Iraq, il presidente Talabani non firma la condanna di morte per Tarek
Aziz
Mercoledì 17 Novembre 2010 11:08
di Luigi Nervo
Il presidente iracheno Jalal Talabani non firmerà l'atto di condanna a
morte per Tarek Aziz, il vecchio braccio destro di Saddam Hussein. Il
motivo sarebbe il suo essere "socialista": «Sono dalla parte di Tareq
Aziz perché è un cristiano iracheno – ha detto oggi 17 novembre
Talabani alla tv francese France 24 – e in più è un anziano signore di
oltre 70 anni».
Nella lista delle condanne del "volto presentabile" del regime
baathista di Saddam compare quella a sette anni per la deportazione di
curdi dal nord dell'Iraq. Appare singolare dunque che proprio il
fondatore dell'Unione Patriottica del Kurdistan abbia concesso la
grazia ad uno dei vecchi e temuti nemici, complice nel perpetrare
infamanti crimini contro la sua gente. Talabani dal 1975 ha
organizzato la resistenza armata all'interno dell'Iraq fino alle
stragi del 1987 e 1988 ricordate con il nome di "Anfal". Nel 1991 ha
poi ripreso la rivolta e l'anno successivo ha negoziato un cessate il
fuoco con il regime di Saddam sfruttando i buoni rapporti con Stati
Uniti, Regno Unito, Turchia e Francia.
Forse si tratta di un modo per ingraziarsi le simpatie dei paesi
europei che si sono fermamente opposti alla condanna a morte. La
sentenza era stata emessa lo scorso 26 ottobre. L'ex portavoce
iracheno avrebbe dovuto essere giustiziato per impiccagione. Questa la
condanna per uno dei sette processi per i quali Aziz è imputato,
quello sulla chiusura dei partiti religiosi in Iraq che negli anni
Ottanta ha portato all'uccisione di importanti esponenti sciiti. A
destare preoccupazioni sono ora le reazioni delle milizie sciite che,
opponendosi all'occupazione americana, avevano definito "stato
fantoccio" quello costruito dopo la caduta di Saddam.
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