Frati Cappuccini Bassano Del Grappa Orari Confessioni

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Arnaud Richardson

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Jul 13, 2024, 4:09:57 AM7/13/24
to bandsipasu

Dopo le voci circolate durante le festivit natalizie, dopo gli annunci che hanno confermato la chiusura del convento, dopo la mobilitazione e dopo le messe di saluto di domenica 20 agosto, ieri la fine del rapporto secolare tra Bassano e i frati ha preso ufficialmente corpo. Il grosso dei religiosi aveva gi salutato il convento nei giorni scorsi, ieri in citt sono rimasti pochissimi Cappuccini, mentre il priore padre Lanfranco ha fatto la spola tra il convento e vari uffici per completare le ultime formalit. Nessuno ha rilasciato dichiarazioni, salvo confermare che dopo le celebrazioni di una dozzina di giorni fa, e in attesa del saluto, il 3 ottobre, non ci sarebbero stati n discorsi n celebrazioni ufficiali. Impacchettare le proprie cose, chiudere a chiave i portoni per l'ultima volta e via, fedeli alla regola che vuole silenzio e obbedienza.

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Un fuoriprogramma rispetto a un'agenda che negli ultimi mesi non ha rallegrato la citt, in realt c' stato qualche sera fa in occasione del passaggio al convento della bici-biblioteca "Marlene" per la rassegna "Storie a pedali" promossa dall'assessorato alla cultura: c' stato modo di salutare i Cappuccini, tra occhi lucidi e voci rotte dall'emozione. Ieri, a portare un po' di movimento in Margnan, sono stati alcuni sacerdoti del vicariato, passati per salutare, mentre altre persone hanno provato come consuetudine a bussare all'ingresso. Persone come i due clochard che hanno trascorso la mattinata riposandosi sul praticello che fronteggia la mensa dei poveri, e come i frequentatori abituali della stessa mensa che hanno bussato alla ricerca di un pasto. Hanno trovato un cartello che annuncia la sospensione temporanea del servizio, con la promessa che riprenda a breve nella vicina Casa S. Francesco.

In bacheca, l'invito a partecipare alla cerimonia del 3 ottobre alle 20 nella chiesa di S. Francesco e i nuovi orari di messe e confessioni: il gioved e il sabato dalle 8.30 alle 11.30. Ancora, l'annuncio di un corso di Cristologia, nel vicariato, a fine di settembre, il cui volantino appare appeso di fresco. Poi, silenzio e incredulit per una storia arrivata davvero alla parola "fine".

E' il convento principale dei Frati Cappuccini Sardi, luogo di residenza del Padre Provinciale. E' costruito su un antico sito pagano sul colle di Buoncammino. Sotto il convento ci sono le famose grotte puniche trasformate dai romani in cave di pietra per costruire l'anfiteatro, al quale esse sono collegate da un cunicolo sotterraneo.

Nel sec. XVII i frati cappuccini, apostoli tra gli appestati, avevano adibito il convento a ospedale e seppellivano nelle grotte la gente vittima della peste. Il convento quindi fondato sul luogo del sacrificio dei primi martiri cristiani e sui luoghi della carit eroica dei primi frati cappuccini. Fondazione Il convento dei cappuccini, chiamato anche Convento Maggiore, vide la posa della prima pietra l'11 ottobre del 1591. Un piccolo gruppo della riforma cappuccina (1525), infatti, mise piede in Sardegna in tale anno, con a capo il Padre Zefferino da Bergamo, mandato per fondare la Provincia Cappuccina di Sardegna. Il convento e la chiesa sono dedicati a Sant'Antonio di Padova.

L'appellativo odierno di Chiesa di Sant'Ignazio abbastanza recente, per la permanenza e la morte di fra' Ignazio da Lconi (1701-1781) in questo convento; ma soprattutto in seguito alla Beatificazione (1940) e la Santificazione (1951) di Sant'Ignazio che il convento viene familiarmente cosi chiamato dal popolo.

Alle origini, il convento constava di un modesto edificio per i frati (parte dell'attuale casa di riposo Vittorio Emanuele II), di una piccola chiesa con la navata centrale e tre cappelle laterali a destra, essendo il convento costruito alla sinistra della chiesa, con l'altare maggiore e il coro, per la recita dell'Ufficio divino. La facciata era molto semplice: una struttura quadrata che terminava con merli alla foggia delle costruzioni arabe, simile a quelle del convento di San Benedetto, che si pu ammirare ancor oggi. Un ampio terreno, che arrivava fino all'attuale piazza D'Armi, viale Buoncammino al nord, all'insediamento della Croce Rossa e viale Merello a sud, costituiva l'orto del convento Maggiore; oggi esso molto pi ristretto ed stato ribattezzato orto dei cappuccini.

L'orto serviva ai frati per procurarsi il cibo quotidiano, specie per la frutta, verdura e legumi e l'allevamento di animali domestici, come galline e conigli ed anche per le pecore. Nello stesso orto, i frati coltivavano le diverse erbe medicinali e le spezie, in recinti appositamente studiati e di cui si vedono ancora i resti di alte mura di cinta, come protezione al polline di altre piante trasportato dal vento. La spezieria e la farmacia di Cagliari erano molto rinomate e servivano non solo per i frati, ma anche per i poveri, che ricorrevano numerosi al convento. La devozione comune verso i frati faceva s che anche i ricchi e i nobili venissero al convento sia per i medicinali, sia per attingere l'acqua, ritenuta particolarmente prodigiosa: lo stesso Vice Re della Sardegna mandava a prendere l'acqua in convento, per cui il pozzo dell'orto dei frati chiamato pozzo del vice Re.

Il convento nasce come luogo di preghiera e di penitenza, luogo di evangelizzazione, con i predicatori popolari, e di accoglienza dei poveri: i frati cappuccini servivano ogni giorno un piatto caldo, la minestra del povero, a tutti coloro che si presentavano alla porta del convento.

I cappuccini si distinsero soprattutto durante le grandi pestilenze, specie nel sec. XVII, trasformando il convento in ospizio: moltissimi di essi morirono, vittime della peste che cercavano di guarire nei loro fratelli.

I frati erano conosciuti anche come bravi maestri nella costruzione di orologi e di quadranti solari; particolare rinomanza ebbero i frati esperti in ebanisteria, specie come costruttori di tabernacoli: quello che si ammira ancora nel presbiterio di Cagliari un magnifico esempio (insieme a quelli di tanti altri conventi cappuccini dell'Isola) della maturit artistica dei fratelli nell'arte del legno.

Nel 1697 la Provincia Madre dei Cappuccini viene smembrata in due, quella Turritana, con a capo Sassari e quella Calaritana, con a capo Cagliari. Le due provincie ebbero una brusca interruzione con le leggi di soppressione del 1866. A causa di esse, anche il convento di Cagliari fu soppresso dallo stato e destinato (e lo ancor oggi) a ricovero di poveri e anziani. Tuttavia i frati non lo abbandonarono mai del tutto, poich come cappellani del convento-ricovero ebbero il permesso di occupare i locali affiancati alla chiesa. Il 13 febbraio 1904 riuscirono a riscattare la parte del vecchio convento, che gi abitavano, la chiesa e un piccolo pezzo di giardino, per la somma di 3.000. Da qui inizia la costruzione del nuovo convento, nel lato opposto al vecchio: rapidamente viene ristrutturata anche la chiesa e, nel giro di un anno, essa consacrata dall'Arcivescovo di Cagliari, mons. Balestra. Il convento sar ampliato a pi riprese, con la costruzione degli altri locali e del Seminario Serafico (oggi sede dell'infermeria provinciale), ed anche la chiesa subir diverse trasformazioni, nel corso della prima met del '900.

Nel 1949 iniziarono i lavori del Santuario del beato fra' Ignazio, per accogliere le reliquie del suo corpo. Nel 1952 si sostitu l'intero pavimento in pianelle della chiesa con quello attuale in marmo e una zoccolatura sempre in marmo attorno a tutta la chiesa; nel 1962 la facciata della chiesa sar restaurata e nel 1966 essa assume la configurazione attuale, completamente rifatta in pietra calcarea delle cave di Segariu, con i tre rosoni in mosaico del prof. Gatto. Negli anni settanta, viene trasformata l'altare maggiore, che viene rivolta verso il popolo.

Entrando in chiesa, a sinistra si pu ammirare un bel crocifisso, oggetto di grande devozione da parte del popolo. Proseguendo, si trova il santuario e alla sua destra ben visibile la lapide che ricorda e conserva le spoglie mortali di fra' Nicol da San Vero Milis, morto in odore di santit; al fianco, la celletta di fra' Ignazio, salvata dopo l'abbattimento di quell'ala del convento per la costruzione del santuario. Proseguendo lo sguardo verso l'altare maggiore, incontriamo la piccola statua della Madonna della Consolazione (che parl a Sant'Ignazio), collocata nella parte destra esterna del presbiterio, mentre alla sinistra un'altra nicchia conserva un sofferente Ges Nazareno. Dall'altro lato della chiesa, le tre cappelle laterali: in quella centrale, dedicata all'Immacolata, riposano dal 1982 le spoglie mortali del Beato fra' Nicola da Gsturi. La sacrestia, di semplice fattura, stata ristrutturata a pi riprese. Sulla volta della medesima, il prof. Gatto ha eseguito, negli anni sessanta, quattro pitture raffiguranti i quattro fratelli laici vissuti e morti in concetto di santit in questo convento: fra' Giacomo da Decimoputzu ( - 1643), fra' Nicol da San Vero Milis (1631-1707), fra' Ignazio da Lconi (1701-1781) e fra' Nicola da Gsturi (1882-1958). Una statua monumentale, raffigurante San Francesco e Ges in croce (che si ispira a un famoso quadro del Murillo) e un magnifico tabernacolo del XVIII sec., opera dei fratelli laici ebanisti, dominano l'altare maggiore. Dietro si trova il coro in legno degli anni quaranta con l'affresco del Sacro convento di Assisi, opera di Giuseppe Scano, dello stesso periodo. Alle pareti del coro, alcuni quadri di valore, tra cui il martirio di San Sebastiano. All'esterno della chiesa, di fronte alla facciata, il monumento in bronzo della cittadinanza di Cagliari a Sant'Ignazio, opera di Franco D'Aspro del 1952.

Iniziato nel 1949, esso sar terminato nel 1966. Ne esegu il progetto l'architetto Barluzzi, di fama internazionale: un complesso di nove archi attorniano l'altare dove posata l'urna, che contiene le reliquie di Sant'Ignazio, mentre nel fondo un corridoio gira lungo tutta la cappella. L'Urna di Sant'Ignazio, originariamente in bronzo, ora placata in oro: un semplice cingolo francescano delimita i cristalli, rendendo il prezioso reliquiario pi leggero e stilizzato. Questo sostenuto da due gruppi di angeli, in marmo di Carrara, scelta dovuta allo scultore Danilo Andreose di Bassano del Grappa.

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