Claudio Associazione Medjugorje Como
unread,Jun 26, 2011, 6:39:21 PM6/26/11Sign in to reply to author
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30 ANNI DI MEDJUGORIJE INSEGNANO: IL CRISTIANESIMO E’ UN MIRACOLO CHE
STA ACCADENDO ORA (se non si capisce questo si finisce nel
pelagianesimo: ridurre la fede a un proprio sforzo, a una propria
introspezione o iniziativa, a un proprio percorso)
La scuola era appena finita e due adolescenti, Miriana e Ivanka, quel
caldo pomeriggio del 24 giugno 1981, alle ore 17.45, stavano facendo
una passeggiata fuori del paese di Bijakovici, frazione di Medjugorje,
comune di Citluk, provincia di Mostar: il posto più sperduto del
mondo.
Come cominciò
Dimenticato dagli uomini certamente. Ma non da Dio che ama ciò che è
piccolo e insignificante.
A un certo punto Ivanka si volta verso la collina sassosa del Podbrdo:
vede qualcuno lassù, a duecento metri di distanza, è una giovane
ragazza, ha un bimbo piccolo in braccio.
Cosa ci fa in quel luogo desolato, pieno di vipere? Lassù non va mai
nessuno. Ivanka si sofferma un attimo, vede che ha una veste lunga e
un velo: “Ma quella è la Madonna!”.
Mirjana neanche si gira: “eh sì, figurati se la Madonna non ha altro
da fare che venire a vedere cosa facciamo noi”. Cresciute sotto un
regime comunista non avevano neanche mai sentito parlare di
apparizioni come Lourdes o Fatima.
Arrivati in paese incontrano altri amici, Ivanka dice di aver visto
una ragazza sulla collina sassosa, tornano su: è ancora lì. Fa cenno
con la mano di avvicinarsi. Sono incantati, ma c’è anche timore.
Quel giorno non le si avvicineranno. Lo faranno il giorno successivo
alla stessa ora: è una ragazza di una bellezza senza eguali. E
dolcissima.
I sei ragazzi sono felici. E raccontano a tutti quello che è accaduto,
ciò che hanno visto e che lei ha detto loro. Nel villaggio non si
parla d’altro.
La voce corre, raggiunge i paesi vicini e pure la polizia. Il regime
comunista è durissimo con i ragazzi: li arresta, li minaccia, minaccia
le loro povere famiglie, ma loro non rinnegheranno mai quello che
hanno visto.
Cominciano ad accadere subito segni e prodigi. Le stesse commissioni
mediche e scientifiche che studiano, anche con delle macchine, ciò che
si verifica durante le apparizioni riconoscono che lì c’è un mistero
inspiegabile.
Un piccolo borgo nel mondo
Perché accade lì? I posti così sono prediletti dalla “bellissima
ragazza” che proprio in un borgo sperduto – Nazaret – aveva vissuto. E
sono dei ragazzi semplici e normali che lei sceglie per le sue
missioni (apparentemente) impossibili: salvare il mondo.
Perché da quel momento iniziò una vicenda che, trent’anni dopo,
possiamo definire uno dei più grandi eventi della storia della Chiesa
e dell’umanità.
Ma all’inizio il mondo non se ne accorse. Come duemila anni prima. In
quei giorni di giugno del 1981 di cosa parlavano i giornali?
In Italia c’era appena stato l’attentato al Papa, il referendum
sull’aborto ed era scoppiato lo scandalo della P2. Dalla crisi di
governo uscì il primo esecutivo laico della storia repubblicana
guidato da Spadolini.
In Francia il socialista Mitterrand vinse le presidenziali e formò un
governo con quattro ministri comunisti. Era una novità storica.
Intanto – mentre il Papa era ancora in ospedale – all’Est le pressioni
di Mosca sulla Polonia, per cancellare Solidarnosc, si facevano ogni
giorno più forti. Breznev arrivò a paventare il rischio di uno scontro
nucleare.
Infatti a dicembre 1981 Solidarnosc fu schiacciata. Nessuno poteva
immaginare che solo otto anni dopo l’impero comunista sarebbe
crollato.
Nel frattempo in Iran – fatto fuori Bani Sadr – presero
definitivamente il potere gli ayatollah che dettero fuoco alla
polveriera islamica in tutto il mondo.
Come si vede dunque erano settimane di durissimo scontro fra i
blocchi, fra vecchi e nuovi poteri, nazionali e planetari.
Tutti pensano che a fare la storia siano gli stati, gli eserciti, il
petrolio, i cannoni, i poteri finanziari ed economici.
Perciò quel 24 e 25 giugno nessun giornale o tv del mondo poteva
immaginare che nel più oscuro villaggio della Bosnia stesse accadendo
un avvenimento di enorme importanza. Eppure è così.
Da trent’anni là accadono cose stupende e a milioni accorrono alla
ricerca di lei, la bellissima, la dolcissima, la meraviglia
dell’universo. Cosa cercano? E cosa trovano?
La storia di Silvia
Lo fa capire bene, per esempio, la storia di Silvia Buso, una giovane
padovana.
L’ho incontrata il mese scorso al Palasport di Firenze: c’era una
giornata di preghiera dei gruppi di Medjugorije, circa 4 mila persone.
Io feci una testimonianza su quello che era accaduto alla mia Caterina
e la visita di una delle veggenti di Medjugorie.
Alla fine mi si avvicinò questa ragazza bionda, alta, atletica: “anche
io” mi disse “ho avuto una grande grazia a Medjugorije”.
Di lì a poco fece lei stessa una testimonianza. Come già aveva fatto a
Medjugorije nel 2010, al festival della gioventù (c’è il video anche
su internet, nel sito di Radio Maria).
Silvia ha 22 anni. Nell’autunno del 2006, a 16 anni, d’improvviso si
ritrova paraplegica, inchiodata a una carrozzella: fino ad allora
aveva fatto sport, nuoto, danza, aveva amici. Frequentava la terza
liceo. Una vita normale.
Di colpo il buio. Le gambe non si muovevano più. E poi attacchi simil-
epilettici. Una tragedia.
La sua era una famiglia cattolica, ma “la messa domenicale” racconta
la ragazza “per me era perlopiù un’abitudine, non un atto d’amore”.
Anche con la malattia, partecipando il venerdì a un gruppo di
preghiera, era così. Un giorno una signora del gruppo le dette una
medaglietta della Madonna che la Vergine stessa aveva benedetto a
Medjugorije.
Silvia la mise al collo. In aprile e maggio del 2007 si immerse nello
studio per sostenere gli esami, ma si faceva portare ogni giorno al
gruppo di preghiera perché solo lì trovava pace.
Il 20 giugno la sua dottoressa le dice che la settimana successiva non
ci sarà perché deve accompagnare sua mamma a Medjugorije.
Silvia d’istinto le chiede di andare con lei. Arrivati, dopo la messa
vengono a sapere che la sera Ivan avrebbe avuto un’apparizione
straordinaria sul monte Podbrdo.
Silvia, sia pure con imbarazzo, accetta si farsi portare in braccio
fin lassù: “Alle 20 arrivammo. Ho iniziato a pregare e quello per me è
il primo ricordo di una preghiera fatta veramente con il cuore”.
Racconta: “Io non ho mai chiesto la mia guarigione perché mi sembrava
una cosa troppo impossibile. Poco prima dell’apparizione il mio
capogruppo mi disse di chiedere tutto quello che volevo alla Madonna
perché lei avrebbe ascoltato tutti, sarebbe scesa dal cielo sulla
terra. Allora le ho chiesto che mi desse la forza per poter accettare
a 17 anni una vita in carozzina”.
Alle 22 è iniziata l’apparizione a Ivan: “io sulla mia sinistra ho
visto una luce, era una luce bianca bellissima” dice Silvia.
“Finita l’apparizione non l’ho più vista, però mi sentivo chiamare da
tutte le parti. Ma non ho detto niente a nessuno di ciò che mi stava
accadendo. Loro mi hanno ripeso in braccio e dopo sono scivolata
all’indietro per terra come svenuta.
Però non mi sono fatta niente. Io ricordo solo che mi sentivo come su
un materasso morbidissimo e che c’era una voce dolcissima che mi
parlava e mi calmava coccolandomi.
Dopo qualche minuto, non so quanti, ho aperto i miei occhi e a mio
padre che piangeva ho detto che sentivo finalmente le gambe: papà sono
guarita! Cammino!”.
Ed è stato così. “Io ricordo che c’era una mano tesa davanti a me e io
nel volergliela afferrare mi sono ritrovata in piedi come se fosse la
cosa più naturale. Il mattino dopo alle 4,30 sono salita sulla
montagna della croce, il Kriscevaz, con le mie gambe!”.
E’ guarita così. Ma oggi Silvia dice: “La grazia più grande che Dio mi
ha fatto è stata la mia conversione e quella della mia famiglia. Il
sentire l’amore di Dio e della Madonna: questa è per me è la cosa più
bella e importante della mia vita”.
Silvia è timida, ma molto netta: “Con la conversione è come se Dio mi
avesse acceso un fuoco dentro. Certo, il fuoco va sempre alimentato
con la preghiera, il rosario, con l’eucaristia, la Santa messa e
l’adorazione. E tutto ciò che chiede la Madonna a Medjugorije. E
questo fuoco non si spegne. Questa per me è la cosa più bella”.
Bisogna chiedersi: cosa è mai questo “sentirsi teneramente amati” per
attrarre milioni e milioni di persone e cambiare radicalmente le loro
vite? Solo così si può cominciare a capire cosa sta accadendo a
Medjugorije.
Antonio Socci
Da “Libero”, 25 giugno 2011