CINEMA: RADIOVATICANA PROMUOVE lL FILM DISSACRANTE "LA PASSIONE" DI MAZZACURATI

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CENTRO ANTI-BLASFEMIA

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Sep 7, 2010, 1:28:38 PM9/7/10
to CENTRO CULTURALE CRISTIANO
CENTRO ANTI-BLASFEMIA

LA PASSIONE DISSACRANTE E COMICA DI MAZZACURATI

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Considerazioni sul film " La Passione" del regista Carlo Mazzacurati.
Vediamo che il regista Mazzacurati, ha fatto questo film ispirandosi
ad un avvenimento accadutogli a lui personalmente.
Mazzacurati dichiara che si tratta di una Passione Laica, infatti non
può essere religiosa, visto che si prende gioco della
figura di Cristo, facendolo diventare grasso e ridicolo;Ecco cosa dice
Mazzacurati:

"L'idea di un Cristo grande e grosso mi sembrava toccante, va oltre la
versione statuaria che siamo abituati a vedere."

Un Gesù che fa ridere, con scenette comiche; Ecco cosa dice Giuseppe
Battiston:
C'è un punto nodale nel film, quando Gesù cade perché ha rotto la
sedia dove era seduto, il pubblico lo deride e Jonatan dice "Se non vi
piace andate a casa".


Quindi si tratta di un film dissacrante ed offensivo verso Gesù e i
fedeli cristiani.
Comunque chi non crede è libero di fare film contro Gesù, ma i
cristiani se accettano film dissacranti sono ipocriti peccatori,
rinnegando la loro fede e il rispetto verso il Signore.
Ecco che la Chiesa Cattolica accetta questo film dissacrante di Carlo
Mazzacurati.
Quindi la chiesa cattolica è falsa!

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RADIOVATICANA PROMUOVE lL FILM DISSACRANTE "LA PASSIONE" DI
MAZZACURATI

Ecco l'articolo:



"La Passione" di Mazzacurati al Festival di Venezia


◊ In concorso a Venezia oggi è atteso il secondo titolo italiano,
“La Passione” di Carlo Mazzacurati: nell’allestire in Toscana una
Sacra Rappresentazione, il coinvolgimento di un regista in crisi e di
un intero paese porterà a esiti inaspettati. Con i toni della commedia
e nel rispetto del tema, un film che fa sorridere e riflettere. Il
servizio di Luca Pellegrini:

Sotto una pioggia battente, in croce è salito un altro “povero
Cristo”. Non risponde all’iconografia tradizionale, prima di tutto per
i numerosi chili che ha addosso. Sta recitando, suo malgrado. E’ un ex-
carcerato che ha un cuore grande come quello di Gesù. La gente, che
prima assisteva muta e composta e partecipe, alle prime gocce urla e,
nel parapiglia, se ne va. Abbandona la scena. Dimentica presto.
Soltanto un’emozione di superficie. Dentro, rimane il nulla. E’ la
solita storia: chi è inchiodato, non può scappare. E chi è libero, fa
una scelta. Solitamente è la più comoda e conveniente. Ma Silvio
Orlando, nella parte, perfetta per lui che è un grande attore “semi-
comico”, di un regista in perenne crisi e che a prestare l’arte sua
per quella sacra rappresentazione nel paesello toscano ci è stato
costretto, no, lui non se ne va, come pochi altri. Guarda il
crocefisso, guarda fisso negli occhi Giuseppe Battiston. Che cosa
capisce in quel dialogo silenzioso di se stesso, dei propri fallimenti
e della propria vita? Lo abbiamo chiesto al regista, Carlo
Mazzacurati.

“Penso che il cinema debba, in parte, dire attraverso i dialoghi ed in
parte rimanere silenzioso. Quei vuoti ognuno li deve riempire con i
propri pensieri. Quello che succede a lui in quel momento, è come se
questa cosa improvvisa, che è arrivata, inattesa, cioè la forza di
quello che sta succedendo, gli riconsegnasse qualcosa che lui, nel
profondo, sente di aver perso: la capacità d’invenzione,
d’ispirazione. Come se questa quasi epifania, per certi aspetti, si
ricongiungesse con la metà di se stesso perduta. Tant’è che alla fine,
lui, ha di nuovo il coraggio d’inventare”.

E’ un film particolare, dunque, “La Passione” e, in fondo, ha del
coraggioso: osa trattare un tema così importante e delicato e serio –
la tragedia di un Dio deriso e inchiodato sul legno – attraverso una
finzione che guarda più alla commedia che al dramma. La anomalia sta
tutta nel racconto: quel regista pasticcione e in perenne fuga, dopo
aver combinato un guaio e rovinato un affresco prezioso di quel paese
dove è proprietario di un appartamento, si trova messo dinanzi a una
scelta: o ripristinare la tradizione della sacra rappresentazione o
venir denunciato. Sceglie la prima opzione e lentamente coinvolge
tutto il paese e i suoi estroversi abitanti nella recita, ma
soprattutto si fa coinvolgere. Un film a suo modo sapiente, un film
delicato che nella sua apparente semplicità si fa vicino alla gente e
alla vita di tutti i giorni, a persone che sono esposte più di altre
alle difficoltà quotidiane ma che, nel partecipare a quella sacra
tradizione di teatro popolare, ritrovano un ruolo, uno scopo, un
rapporto, un futuro. E’ la ricerca di molti. Mazzacurati indica, molto
sinceramente, una via.


4-09 2010


http://www.radiovaticana.org/radiogiornale/ore14/2010/settembre/10_09_04.htm#Art_420116



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https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home/radiovaticana-promuove-ll-film-dissacrate-la-passione-di-mazzacurati


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