Winner of the Golden Lion at the 1959 Venice Film Festival, directed by Roberto Rossellini and featuring world cinema icon Vittoria de Sica (The Bicycle Thief), IL GENERALE DELLA ROVERE is a film based on the true story of Emanuele Bardone, who, during the height of WWII, exploits his fellow Italians by telling them that he will find their missing loved ones in exchange for money. When he attempts to save a man who had already been executed, he is turned over by the man's wife and is forced to become a spy in the Nazi prison for one of the German commanders, Colonel Mueller (Hannes Messemer). Under the false identity of Generale della Rovere, he is ordered to bring the Italian resistance fighters among the prisoners out into the open. As the fake general slowly makes friends with these men, he becomes a leader of sorts, which causes him to realign his moral code and to come to terms with his past life.
Eventually he gets busted. Bardone makes the mistake of coming to a particular woman and telling her that he's prevented her husband's deportation, only for the woman to tell him her husband was shot. Bardone is arrested for bribery.
Meanwhile, an anti-fascist Italian officer, one General della Rovere, tries to infiltrate enemy lines only to be almost immediately caught and shot by the Germans manning a roadblock. SS Col. Mller, head of the German garrison in Genoa, hits on an idea. He will have Emanuele Bardone impersonate the general! Bardone will be put in a jail for political prisoners, and, while posing as the general, will glean intelligence which he will share with Col. Mller.
General della Rovere (Italian: Il generale Della Rovere) is a 1959 Italian film directed by Roberto Rossellini. The film is based on a novel by Indro Montanelli which was in turn based on a true story.
Genova, autunno 1944. Sotto la Repubblica Sociale Italiana, Emanuele Bardone un truffatore campano con piccoli traffici e che si fa passare per ingegnere o colonnello Grimaldi: un amante del gioco d'azzardo e delle donne. Una mattina presto, rientrando a casa, viene fermato da un colonnello tedesco, Mller, che ha forato lo pneumatico dell'auto con chiodi messi dai partigiani. Bardone indica all'autista dell'ufficiale un meccanico vicino a cui rivolgersi. Hanno cos modo di conversare e scambiarsi qualche parola sui tempi correnti e la guerra, ripromettendosi di rivedersi.
Con la complicit di Walter, un sottufficiale tedesco della Wehrmacht, Bardone estorce denaro ai familiari dei detenuti politici, millantando conoscenze influenti presso le autorit occupanti tedesche e promettendo, in cambio di soldi da usare come tangenti per corrompere qualche funzionario, l'interessamento di questi per una favorevole soluzione dei casi dei loro congiunti, la liberazione o una pena minore. Tale attivit illecita gli serve per procurarsi il denaro per il gioco d'azzardo, le cui continue perdite lo divorano. Ricorre allora a Valeria, una ballerina con la quale vive, che sfrutta per avere prestiti oppure oggetti da impegnare, ma ormai anche lei non si fida pi. Nei pacchi destinati ai detenuti, che gli lasciano i familiari dei perseguitati, c' spesso il salame, allora considerato una leccornia, che ormai detesta. Lascia conti insoluti nei ristoranti. Olga, un'altra donna che lo ha molto amato e che stata da lui raggirata con le solite promesse, rimanendone amareggiata, aiuta comunque Bardone, dandogli i suoi risparmi.
La realt carceraria, e quella della Resistenza, con cui il truffatore viene a contatto, lo porta lentamente a riconsiderare i valori della dignit, del coraggio e del patriottismo. Gradualmente, egli finisce non solo a interpretare Della Rovere, perdendo la propria identit, ma a infondere coraggio e speranza agli altri prigionieri. Egli rimane profondamente colpito dalla morte di Aristide Banchelli, un partigiano a cui egli passa di nascosto un biglietto scritto. Scoperto, Banchelli viene torturato ma, timoroso di tradirsi sotto nuove coercizioni, arriva a suicidarsi. Anche il falso generale viene torturato, in modo da farlo passare nel braccio da eroe.
Infine, una notte, dopo una retata a Milano che ha portato alla cattura di civili e alcuni partigiani, il falso generale viene mandato a passare la notte nella stanza dove si trovano una ventina di uomini in attesa di esser fucilati per rappresaglia, a seguito dell'uccisione del federale di Milano. Tra questi uomini, i tedeschi sanno con certezza che c' anche "Fabrizio", un capo della Resistenza, a cui la Gestapo d la caccia, e al quale non ancora riuscita a dare un nome. Il colonnello Mller gli chiede di scoprire chi sia Fabrizio tra quelli.
"Fabrizio" si presenta infatti a colui che crede essere il generale Della Rovere: ora Bardone dispone dell'informazione che gli garantirebbe, secondo le promesse del colonnello Mller, la libert, oltre a un premio in denaro (1 milione di lire) e a un salvacondotto per la Svizzera. Ma, quando Mller gli chiede di rivelargli il suo nome, egli rinuncia a fare la spia, preferendo condividere la sorte degli uomini che stanno andando a morire piuttosto che tradire colui che, a rischio della vita, combatte nobilmente per la libert di tutti. Riscattando in questo modo una vita fatta di umana miseria, Bardone si presenta con dignit al plotone d'esecuzione e muore insieme con altri dieci uomini, tra cui alcuni ebrei, dopo aver pregato Mller di far pervenire alla moglie del vero generale un biglietto di commiato. Rivolge ai suoi compagni l'esortazione ad affidare i loro estremi pensieri alle proprie famiglie, al re e alla patria: cade dopo avere gridato "Viva l'Italia!" Avendo assistito all'esecuzione, quando un altro militare tedesco fa notare al colonnello Mller, l presente, che hanno fucilato per errore un uomo in pi, egli riconosce di avere sbagliato, cio intendendo, rivolto a s stesso, di aver sbagliato nel giudicare il carattere dell'italiano.
Dopo la trilogia sulla guerra conclusasi nel 1948 con Germania anno zero, Roberto Rossellini con questo film e con il successivo Era notte a Roma torna ai temi bellici e resistenziali; Rossellini aveva da poco concluso il film India e si era gi recato in Brasile, nell'agosto 1958, col proposito di verificare le condizioni per la realizzazione di un film tratto da Geografia della fame dell'etnologo brasiliano Josu de Castro. "[...] Vorrei continuare ci che ho iniziato con India: scoprire gli esseri e le cose cos come sono, nella loro estrema semplicit."[2]
Rossellini viveva allora a Parigi (dove lo aveva condotto dall'India la sua nuova compagna, Sonaly Sen Roi). Egli accetta la proposta del produttore Moris Ergas di fare un film in coproduzione italo-francese; Ergas pone come condizione quella di presentare il film alla Mostra del Cinema di Venezia. Questo obbliga Rossellini, per accelerare le riprese, a concentrare i lavori nel teatro di posa. Il film infatti enfatizza la riproduzione artificiale dello spazio (come si vede bene nelle scene degli esterni e dall'uso dei "trasparenti").
Il ritorno alla realizzazione di un film tradizionale rappresent per Rossellini un'operazione di compromesso. "[...] Temo che il film ottenga un grande successo e malgrado tutto lo spero. Forse stato un errore tattico da parte mia volerlo realizzare. [...] Cerco di figurarmi il pro e il contro, i pericoli per la continuazione delle mie ricerche e le possibilit che mi offre." Di fronte alle perplessit del produttore Sergio Amidei sulla fattibilit nell'immediato dell'ambizioso progetto brasiliano, accett l'offerta di Moris Ergas di lavorare su un racconto di Indro Montanelli, proprio mentre in Francia stavano per cominciare le trasmissioni del programma in dieci puntate L'India vista da Rossellini.
Il soggetto cinematografico (Il generale, Roma, Zebra film, 1959), che dopo l'uscita del film, rimaneggiato, diventer anche un romanzo, nacque dall'esperienza di Montanelli stesso che venne imprigionato a San Vittore e conobbe realmente un certo Giovanni Bertoni, poi fucilato dai tedeschi a Fossoli nel 1944.[3] Il film venne infine prodotto da Angelo Rizzoli che era detentore dei diritti sul racconto pubblicato dal giornalista. I familiari di Bertoni, dopo l'uscita del film, intentarono contro il regista una causa per diffamazione[4].
Rossellini sembra meno interessato a intervenire nel dibattito politico-culturale, nel confronto tra le idee, che a continuare la riflessione sull'isolamento dell'individuo, iniziatasi in quella che Gianni Rondolino definisce la trilogia della solitudine[6] (Stromboli, terra di Dio, Europa '51 e Viaggio in Italia).
Come osserva Adriano Apr[7], in questo film dominante il tema del muro. Girato in gran parte in carcere, esso si apre con una carrellata sui muri di Genova, ricoperti di manifesti della Repubblica Sociale, e si conclude con la fucilazione, davanti a un muro su cui, per, un anonimo "graffitaro" ha affrescato l'immagine di una citt (allusione al riscatto morale del protagonista). Anche la struttura del racconto incentrata sul confronto tra Bardone e Mller, sul reciproco tentativo di cogliere le motivazioni alla base del loro agire e di superare le incomprensioni. La Resistenza e l'Italia del periodo restano sullo sfondo.
Tuttavia, la fine del decennio anche un periodo di forti passioni civili e acceso confronto politico. Di l a poco la crisi del governo Tambroni aprir la strada all'esperienza del centro-sinistra. La versione "mite e conciliatoria"[8] della commedia all'italiana che ha caratterizzato gli anni cinquanta, sotto gli occhi di un vigile e onnipresente sistema di censura: "[...] Quello in cui si trovano ad agire e muoversi gli autori cinematografici un vero e proprio terreno minato. La tecnica censoria si allarga sino ad occupare ogni minimo spazio, nella messa in atto di differenti e decentrate pratiche di controllo, di dissuasione, di impedimento."[9] ormai inadeguata a rappresentare una realt sociale in rapido movimento.
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