La campagna "La Rai ai cittadini" propone la sua riforma per garantire un bene pubblico - Per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione questa riforma non può prescindere da una netta e chiara separazione, definita per legge, tra l'esercizio del potere politico e la proprietà o la capacità di influenzare i media. E' altresì necessario fissare limiti di concentrazione che un'unica società dei media sia autorizzata a controllare in uno o più mercati rilevanti.
"Questo è il metodo MoveOn, un movimento nato anche per unire le sparpagliate forze progressiste italiane, ma il principio che li attraversa tutti è uno solo: quello dei beni comuni. Un principio ormai acquisito per i 27 milioni di elettori che votarono contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum dell'anno scorso."
Unire la coalizione progressista innovatrice per le prossime elezioni attraverso proposte e programmi dei cittadini che diano senso alla politica del bene comune
anche per non trovarsi di nuovo nella follia dei progressisti divisi in Parlamento e nelle proposte.
Manca solo l'adesione di Bersani alla proposta di riforma La Rai ai Cittadini in 5 punti, Vendola e Di Pietro si sono dichiarati favorevoli.
E’ vero che Monti è stato redarguito dallo stato maggiore del Pdl, e in particolare da Gasparri, diventato, nel suo piccolo, celebre nel mondo proprio per la pessima legge che porta il suo nome. Il PdL ha ripetutamente messo in guardia il governo contro qualsiasi tentativo di alterare gli equilibri politici che reggono il governo della Rai. In un incontro ufficiale con Monti il 7 marzo a Palazzo Chigi, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, deve avere approfondito il concetto. Una Rai riformata — pubblica o privata che sia — costituirebbe un vero concorrente, e dunque un pericolo per Mediaset, colpita dalla crisi e con i ricavi in calo.
Da quel giorno non si muove foglia. Più che una tregua, sembra uno stallo, ora che Bersani e Di Pietro hanno ribadito che non parteciparono all’elezione di un nuovo Cda Rai con le attuali regole spartitorie della Gasparri. Per esperienza sappiamo che in sede politica l’uscita rischia di essere cercata al ribasso. Questo, dunque, è il momento per chi crede nella tutela di un vero servizio pubblico di farsi sentire, chiedendo alto e forte una riforma che restituisca la Raiai cittadini. Ed è infatti l’ambizioso obiettivo del MoveOn Italia.
Il MoveOn denuncia da tempo le degenerazioni di una TV pubblica occupata dai partiti ed umiliata per anni da un conflitto di interessi senza uguali al mondo. Ma l’intento è sempre stato propositivo: come riconquistare un bene pubblico, qual è l’informazione. Il percorso è avviato, il MoveOn ha aperto una discussione, raccogliendo le idee e maturando una proposta alternativa e credibile. Come dice Marco Quaranta, il primo animatore del MoveOn di Roma: “I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!” Marco ricorda che “il MoveOn americano spinse e fece approvare al Parlamento USA la riforma sanitaria, noi in Italia spingiamo la riforma della TV pubblica”.
La proposta per la riforma della Rai, “5 punti per tutelare un bene pubblico”, è stata presentata il 23 marzo alla Città dell’Altra Economia di Roma. Le fonti sono varie, perché questo è il metodo MoveOn, un movimento nato per unire le sparpagliate forze progressiste italiane, ma il principio che li attraversa tutti è uno solo: quello dei beni comuni. Un principio ormai acquisito per i 27 milioni di elettori che votarono contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum di luglio scorso.
Al primo punto, per risolvere l’anomalia che vede la quasi – totalità delle azioni Rai in mano al Tesoro, si è scelto il modello tedesco, dove la proprietà delle società della TV pubblica è conferita ad una fondazione di diritto pubblico.
Il secondo punto affronta un problema storico della Rai, che la legge Gasparri ha solo portato alle estreme conseguenze: la mano lunga della politica sul servizio pubblico, il prevalere delle clientele sulle capacità professionali. Bisogna dunque trovare una fonte di nomina per gli organi direttivi della Rai che ne garantisca indipendenza ed autorevolezza. Il MoveOn propone la costituzione di un corpo intermedio, un ‘Consiglio nazionale per le comunicazioni audiovisive’, i cui membri sono nominati in maggioranza dalla società civile – in primis dagli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un’azienda che finanziano tramite il canone, che eleggono direttamente una parte dei componenti. Gli altri sono nominati dai rappresentati del settore, come sindacati, artisti, autori e fornitori di contenuti. I rimanenti membri verrebbero nominati dal Parlamento e dagli enti locali.
Questa proposta riprende, in parte, quella che avevo lanciato insieme a Sabina Guzzanti, con il sostegno di Marco Travaglio e moltissime personalità del mondo del giornalismo, della cultura e dello spettacolo; la proposta è stata ripresentata in Parlamento da Beppe Giulietti in questa legislatura. L’idea del coinvolgimento degli utenti è di Roberto Zaccaria, costituzionalista, ex-presidente della Rai ed oggi deputato del PD, che l’ha formulata in un disegno di legge depositato l’anno scorso. Il richiamo – molto suggestivo – è all’articolo 43 della Costituzione, che prevede la possibilità di dare in gestione agli utenti beni pubblici essenziali. L ‘obiettivo è sempre lo stesso: liberare il servizio pubblico dal controllo strumentale della politica.
Come previsto dai due disegni di legge, al punto tre il MoveOn propone che sia questo ‘Consiglio’ intermedio, e non più, direttamente, Parlamento e governo, a nominare i 5 (non più 9) membri del CdA Rai, i quali sarebbero selezionati sulla base dei loro curricula, secondo criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell’AGCOM, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell’indipendenza e del massimo di qualificazione (punto 4). Il punto 5 guarda ai media del servizio pubblico del futuro, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico. Rispondendo così ad un esigenza di trasparenza e di partecipazione fin qui ignorata.
E’ una proposta pronta da sottoporre al futuro Parlamento, ma utile anche per oggi. In primo luogo per stanare i rappresentanti dei partiti (ormai quasi tutti) che dichiarano di volere liberare la Rai dal controllo della politica, ma che rimangono un po’ sul vago su come meglio raggiungere questo obiettivo. Meglio ancora, il punto 3 della nostra proposta — dico nostra, perché sono stata coinvolta dal MoveOn anch’io — sta per essere sperimentata, per così dire, con l’annunciata auto candidatura di Michele Santoro a direttore generale della Rai, con Carlo Freccero candidato presidente. La sfida alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai avverrà con la presentazione dei propri curricula, insieme ad un progetto programmatico perla Rai.Comedice Santoro: “Lo dovrebbero fare tutti, le nomine dovrebbero essere volontarie e trasparenti.”
Trasparenza e partecipazione sono due esigenze che il governo e i partiti che si dichiarano progressisti non possono più ignorare. Lo ricorda Nicola D’Angelo, consigliere uscente delll’AGCOM, in un post sul suo blog dopo avere partecipato alla discussione sulla riforma della Rai promossa da MoveOn il 23 marzo: “Questa iniziativa da il segno di come sia ormai inconcepibile che alcune scelte di fondo della nostra democrazia, come quelle in materia di informazione, possano continuare ad essere assunte senza considerare ciò che pensano i cittadini. Oggi esistono gli strumenti tecnologici per rendere effettivo un esercizio più orizzontale del potere, soprattutto quando si esercita su beni comuni. Di questo la politica e le istituzioni devono prendere atto, pena uno scollamento sempre più forte tra chi decide e il mondo che gli sta intorno.”
La spinta del MoveOn è solo iniziata.
Intervista a Paolo Gentiloni
http://www.youtube.com/watch?v=WETyF-7Qdcg
Intervista a Marco Pierani
http://www.youtube.com/watch?v=NoivsvxY2xw
Manifestazione IndigneRAI del 4 maggio 2012
http://www.youtube.com/watch?v=DJZcdzONs78
Conferenza stampa Open Media Coalition
“Vogliamo trasparenza” – 2 maggio 2012, Camera dei Deputati
http://www.youtube.com/watch?v=CSzjz631Qfg
