Discorso di Gheddafi in tv : "Resterò fino alla morte"

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Feb 28, 2011, 5:58:06 AM2/28/11
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Rainews24.it
Discorso di Gheddafi in tv : "Resterò fino alla morte"

Tripoli, 22-02-2011

Gheddafi ha parlato alla nazione in un lungo discorso trasmesso dalla
tv libica, a tratti sconnesso, pronunciato tra le rovine dell'edificio
bombardato da Reagan nel 1986. Ha chiamato tutti a uscire dalle case e
ad attaccare i manifestanti. Ha detto che i rivoltosi meritano la
morte, perché sono agenti di potenze straniere. Ha citato l'Italia e
gli Stati Uniti come mandanti, e ha annunciato una repressione
sanguinosa, come Fallujah, come Tienanmen.

L'immagine libica è stata distorta per servire il diavolo, ha detto.
Ripercorrendo la storia del suo Paese, Gheddafi ha anche voluto
ricordare di come "anche l'Italia sia stata sconfitta sul suolo
libico". Gheddafi ha accusato potenze straniere di aver aizzato e
pagato i giovani del suo Paese per farli combattere, per causare caos
e distruggere la sua persona.

Insomma un Gheddafi che sfida la piazza e la comunità internazionale,
e che non solo non si dimette ma annuncia che resterà fino alla fine,
a guidare il popolo libico.
Leader di una rivoluzione
Gheddafi non è solo un presidente, è il leader di una rivoluzione, che
significa sacrificio fino alla fine della vita. Abbiamo costruito e
irrigato insieme questo Paese". "Io morirò come un martire, come mio
nonno".

"Vogliono rovinare la vostra immagine nel mondo". "La vostra immagine
è distorta nei mass media arabi per umiliarvi".

"Tutte le nazioni africane ci considerano l'America, coloro che
guidano il mondo, e anche le superpotenze hanno una buona
considerazione del nostro Paese".

"Io sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato di
questa vittoria si è potuto godere per generazioni".
Pagati per combattere
"I giovani non hanno colpa, vogliono solo imitare la Tunisia e
l'Egitto. Sono pagati per combattere, è stato ordinato loro di fare
caos e distruggermi".

"Le tribù libiche sono tribù d'onore, tutti con lo stesso grido.
Abbiamo sfidato gli Usa e le grandi nazioni nucleari e abbiamo vinto.
L'Italia si è trovata sconfitta dalla Libia, io sono sempre stato alla
guida del Paese e questo no può cambiare".
Il nostro paese potrebbe diventare come l'Afghanistan. Andate in
strada, cacciate i rivoltosi. Sono un gruppo di terroristi. Potrebbero
arrivare gli americani. Non vogliono me, vogliono la Libia. Non
abbiamo ancora fatto uso della forza, ma lo faremo. "Gheddafi
resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!".
"Giovani drogati"
Quel che è accaduto qui assomiglia a quel che è accaduto in Tunisia e
in Egitto", ha detto il presidente libico Muammar Gheddafi in un
discorso tv. "In Tunisia e in Egitto hanno dato ai giovani delle
pillole per drogarli", ha aggiunto il colonnello al potere dal 1969,
secondo cui nei giorni scorsi in Libia "solo pochi giovani drogati
hanno attaccato alcune caserme di polizia".
Sì a riforme ma una Tiananmen per chi protesta
Muammar Gheddafi ha minacciato di sedare le proteste dei "ribelli" con
una risposta "simile a Tiananmen" e di "bonificare la Libia casa per
casa". Nel discorso trasmesso in diretta dalla televisione libica, il
colonnello ha aggiunto che non ha "nulla in contrario" al fatto che
"il popolo faccia" una nuova Costituzione e nuove leggi e ha affermato
che domani, se così si desidera, può nascere una "nuova
Giamahiria" (repubblica) nel Paese. "I libici sono liberi perché il
potere è in mano al popolo", ha sottolineato.
E intanto bombardamenti
Proprio nei minuti in cui il colonnello parlava, al Jazira ha dato la
notizia che aerei da guerra dell'esercito libico stavano bombardando
una dopo l'altra diverse zone di Tripoli, causando "molti morti" e che
in molte zone della città si erano visti elicotteri che scaricavano
mercenari.

Ma ormai le notizie si accavallano e molte sono difficili da
verificare. Human Rights Watch ha detto che almeno 62 morti sono stati
portati negli obitori da domenica, ma altre fonti parlano di "cadaveri
nelle strade" e circa 300 vittime nella sola Bengasi, negli ultimi
giorni. Mentre la rivolta a Tripoli è repressa con le bombe, continua
l'emorragia nel copro diplomatico libico nel mondo.
Esodo
E intanto praticamente tutti gli Stati stranieri, compresa l'Italia,
stanno organizzando un'evacuazione d'emergenza dei propri cittadini.
L'esodo è però frenato da obiettive difficoltà: non solo per gli
scontri e la repressione tuttora in corso, ma anche per ostacoli
logistici. La pista dell'aeroporto di Bengasi è stata resa
inutilizzabile dai combattimenti. E il timore adesso è che un"ondata
di clandestini, in fuga dalle violenze, si riversi in Europa.
Testimoni: oltre mille i morti
Sono oltre mille i morti a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla
di manifestanti scesi in piazza per protestare contro il regime di
Muammar Gheddafi. A riferirlo è il presidente della Comunità del Mondo
Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da
Roma, con alcuni testimoni in Libia. "Manca l'energia elettrica e i
medicinali negli ospedali", ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un
appello al governo italiano affinchè si mobiliti "per un aiuto
economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga
in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore".
Napolitano: basta repressione
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - si legge in una
nota del Quirinale - sta seguendo con attenzione le drammatiche
notizie provenienti dalla Libia che riferiscono di un già pesante
bilancio di vittime fra la popolazione civile. Il Capo dello Stato
sottolinea come alle legittime richieste di riforme e di maggiore
democrazia che giungono dalla popolazione libica vada data una
risposta nel quadro di un
dialogo fra le differenti componenti della società civile libica e le
autorità del Paese che miri a garantire il diritto di libera
espressione della volontà popolare.
Viceversa la cieca repressione che colpisce in modo indiscriminato la
popolazione non fa che allontanare il Paese da quel cammino di pace e
prosperità necessario ad
assicurare il benessere del popolo libico. Il presidente Napolitano
auspica pertanto l'immediata cessazione delle violenze e invoca una
rinnovata determinazione negli sforzi volti a restituire al popolo
libico la speranza in un futuro migliore.
Addio colonnello
La repressione delle proteste in corso in Libia ha portato alle
dimissioni gli Ambasciatori libici di Stati Uniti, Nazioni Unite, Lega
Araba, Australia, Indonesia,
Malaysia, India, Cina e Bangladesh. Molti di loro hanno dichiarato di
voler sostenere i manifestanti, chiedendo l'intervento della comunità
internazionale contro quello che un diplomatico all'Onu ha definito un
"genocidio".

L'Ambasciatore negli Usa, Ali Aujali, ha invitato il leader libico
Muammar Gheddafi, a dimettersi, "per dare al popolo l'opportunità di
forgiare il proprio futuro". Più dure le parole pronunciate dal vice-
Ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi: "Il
tiranno Muammar Gaddafi ha ammesso pubblicamente, attraverso i suoi
figli, quanto disprezzi la Libia e il popolo libico. Si tratta di
fatto di una dichiarazione di guerra contro il popolo libico. Il
regime di Gheddafi ha già
iniziato il genocidio contro il popolo libico".

In Bangladesh si sono invece perse le tracce dell'Ambasciatore A. H.
Elimam, che ha presentato le dimissioni la scorsa notte. Stando a
quanto appreso dalla tv araba al Jazeera, il diplomatico si sentiva
minacciato da un agente dell'intelligence presente in
Ambasciata, originario dello stesso villaggio di Gheddafi. Lo stesso
Elimam aveva ammesso di temere per la sicurezza della sua famiglia, in
Libia.
I risvolti italiani
Qualcuno grida allo scandalo per la tardiva presa di distanze di
Silvio Berlusconi dal Colonnello Gheddafi accolto in pompa magna a
Roma in occasione dell'ultima visita di Stato. Qualche altro ricorda
Massimo D'Alema che aspettava fuori dalla tenda dello stesso Gheddafi
a Villa Pamphili, nel giugno 2009, dopo che il rais aveva boicottato
un incontro a Montecitorio. Nessuno può dimenticare che l'Italia è il
primo importatore di petrolio libico e il terzo di gas. L'incertezza
che grava sul regime libico apre interrogativi sul futuro delle
relazioni fra Roma e Tripoli in un eventuale dopo Gheddafi.
Forniture di gas al sicuro
Nonostante la situazione politica non sembri migliorare, sul fronte
energetico l'Italia può stare sicura. L'Eni ha temporaneamente
temporaneamente sospesa la fornitura di gas attraverso il gasdotto
Greenstream, ma tanto il ministero dello Sviluppo economico che il
colosso petrolifero hanno assicurato che non c'è nessun problema per
gli approvigionamenti, anche considerando il fatto che la Libia
soddisfa circa il 10% del fabbisogno del nostro Paese.
Ma quale genocidio
La tv di Stato smentisce questa mattina le voci di "massacri" nel
paese anche se dal mondo arabo e dagli Stati Uniti si moltiplicano le
voci di condanna per la sanguinosa repressione del regime del
colonello. "Dicono che vi siano stati massacri in diverse città e
villaggi della Libia. Dobbiamo lottare contro queste menzogne e
semplici
voci che sono gli strumenti di una guerra psicologica" dice il
sottotitolo che viene continuamente trasmesso su banda rossa sulla
televisione Al-Jamahiriya. Queste informazioni, prosegue la scritta
"vogliono distuggere il vostro morale, la vostra
stabilità, le vostre ricchezze".
Basta
Il segretario di Stato Usa Clinton ha intimato al governo libico di
mettere fine al "bagno di sangue" e la repressione libica è condannata
con forza oggi
anche da Hamas e dall'Iran. "Condanniamo con forza la repressione
organizzata dal regime del colonnello Gheddafi contro il proprio
popolo... - dice Hamas -
Il regime ha fatto intervenire l'aviazione contro la folla e noi
invitiamo il popolo palestinese, i musulmani e gli arabi a condannare
questi massacri".

Sulla stessa lunghezza d'onda la repubblica islamica iraniana. "Le
violenze estreme utilizzate contro il popolo libico sono inaccettabili
e noi le condanniamo", ha dichiarato Mehmanparast, portavoce del
ministero degli esteri "Le notizie sui raid aerei compiuti contro
dimostranti e quartieri residenziali e il massacro d' innocenti sono
spiacevoli e sorprendenti, chiediamo alle organizzazioni
internazionali di agire per fermarli".
Stop alle operazioni nei porti mercantili
Sono state sospese le attività nei principali porti mercantili libici
a causa delle violenze nel Paese. Lo riferiscono fonti di società
marittime che operano nel Paese, precisando che si tratta in
particolare dei porti di Tripoli, Bengasi e Misurata.
Condanne internazionali
E mentre la Casa Bianca è tornata a condannare "la spaventosa
violenza", in serata torna a riunirsi il Consiglio di Sicurezza
dell'Onu, a porte aperte, per ascoltare dalla viva voce dei libici che
cosa stia accadendo.
Tripoli esclusa dalle riunioni della Lega Araba
La Lega Araba chiude le porte alla Libia. Tripoli sarà esclusa da
tutte le riunioni dell'organizzazione fino a quando non risponderà
alle richieste dei manifestanti e fino a quando continueranno le
violenze che hanno causato centinaia di morti.
Clinton: no a violenze, rispetto dei diritti umani
Gli Stati Uniti condannano le violenze in Libia e chiedono il rispetto
assoluto dei diritti umani. Lo ha detto il segretario di Stato Usa,
Hillary Clinton.

Gli Stati Uniti - ha detto - "faranno i passi appropriati" per quanto
riguarda la Libia, in accordo con la comunità internazionale, "per far
rispettare i diritti umani" in Libia.

Hillary Clinton ha chiesto una transizione senza violenza verso la
democrazia in Libia.

Ministro dell'Interno libico si unisce ai dimostranti
Il ministro dell'Interno libico Younis al-Obeidi si è dimesso e ha
annunciato il suo sostegno alla "rivoluzione del 17 febbraio". Obeidi
ha infatti esortato l'esercito a sostenere il popoli libico e a
rispondere alle "domande legittime" della gente.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150325
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