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ALLEVAMENTI - OLTRE 300 POVERI TORI BRUCIATI 🛑 ALTRI
250-300 FERITI DA UCCIDERE - CHISSA CHE AGONIA 😭
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abbiamo visto quel maledetto fumo 😭 “MA TANTO SONO
SOLO ANIMALI”
Dispiace solo x i
soldi?
Totale animali
presenti: circa 780? Per cosa?
Morti nel rogo:
circa 250-300!
Gravemente
ustionati da uccidere: circa 250 🚨
In quali
condizioni?
PENSIAMO COME
STANNO SOFFRENDO IN AGONIA 😡
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“Non è la morte la
cosa peggiore, ma la sofferenza INUTILE inflitta”
Karuna
Isaac Bashevis
Singer:
“Per gli animali
tutti gli uomini sono nazisti; per loro è un eterno
Treblinka”
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L’incendio
verificatosi presso l’allevamento bovino di Avio (TN),
con la morte di numerosi animali confinati nella
struttura, non costituisce un episodio accidentale
isolato. È la manifestazione concreta di un modello
produttivo strutturalmente vulnerabile.
Il comparto
zootecnico intensivo registra con continuità:
– incendi in
strutture ad alta concentrazione animale;
– alluvioni con
animali intrappolati e morti;
– epidemie come
Peste Suina Africana e influenza aviaria con uccisioni
di massa;
– trasporti di
animali vivi su lunghe distanze con incidenti e
decessi;
– movimentazioni
internazionali che amplificano rischio sanitario e
instabilità sistemica.
La concentrazione
industriale di quasi mille animali in un’unica
struttura configura un fattore strutturale di rischio
sotto il profilo sanitario, ambientale e della
sicurezza.
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Karuna
Attivismo by
Progetto Vegan
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u...@apss.tn.it,
presi...@provincia.tn.it,
mini...@politicheagricole.it,
segreteri...@mase.gov.it
in CC:
annalisa...@europarl.europa.eu,
cristin...@europarl.europa.eu,
benedett...@europarl.europa.eu,
in...@andreazanoni.it,
in...@coldiretti.it,
presi...@confagricoltura.it,
dire...@confagricoltura.it,
uffici...@governo.it,
COMM-REP...@ec.europa.eu,
in...@qmtt.net, fe....@cia.it, agr...@ec.europa.eu,
env-...@ec.europa.eu,
sante-anim...@ec.europa.eu
OGGETTO DELLA MAIL:
Incendio allevamento Avio (TN)
– responsabilità pubblica, danno erariale e
insostenibilità strutturale del modello zootecnico
intensivo
Testo:
Comunicazione
di pubblico interesse ai sensi dell’art. 21 della
Costituzione, promossa da Attivismo by Progetto
Vegan (www.maakaruna.com)*
Alla Direzione del
Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità
Alimentare e delle Foreste
Alla Direzione del
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza
Energetica
Alla Direzione del
Ministero della Salute
Alla Commissione
Agricoltvura della Camera dei Deputati
Alla Corte dei Conti
e, per conoscenza,
Provincia Autonoma di
Trento – Servizio Agricoltura
APSS Trento
ISPRA
Associazioni di
categoria del comparto agricolo
L’incendio
verificatosi presso l’allevamento bovino di Avio
(TN), con la morte di numerosi animali confinati
nella struttura, non costituisce un episodio
accidentale isolato. È la manifestazione concreta
di un modello produttivo strutturalmente
vulnerabile.
Il comparto
zootecnico intensivo registra con continuità:
– incendi in
strutture ad alta concentrazione animale;
– alluvioni con
animali intrappolati e morti;
– epidemie come Peste
Suina Africana e influenza aviaria con uccisioni
di massa;
– trasporti di
animali vivi su lunghe distanze con incidenti e
decessi;
– movimentazioni
internazionali che amplificano rischio sanitario e
instabilità sistemica.
La concentrazione
industriale di quasi mille animali in un’unica
struttura configura un fattore strutturale di
rischio sotto il profilo sanitario, ambientale e
della sicurezza.
Nel caso di Avio si
richiede risposta formale su:
– presenza e
funzionamento di sistemi automatici antincendio;
– effettiva
applicabilità dei protocolli di evacuazione;
– controlli eseguiti
e densità autorizzata dei capi;
– composizione
dell’allevamento, con specifico riferimento alla
presenza di tori e alla loro destinazione
economica;
– volume medio annuo
di animali destinati alla macellazione o al
trasferimento;
– principali canali
commerciali della filiera;
– la situazione
economico-finanziaria dell’azienda negli ultimi
esercizi.
Nel territorio
trentino è stato richiesto agli allevatori di
ridurre la produzione di latte per eccesso di
offerta.
La sovrapproduzione è
un dato economico. Nel comparto zootecnico
significa generare o sfruttare esseri viventi
destinati alla macellazione in volumi superiori
alla domanda reale. Quando il mercato non assorbe
tali volumi, si produce distruzione di valore
economico e biologico: animali allevati, nutriti e
macellati senza corrispondente assorbimento del
prodotto finale, con spreco di risorse pubbliche,
foraggi, acqua, suolo ed energia.
L’eccesso strutturale
di offerta, unito alla moltiplicazione dei punti
vendita e alla competizione sui volumi nella
grande distribuzione organizzata, incentiva una
produzione orientata alla quantità e non alla
sostenibilità. Questo modello amplifica sprechi
lungo la filiera e determina una spirale
produttiva che resta in piedi solo attraverso
trasferimenti pubblici e compressione dei costi
ambientali e sanitari.
Un sistema che
incentiva la produzione oltre la domanda reale e
successivamente interviene con ristori e sostegni
pubblici configura una distorsione economica
strutturale.
Il modello
lattiero-caseario industriale comporta separazione
sistematica dei vitelli dalle madri e gestione
selettiva dei capi maschi destinati all’ingrasso o
alla macellazione precoce. La produzione è
orientata alla massimizzazione dei volumi e alla
compressione dei costi.
Quando la domanda non
assorbe l’offerta incentivata, il sistema genera
eccedenze, svalutazione del prodotto e ricorso a
sostegni pubblici.
Questo meccanismo
produce inefficienza allocativa delle risorse,
dipendenza strutturale dai trasferimenti pubblici
e duplicazione della spesa collettiva.
Il modello è
insostenibile sotto il profilo economico,
ambientale e sanitario.
Le inchieste
documentate da Animal Equality, Essere Animali e
dall’indagine internazionale “Food for Profit”
hanno evidenziato maltrattamenti documentati:
animali feriti caricati verso la macellazione,
violazioni delle normative sul benessere animale,
irregolarità nei controlli, movimentazioni
incompatibili con la normativa vigente. In diversi
casi sono stati avviati procedimenti
amministrativi e penali.
Questi non sono
episodi isolati. Sono effetti di un sistema
costruito sulla concentrazione e sulla
compressione dei costi.
Secondo dati FAO,
Eurostat, EMA e ISPRA:
– circa il 70% delle
superfici agricole europee è destinato
all’alimentazione animale;
– la zootecnia
rappresenta una quota rilevante delle emissioni
agricole di gas serra;
– il settore agricolo
è responsabile di circa il 90% delle emissioni
europee di ammoniaca;
– una quota
significativa degli antibiotici venduti nell’UE è
destinata agli animali da reddito, con impatto
diretto sull’antibiotico-resistenza.
Le aree italiane a
maggiore concentrazione zootecnica, in particolare
Lombardia e Pianura Padana, registrano livelli
elevati di pressione ambientale e criticità
sanitarie connesse all’inquinamento atmosferico,
come documentato da ISPRA e ISS.
Il comparto agricolo
riceve circa 55 miliardi di euro annui nell’ambito
della Politica Agricola Comune, con una quota
rilevante destinata direttamente o indirettamente
alla produzione animale.
La gestione della
Peste Suina Africana ha comportato stanziamenti
pubblici straordinari per centinaia di milioni di
euro tra indennizzi, uccisioni di massa e misure
di contenimento.
Il sistema riceve
risorse in fase espansiva e ulteriori risorse in
fase emergenziale, senza corrispondente riduzione
del rischio sistemico.
Si configura un
modello economicamente dipendente dal
trasferimento continuo di fondi pubblici, con
reiterazione della spesa e assenza di
riallineamento strutturale.
L’art. 13 del
Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea
riconosce gli animali quali esseri senzienti. La
reiterazione di eventi letali e maltrattamenti
documentati dimostra che l’attuale modello
produttivo non garantisce tutela effettiva
coerente con tale principio.
I cittadini hanno
diritto di conoscere in modo integrale l’impiego
delle risorse pubbliche, gli impatti ambientali e
sanitari delle scelte produttive e le conseguenze
economiche delle politiche settoriali.
Si richiede:
– dettaglio completo
delle risorse pubbliche destinate al comparto
zootecnico negli ultimi anni, con distinzione tra
incentivi produttivi, ristori emergenziali e
indennizzi sanitari;
– confronto tra spesa
preventiva e spesa emergenziale;
– pubblicazione
aggiornata dei dati su utilizzo di antibiotici,
emissioni climalteranti e concentrazione di
nitrati;
– valutazione del
profilo di responsabilità erariale ai sensi
dell’art. 11 D.Lgs. 174/2016 per la reiterazione
di spesa emergenziale in assenza di riforma
strutturale.
La transizione è già
in atto.
In Svizzera il
progetto Hof Narr documenta oltre 160
riconversioni aziendali da allevamento a
produzione vegetale.
Nei Paesi Bassi è
stata adottata una Strategia Nazionale sulle
Proteine con obiettivo 50% proteine vegetali entro
il 2030. Nel Comune di Haarlem è stata vietata la
pubblicità della carne negli spazi pubblici.
Università europee,
tra cui University of Cambridge, hanno deliberato
l’introduzione di un’offerta alimentare
esclusivamente plant-based nei propri servizi di
ristorazione.
In Italia il Gruppo
Tonazzo ha cessato la produzione animale per
concentrarsi su alimenti vegetali tramite il
marchio Kioene.
Molti comuni italiani
hanno negato autorizzazioni a nuovi allevamenti
intensivi per ragioni ambientali e sanitarie.
Il settore privato
evolve. I consumatori evolvono. I dati scientifici
sono chiari.
Le politiche che
mantengono e rafforzano il modello intensivo sono
in disallineamento rispetto alla realtà economica,
sanitaria e ambientale.
Si richiede
l’apertura immediata di un tavolo tecnico
nazionale sulla transizione del comparto, con
riallocazione progressiva delle risorse pubbliche
verso riconversione e diversificazione produttiva.
Il Progetto Vegan,
insieme a reti e movimenti animalisti e
ambientalisti, si rende disponibile a contribuire
a un tavolo tecnico nazionale sulla transizione
del comparto, mettendo a disposizione competenze,
esperienze di riconversione e modelli già
operativi in ambito europeo.
La presente
costituisce formale atto di prima comunicazione.
Per una riflessione
più ampia sulla necessità di superare
progressivamente gli allevamenti intensivi, si
rimanda al progetto Transformation: https://www.facebook.com/share/p/16Xpv1sxWn/?mibextid=wwXIfr
In assenza di
riscontro, le questioni sollevate saranno portate
nelle competenti sedi pubbliche, istituzionali ed
europee, nonché all’attenzione degli organi di
controllo, degli organi di informazione e delle
autorità preposte alla vigilanza.
Si resta in attesa di
risposta formale.
Distinti saluti
Attivismo by Progetto
Vegan
*Movimento
indipendente, apartitico, non religioso e non
legato ad alcuna associazione. Impegnato per la
difesa degli animali, dell’ambiente e dei diritti
universali.