sono Sergio Morisoli buon giorno, accanto al mio nome nella sottoscrizzione ci terrei che apparisse questa mia breve motivazione:
C'è un aspetto educativo dei figli che compete innazitutto per legittimità naturale ai genitori e agli educatori diretti (docenti, allenatori, animatori, volontari ecc...) e non all'Istituzione statale che deve essere favorito e richiamato in continuità. In poche parole occorre battersi affinché non sia lo stato ad educare ( lui può invece organizzare l' istruzione) perciò occorrono delle misure affinché in primis le famiglie e la società civile possano provvedere loro direttamente a questo compito primario e di generosità pubblica che è l'arte e il rischio di educare.
La libera scelta della scuola senza ostacoli finanziari e il riconoscimento da parte dello stato che la scelta fatta delle famiglie ( per quella privata o quella pubblica) viene molto prima dei programmi pedagogici o dell'organizzazione immobiliare della scuola; è fondamentale per una vera libertà di scelta.
Senza questo ritorno di libertà concreta e accessibile a tutti, lo stato si mette davvero ad educare e sappiamo purtroppo fin dove può arrivare...
In questo senso e complementare all'appello, mi piace molto l'ottima l'iniziativa lanciata o in lancio dei liberisti locali: nè pubblica nè privata, della serie che il budget pubblico ( soldi di tutti!) per la scuola deve essere assegnato con una chiave di riparto a seconda del numero di allievi che le diverse scuole riescono ad attirare (ben inteso che siano in un qualche modo "certificate" e sorvegliate dall'autorità competente).
Fin tanto che la scelta libera delle famiglie non riceve il dovuto riconoscimento finanziario parliamo a vuoto di permettere la concorrenza tra pubblico e privato, ci sarà già oggi libertà (ci mancherebbe) ma non certo le condizioni di partenza uguali per tutti nel poter scegliere. Se non viene riconsociuto che le scuole private fanno del servizio pubblico anche migliore di quelle statali allora addio fichi, la scuola privata rimarrà un "ghetto" da tollerare per non essere tacciati di totalitarismo. Questa urgenza (emergenza?) ve lo garantisco mi pare di gran lunga il problema più grosso (ancor prima di quello economico) sul quale la politica occorre che si desti, agisca e investa.