Il perché la serata del 9 ottobre 2008 è memorabile

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Redazione Centro Culturale di Lugano

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Oct 23, 2008, 3:19:17 AM10/23/08
to appelloeducazione
Da Il Lavoro di oggi, giovedì 23 ottobre

di Ida Soldini

Quella sera al Liceo 2 di Savosa, che in molti hanno definito
memorabile, si sono incontrate 300, forse 400 persone che in buona
parte non si erano mai viste prima, eppure il clima della sala era
effervescente, familiare, allegro, attentissimo. L'ing. Adriano
Barchi, che insegna alla Scuola Arte e Mestieri, ha espresso per tutti
l'origine di un simile, straordinario incontro: "Manuela, guarda qua!
Avrei voluto scriverlo io!" ha ricordato di aver gridato a sua moglie
leggendo su un quotidiano l'Appello per l'educazione, che è stato
promosso dal Centro Culturale di Lugano agli inizi di settembre e oggi
è sottoscritto da più di 500 persone.

Lo straordinario sta nel fatto che dei perfetti sconosciuti si sono
incontrati per una comune passione, una comune dedizione, un comune
amore, personalissimo e precisissimo nelle sue esigenze, ma che una
volta espresso, ha reso visibile agli occhi di tutti che c'è un popolo
intero in movimento. Susy Erba, una mamma che cresce il suo bambino da
sola senza cedere alle sirene delle playstation e degli Ipod per
acquistarne l'affetto; Gian Piero Bianchi, un ispettore scolastico che
dichiara i suoi colori affermando che "la parola è frutto di un
lunghissimo cammino culturale, e in forza di essa noi siamo uomini";
Adriano Barchi che racconta di come sia commosso dalla solitudine dei
ragazzi cui insegna, perché spesso non hanno nessuno che li prenda per
mano e li introduca a quello per cui la vita val veramente la pena di
essere vissuta. Questi sono stati gli interventi-cardine della serata.

Il prof. Giorgio Chiosso ha ripercorso poi gli snodi di una pedagogia
che rinuncia ormai a interpellare l'uomo per quel che è, e cioè un
essere libero e responsabile, e ne fa invece un meccanismo, un topo da
laboratorio, un ingranaggio, un affastellamento di nozioni e un fascio
di skills. Ha identificato il punto più dolente con la scomparsa della
funzione autorevole, che non è tale perché ha la forza e gli strumenti
coercitivi per imporsi, ma che si impone per la proposta di cui è
portatrice: quella di introdurre a una realtà desiderabile e
definitivamente amica. È una scomparsa epocale, mai avvenuta prima,
che svela il dubbio atroce da cui sono attanagliati gli adulti,
riflettendosi poi tragicamente sulle generazioni più giovani.

La serata del 9 ottobre scorso è stata come un grande grido: No!
Quello che portiamo vale la pena di essere trasmesso, perché i nostri
ragazzi senza di questo sono di meno, meno felici, meno liberi, meno
uomini. E in questo "noi" con sorpresa lieta si sono trovati in tanti
che fino a ieri pensavano di dover condurre da soli una lotta impari e
senza prospettive di vittoria. Pietro Ortelli ha ripercorso la lista
delle firme e delle testimonianze pervenute: una studentessa dell'ASP
che per la passione che nutre per l'insegnamento si adatta a passare
sotto le forche caudine della pedagogia autorizzata cantonticinese,
mamme e papà, a volte soli, a volte così uniti da inviare la loro
firma in coppia; docenti di ogni ordine e grado, dalla Scuola
dell'Infanzia all'Università; un manipolo di sacerdoti e una pattuglia
di medici; operai e impiegati, architetti e avvocati; infermiere,
psicologi, estetiste, meccanici e carpentieri, senza dimenticare le
signore delle pulizie, diverse commesse e venditrici, e infine le
nonne e i nonni, che tutti esultano per i loro meravigliosi nipotini.
Pochissimi politici. Pochi esponenti del mondo della Scuola. E lode
perciò a quelli che finora si sono esposti per un'ideale per il quale,
come i moltissimi "uomini comuni" ci testimoniano varrebbe la pena si
perdesse non solo la faccia, ma anche tutto il sangue che si ha nelle
vene.

Moltissimi degli interventi scritti che accompagnano le firme sul blog
aperto a questo scopo dal Centro Culturale di Lugano
(appelloeducazione.blogspot.com) denunciano la solitudine, una
condizione che rende impossibile qualunque educazione. E i promotori
dell'Appello hanno risposto aprendo uno spazio virtuale dove sia
possibile in modo molto semplice e informale mettere in comune la
propria esperienza. Ma certamente le iniziative che promettono di
sorgere non saranno di carattere virtuale!

Per il momento l'Appello è poi stato tradotto, per iniziativa di
persone interessate a diffonderlo, in francese e in tedesco, e i testi
in queste due lingue sono pure disponibili sulle pagine web
dell'Appello per l'educazione.

Al termine della serata il Centro Culturale di Lugano ha espresso per
bocca di Michele Fazioli, l'immenso stupore per quanto si è svolto
sotto i nostri occhi, e che sorpassa di gran lunga qualunque
aspettativa si fosse concepita in precedenza. L'Appello è nato
infatti, come causa prossima, dall'urgenza che nei promotori ha
suscitato la morte assurda eppure così significativa di Damiano
Tamagni, in una sera di carnevale del 2007. Dopo un'estate di
gestazione, ha preso il largo per l'urgenza con cui il desiderio di
affermare che il significato è preponderante sull'assurdo esigeva di
essere comunicato.
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