Catanzaro - Addestravano al terrorismo i tre arrestati in calabria.
Scritto da Felice Ventura Lunedì 31 Gennaio 2011 16:17
Calabria - Catanzaro
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Catanzaro, 31 gennaio 2011 - Gli arrestati sono M'Hamed Garouan, imam
della moschea di Sellia Marina (Cz), di 57 anni; il figlio Brahim
Garouan, 25, entrambi residenti a Sellia Marina; e Younes Dahhaky, 28,
residente a Lamezia Terme (Cz). L'operazione e' stata definita in
codice "Hanein" (Nostalgia, dal nome di un sito islamista). Una quarta
persona, Badreddin Chahir, di 21 anni, pure marocchino, e' stato
arrestato durante le perquisizioni perché trovato in possesso di droga
nel corso di un controllo a carico del padre, coinvolto nell'inchiesta
Video inneggianti alla "Jihad", la guerra santa islamica; manuali
filmati per il confezionamento di armi, come le micidiali cinture
esplosive usate dai kamikaze musulmani in Medio Oriente; istruzioni su
come un cecchino possa colpire un soldato o come un commando possa
fare esplodere un convoglio militare. Era una vera e propria "palestra
di terrorismo virtuale", secondo la definizione del procuratore capo
di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, quella scoperta dalla Polizia
di Stato di Catanzaro, che, stamani, ha arrestato tre persone con le
accuse di addestramento alle azioni violente con finalità di
terrorismo; radicalizzazione e proselitismo nei confronti di
appartenenti alle comunità islamiche. Reati introdotti di recente nel
codice penale italiano, sull'onda dell'emergenza attentati registrata
a livello internazionale. Durante l'esecuzione dei provvedimenti e nel
corso delle indagini, avviate nel 2007, e' stato precisato, non sono
state trovate armi ne' progetti riguardanti obiettivi da colpire sul
territorio nazionale, ma, come ha spiegato il questore di Catanzaro
Vincenzo Roca, "nel momento in cui si passa dalla semina dell'odio
alle istruzioni specifiche per un attentato, si passa all'azione
concreta. L'addestramento al terrorismo - ha spiegato il questore - e'
un reato contestabile non solo a chi addestra ma anche a chi si
sottopone a tale addestramento". Si tratta di contestazioni entro le
quali gli inquirenti hanno dovuto muoversi con estrema cautela, in
quanto, ha spiegato il procuratore aggiunto di Catanzaro Giuseppe
Borrelli, "c'e' il rischio di perseguire la libera espressione del
pensiero o convincimenti religiosi, principi tutelati dalla
Costituzione. A nel provvedimento restrittivo - ha aggiunto - sono
stati perseguiti atteggiamenti che esulano dal diritto. Vengono
sanzionate attività che avrebbero potuto concretizzarsi nel
proselitismo in attività terroristiche come il compimento di attentati
suicidi. On line venivano diffuse istruzioni precise su come compiere
queste azioni". Nella periferica Calabria, dunque, gli inquirenti
hanno scoperto una cellula di terrorismo informatico. "Questo - ha
detto il magistrato - ci ha meravigliato ma fino ad un certo punto,
perché dove c'e' una presenza islamica e' facile imbattersi in
ambienti di questo tipo". Al centro dell'inchiesta la moschea di
Sellia Marina, un centro della fascia ionica catanzarese prossimo al
capoluogo. E' qui che, secondo gli uomini della Digos diretti da
Marinella Giordano, l'Imam M'hamed Garouan, 57 anni, marocchino,
pronunciava i suoi sermoni violenti, inneggianti al martirio ed ai
principi dell'Islam piu' radicale. Poi, grazie all'abilita'
informatica del figlio, Brahim, di 25 anni, le predicazioni estremiste
finivano su internet, accompagnate da scene di attentati compiuti in
medio Oriente o di vere e proprie esecuzioni capitali. Gli inquirenti
hanno intercettato, osservato, sorvegliato i luoghi frequentati
dall'imam e dal suo entourage. Ben 300 sono i Cd sequestrati a Garouan
ed ai suoi complici, inneggianti ad Al Qaeda ed a personaggi cardine
del terrorismo musulmano, come Osama Bin Laden. Tra gli arrestati
anche Younes Garouan, ventottenne marocchino residente a Lamezia
Terme. Altre 9 persone, (otto residenti in Calabria, uno in provincia
di Ravenna) sottoposte a perquisizione domiciliare, risultano
indagate. Di una quarta persona era stato chiesto l'arresto, ma il Gip
non ha concesso alla Procura il provvedimento. Fra le istruzioni
divulgate, a che i sistemi informatici capaci di scatenare una "guerra
santa elettronica", attraverso software capace di attaccare i sistemi
telematici di un paese industrializzato. Il materiale informatico ed i
video divulgati venivano scaricati da siti islamisti e poi diffusi
attraverso un computer. "Nel mirino del gruppo - ha spiegato il
Procuratore Lombardo - non c'erano solo gli eserciti occidentali
presenti in medio oriente, ma anche esponenti dello stesso Islam per
il semplice fatto di essere identificati come "moderati"". I temi
della propaganda erano quelli tipici dell'estremismo musulmano, come
la necessità dei martirio contro gli "infedeli" per guadagnare il
Paradiso. Tutte "lezioni" teoriche ed inni alle imprese dei guerrieri
mujaedin, "Ma il passo dalla teoria alla pratica - ha detto il
questore Roca - e' assai breve". "Spero che Allah mi dia la
possibilità di morire da martire". A parlare così è uno dei tre
marocchini arrestati. L'uomo, Younes Dahhaki, di 28 anni, parla con un
altro indagato che gli dice "anche a te ti arrestano, ti
perquisiscono. Ti metti quella cintura" e per farlo, annotano gli
investigatori, usa il termine arabo "hizam", utilizzato generalmente
per la cintura esplosiva e non il termine marocchino "samta", usato
invece per la cintura dei pantaloni. Nonostante il tenore della
conversazione, dall'inchiesta, avviata dalla Procura di Catanzaro nel
2007 su segnalazione del Comitato centrale antiterrorismo e degli
esperti dei servizi segreti dell'Aisi, non sono emersi progetti di
attentati, ma un'attività di proselitismo portata avanti, oltre che da
Dahhaki, abitante a Lamezia Terme, soprattutto da M'hamed Garouan, di
57 annni, Imam della comunità islamica di Sellia Marina, un comune
sulla costa ionica catanzarese, e dal figlio, Brahim, di 25 anni. Era
soprattutto quest'ultimo, grazie alle sue conoscenze informatiche, a
scaricare da siti web inneggianti alla jiahad totale ed al
fondamentalismo islamico le istruzioni per l'uso delle armi che poi
venivano diffuse anche con i sermoni dell'Imam nella moschea. Ad
illustrare i dettagli dell'operazione sono stati il procuratore della
Repubblica Vincenzo Antonio Lombardo, l'aggiunto Giuseppe Borrelli, il
questore Vincenzo Roca, il dirigente della Digos, Marinella Giordano,
ed il responsabile della sezione investigazioni informatiche della
polizia postale di Roma, Antonello Novellino.
http://www.italiah24.it/regioni/calabria/catanzaro/5152-catanzaro-addestravano-al-terrorismo-i-tre-arrestati-in-calabria.html
Calabria (03/02/2011) Torna Indietro
Arresti per terrorismo, due indagati non rispondono al giudice
Catanzaro Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere due dei tre
uomini residenti nel catanzarese finiti in carcere due giorni fa con
le accuse di svolgere attività di terrorismo internazionale. Brahim
Garouan, 25 anni, residente a Sellia Marina, e Younes Dahhaky, 28,
residente a Lamezia Terme, hanno scelto il silenzio ieri mattina
davanti al giudice distrettuale per le indagini preliminari di
Catanzaro, Emma Sonni, che ha firmato l'ordinanza di custodia
cautelare a loro carico, e davanti al quale sono comparsi per
l'interrogatorio di garanzia. È stato rinviato a questa mattina,
invece, l'interrogatorio di M'Hamed Garouan, imam della moschea di
Sellia Marina, padre di Brahim, per il quale si è resa necessaria la
presenza di un interprete. Per gli altri due indagati i difensori, gli
avvocati Enzo Galeota e Vittorio Platì, non hanno ancora avanzato
alcuna istanza di scarcerazione al gip, ma, con ogni probabilità,
secondo quanto si è appreso, ricorreranno al Tribunale del Riesame.
I tre uomini, tutti di nazionalità marocchina, sono finiti in manette
nell'ambito dell'inchiesta battezzata «Nostalgia» ("Hanein», come il
nome di un sito islamista visitato dai sospettati), che ha visto gli
uomini della Digos effettuare perquisizioni anche a carico di altre
nove persone indagate. Le accuse formulate dai sostituti procuratori
della Repubblica titolari del caso, Elio Romano e Carlo Villani,
parlano di presunte attività di addestramento alle azioni violente con
finalità di terrorismo, radicalizzazione e proselitismo nei confronti
di appartenenti alle comunità islamiche, poichè i tre marocchini,
secondo gli inquirenti, utilizzavano la rete Internet per procacciarsi
e diffondere documenti multimediali riguardanti l'uso di armi ed
esplosivi, e software per il sabotaggio dei sistemi informatici.
Al centro dell'inchiesta – condotta dagli investigatori della Polizia
di Stato e della Digos di Catanzaro e del Servizio di Polizia postale
e delle comunicazioni di Roma e del Compartimento per la Calabria -
c'è la moschea di Sellia Marina, centro della fascia jonica a due
passi dal capoluogo. È qui che, secondo gli uomini della Digos diretti
da Marinella Giordano, l'imam M'hamed Garouan avrebbe pronunciato i
suoi sermoni violenti, inneggianti al martirio ed ai principi
dell'Islam più radicale. Grazie all'abilità informatica del figlio
Brahim, i due si sarebbero trovati al centro di un vorticoso sistema
di acquisizione, rielaborazione e diffusione di predicazioni
estremiste su Internet, accompagnate da scene di attentati o di
esecuzioni capitali. Brahim Garouan, secondo gli inquirenti, avrebbe
reperito in rete anche istruzioni su come porre in essere la
cosiddetta "jihad elettronica", attraverso l'uso di programmi
informatici che consentono di monitorare e distruggere siti web
ebraici ma anche islamici ritenuti moderati, «con tecniche –
sottolineano gli inquirenti – spesso utilizzate in passato anche
contro siti web istituzionali, idonee per il compimento di atti di
violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali con
modalità di terrorismo». Veri e propri manuali, dunque, per una
"guerra santa" da combattere sul web. E via, dunque, con i consigli
per criptare le conversazioni, gli accorgimenti per i telefonini
cellulari e i sistemi per nascondere testi segreti all'interno
d'immagini digitali.
La diffusione di concetti estremisti non sarebbe avvenuta solo via
Internet: gli inquirenti hanno sequestrato 600 cd vergini nei quali
sono convinti dovessero essere masterizzati contenuti inneggianti alla
"guerra santa" e considerano la macelleria gestita da Dahhaky uno dei
luoghi selezionati per la distribuzione. L'imam M'hamed viene
descritto come una sorta di capo carismatico: fra l'altro è stato
intercettato a bordo della sua auto mentre ascoltava le preghiere di
Mohamed Fizazi, definito «noto terrorista legato ad Al Qaeda di Osama
Bin Laden, nonché soggetto verosimilmente coinvolto nei fatti dell'11
settembre 2001». Prediche spesso violente quelle di Garouan, in alcune
occasioni non condivise da una parte della comunità locale. Agli atti
degli inquirenti ci sarebbero discorsi «nei quali l'indagato si spinge
fino ad incitare i confratelli alla disobbedienza nei confronti di
tutti coloro che non sono dei "veri musulmani" e ad esortarli ad
intraprendere una lotta globale contro i veri nemici, cioè i
miscredenti, "sì da diventare soldati di Allah per guadagnarsi il
paradiso nell'aldilà"».
L'imam sarebbe stato particolarmente attento ai controlli, tanto da
non andare più in moschea per la preghiera della sera e dell'alba ma
solo per la predica del veneredì e la lezione del lunedì.(g.m.)
http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=17547&Edizione=6&A=20110203