CINEMA: IO SONO CON TE/ IL FILM SULLA MADONNA CHE "DIMENTICA" IL SACRO

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CENTRO ANTI-BLASFEMIA

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Nov 19, 2010, 8:48:28 PM11/19/10
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IO SONO CON TE/ IL FILM SULLA MADONNA CHE "DIMENTICA" IL SACRO

12 Novembre 2010

In tempi di contrapposizione, spesso feroce, tra fede e laicità il
cinema sembra andare controcorrente dimostrando un’attenzione positiva
inedita per figure esplicitamente legate alla fede cristiana. Dopo il
caso del francese Uomini di Dio, premiato al festival di Cannes,
arriva una pellicola italiana a parlare della Madre del Salvatore e
della Chiesa. Non si fatica a credere alla sincera ispirazione e alla
buona fede di Guido Chiesa, cineasta e documentarista alle prese con
la vicenda di una madre assolutamente speciale, Maria di Nazareth, di
cui subisce il fascino senza tempo. Da non credente Chiesa ha
dichiarato di accostarsi a questa figura storica con interesse e
rispetto, cogliendo la portata straordinaria di una donna in cui per
la prima volta una religione, il Cristianesimo, vede il principio
della salvezza. Questo approccio positivo non impedisce di rimanere un
po’ delusi di fronte ad una pellicola che, se pure offre momenti e
intuizioni suggestivi, manca però del senso del sacro che ci
aspetteremmo da un film dedicato a questo tema ed esaurisce
l’eccezionalità di Gesù nelle pur straordinarie doti pedagogiche della
sua genitrice. Maria sembra, infatti, una sorta di pedagogista
montessoriana ante litteram che, fidando sul suo legame con la natura,
che osserva spesso e con attenzione, si mette di traverso alla cultura
ebraica del tempo, maschilista, legalista e violenta. Significativa,
anche perché in aperta contraddizione con il dettato evangelico cui
invece Chiesa dice di essersi sostanzialmente attenuto, è la strenua
opposizione alla circoncisione (in pratica il viaggio a Betlemme e il
parto nella grotta sono passi di un piano della stessa Maria per
sottrarsi al controllo di famiglia e società nei primi giorni di vita
del bambino), vista come atto di violenza primario sul bambino,
destinato a segnarlo per sempre. Liberando Gesù da questa esperienza
traumatica e lasciandolo libero di spiegare la sua natura (che non
sembra tuttavia avere nulla di particolarmente divino, come
riconoscono anche i magi, qui sorta di sapienti poco pratici alla
ricerca di un Messia attraverso test da psicologia contemporanea),
Maria pone le basi (e forse anche qualcosa di più) dell’uomo che sarà.
Se è apprezzabile la valorizzazione della libertà “creativa” di Maria
nella storia della salvezza, capace di superare il legalismo fatto di
mille divieti della religione ebraica dell’epoca in nome dell’amore
per l’altro, sembra strano che in un contesto che pure si vuole
storicamente ricostruito, manchi del tutto la sottolineatura
dell’attesa messianica che illuminava anche l’altrimenti sterile
formalismo di un certo ebraismo. È questa un’assenza, ci perdoni il
pur informato regista, molto poco storicamente attendibile, ma assai
significativa in una prospettiva in cui Gesù è necessario al massimo
come diffusore maschile di una sapienza totalmente femminile e un po’
sciamanica, che vive il rapporto con Dio in uno spiritualismo
naturalistico e personale che nulla ha della dimensione di popolo
della religione ebraica. Se davvero tutto l’insegnamento di Gesù si
può ricondurre a questi primi attimi, giorni e anni accanto a cotanta
madre non si capisce perché poi il Cristo si sia dato la pena di
parlare agli uomini dell’amore paterno di Dio né di sacrificarsi sulla
croce per la Redenzione dell’umanità. Difficile arrivarci da qui anche
a causa della debolezza della figura di Giuseppe, sempre un po’
passivo e in secondo piano, ora oppresso dai fratelli – rigidi padri
padroni – ora superato “a sinistra” dalla sua sposa poco più che
bambina, mai comunque parte di un processo educativo che di fatto lo
esclude. Quella Maria che “medita nel suo cuore” il miracolo
dispiegarsi della volontà di Dio nel suo ventre prima e nel mondo poi,
così come ce la racconta San Luca (l’evangelista storiografo
d’ispirazione tucididea, anche qui evocato nel finale, che ebbe
proprio nella Madonna la sua prima testimone oculare) si trasforma in
un’adolescente sempre sorridente (anche troppo) e testarda, il cui
credo di “non violenza” ha qualcosa di davvero troppo moderno e
riduttivo rispetto alla figura dei vangeli e della tradizione
cristiana. E umano “troppo umano” appare questo Gesù bambino e
ragazzino (non è un caso che dopo il salto temporale la telecamera
vaghi tra i volti di bambini che tutti potrebbero essere il futuro
Messia), capace di accostarsi ad un indemoniato respinto dalla società
e di contestare in sinagoga il rabbino e pronto a restare sconvolto
dal sangue dei sacrifici del Tempio. Solamente un po’ ridicoli invece
i Magi, nella versione di Chiesa un gruppo di sapenti orientali alla
corte di Erode a fare esprimenti di intelligenza a metà tra il test
psicologico e le prove di riconoscimento del Dalai Lama nei dintorni
di Nazareth. La loro discussione (in un greco antico che suona un po’
surreale) è l’ennesima didascalica articolazione della tesi suggestiva
quanto poco ragionevole (nel senso di inadeguata a cogliere tutti i
fattori in gioco) del film di Chiesa. Di cui non si può non apprezzare
l’impeto sincero e il rispetto per il proprio oggetto, ma a cui non si
può fare a meno di imputare per lo meno un certo difetto di esperienza
che finisce per rendere elusivo un oggetto che lui pure percepisce
così terreno. - Laura Cotta Ramosino - ilsussidiario -


http://blog.libero.it/Rober5/9500560.html
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