Forse esiste un errore di fondo.
Un errore che rende complesso, difficile, faticoso e a volte "impossibile"
il resto del cammino.
L'appello termina con: "Non è solo una questione di scuola o di addetti ai
lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene dei
nostri giovani e del nostro paese. Ne va del nostro futuro." Ma leggendo il
testo che conduce a questo finale e l'esortazione finale denoto una
incongruenza dovuta forse a una dimenticanza. La frase avrebbe avuto
maggiore coerenza con ciò che la precede con una aggiunta ("IL PROPRIO") :
"...un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore IL PROPRIO bene e quindi
quello di tutti (giovani, amici, società, ...).
Infatti, leggiamo nell'appello che "C'è bisogno di adulti, insomma, che
siano consapevoli di essere nel mondo e nella società per un compito, per
una costruzione positiva, e che loro per primi non facciano ultimamente
coincidere la riuscita nella vita col successo, i soldi e la carriera. Quel
"loro per primi" scritto per inciso, è il vero punto di partenza e questo
cambia un po' tanto le carte in tavola. Non è più (o non ancora, o non solo)
la responsabilità dei genitori, insegnanti, adulti in genere, verso i
bambini-ragazzi, ma la responsabilità dei genitori, insegnanti, adulti in
genere verso loro stessi.
I rischio è quindi di trovare "nuovi modi" per educare che lascino fuori
l'educazione dell'educatore. E allora ci ritroveremmo davvero "Di fronte a
qualcosa che ricomincia dicendoci "Ci risiamo" e augurandoci che ci vada
bene o che finisca in fretta.
Ho sottoscritto con piacere l'appello.