può farlo: l'azienda gli sbatte la porta in faccia. Con il registro, imponiamo che i ricercatori indipendenti — quelli che non lavorano per il profitto dell'azienda — abbiano le chiavi per entrare, guardare dentro il codice e capire se stiamo costruendo un bene comune o una prigione digitale.

In pratica, stiamo dicendo alle grandi aziende: 'La vostra IA è una tecnologia talmente potente da influenzare la vita di tutti, quindi non può essere un vostro possesso privato. Deve diventare, per forza di legge, una responsabilità pubblica'.

È un modo per passare dall'anarchia del 'più forte vince' a un controllo democratico basato sulla scienza."

3. Disaccoppiare nucleare civile da infrastruttura militare-digitale
Cosa chiedere: divieto di usare SMR e filiera NZIA per alimentare direttamente data center militari, sistemi d’arma, o ISR. Separazione contabile e fisica delle reti.
Perché è politica: l’argomento di von der Leyen è proprio l’accoppiata “SMR per industrie hard-to-abate della difesa”. Se spezziamo il nesso energia-potenza bellica, togliamo alibi al rilancio.
Come si misura: Clausole nei contratti PNRR/NZIA: niente energia nucleare agevolata per usi dual-use non dichiarati civili.
4. Tassare la rendita computazionale per pagare la transizione giusta
Cosa chiedere: Tassa europea su addestramento e inferenza oltre X TWh/anno. Gettito vincolato a riconversione territori, reddito energetico, bonifiche.
Perché è politica: i data center IA consumeranno quanto l’Olanda entro il 2030. Se la potenza chiede SMR, almeno paghi la transizione di chi subisce estrazione di uranio, scorie, servitù militari.
Come si misura: Carbon+compute tax, con reporting obbligatorio come per ETS.5. 
Diritto di veto democratico sui siti nucleari e digitali
Cosa chiedere: Referendum vincolante locale + nazionale per ogni nuovo SMR, data center >100 MW, poligono di test armi autonome.
Perché è politica: la “tecnologia della potenza” è sempre centralizzata e opaca. Rimettiamo potere di interdizione alle comunità: rompiamo la catena comando-esecuzione.
Come si misura: modifica direttiva EIA/Valutazione strategica: no opera senza doppia approvazione.
6. Smilitarizzare la ricerca pubblica su IA
Cosa chiedere: 50% dei fondi UE per IA civile condizionato a clausola no-military. Agenzie tipo DARPA europee fuori dai bandi universitari.
Perché è politica: oggi il grosso dei PhD in ML prende soldi da difesa. Se vogliamo cultura ecologista/pacifista, dobbiamo tagliare il cordone ombelicale soldi-ricerca-guerra.
Come si misura: codici ERC e Horizon con flag “dual-use” pubblici e audit.
7. Tribunale per i crimini algoritmici e ambientali
Cosa chiedere: estendere la competenza della Corte Penale Internazionale a “ecocidio” e “decisioni autonome che causano perdite civili su larga scala”.
Perché è politica: finché la potenza non ha costo penale, l’etica è un PDF. Se il CEO che dispiega un’arma autonoma illegale rischia L’Aia, cambia il calcolo.
Come si misura: emendamento allo Statuto di Roma. Intanto, clausole di responsabilità penale nei contratti di fornitura pubblici UE.
La logica che tiene insieme tutto
Da disarmisti esigenti abbiamo un pallino: non chiedere “IA buona” o “nucleare sicuro”. Chiediamo chi decide, chi possiede, chi paga, chi può dire no. 
Queste 7 richieste non sono tecniche: sono cunei nel sistema della potenza. Ognuna toglie un pezzo di sovranità all’accoppiata Stato-capitale-tecnologia e la restituisce al conflitto democratico.
Se un movimento va dal Papa, da von der Leyen o da Legambiente solo con la “preoccupazione”, fa il chierichetto. Se ci va con queste 7 poste, crediamo faccia politica....
 
Per finire, ecco una ipotesi di volantino pronto da far girare nelle chat di discussione. Linguaggio secco, 1 pagina, speriamo nessun gergo.

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CHI DECIDE SUL NOSTRO FUTURO?  
IA, NUCLEARE, GUERRA: RIPRENDIAMOCI DAL BASSO LA POLITICA

Non è un problema di “tecnologia buona o cattiva”.  
È un problema di potere: chi comanda, chi guadagna, chi rischia.

Oggi l’Unione Europea lega insieme nucleare, intelligenza artificiale e riarmo.  
Si chiama “sistema della potenza”. Se non lo fermiamo noi, nessuno lo farà.

COSA CHIEDIAMO, SUBITO:

1. STOP AI ROBOT CHE UCCIDONO DA SOLI  
Fuori legge le armi che scelgono i bersagli senza un essere umano che decide.  
Trattato internazionale con controlli veri. Stop ai soldi pubblici per questi progetti.

2. L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E' UN BENE PUBBLICO, NON È DI POCHE MULTINAZIONALI  
I modelli più potenti vanno resi pubblici e controllabili.  
Basta segreti: chi usa i nostri dati deve rendere conto a tutti.

3. NUCLEARE E GUERRA: SEPARARE SUBITO  
NO a centrali SMR per alimentare data center militari o fabbriche d’armi.  
L’energia per la pace non può finire nei missili.

4. CHI CONSUMA COMUNQUE PAGHI  
Tassa sui giganti dell’IA che divorano energia. I soldi vanno a territori, lavoro, bonifiche.  
Se vogliono gli SMR, che paghino loro la transizione.

5. DECIDIAMO NOI SUI NOSTRI TERRITORI  
Nessuna nuova centrale, nessun data center gigante, nessun poligono senza referendum locale e nazionale.  
Diritto di veto delle comunità.

6. RICERCA PUBBLICA FUORI DALLA GUERRA  
I fondi per l’IA civile solo se non finiscono in progetti militari.  
L’università non è una caserma.

7. PROCESSARE CHI USA L’IA PER UCCIDERE E DISTRUGGERE  
Responsabilità penale per chi programma e dispiega armi autonome illegali.  
Anche l’ecocidio è un crimine.

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PERCHÉ LO FACCIAMO  
Perché nucleare, IA e riarmo non sono “progresso”.  
Sono scelte su che società vogliamo: di cittadini o di sudditi del calcolo.

La tecnica si discute e controlla.  
Il "potere su" si contrasta contrapponendo il "potere con" della unione popolare dal basso.

Ci vediamo nell’incontro online di stasera per discutere questi contenuti.
 
 

 

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