Buongiorno Board,
mi rivolgo a tutte le Sezioni che leggono: Bicocca, Bocconi, IULM, Politecnico, Statale e Unicatt.
Approfitto del mio status, ormai da ex Capo OC della School di Coordinamento, per utilizzare questa mail verosimilmente per l’ultima volta.
Come potete leggere dall’oggetto, vi scrivo per condividere con voi uno spunto di riflessione sullo stato di salute del nostro Coordinamento. Premetto che, giustamente, qualcuno potrebbe pensare: “Non sei nessuno per farci la ramanzina su come dobbiamo coordinarci e operare”. E su questo non posso che darvi ragione.
Tuttavia, nonostante a volte l’arroganza sembri avere la meglio, spero di riuscire a fare leva su quelle persone che hanno buon senso e voglia di costruire. Scrivo solo per offrire un punto di vista esterno, da parte di una persona che ha dato tanto al Coordinamento, se non ci credete, potete chiedere rispettivamente a Cecilia, Paola, Agnese, Elena, Marco Red, o addirittura a Comotti, Samuela, Vittoria o Lorenza, e che certe dinamiche le ha vissute in prima persona.
Prima di entrare nel merito, ci tengo a fare un breve excursus di storia recente, partendo dai tempi del Board di Paola Altomare e Digilio, due nostri ex Board Member. Qualcuno potrebbe dire: “Tu non c’eri, che ne sai?”. Per mia sfortuna ho l’abitudine di chiedere molte informazioni a chi mi ha preceduto, ascoltando anche più fonti, per provare a ricostruire una storia il più possibile verosimile. Credo fortemente che dalla storia si possa imparare, almeno per evitare di ripetere gli stessi errori e provare a evolversi in meglio.
La storia del nostro Coordinamento non è stata priva di scontri, anche molto forti. Ma per darvi un po’ di contesto: il Coordinamento Romano e il Coordinamento delle Due Sicilie sono nati anche perché il nostro Coordinamento era il più forte. Si andava in PN compatti, uniti nelle votazioni e nel supporto reciproco.
Poi arrivò il Covid e, con il Board di Paola e Digi, parlo per la nostra Sezioni ci furono tensioni, scontri e anche alcune situazioni spiacevoli, tanto che ESN Cattolica fu prima bandita e poi radiata da ESN Italia. I climi erano tesi, anche perché ognuno voleva dimostrare di avere “il cazzo più grosso” degli altri, in una dinamica molto patriarcale e tossica.
Successivamente, due generazioni prima di voi, ci fu l’epoca di Comotti e Sparacino, due soci ex Board del Poli, che tendevano a considerare il Politecnico quasi come la sezione dominante, mentre le altre venivano viste come inferiori. Questo atteggiamento portò all’allontanamento di diverse sezioni, in particolare la nostra, Bocconi, al punto che si arrivò persino a ipotizzare di escluderla dal Coordinamento. Alla fine non accadde, ma i rapporti rimasero comunque tesi.
Poi ci fu la questione della PN, dove Mazzeo, di Bicocca, mise particolarmente i bastoni tra le ruote a Mistretta, ignorando completamente quanto era stato deciso in assemblea di Coordinamento organizzando un evento sopra le possibilità della singola Bicocca. Questo portò al deterioramento del rapporto con un partner particolarmente importante per la PN di Politecnico.
L’anno scorso, fortunatamente, grazie al lavoro di tutti, compresi alcuni di voi che sono ancora presenti oggi, siamo riusciti a iniziare un percorso per tornare più uniti, sereni e collaborativi.
Proprio per questo, però, ci tengo a far emergere una cosa.
All’ultima PN, Statale ha portato una proposta di modifica al regolamento di ESN Italia. Fin qui, nulla di strano. Tuttavia, guardando le votazioni, nessuna delle milanesi (Statale a parte) ha votato a favore. Questa cosa mi ha lasciato molto sorpreso.
Non tanto per la proposta in sé, di cui tra l’altro io sono uno dei principali detrattori e quindi non mi sento nella posizione di fare la morale a nessuno, ma per ciò che questo risultato sembra indicare: tra di voi la questione non è stata affrontata davvero.
Non sto dicendo che si debba chiedere il permesso al Coordinamento per portare una proposta, ci mancherebbe. Però arrivare a votare una modifica regolamentare importante (non una semplice correzione di forma, ma un cambiamento di un’intera procedura) e ricevere zero voti favorevoli dalle altre cinque sezioni milanesi è un segnale evidente di mancanza di comunicazione preventiva.
E non intendo l’aperitivo per parlare dei materiali preparatori, ma un vero confronto prima dell’invio della proposta.
Ora mi rivolgo a Statale solo perché, in questa occasione, è la protagonista sfortunata della vicenda, ma la stessa cosa potrebbe capitare a chiunque. Perché non confrontarsi prima con le altre sezioni? Perché non provare a capire se almeno il proprio Coordinamento avrebbe sostenuto la proposta? Perché non ragionare insieme sulla soluzione migliore?
Prendere 7 voti favorevoli su 53, di cui uno espresso da voi stessi, significa aver presentato una proposta che non è andata nemmeno vicina all’approvazione.
A Voice Up ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza di Prisca, che insisteva molto sull’importanza del ruolo dell’RL. Che io fossi d’accordo o meno, per una modifica regolamentare non basta parlarne solo tra RL: è giusto che una questione del genere coinvolga tutti. Non è il ruolo a fare la persona, ma è la persona a fare il ruolo. Questa è una grande lezione che ho imparato.
Non fate le cose da soli. Nessuno, da solo, ha mai vinto una guerra. Si riesce solo se si è uniti e coesi.
E attenzione: non sto dicendo che le altre sezioni avrebbero dovuto votare sì a prescindere. Sto dicendo che, forse, si sarebbe potuto prendere più tempo per strutturare meglio la proposta, discuterla insieme tra tutte e sei le sezioni e, magari, arrivare a una proposta di Coordinamento.
Bisogna parlarne, perché parlare è il primo modo per crescere.
Molti di voi sono nuovi, giovani e anche inesperti. A breve ci saranno i cambi Board e arriveranno altre persone nuove, giovani e inesperte. Presto sarete voi a dover essere guide per loro. E se non avete dentro di voi questa spinta alla condivisione, questa comunione di intenti, questa voglia di costruire qualcosa insieme, mi dispiace dirlo, ma restare nel Coordinamento rischia di diventare uno spreco di tempo per ognuno di voi.
Se invece anche voi vedete il Coordinamento come qualcosa di più di un semplice Tram Party o di una Wine Dinner insieme, se credete che possa essere un modo per crescere, per restare uniti e per migliorarsi a vicenda, allora fatelo davvero.
Parlate, confrontatevi, prendete il meglio gli uni dagli altri, perché questo significa fare Coordinamento. Questo è lo spirito: comunicare, scambiarsi informazioni e usare il confronto come strumento per crescere e creare un vero Coordinamento.
Tra due anni questo Coordinamento compirà vent’anni. VENTI ANNI DI COORDINAMENTO.
Spero che questo ventesimo anniversario venga costruito con l’idea che il Coordinamento abbia un significato più profondo e più ampio di un aperitivo in cui si parla di materiali preparatori. Spero che dal prossimo anno ci sia sempre più comunione di intenti, più voglia di crescere e più capacità di confrontarsi davvero.
Ora che vi ho tediato abbastanza con le mie parole, vi saluto e vi auguro il meglio. Vi garantisco che non c’è persona che tenga a questo Coordinamento più di me.
Non mi aspetto necessariamente una risposta. Vorrei solo che ricordaste quanto ho scritto e che, se lo riterrete valido, lo tramandaste.
Perché fare Coordinamento significa comunicare, crescere e migliorarsi, restando UNITI.
Buon inizio settimana.
Griso
Ex (non troppo) Rompicazzo di Coordinamento