Libia, Gheddafi: "Non mi dimetto"

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Feb 28, 2011, 5:57:39 AM2/28/11
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Libia, Gheddafi: "Non mi dimetto"
22/2/2011
"Resto il leader fino a sacrificio"
"Non mi dimetto, sono il leader della rivoluzione. Resterò fino al
sacrificio". Lo ha detto Muammar Gheddafi alla televisione di Stato
libica. "L'Italia, allora grande impero, si è trovata sconfitta di
fronte alla Libia - ha aggiunto Gheddafi - io sono un lottatore, ho
sempre lottato per una rivoluzione storica, tutti mi hanno sempre
seguito". "Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte".



"La Libia ha guidato il mondo, non si può interrompere questo percorso
per un pugno di ratti che seguono gli stranieri. Io non lascerò la mia
terra", ha sottolineato il leader libico.

"Io sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato di
questa vittoria si è potuto godere per generazioni''. "Io morirò come
un martire, come mio nonno".

Inoltre "tutte le nazioni africane ci considerano l'America, coloro
che guidano il mondo, e anche le superpotenze hanno una buona
considerazione del nostro Paese".

"Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!", ha gridato il
leader. "Muammar Gheddafi non ha nessun incarico dal quale dimettersi.
Non sono un presidente, sono la guida della Rivoluzione e tale resterò
anche a costo del sacrificio della vita".

Con queste parole si è rivolto alla popolazione per ribadire la sua
intenzione di rimanere alla guida del Paese, nonostante le rivolte.
Gheddafi ha aggiunto che "l'immagine della Libia in questi giorni è
stata distorta dai media, che vogliono umiliarci".

"Ancora non usata la forza, ma lo faremo"
"Non siamo ancora ricorsi alla forza ma lo faremo", ha ha detto
Gheddafi in tv. Il leader libico ha parlato dalla propria abitazione
nel centro di Tripoli che fu bombardata da aerei Usa nel 1986 e poi
trasformata in un una sorta di monumento nazionale. Una sua figlia
adottiva morì nel bombardamento.

"Violenza causate da giovani pagati dall'estero"
Giovani drogati e pagati dall'estero attaccano il regime libico: è
quanto ha sostenuto Gheddafi per cercare di calmare la rivolta
popolare. "I gruppi di giovani, drogati, attaccano le caserme e le
nostre famiglie - ha detto - noi vogliamo la pace in Libia, hanno
approfittato di pace e benessere per attaccare i centri: hanno
bruciato i fascicoli dei loro crimini nei commissariati di polizia".
"Non hanno colpa", ha insistito, "sono giovanissimi che vogliono
imitare quelli di Tunisia ed Egitto, sono malati, infiltrati nelle
città e pagati. I caduti sono tra questi giovani e tra i poliziotti.
Ma chi organizza tutto ciò vive tranquillo all'estero".

"Da Usa e Italia razzi a manifestanti"
Il colonnello ha accusato, nel suo intervento televisivo, anche Usa e
Italia di avere "distribuito ai ragazzi a Bengasi" razzi.

"Pena di morte a chi apre le porte al nemico"
''La pena di morte è prevista per chiunque facilita l'ingresso del
nemico in Libia'', ha detto il leader libico. ''Quel che sta avvenendo
rischia di portare alla guerra civile'', ha aggiunto mentre leggeva il
testo della costituzione.

"Manifestazione in mio favore"
''Chiunque ami Muammar Gheddafi, esca di casa e vada nelle strade. Non
useremo violenza''.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo503914.shtml


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