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Non
luogo (a procedere)
Un autobus dovrebbe essere, come la strada, un
luogo di tutti. Per tutti. Innanzitutto un mezzo di trasporto,
attraverso cui, lungo le strade, di tutti, tutti possono spostarsi
dappertutto. E in quel tempo, in quel luogo diventato non luogo proprio
perché sospeso dalla quotidianità di ciascuno e dallo spazio personale in
cui ciascuno si muove, ognuno può fermarsi a tirare il fiato, a
parlare con il vicino, a leggere il giornale se non ha la nausea da
buche e movimento. O magari farsi solo i fatti propri. Per arrivare poi ad
un'altra strada, di tutti, e incamminarsi verso le proprie faccende, la
propria vita.
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Più di qualche titolo di
giornale aveva ripescato in quei giorni la gloriosa 'Intifada' per provare
ad interpretare l'ennesima escalation di una violenza che è da troppo
tempo la cifra del sopravvivere quotidiano di milioni di palestinesi.
"Siamo ad una terza intifada": forse è il titolo che ci vuole perché il
mondo si interessi ancora a questo fazzoletto di terra dove chiunque
subisce una pressione psicologica e fisica incalcolabile: dal ragazzino
che spera di raggiungere in tempo la scuola, all'anziano che accarezza il
suo ulivo ogni sera sognando lo Stato di Palestina, ma temendo che un
colono venga con la sega elettrica ad interrompere per sempre quel sogno.
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Rachel
è viva in mille altre Rachel Domenica 16 marzo 2003, la giovane americana Rachel
mentre cercava di impedire la distruzione di alcune case a Rafah, nella
Striscia di Gaza, veniva travolta ed uccisa da un bulldozer
israeliano. Dopo anni di indignazione e di infinite richieste di
ottenere giustizia, lo scorso agosto 2012 il tribunale israeliano si è
vergognosamente pronunciato: il criminale di guerra che ha ucciso Rachel
Corrie, è stato completamente assolto, sostenendo che l’assassinio è stato
un incidente. Per BoccheScucite ci sono tre modi per ricordarle Rachel:
interessarsi e far interessare altre persone alla questione palestinese
attraverso una informazione alternativa, decidere di partire e portare
altre persone in Palestina, riascoltare e far ancora risuonare le parole
della stessa Rachel.
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La
polvere dai piedi (di Maurizio
Mazzetto)
Mi guardavo le scarpe, nei giorni scorsi. Le
vedevo, leggermente, impolverate. Della polvere della Palestina. Sì, della
Palestina, non della “Terra santa”.
Smettiamola di chiamarla "terra santa".
È il contrario di essa. È terra di violenza e di sangue, di
divisione e di emarginazione, di sofferenza e di dolore. È terra
peccatrice, non santa. Il fatto che sia stato il luogo geografico dove sia
vissuto Gesù di Nazareth, non la priva dell'impegno di purificarsi e di
convertirsi "dalla sua condotta malvagia e dalla
violenza che è nelle sue mani" (Giona 3,8). Anzi. Dovrebbe darne
l'esempio, esserne il modello, la "terra promessa" per tutti i popoli, per
tutte le persone.
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Aprite
il fuoco su chiunque! Ucciso un altro giovane di 22 anni
Un altro martire palestinese nella notte va ad
aumentare il tragico bilancio di morti in Cisgiordania da dicembre ad
oggi. A pochi giorni dalla visita del presidente americano Obama in
Israele e nei Territori. Ieri a morire è stato un altro giovanissimo
palestinese, Mahmoud Al Titi, 22 anni: Mahmoud è stato ucciso
dall'esercito israeliano, durante scontri nel campo profughi di Fuwar,
vicino la città di Hebron. Almeno otto i feriti.
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