Egregia Commissione Arbitrale Federale
Egregio Presidente Emilio Bellatalla
Sono l'arbitro FIDE Christian De Vivo. Scrivo alla CAF per alcune considerazioni in merito alla procedura per le designazioni arbitrali, e per una richiesta personale.
Premetto che il lavoro finora svolto sulle designazioni è perfettamente incline (a mio avviso) alle politiche imposte dalla federazione scacchistica italiana in questi ultimi anni. Pur non condividendolo, prendo atto dei risultati ottenuti. Porto qui come esempio pratico ciò che è successo a fronte della mia richiesta di disponibilità ad arbitrare.
Ho fatto richiesta per un torneo che si svolgeva a settembre vicino la mia casa di villeggiatura (per diminuire le spese di viaggio, vitto e alloggio), ed in alternativa per altri due tornei. Non mi soffermo sulle valutazioni fatte che mi hanno escluso (come arbitro principale e collaboratore) dall'arbitraggio delle prime due manifestazioni. Tra l'altro mi sono ignote. Piuttosto, mi ha colpito la valutazione della mia non candidatura per il campionato italiano a squadre (la mia terza scelta!).
Cito l'email di mancata designazione. "Non rientri nella rosa dei candidati che sono stati designati. Per la designazione, oltre all'attività svolta nell'ultimo anno, sono stati presi in considerazione tra gli altri i parametri relativi a consistenza numerica dei partecipanti, categorie arbitrali richieste e necessarie e vicinanza con la sede del torneo".
Ora, considerato che:
- sicuramente non tutti gli arbitri designati siaranno in astinenza dall'arbitraggio come me da oltre un anno;
- che la consistenza numerica dei tornei prevederà almeno un paio di collaboratori (per il campionato a squadre ciò è scontato);
- e che tra gli arbitri sarà stato anche scelto qualche collega di categoria inferiore alla mia (che è quella di arbitro FIDE),
desumo (la mia deduzione vale solo se sono stati designati tutti colleghi più vicini di me alle sedi di gioco) che l'unico criterio reale che ha effettivamente influito sulla mia mancata designazione, sia stato semplicemente la "vicinanza con la sede del torneo".
È per tale motivo che ritengo attualmente superflua ed inutile l'attuale procedura con la quale oggi si procede a dare la propria disponibilità ad arbitrare un torneo di scacchi. Essendo che un criterio economico soggettivo (quello della consistenza delle spese di viaggio, vitto e alloggio, dichiarato dall'organizzatore di un torneo) ha prevalenza su di un criterio oggettivo di formazione arbitrale (quale è appunto quello del turnover, il periodo di aspettativa tra una designazione e l'altra, che è un criterio che nessun designatore in altri sport si sognerebbe mai di far passare in secondo piano rispetto ad altri).
Aggiungo inoltre che il lavoro e la famiglia (per quelli che hanno la fortuna di averli) spesso consentono di impiegare sempre meno tempo nella ricerca dei tornei per i quali si posso programmare le ferie. E rinunciare ad una settimana di ferie ad Agosto (come ho fatto io), in aspettativa della possibilità di poter arbitrare almeno uno dei tornei che si sono scelti, pone a volte noi arbitri (mi ha posto!) in una posizione molto scomoda sia nei confronti delle aziende per cui lavoriamo, sia dei nostri familiari. Una posizione che personalmente, causandomi un danno che non mi verrà mai ripagato, influirà non poco sulla mia volontà di tesseramento per l'anno 2016.
Pertanto, con la presente, dichiaro di essere disponibile ad arbitrare qualsiasi torneo che mi eviti di perdere la licenza FIDE entro la fine dell'anno. Con la speranza che l'interessamento della commissione federale al problema che ho posto, porterà rapidamente ad una maggiore semplificazione e chiarezza delle procedure di designazione.
Termino la mia lettera ringraziando il collega arbitro Luigi Forlano che nei mesi scorsi mi ha telefonato per informarsi sulla mia mancata partecipazione alle attività arbitrali nell'ultimo anno. Ora credo che sia tutto più chiaro ad entrambi.
Distinti saluti
L'arbitro FIDE Christian De Vivo