MANDA UNA MAIL E CONDIVIDI. [Vegattivisti] Fwd: [Italia Animalista] MP AVIO 🚨800 TORI. MORTI NEL ROGO 250/ 300

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Bianca Lamacchia

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Mar 8, 2026, 11:11:48 AM (4 days ago) Mar 8
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Da: Marcello Giansanti <in...@marcellogiansanti.it>
Date: Dom 8 Mar 2026, 15:08
Subject: [Vegattivisti] Fwd: [Italia Animalista] Fwd: MP AVIO 🚨800 TORI

Oggetto: [Italia Animalista] Fwd: MP AVIO 🚨800 TORI
Data: Thu, 5 Mar 2026 10:49:40 +0100
Mittente: Serena Ruffilli <koal...@gmail.com>
Rispondi-a: koal...@gmail.com


Buongiorno, vi inoltro questa azione da portare avanti per favore.
Alcuni di voi hanno difficoltà ad aprire i link di collegamento (che accedono alla mail da inviare già preconfezionata)
Dunque vi copio e incollo subito sotto al testo che ho ricevuto anche la mail (come impostarla e a quali indirizzi inviarla).
Almeno vediamo di non perdere adesioni.... grazie per attivarvi! 

Serena 



STOP 🛑 ALLEVAMENTI - OLTRE 300 POVERI TORI BRUCIATI 🛑 ALTRI 250-300 FERITI DA UCCIDERE - CHISSA CHE AGONIA 😭

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Uniti facciamo la differenza 🌼

👉 Da ieri tutti abbiamo visto quel maledetto fumo 😭 “MA TANTO SONO SOLO ANIMALI” 
Dispiace solo x i soldi?

Totale animali presenti: circa 780? Per cosa?
Morti nel rogo: circa 250-300!
Gravemente ustionati da uccidere: circa 250 🚨
In quali condizioni?
PENSIAMO COME STANNO SOFFRENDO IN AGONIA 😡 
BASTA #govegan
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“Non è la morte la cosa peggiore, ma la sofferenza INUTILE inflitta” Karuna

Isaac Bashevis Singer:
“Per gli animali tutti gli uomini sono nazisti; per loro è un eterno Treblinka”

👇 
L’incendio verificatosi presso l’allevamento bovino di Avio (TN), con la morte di numerosi animali confinati nella struttura, non costituisce un episodio accidentale isolato. È la manifestazione concreta di un modello produttivo strutturalmente vulnerabile.

Il comparto zootecnico intensivo registra con continuità:
– incendi in strutture ad alta concentrazione animale;
– alluvioni con animali intrappolati e morti;
– epidemie come Peste Suina Africana e influenza aviaria con uccisioni di massa;
– trasporti di animali vivi su lunghe distanze con incidenti e decessi;
– movimentazioni internazionali che amplificano rischio sanitario e instabilità sistemica.

La concentrazione industriale di quasi mille animali in un’unica struttura configura un fattore strutturale di rischio sotto il profilo sanitario, ambientale e della sicurezza.

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Karuna
Attivismo by Progetto Vegan

#govegan #stopcruelty #stopslauther #6inFormaSana


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PER QUELLI A CUI NON FUNZIONA IL LINK:


Invia la mail 

A:


in CC:



OGGETTO DELLA MAIL: 
Incendio allevamento Avio (TN) – responsabilità pubblica, danno erariale e insostenibilità strutturale del modello zootecnico intensivo

Testo:

Comunicazione di pubblico interesse ai sensi dell’art. 21 della Costituzione, promossa da Attivismo by Progetto Vegan (www.maakaruna.com)*


Alla Direzione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste
Alla Direzione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Alla Direzione del Ministero della Salute
Alla Commissione Agricoltvura della Camera dei Deputati
Alla Corte dei Conti

e, per conoscenza,
Provincia Autonoma di Trento – Servizio Agricoltura
APSS Trento
ISPRA
Associazioni di categoria del comparto agricolo

L’incendio verificatosi presso l’allevamento bovino di Avio (TN), con la morte di numerosi animali confinati nella struttura, non costituisce un episodio accidentale isolato. È la manifestazione concreta di un modello produttivo strutturalmente vulnerabile.

Il comparto zootecnico intensivo registra con continuità:
– incendi in strutture ad alta concentrazione animale;
– alluvioni con animali intrappolati e morti;
– epidemie come Peste Suina Africana e influenza aviaria con uccisioni di massa;
– trasporti di animali vivi su lunghe distanze con incidenti e decessi;
– movimentazioni internazionali che amplificano rischio sanitario e instabilità sistemica.

La concentrazione industriale di quasi mille animali in un’unica struttura configura un fattore strutturale di rischio sotto il profilo sanitario, ambientale e della sicurezza.

Nel caso di Avio si richiede risposta formale su:
– presenza e funzionamento di sistemi automatici antincendio;
– effettiva applicabilità dei protocolli di evacuazione;
– controlli eseguiti e densità autorizzata dei capi;
– composizione dell’allevamento, con specifico riferimento alla presenza di tori e alla loro destinazione economica;
– volume medio annuo di animali destinati alla macellazione o al trasferimento;
– principali canali commerciali della filiera;
– la situazione economico-finanziaria dell’azienda negli ultimi esercizi.

Nel territorio trentino è stato richiesto agli allevatori di ridurre la produzione di latte per eccesso di offerta.

La sovrapproduzione è un dato economico. Nel comparto zootecnico significa generare o sfruttare esseri viventi destinati alla macellazione in volumi superiori alla domanda reale. Quando il mercato non assorbe tali volumi, si produce distruzione di valore economico e biologico: animali allevati, nutriti e macellati senza corrispondente assorbimento del prodotto finale, con spreco di risorse pubbliche, foraggi, acqua, suolo ed energia.

L’eccesso strutturale di offerta, unito alla moltiplicazione dei punti vendita e alla competizione sui volumi nella grande distribuzione organizzata, incentiva una produzione orientata alla quantità e non alla sostenibilità. Questo modello amplifica sprechi lungo la filiera e determina una spirale produttiva che resta in piedi solo attraverso trasferimenti pubblici e compressione dei costi ambientali e sanitari.

Un sistema che incentiva la produzione oltre la domanda reale e successivamente interviene con ristori e sostegni pubblici configura una distorsione economica strutturale.

Il modello lattiero-caseario industriale comporta separazione sistematica dei vitelli dalle madri e gestione selettiva dei capi maschi destinati all’ingrasso o alla macellazione precoce. La produzione è orientata alla massimizzazione dei volumi e alla compressione dei costi.

Quando la domanda non assorbe l’offerta incentivata, il sistema genera eccedenze, svalutazione del prodotto e ricorso a sostegni pubblici.

Questo meccanismo produce inefficienza allocativa delle risorse, dipendenza strutturale dai trasferimenti pubblici e duplicazione della spesa collettiva.

Il modello è insostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sanitario.

Le inchieste documentate da Animal Equality, Essere Animali e dall’indagine internazionale “Food for Profit” hanno evidenziato maltrattamenti documentati: animali feriti caricati verso la macellazione, violazioni delle normative sul benessere animale, irregolarità nei controlli, movimentazioni incompatibili con la normativa vigente. In diversi casi sono stati avviati procedimenti amministrativi e penali.

Questi non sono episodi isolati. Sono effetti di un sistema costruito sulla concentrazione e sulla compressione dei costi.

Secondo dati FAO, Eurostat, EMA e ISPRA:
– circa il 70% delle superfici agricole europee è destinato all’alimentazione animale;
– la zootecnia rappresenta una quota rilevante delle emissioni agricole di gas serra;
– il settore agricolo è responsabile di circa il 90% delle emissioni europee di ammoniaca;
– una quota significativa degli antibiotici venduti nell’UE è destinata agli animali da reddito, con impatto diretto sull’antibiotico-resistenza.

Le aree italiane a maggiore concentrazione zootecnica, in particolare Lombardia e Pianura Padana, registrano livelli elevati di pressione ambientale e criticità sanitarie connesse all’inquinamento atmosferico, come documentato da ISPRA e ISS.

Il comparto agricolo riceve circa 55 miliardi di euro annui nell’ambito della Politica Agricola Comune, con una quota rilevante destinata direttamente o indirettamente alla produzione animale.

La gestione della Peste Suina Africana ha comportato stanziamenti pubblici straordinari per centinaia di milioni di euro tra indennizzi, uccisioni di massa e misure di contenimento.

Il sistema riceve risorse in fase espansiva e ulteriori risorse in fase emergenziale, senza corrispondente riduzione del rischio sistemico.

Si configura un modello economicamente dipendente dal trasferimento continuo di fondi pubblici, con reiterazione della spesa e assenza di riallineamento strutturale.

L’art. 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea riconosce gli animali quali esseri senzienti. La reiterazione di eventi letali e maltrattamenti documentati dimostra che l’attuale modello produttivo non garantisce tutela effettiva coerente con tale principio.

I cittadini hanno diritto di conoscere in modo integrale l’impiego delle risorse pubbliche, gli impatti ambientali e sanitari delle scelte produttive e le conseguenze economiche delle politiche settoriali.

Si richiede:
– dettaglio completo delle risorse pubbliche destinate al comparto zootecnico negli ultimi anni, con distinzione tra incentivi produttivi, ristori emergenziali e indennizzi sanitari;
– confronto tra spesa preventiva e spesa emergenziale;
– pubblicazione aggiornata dei dati su utilizzo di antibiotici, emissioni climalteranti e concentrazione di nitrati;
– valutazione del profilo di responsabilità erariale ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 174/2016 per la reiterazione di spesa emergenziale in assenza di riforma strutturale.

La transizione è già in atto.

In Svizzera il progetto Hof Narr documenta oltre 160 riconversioni aziendali da allevamento a produzione vegetale.

Nei Paesi Bassi è stata adottata una Strategia Nazionale sulle Proteine con obiettivo 50% proteine vegetali entro il 2030. Nel Comune di Haarlem è stata vietata la pubblicità della carne negli spazi pubblici.

Università europee, tra cui University of Cambridge, hanno deliberato l’introduzione di un’offerta alimentare esclusivamente plant-based nei propri servizi di ristorazione.

In Italia il Gruppo Tonazzo ha cessato la produzione animale per concentrarsi su alimenti vegetali tramite il marchio Kioene.

Molti comuni italiani hanno negato autorizzazioni a nuovi allevamenti intensivi per ragioni ambientali e sanitarie.

Il settore privato evolve. I consumatori evolvono. I dati scientifici sono chiari.

Le politiche che mantengono e rafforzano il modello intensivo sono in disallineamento rispetto alla realtà economica, sanitaria e ambientale.

Si richiede l’apertura immediata di un tavolo tecnico nazionale sulla transizione del comparto, con riallocazione progressiva delle risorse pubbliche verso riconversione e diversificazione produttiva.

Il Progetto Vegan, insieme a reti e movimenti animalisti e ambientalisti, si rende disponibile a contribuire a un tavolo tecnico nazionale sulla transizione del comparto, mettendo a disposizione competenze, esperienze di riconversione e modelli già operativi in ambito europeo.

La presente costituisce formale atto di prima comunicazione.

Per una riflessione più ampia sulla necessità di superare progressivamente gli allevamenti intensivi, si rimanda al progetto Transformation: https://www.facebook.com/share/p/16Xpv1sxWn/?mibextid=wwXIfr

In assenza di riscontro, le questioni sollevate saranno portate nelle competenti sedi pubbliche, istituzionali ed europee, nonché all’attenzione degli organi di controllo, degli organi di informazione e delle autorità preposte alla vigilanza.

Si resta in attesa di risposta formale.

Distinti saluti

Attivismo by Progetto Vegan
*Movimento indipendente, apartitico, non religioso e non legato ad alcuna associazione. Impegnato per la difesa degli animali, dell’ambiente e dei diritti universali.

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