I CINQUE ASPETTI DELLA VERA FEDE

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Apostolo

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Sep 27, 2009, 9:32:46 AM9/27/09
to Bugie Svelate
I CINQUE ASPETTI DELLA VERA FEDE


(Testo iniziale di riferimento da leggere prima: Ebrei 11:1,6)


INTRODUZIONE

L’apostolo Paolo fornisce la miglior definizione di fede che si possa
trovare: “Certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che
non si vedono”, una definizione che è di per sé un paradosso:

1. “CERTEZZA e SPERANZA” sembrano essere due concetti opposti. Per
esempio, uno studente dice all’inizio dell’anno scolastico: “Spero di
essere promosso” proprio perché non ha l’assoluta certezza di questa
promozione. Se, d’altra parte, ne è certo non ha più bisogno di
sperare. Ma nella fede questi due concetti vanno insieme.

2. Anche la seconda definizione è problematica per il mondo
odierno, ormai abituato a credere solo in ciò che vede e può toccare.
Paolo invece mette insieme DIMOSTRAZIONE e INVISIBILITÀ.

La fede ci viene presentata nella Bibbia come una NECESSITÀ (Ebrei
11:6) e, allo stesso tempo, come un DONO del cielo. Il famoso
giornalista Indro Montanelli soleva dire: “Se la fede è un dono di
Dio, allora è colpa sua se a me non l’ha dato!”. Quello che Montanelli
non riusciva a capire è che questo dono è disponibile a tutti: si
tratta solo di accettarlo o rifiutarlo.

Usando un’immagine moderna, potremmo dire che il Signore ha spedito un
assegno in bianco a tutti: chi lo prende in parola, va in banca a
riscuoterlo e mette la cifra di suo pugno. Ognuno di noi, in pratica,
decide SE avere fede o no e QUANTA fede avere: sono due decisioni che
competono all’uomo!

È dunque della massima importanza che noi capiamo bene che cosa vuol
dire fede in tutte le sue sfaccettature. Oggi prenderemo in esame
cinque aspetti fondamentali di una fede forte:


1. LA FEDE VERA NON HA BISOGNO DI PROVE

Noi crediamo per fede in cose che non richiedono per noi una
controprova. Facciamo un paio di esempi.

a) L’ispirazione della Bibbia

Crediamo che le SS. Scritture portino l’impronta di Colui che le ha
ispirate ed abbiamo di questo fatto molteplici “evidenze”, ma nessuna
“prova”, nel senso scientifico del termine.

Il fatto che la Bibbia sia stata scritta durante l’arco di 1600
anni da autori di epoca, cultura ed estrazione completamente diverse e
non cada mai in contraddizione con se stessa, per esempio, ci porta a
pensare che ci sia stata una mente intelligente, precisamente quella
di Dio, che abbia seguito la sua stesura.

Il fatto che Mosè abbia scritto un complesso di leggi sull’igiene e
l’alimentazione che sono state riconosciute come valide dalla scienza
moderna e che medici illustri e ricercatori dichiarino che l’uomo ha
perduto moltissimo nel lasciarle da parte, c’induce a pensare che la
sua affermazione di aver ricevuto queste istruzioni direttamente da
Dio sia plausibile, anche perché esse andavano in controtendenza con
quella che era la scienza medica del suo tempo ed anche dei millenni a
venire. Dice il Prof. Luciano Pecchiai, illustre primario patologo di
un ospedale pediatrico di Milano: “Per quello che riguarda la Bibbia,
abbiamo tralasciato la sua saggezza anche perché la Chiesa stessa,
dopo che fu chiaro che Galileo aveva scientificamente ragione, si
premunì da altri smacchi affermando che essa conteneva soltanto verità
religiose e non certezze scientifiche. Abbiamo perso così un'
importante eredità culturale che va assolutamente recuperata: tanto
più che da anni ormai la scienza ne ha confermato la validità.” (da un
articolo di La Repubblica del 17-1-1986)

Il fatto che le profezie bibliche si siano avverate con una precisione
millimetrica con anni, secoli e a volte millenni di anticipo, ci porta
ad accettare il dono profetico che sta alla base di queste predizioni.
Se i profeti che asserivano di aver ricevuto delle visioni, delle
rivelazioni da Dio, erano dei pazzi visionari, come mai - diciamo - ci
hanno sempre ed immancabilmente azzeccato?

Si comprende però come tutti questi ragionamenti costituiscano delle
evidenze dell’ispirazione biblica, non delle prove del genere: 2+2=4.
Senza la fede non è possibile credere al tocco divino nella stesura
delle SS. Scritture.

b) La creazione

Altrettanto per fede noi crediamo che il racconto di Genesi cap. 1 sia
attendibile e che all’origine della vita, nelle sue svariate forme, ci
sia Iddio e non il caso. Anche di questo abbiamo molte evidenze, ma
nessuna prova, perché - dopotutto - nessuno di noi è stato testimone
di quanto è successo!

Un famoso scienziato francese un giorno ha detto: “Il calcolo delle
probabilità ci dice che è assolutamente impossibile che la vita si sia
prodotta per caso… Tuttavia - dal momento che Dio non esiste - vuol
dire che questo pur remotissimo caso si è prodotto!”.

Voi capite che questo ragionamento non ha niente di scientifico,
perché antepone alla tesi un’ipotesi di genere filosofico: “Dio non
esiste:..”! Invece che chinarsi umilmente sui fatti ed ammettere che
la scienza boccia senza appello la generazione spontanea della vita e
che, quindi, i “fatti” ci indicano la necessità di una Intelligenza
creatrice, si preferisce credere ciò che i fatti contraddicono. La
premessa “Dio non esiste” inquina tutto il ragionamento seguente.

Ho letto in un libro scientifico l’esempio del branco di scimmie che
scrive a macchina: che probabilità avrebbero, scrivendo per secoli e
secoli, di far saltare fuori per caso un’opera complessa come “La
Divina Commedia”? Nessuna ci dice la logica, nessuna ci dice il
calcolo delle probabilità… E allora noi, come credenti, pensiamo che
ci voglia più credulità a supporre la generazione spontanea della vita
piuttosto che fede nel racconto biblico della creazione. Tuttavia,
queste sono solo EVIDENZE, non PROVE.

Approfondiamo con un ragionamento un po’ più concreto: I biochimici
hanno scoperto che un solo batterio contiene non meno di 1500 enzimi e
ciò senza includere altri composti chimici complessi. Gli enzimi sono
proteine, ciascuna delle quali formata da alcune centinaia di
amminoacidi. Ogni enzima è molto complicato, ed ha un compito
specifico da svolgere...

Le lettere in questa frase sono state ordinate in una sequenza
precisa, in modo che la frase venisse scritta e compresa. È lo stesso
per l'enzima. I venti diversi generi di amminoacidi conosciuti, che si
combinano in lunghe catene per costruire l'enzima, devono essere
sistemati nell'ordine esatto perché ogni enzima abbia la sua esclusiva
funzione e possa essere efficiente.

Quando si esamini la questione della possibilità che questi agenti
chimici si siano combinati grazie a processi casuali, numerosi
scienziati sono pronti ad asserire che non esiste possibilità alcuna
che gli amminoacidi abbiano potuto formare gli enzimi fortuitamente.

I matematici vedono la questione dal punto di vista delle leggi delle
probabilità. Considerate quanto segue: se ci sono tre elementi
(1,2,3), ci saranno sei modi possibili di raggrupparli, cioè:
123,132,213,231, 312,321.

Le leggi delle probabilità ci dicono che la probabilità che l'esatta
combinazione possa realizzarsi per caso è di uno su sei. Si calcola
così: 1x2x3 = 6. Ma se gli elementi salgono da 3 a 5, le combinazioni
possibili diventano 120. Se aggiungo un solo elemento, arrivando così
a 6, le combinazione passano a ben 720.

La probabilità che una proteina delle 1500 necessarie, come minimo,
per formare un batterio… una proteina di 200 amminoacidi, messi nella
loro giusta sequenza, si possa formare per puro caso è solamente di
una su 1026 0 x 202 00 (cioè: 1 seguito da 260 zeri moltiplicato per
2 seguito da 200 zeri).

Per darvi un'idea migliore di quanto siano immensi questi numeri,
considerate il fatto che il numero degli elettroni che potrebbero
essere racchiusi nell'Universo visibile in un raggio di cinque
miliardi di anni-luce, senza assolutamente nessuna porzione di spazio
vuota, ammonta a 101 30 , ovvero 1 seguito da 130... un’inezia
confrontato con il numero detto prima.

Ma se, per un “miracolo”, questo fosse successo, ne sarebbe scaturita
una singola molecola. Ma miliardi di tonnellate di molecole di diverse
proteine e di DNA sarebbero stati necessari per dare inizio alla vita.
Matematicamente parlando, è praticamente impossibile che questa
probabilità si sia verificata.

Questa per noi è EVIDENZA che la nostra fede in una vita creata da
un’Intelligenza superiore, che la Bibbia individua in un Dio
personale, è ragionevole.

Tuttavia con questo non mi posso illudere di aver dimostrato
matematicamente l’esistenza di Dio, perché la realtà di Dio sfugge
alla mente umana ed ha sempre e comunque bisogno della fede per essere
accettata.





2. LA FEDE GENUINA NON HA BISOGNO DI UN’ESPERIENZA PRECEDENTE


Noè

Finora abbiamo parlato di evidenze… Ma che evidenza aveva Noè che un
giorno sarebbe piovuto sulla terra? Nessuna, perché ancora non era mai
successo.

Giosuè

Si era mai sentito che le mura di una città fossero cadute girandoci
intorno al suono di trombe suonate da sacerdoti? Eppure Giosuè e
tutto il popolo d’Israele credettero che Gerico sarebbe stata presa in
questo modo, perché avevano fede nella parola del Signore ed ottennero
una strepitosa vittoria.

Pietro

Chi aveva mai sentito parlare che un uomo potesse camminare
sull’acqua? Eppure Pietro credette che, all’ordine di Gesù, avrebbe
potuto farlo e lo fece. Cominciò ad affondare nell’acqua solo dopo
aver perso la fede e fu rimproverato per questo dal Maestro.

Naaman

Chi aveva mai sentito parlare che un lebbroso potesse essere guarito
dalla sua terribile malattia tuffandosi per sette volte nel fiume
Giordano? Neanche Naaman ne aveva mai sentito parlare, pure - dopo un
primo momento di smarrimento - ci credette ed ottenne un grande
miracolo.


3. LA VERA FEDE NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DELLA FAMIGLIA


Matteo 10:34-37 > Con linguaggio provocatorio, Gesù descrive qui la
possibilità che la fede sia causa di divisione nel cuore stesso della
famiglia. Nessuno è più interessato di Dio all’unità della famiglia,
ma NON a costo della fede di qualche membro della famiglia.

Nel Nord-Ovest degli Stati Uniti un giovane architetto di nome Randy
aveva accettato Gesù come suo personale Salvatore ed era diventato
avventista. Dopo sette anni dalla sua conversione, durante la visita
di un predicatore nella sua chiesa, si sentì chiamato al ministero
pastorale.

Aveva trent’anni ed era già milionario. Stava progettando una famosa
catena di supermercati in quel momento. Abitava in una splendida casa
sul golfo.

Appresa la sua decisione, la moglie gli chiese il divorzio, ma lui
sentiva la chiamata del Signore e non volle recedere. Restituì i suoi
attestati e divenne pastore; la moglie, divorziando, gli portò via
quasi tutto il denaro e la casa. Lui ottenne la custodia dei due figli
ed andò ad abitare in un piccolo appartamento vicino alla piccola
chiesa che gli era stata affidata; si sentiva ricco e felice. La
comunità che gli era stata affidata si trovava al centro della città,
contava solo venti membri ed era in continua decrescita.

La voce si sparse, tutti volevano andare a sentire l’ex-milionario
architetto che aveva scelto di predicare la salvezza in Cristo; dopo
un anno la chiesa che dirigeva contava 150 membri. Ecco un esempio di
fede che porta molto frutto, facendo a meno dell’incoraggiamento della
famiglia, anzi della persona più vicina: il coniuge.


4. LA FEDE AUTENTICA NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DEI FRATELLI


Succede di passare attraverso questa disarmante esperienza… Succede
che i fratelli, non solo manchino d’incoraggiarci, ma addirittura ci
scoraggino, magari con la critica, con il pettegolezzo, con la
mancanza d’amore. A volte ci scoraggiano senza nemmeno rendersene
conto.

Ma se ci succede che la nostra fede dipenda dall’approvazione e
dall’affetto dei fratelli, vuol dire che non abbiamo dimorato
abbastanza in Cristo. Noi abbiamo bisogno di una fede che non richieda
incoraggiamenti esterni, altrimenti che ne sarà di noi se dovessimo
vedere l’apostasia di fratelli che stimavamo, o se dovessimo vivere
gli anni precedenti il ritorno di Cristo quando potremmo essere
chiamati a testimoniare della nostra fede, totalmente separati dai
nostri fratelli? Le più grandi sconfitte e delusioni, se vissute con
fede, possono trasformarsi in poderose vittorie.

Oltre due secoli fa, un giovane di venticinque anni, William Carey
partecipò ad un’assemblea della chiesa alla quale apparteneva. Alla
domanda del presidente Ryland se vi fossero altre questioni da
sottoporre all’assemblea, William balzò in piedi dicendo: “Mi stavo
chiedendo se l'ordine del Signore dato agli apostoli di predicare in
tutte le nazioni, è valido anche per noi oggi!”
“Si sieda, giovanotto - ordinò il Dott. Ryland - Quando Dio vorrà
convertire i pagani, potrà farlo senza il suo aiuto!”

Carey ubbidì e si sedette, ma non smetteva di pensare all’ordine del
Signore. Andò a casa a studiare la Bibbia e lesse tutto ciò che poté
trovare riguardo alle varie nazioni. Fece una mappa del mondo, che
attaccò alla parete della sua bottega di calzolaio. Lì sopra scrisse
qualche appunto sulle popolazioni che vivevano in ogni nazione. Più
studiava e più si convinceva che i tempi fossero maturi per portare
l'Evangelo in tutto il mondo.

Nel 1792 chiesero a William di predicare ad un incontro
dell'Associazione Battista. Egli scelse il testo di Isaia 54:2 :
“Allarga il luogo della tua tenda.”
«Il Signore ci sta chiamando per portare la buona novella della Sua
grazia salvifica ai pagani che sono nelle tenebre - tuonò Carey -
Dobbiamo guardare al di là della nostra cerchia ristretta verso i
punti più lontani della terra, dove milioni non hanno mai nemmeno
sentito nominare Cristo. Non dobbiamo solo aspettarci grandi cose da
parte di Dio, ma dobbiamo tentare grandi cose per Lui!.»

Qua e là gli uomini annuivano approvando, ma la riunione si concluse
senza che fosse presa alcuna decisione di agire. Ma William si rifiutò
di farsi scoraggiare da questo atteggiamento e, dietro sua insistenza,
dopo quell'incontro, fu fondata una Società Missionaria e lui stesso
partì per l’India. Restò laggiù quarant'anni e tradusse la Bibbia in
quaranta lingue diverse.

Pensiamo a quante anime sarebbe stata negata la possibilità di
conoscere il Signore nella propria lingua, se questo giovane fosse
dipeso dall’incoraggiamento dei suoi fratelli, che avevano della
missione affidataci da Cristo una visione estremamente più miope della
sua!


5. LA FEDE DEVE SUSSISTERE ANCHE SENZA L’APPARENTE INCORAGGIEMENTO DI
DIO


Matteo 15:22-28 > C’è un esempio biblico che illustra questo concetto:
la donna siro-fenicia. Gesù prova la sua fede fino al midollo. Egli sa
che i Giudei chiamano i pagani “cani” e, anche per impartire una
lezione ai Suoi discepoli, sembra scoraggiarla dal continuare a
chiedere. Come avremmo reagito noi?

La nostra fiducia nelle promesse di Dio dev’essere tanto radicata da
non mollare la presa nemmeno di fronte ad un Suo silenzio. Per poter
crescere, la nostra fede ha bisogno di essere provata fino al punto di
rottura, poi - al momento opportuno - Dio saprà dare il Suo
incoraggiamento straordinario.

Altro esempio biblico: Dio chiede ad Abramo di offrirgli in sacrificio
Isacco. Il silenzio di Dio dura tutto il tempo del viaggio: tre lunghi
giorni durante i quali il patriarca si arrovella il cervello con ogni
domanda possibile e chiede conferme, senza tuttavia riceverle.

Resta solo il primo terribile ordine divino: “Prendi il tuo figliuolo,
il tuo unico, ed offrimelo in sacrificio sul Monte Moriah!”.

Solo quando la sua fede riesce a superare il silenzio di Dio, quel
terribile fardello gli viene tolto dalle spalle: il Signore gli parla,
fermando la sua mano che si era alzata munita di coltello per
stroncare la vita del giovane figlio.

In quell’occasione Dio gli rivela il grande piano di salvezza
concepito dal cielo per l’umanità. Abramo capisce, come nessun altro
uomo sulla terra potrà mai, la grandezza del sacrificio del Padre
celeste nell’offrire il Figlio per la salvezza dell’uomo peccatore.


CONCLUSIONE

Dunque eccolo il segreto: decido di fidarmi di Dio ora per ora,
giorno per giorno, senza occuparmi del peso del domani e senza
occuparmi di come mi sento e degli incoraggiamenti che ricevo o non
ricevo:

LA FEDE È UNA DECISIONE VOLONTARIA, RAZIONALE,
NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LE MIE EMOZIONI.

Quando l’avremo capito, avremo anche carpito il segreto della fede che
sa spostare le montagne!!

Dio Benedica coloro che rinunciando a sè stessi compiono pienamente in
ogni aspetto la SUA Volontà.
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