Cara Susanna,
condivido quanto ha scritto. Io vivo in mezzo ai ragazzi tutti i
giorni e vedo che, come tutti noi, hanno bisogno di essere ascoltati e
accompagnati. Vorrei aggiungere un'osservazione. Nella mia esperienza
come genitore e come uomo di scuola vedo che spesso gli adulti forse
ascoltano i giovani ma senza proporre nulla. Questo è il vero nostro
problema. Per proporre qualcosa bisogna credere in qualcosa; qualcosa
che vada oltre la superficie delle cose, dell'utile, del comodo,
dell'inevitabile. Qualcosa per cui capisco che valga la pena vivere
anche dentro le circostanze che possono essere difficili o dolorose.
Se credi nel valore della persona, nella tua persona anzitutto, puoi
dire anche a un giovane, a un allievo o a un figlio, "hai un valore",
cioè "ci sei perché sei voluto" (anche quando il genitore o il
l'insegnante ti mada a quel paese perché ha perso la pazienza): solo
per questo vale la pena impegnarsi, lavorare e anche fare fatica.
Altrimenti potremo soltanto richiamare i ragazzi alla convenienza di
un risultato: "studia per prendere un bel voto" o "studia per poter
fare un certo lavoro domani"; che è già una bella cosa, ma molto
fragile. E i giovani lo capiscono, e se non gli diamo qualche cosa di
più ti rispondono "ma chi se ne frega del domani" perché giustamente
vogliono avere un motivo per vivere oggi.
A questo proposito volevo dirle che ho vissuto un'esperienza molto
bella lunedì scorso. Nella nostra scuola è venuto il vescovo che
faceva la visita pastorale a Sorengo. Invece di organizzare un
incontro formale, abbiamo pensato di chiedere agli allievi di
formulare le domande che loro sentivano più vive e importanti per la
vita per rivolgerle a questa persona che veniva a incontrarli. Loro
hanno saputo porre domande veramente fondamentali e il vescovo si è
messo in gioco con tutta la sua persona per rispondere, anzitutto a
partire dalla sua esperienza. C'è stato ascolto da parte sua ma anche
la capacità di proporre le convinzioni che via via hanno determinato
la sua vita. Così è nato un vero dialogo, con un grande interesse e
una grande attenzione reciproca.
Talvolta, forse per paura di mancare di rispetto verso l'altro, non
diciamo chi siamo, in che cosa crediamo e questo, giustamente, i
giovani non ce lo perdonano. Non solo vogliono sapere che la vita ha
un senso ma vogliono vedere adulti che vivono, pur sbagliando, per il
senso che la vita ha.
Un caro saluto.
Roberto
On 15 Ott, 20:18, Redazione Centro Culturale di Lugano