Jackson Hammond, un delinquente condannato per rapina ed evaso da San Quintino da poco, ruba una bella auto sportiva a Los Angeles; fermatosi a fare benzina, perde tempo e viene avvicinato da due poliziotti di pattuglia che hanno riconosciuto l'auto; in preda al panico prende in ostaggio una ragazza fermatasi nella stessa stazione di servizio con la sua auto, che Jack usa per scappare; purtroppo per lui, Jack non sa che il suo ostaggio Natalie Voss, giovane ereditiera oppressa dall'ingombrante figura paterna, ovvero il ricco e potente magnate Dalton Voss, descritto in seguito da un agente come il Donald Trump della California. Una volta riconosciutala, Jackson vorrebbe liberarsi sia di lei che della sua macchina, ma la polizia, che intanto si lanciata all'inseguimento, crede che Jackson abbia volutamente rapito Natalie per chiedere un riscatto, e spinta dal padre organizza una gigantesca caccia all'uomo. A questo punto Jack tenta una disperata fuga in auto insieme a Natalie verso il confine con il Messico, ma durante questo viaggio "forzato" i due, dopo le iniziali incomprensioni, inizieranno a comprendere i problemi delle vite di entrambi, fino a provare qualcosa l'uno per l'altro.
Durante il viaggio, Jack spiega a Natalie di essere stato condannato ingiustamente per una serie di rapine che non ha commesso; tutto per colpa di una vicina pettegola che lo ha denunciato solo basandosi su un costume da clown in suo possesso; il rapinatore si travestiva per non essere riconosciuto mentre Jack lavorava come clown alle feste di compleanno, ma l'unica prova che poteva scagionarlo, un po' di sangue del rapinatore, fu raccolta senza seguire tutte le procedure del caso e non venne ammessa dal tribunale; condannato a 15 anni, Jack evaso per scappare il pi lontano possibile. L'unico che ancora crede in lui il suo avvocato, che avuta la notizia dalla TV lo contatta chiedendogli inutilmente di arrendersi.
In tutto questo, la macchina viene inseguita non solo dalla polizia cittadina e stradale, ma anche dai media e da ogni genere di matti e svitati; i conduttori televisivi mettono su un circo mediatico enorme e gratuito per aumentare l'indice di ascolto, e lo stesso padre della ragazza rapita mira subito a sfruttare la risonanza per ottenere consensi (progetta di entrare in politica). Anche l'avvocato di Jack si mette all'opera, per portare il pubblico dalla parte del suo amico.
Alla fine Jack, messo con le spalle al muro, manda via Natalie e si arrende; quando viene portato via ammanettato, Natalie usa la pistola presa da Jack ad uno degli agenti nella stazione di servizio e prende in ostaggio un giornalista (che ha seguito tutta la vicenda perch si trovava in un'autopattuglia quella mattina per girare un reality show); i due rubano l'elicottero del traffico che li aveva intercettati in autostrada e seguiti tutto il tempo, e con quello fuggono in Messico, dove si stabiliscono al sicuro dalla legge americana.
Sembra assurdo, ma io non potevo risultare il vincitore della vicenda, non potevo essere l'eroe. Alcuni non hanno accettato il fatto che la soluzione della rivolta fosse arrivata dall'interno del carcere, da uno che era sotto sequestro. Ma non fui solo trasferito, ho avuto anche tre rinvii a giudizio per peculato d'ufficio, distrazione e omissione di controllo, tre procedimenti penali da cui sono stato assolto con la formula 'i fatti non sussistono'. In pi era stato avviato anche il procedimento disciplinare che stabil un mese di sospensione dalle funzioni, ma il procedimento decadde per incompatibilit con quello penale. Infine, la beffa nella beffa, la Corte dei Conti dopo avermi assolto in primo grado, mi condann a sezioni unite a 40 milioni di multa spese escluse.
Tutti i meriti del caso se li presi Nicol Amato e ha sempre avuto il coraggio di affermare, anche in mia presenza, che l'idea di fare delle concessioni sulla base della Legge Gozzini fu sua e ha campato sulla vicenda di Porto Azzurro almeno otto anni. In tutti i discorsi, ufficiali e privati, la rivolta di Porto Azzurro il suo fiore all'occhiello. La sua carica cessata nel 1993 e ora avvocato a Roma (1).
Appena uscito mi fu vietato di rilasciare interviste e di parlare con la stampa; cos non ho mai potuto spiegare come stavano realmente le cose. Inoltre io non potevo mettermi contro Nicol Amato, il superiore dal quale dipendeva il mio futuro immediato; del resto mi avevano detto che il provvedimento di sospensione era temporaneo e io certamente non mi aspettavo di essere trasferito definitivamente. Ho passato dei momenti molto difficili anche se adesso sono riuscito a risollevarmi, ho avute delle emorragie nervose a causa delle quali ho perso completamente l'occhio destro e parzialmente quello sinistro; ho rischiato insomma di diventare cieco. Mi hanno distrutto.
stata la forza della disperazione, l'idea dettata dalla necessit. Da fuori, nonostante fossero mobilitate tantissime persone fra Gabinetti di crisi e riunioni, non arrivava nemmeno un'idea, non trovavano soluzioni, e concedere l'elicottero era assolutamente impensabile. Non ricordo di preciso il momento, ma un pomeriggio ero sdraiato sulla solita branda e mi balen davanti quella che poteva essere la nostra salvezza. Discussi dell'idea con il dottor Carlotti che mi sconsigli assolutamente di fare una proposta del genere ai saquestratori, ma io tentai. Parlai per molte ore e alla fine mi dissero che volevano fare una riunione da soli, senza la mia presenza che poteva influenzarli in qualche modo. "Accettiamo!" mi dissero quando terminarono di discutere fra loro, ma aggiunsero una condizione: "La proposta deve arrivare dall'esterno, non vogliamo che si pensi ad un nostro cedimento".
I sei detenuti mi avevano vietato di parlarne esplicitamente con qualcuno, proprio perch la soluzione doveva venire dall'esterno, e a turno controllavano continuamente il telefono dal quale dovevo chiamare. Telefonai cos a mia moglie facendole dei discorsi confusi e pronunciando delle frasi apparentemente senza senso, ma era come un rebus e dentro c'era l'idea della concessione dei benefici in base alla Legge Gozzini. Mia moglie cap che l dentro c'era un messaggio, fece ascoltare la cassetta a degli esperti ma non ci capirono nulla e dissero che era la tensione a farmi sragionare. Allora chiesi di parlare con la dottoressa Fiorillo e con uno stratagemma staccai per pochi istanti il controllo telefonico; cos le comunicai brevemente l'idea. Fiorillo cap immediatamente ed elabor insieme a Margara e a Cindolo tutta la proposta da presentare ai detenuti ribelli.
Vero panico, quando mi presero nel mio ufficio mentre stavano tentando l'evasione. Non riuscivo n a muovermi n a parlare, ero come paralizzato. Per mi pass tutto quando varcai la porta della stanza. Mi chiesero di andare a prendere l'auto blindata, ma il maresciallo Munno si offr al mio posto e, nonostante che ci fosse il brigadiere Matta con una pistola infilata in bocca e Tuti pronto a premere il grilletto, Munno non torn. Dovetti togliere con la forza quella pistola puntata contro il brigadiere. In quel momento la paura se ne era gi andata. Fra l'altro quel giorno non dovevo essere nemmeno l perch dovevo gi essere in viaggio per andare in missione a Pianosa, per il 25 anche giorno di stipendio e quindi ritardai di poco la partenza.
Era sicuramente Rossi, solo la stampa aveva adottato il nome famoso di Tuti come ago della bilancia, ma chi decideva era Rossi. Quest'ultimo aveva anche organizzato il tentativo di evasione e Tuti si era solo aggregato al suo piano. Entrambe sono persone intelligenti, ma Rossi molto pi razionale, non ha l'impulsivit dell'empolese. Tuti da principio voleva ammazzare il brigadiere, poi ha sparato un colpo di pistola per intimorire Sica e un proiettile anche vicino alla mia testa mentre ero al telefono con sua madre Ester.
Telefonai subito al Ministero per chiedere spiegazioni e mi dissero che ormai Tuti era 'vecchio' e non era pi pericoloso. E poi forse stata anche una sfida che ho voluto fare a me stesso; quando le cose vanno eccezionalmente bene come stavano andando in quel periodo a Porto Azzurro, ti senti invincibile e non hai paura di niente. Io dissi a me stesso che avevo avuto problemi ben pi grossi e Tuti non mi faceva paura.
Molto bene. Ero l'unico ad avere piena libert di movimento, mi rinchiudevano solo la notte. Non mi hanno mai legato e ho avuto anche piccoli gesti di umanit. Una notte infatti Tolu venne a coprirmi mentre dormivo. Ogni comportamento in condizioni come quelle importantissimo. I sardi erano dei sanguinari, ma Tolu una brava persona; ricordo che era tutto tatuato e non aveva nemmeno un pezzetto di pelle libero.
Ho avuto sicuramente pi soddisfazioni da loro che dall'esterno; Tuti ad esempio, quando ha saputo del mio trasferimento, mi ha difeso in udienza perch sapeva che quel provvedimento era ingiusto. Addirittura quando finita la rivolta e ci hanno fatto uscire, Rossi e Tuti sono venuti a complimentarsi perch mi comportai "come il buon comandante di una nave uscendo per ultimo". Vollero consegnare le armi solo a me prima di essere portati via dagli agenti e mi dissero che sarebbe arrivata una bella promozione. Figuriamoci, mi hanno cacciato!
Invece mi fece molto piacere il dottor Margara che venne a trovarmi; non volle nemmeno entrare e mi disse una sola parola importantissima: "Bravo!". Anche la dottoressa Fiorillo e il dottor Cindolo mi sono stati molto vicini.
E soprattutto una targa (tuttora sul tavolo del suo ufficio) di ringraziamento da parte di tutti i sequestrati: "Al Dr. Cosimo Giordano. Grazie al costante impegno e alle sue spiccate capacit professionali si conclusa felicemente la triste vicenda del sequestro. Ci sentiamo in dovere di ringraziarla unitamente ai ns. familiari" e tutti i nomi elencati sotto.
Si, vero. Gli altri detenuti sono stati eccezionali e si sono chiusi spontaneamente dentro le loro celle. Anche i sequestrati si sono comportati tutti benissimo e ci sono stati degli episodi di grande altruismo: Gaetano Manca, ad esempio, soffriva di cuore e quando aveva degli attacchi, il dottor Carlotti interveniva prontamente per aiutarlo. E poi anche alcuni agenti come l'appuntato Luciano Buono sono stati quelli che vengono definiti 'eroi moderni'. Mi ricordo altri particolari molto toccanti, ad esempio l'agente Baffoni che mentre era in prigionia, scrisse una lettera testamento alla moglie. E infine da sottolineare il fatto che tutti quanti, rivoltosi compresi, furono particolarmente gentili e attenti alle esigenze e ai timori di Rossella Giazzi.
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