LA
STAMPA.IT
24/02/2011 - IL PAESE IN FIAMME
Caos Libia, bombe su Zawia e Tripoli
L'Ue: possibile intervento umanitario
Il Colonnello è asserragliato
in un bunker. Maroni: ormai
è emergenza umanitaria.
Al Arabiya: i morti sono 10 mila.
"Squadra delle morte nelle case"
Bombardamenti senza sosta sui manifestanti a Tripoli e a Zawia. Forze
filo Gheddafi hanno attaccato i ribelli che protestavano vicino alla
città di Misurata. Vi sarebbero molti morti, secondo quando
riferiscono testimoni. Un bagno di sangue nelle strade: il numero dei
morti continua a salire. La Ue, intanto, si tiene pronta ad un
intervento militare umanitario in Libia. Lo riferiscono fonti
diplomatiche a Bruxelles, precisando che si tratta di «un’opzione
possibile». I testimoni oculari lanciano allarmi disperati: «Le
milizie di Gheddafi stanno bombardando Zawia, è una strage, la gente
sta morendo».«E' un massacro, ed è difficile stimare il numero di
morti» ha confermato un ex ufficiale all’emittente Al Arabiya.Il
leader libico Muammar Gheddafi, che a brave dovrebbe fare un discorso
in tv, sarebbe asserragliato con una decina di uomini della sicurezza
a lui fedeli in un bunker sotterraneo della caserma di Bab al Aziziya,
sobborgo meridionale di Tripoli. Lo riferisca la tv panaraba al
Arabiya.
La Libia è un Paese spaccato. Tripoli e le zone intorno alla capitale
sono in mano a Gheddafi, il resto del Paese, Cirenaica in primis, è
ormai controllato dai ribelli. E adesso gli insorti alzano il tiro
annunciando di voler marciare verso la capitale. Furibondi per la
feroce repressione scatenata dal regime nella Libia occidentale, in
larga misura ancora sotto il controllo governativo, i rivoltosi che si
sono impadroniti praticamente di tutta la parte est del Paese, fino
alla frontiera con l’Egitto.
«Il nostro obiettivo è Tripoli. Se non riesce a liberarsi da sola», ha
puntualizzato uno dei leader della protesta, durante un’assemblea
pubblica tenutasi nel Municipio di Beida, terza città libica per
importanza, e presieduta da alcuni generali che hanno disertato per
passare con i dimostranti. Ognuno degli ufficiali è stato applaudito a
lungo non appena ha preso la parola. «Ho lasciato il mio lavoro e sono
venuto a Beida per solidarietà con il mio popolo», ha proclamato per
esempio Salah Mathek, già in forza al comando anti-crimine della
polizia.
Maroni: "Una catastrofe"
Intanto l'emergenza imigrazione spaventa l'Europa. L'Ue teme l'arrivo
di un milione e mezzo di profughi nel Mediterraneo. Dalla Libia può
arrivare un’ondata di immigrazione di «proporzioni catastrofiche» e
l’Europa non può «lasciare l’Italia da sola», ha detto il ministro
dell’ Interno, Roberto Maroni, all’arrivo al Consiglio europeo Affari
Interni a Bruxelles. Il ministro ha parlato di una vera e propria
«emergenza umanitaria» e ha ricordato che «esiste il pericolo Al
Qaida»
L'Alitalia sospende i voli per Tripoli
L’Alitalia ha sospeso i voli di linea con Tripoli. L’Alitalia in una
nota spiega di aver assunto la decisione «a causa dell’aggravarsi
della situazione presso l’aeroporto di Tripoli dove è compromessa la
possibilità per i passeggeri di raggiungere i gate d’imbarco, non
funzionano i collegamenti telefonici interni e internazionali, sono a
rischio le misure di sicurezza e i servizi di handling e di
assistenza. Alitalia, in linea con quanto deciso da altre compagnie
aeree, sospende i voli di linea sulla destinazione fino a che non
saranno ripristinate le necessarie condizioni operative». E la
capitale libica si prepara a quella che potrebbe essere la battaglia
decisiva per il futuro del Paese.
"Squadre della morte stuprano le donne nelle case"
«A seminare il terrore tra la gente in queste ultime ore a Tripoli
sono le ’squadre della morte': uomini assoldati dagli stessi militari,
su ordine del governo, che girano in strada con caschi e vestiti
gialli. Hanno il compito di reprimere le proteste e lo fanno entrando
nelle abitazioni, dove seminano il panico, picchiano gli uomini e
violentano le donne». A riferirlo è il presidente della Comunità del
Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi. «Le "squadre della
mortèe"sono civili ex militari, soprattutto libici, spesso cugini o
conoscenti dei militari che li hanno assoldati», spiega Aodi. «Sono
diverse - aggiunge - le testimonianze di donne che riferiscono degli
stupri».
Anche migliaia di mercenari marciano verso Tripoli
Verso Tripoli, dice il New York Times, migliaia di mercenari africani
sarebbero in marcia per sostenere il regime. Il rais «ha richiamato»
le forze speciali guidate dai figli, segmenti dell’esercito fedeli
alla sua tribù e i loro alleati, mercenari africani addestrati in
questi anni e che hanno probabilmente già combattuto in Sudan, spiega
il quotidiano statunitense. La presenza di queste forze è visibile
nella capitale, dicono i testimoni citati dal Nyt: «Sembra la
Somalia», dozzine di posti di blocco sono stati istituiti sulle strade
principali da mercenari e uomini in borghese. «Chiedono non solo i
documenti, ma anche di dimostrare il proprio sostegno a Gheddafi,
altrimenti sono problemi», ha raccontato un testimone. «I comitati
rivoluzionari (pilastro del regime libico, ndr.) stanno cercando di
uccidere tutti coloro che si oppongono a Gheddafi».
Le zone in mano al Raiss
In Libia il regime di Gheddafi ha comunque ormai perso il controllo
della Cirenaica e di tutte le città delle costa eccetto Tripoli,
mentre prime rivolte si segnalano al sud. Secondo fonti locali,
l'opposizione controlla ormai tutta la zona costiera che va dalla
frontiera egiziana fino ad Adjabiya, passando per Tobruk e Bengasi; ad
al Baida, teatro di alcuni degli scontri più violenti degli ultimi
giorni, numerosi miliziani fedeli a Gheddafi sarebbero stati
giustiziati. La parte orientale del Paese coincide con la Cirenaica,
zona storicamente ribelle al potere del Colonnello. Da qui veniva
anche l'ultimo re della Libia, Idris Al Senussi, deposto dal rais
libico nel 1969.
Appello via sms per una nuova mobilitazione
Il popolo libico sembra non voler abbandonare la lotta. Sempre secondo
il New York Times, infatti, i manifestanti anti-regime starebbero
pianificando una nuova dimostrazione per domani a Tripoli. Il
quotidiano statunitense cita alcuni testimoni locali. «C’è un
messaggio che sta arrivando su tutti i telefoni cellulari e che
annuncia una protesta generale per domani», ha detto un residente
nella capitale libica coperto da anonimato.
Obama: "Oltraggioso e inaccettabile spargimento di sangue"
Nella notte il presidente americano Obama è tornato a condannare le
violenze inaccettabili nel Paese. Barack Obama ha detto che «le
violenze devono finire» e che «violano le norme internazionali e
qualsiasi standard di decenza umana». L'America, ha detto il suo
presidente, sta dalla parte della libertà: «Questo spargimento di
sangue è oltraggioso e inaccettabile. L'intero mondo sta guardando».
Obama, come già era successo durante la rivoluzione in Egitto, ha
spiegato che la rivolta in corso in Medio Oriente nasce dalle
aspirazioni del popolo che «sta chiedendo il rispetto dei più basilari
diritti umani. Il cambiamento non rappresenta necessariamente il
lavoro degli Stati Uniti e di qualche altra potenza estera».
La tv: "I morti sono 10mila"
Quanto al bilancio delle vittime, nuove testimonianze fanno salire il
numero dei morti. Solo a Bengasi, potrebbero esserci stati più di
2.000 vittime, ma la rete satellitare araba Al Arabiyah parla di
10mila morti. Nei dintorni di Tripoli si scavano intanto fosse
comuni.
Al Qaida attacca Gheddafi: "Assassino di innocenti"
Al Qaida, secondo fonti libiche, avrebbe addirittura creato un emirato
islamico a Derna (e in nottata al Qaida nel Maghreb ha dato tutto il
suo "appoggio" alla "rivoluzione"). Il ramo nordafricano di Al Qaida
(Aqmi) si è schierato infatti a fianco dei dimostranti anti-regime e
ha accusato Muammar Gheddafi di essere un «assassino di innocenti». Lo
riferisce il Site, il gruppo di monitoraggio dei siti estremisti
islamici, citando un comunicato dell’Aqmi pubblicato online. «Siamo
addolorati dalla carneficina e dai vili massacri perpetrati
dall’assassino di innocenti Gheddafi - si legge nel testo - contro la
nostra gente e i musulmani disarmati che si sono levati contro la sua
oppressione e la sua tirannia». «Facciamo appello ai musulmani libici
perchè abbiano fermezza e pazienza, e li incitiamo a continuare la
propria battaglia e rivoluzione per cacciare il tiranno criminale»,
aggiunge il comunicato. Intanto, il vice-ministro degli Esteri libico,
Khaled Kaim, ha avvertito che i giornalisti entrati illegalmente in
Libia saranno considerati «come collaboratori di al Qaida e come
fuorilegge».
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/390429/