[Italia Animalista] Fwd: LA GLORIA DELLA SPAGNA - TUTELA FAUNA - L'ALBERO COME MEDICO - NO ALLA CACCIA - NUTRIE - PERCHE’ ESSERE VEGAN?

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Bianca Lamacchia

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May 23, 2026, 10:33:36 AM (9 days ago) May 23
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Da: Marcello Giansanti <vend...@yahoo.it>
Date: Sab 23 Mag 2026, 11:00
Subject: Fwd: [Italia Animalista] Fwd: LA GLORIA DELLA SPAGNA - TUTELA FAUNA - L'ALBERO COME MEDICO - NO ALLA CACCIA - NUTRIE - PERCHE’ ESSERE VEGAN?


Da: <in...@bailador.org>
Date: mer 20 mag 2026 alle ore 15:51
Subject: LA GLORIA DELLA SPAGNA - TUTELA FAUNA - L'ALBERO COME MEDICO - NO ALLA CACCIA - NUTRIE - PERCHE’ ESSERE VEGAN? 

 

 

 

 

 

LA GLORIA DELLA SPAGNA...  ANDATENE FIERI!!

 

 

 

Tutela Fauna tutelafau...@gmail.com
Fauna Toscana al macello: il silenzio ideologico e complice del "mondo animalista"

Approvata a voti unanimi dalla Giunta Regionale Toscana, la Delibera n. 564 dell'11/05/2026 e il relativo Allegato (Protocollo per la gestione dei Cervidi e Bovidi in Toscana 2026-2028), una morsa letale sulla fauna selvatica del territorio toscano.

I nomi dei firmatari e proponenti sono individuabili nella stessa delibera in quanto atto pubblico (pubblicato in BURT).

 

Questi documenti sono paradossalmente e facilmente scaricabili dal sito internet di Federcaccia Toscana (Approvato il Protocollo per la gestione dei Cervidi e Bovidi in Toscana relativo agli anni 2026-2028): è amaro constatare come il mondo venatorio, pur pro domo sua, evidenzi subito i provvedimenti, mentre si assiste al preoccupante immobilismo e al silenzio di gran parte del mondo "ambientalista" e "animalista" tradizionale.

Un silenzio che non possiamo che catalogare come dettato da una forma di subalternità o vicinanza politica nei confronti della coalizione di governo regionale, capace di far dimenticare quelle promesse elettorali di maggior tutela della biodiversità tutta, animali compresi.

Ricordiamo che questa misura (delibera n. 564/2026 e Allegato) segue a ruota la precedente delibera regionale toscana n. 88/2026, con cui la medesima Giunta ha autorizzato un drastico piano di controllo del cinghiale tramite armi da fuoco e tecniche d'impatto come "la girata" all'interno delle Riserve Naturali regionali e nei fragili Siti della Rete Natura 2000 in Toscana. Anche in quel caso, la notizia non ha destato il minimo clamore nella stragrande maggioranza delle sigle associative, con nostro immenso stupore.

Con questa successiva delibera 564 /2026 (proposta dalla Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale) emergono scelte metodologiche e gestionali sui restanti ungulati (Cervidi e Bovidi) che presentano una chiara impronta favorevole all'attività venatoria e al prelievo della fauna selvatica in un modo tragicamente incredibile. Tali scelte si pongono in palese contrasto con i principi di ragionevolezza, con la preminenza della tutela della fauna selvatica (art. 9 della Costituzione e quel che resta della legge 157/1992) e con le stesse linee guida scientifiche.

Invitiamo chiunque a consultare l’Allegato alla Delibera n. 564/2026 per comprendere la gravità delle decisioni prese, tra cui:

  • Pagina 9, Aree non vocate (Cervidi e Bovidi):Il massimo piano ipotizzabile per le UDG in area non vocata sarà pari alla: consistenza stimata”. Questo significa che nelle aree considerate "non vocate", il protocollo stabilisce che il piano di prelievo deve tendere a essere prossimo al 100% della consistenza totale stimata dai censimenti, ovvero un'operazione di vera e propria ERADICAZIONE locale. Per il cervo e il daino si ammette esplicitamente la possibilità di approvare piani di prelievo che prevedano un numero di capi da abbattere persino superiore agli animali effettivamente osservati o contati durante i censimenti, basandosi su mere stime teoriche;
  • Pagine 8/9 (femmine, tutte le specie: muflone, capriolo, cervo, daino): la percentuale di prelievo assegnata alle femmine adulte e “sottili” (di 1 o più anni) è la più alta in assoluto, oscillando costantemente tra il 35% e il 45% della popolazione censita. Questa pressione mira deliberatamente ad abbattere il potenziale riproduttivo e la stabilità biologica delle popolazioni;
  • Pagina 8, ABBATTIMENTO DEI CUCCIOLI: si legittima un prelievo massiccio dei piccoli (Classe 0, ovvero i cuccioli dell'anno di entrambi i sessi, il cui numero viene calcolato tramite astratti modelli predittivi): i piccoli di capriolo, cervo, daino e muflone di età inferiore all'anno subiscono tassi di prelievo che possono arrivare al 35%.

Seguono altri criteri tutt'altro che scientifici che impattano sfavorevolmente sulla tutela faunistica di queste specie, quali la deroga ai censimenti annuali sul campo, sostituita da un calcolo statistico surrogato e teorico (pp. 9/10 dell'Allegato). 

La pressione venatoria finisce così per auto-alimentarsi sulla base di "dati storici" e dello "sforzo di caccia" (è circa il rapporto diretto tra le uscite del singolo cacciatore e gli animali prelevati), anziché basarsi sullo stato reale, biologico e attuale della fauna nel territorio. In netto contrasto con i principi di ragionevolezza, la delibera e il relativo protocollo ribaltano l'ordine di priorità della legge nazionale: la tutela biologica diventa un'eccezione, mentre la preminenza del prelievo venatorio in Toscana sarebbe la regola. 

 

La nostra piccola Associazione non ha più la forza di procedere oltre. Come ben sapete, non abbiamo mai avuto bisogno di supporto economico; la nostra unica e costante richiesta è sempre stata quella di non far passare sotto totale silenzio l’eradicazione faunistica programmata in Toscana: la situazione NON sta migliorando, sta peggiorando, non sappiamo più come gridarlo.

Al di là del condivisibile clamore che il DdL “Malan” sta suscitando a livello nazionale, riteniamo profondamente incoerente che, di fronte ad atti ufficiali regionali ESECUTIVI che permettono un’eliminazione così massiccia e cruenta di animali selvatici, non si sollevi alcuna voce critica per non incrinare determinate vicinanze o simpatie politiche.

Tutto questo è inaccettabile. Non proviamo rammarico per noi stessi, ma per tutti gli Animali selvatici toscani che verranno sacrificati nel silenzio generale. Esseri viventi la cui "colpa" è quella di essere nati in una Regione in cui le coalizioni di governo sembrano godere di una tale indulgenza ideologica da non essere messe in discussione nemmeno da parte di chi avrebbe il dovere statutario e morale di difendere la vita e la biodiversità, anche quelle in Toscana.

 

Con affetto sincero, grazie di cuore a Tutti coloro che da sempre aiutano, informano e diffondono Verità.

 

 Tutela Fauna Toscana

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🌿 *E se il miglior medico fosse un albero?* 🌳

In Giappone lo sanno da secoli: si chiama _Shinrin-yoku,_ il "bagno di foresta", la pratica di immergersi nella natura per ritrovare equilibrio, salute e benessere. 

 

Oggi la scienza lo conferma.

*Seeds of Florence* presenta il nuovo numero dedicato alla _Forest Therapy_


Insieme a noi:

Paola Galgani
Vice Sindaca e Assessora all'Ambiente Comune di Firenze


Francesco Ferrini
Ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree Unifi


Raoul Fiordiponti,
Presidente TeFFit-OE Terapie forestali in Foreste italiane


Laura Lo Presti
Direttrice esecutiva TEF Tuscany Environment Foundation


Angela Tozzi
Fotografa naturalista (Women Photograph 2024)


Ilaria Ceciarini
Biologa ed ecotossicologa marina Unisi


In collaborazione con Tuscany Environment Foundation e TeFFit

 

📅 22 maggio — ore 18:00
📍 PIA Palazzina Indiano Arte, Parco delle Cascine, Firenze

Link per iscrizione: https://seedsofflorence.it/news/forest-therapy/

 

 

 

Il DDL Caccia va in Aula. Ho scritto al Presidente della Repubblica

Firmatari,
purtroppo il 13 maggio il DDL Caccia è stato approvato in commissione al Senato. La prossima settimana potrebbe già arrivare in Aula. I tempi si stanno stringendo.
Nonostante l'incontro che abbiamo tenuto in Senato il 25 febbraio scorso, e che speravamo aprisse un reale confronto, il testo ha continuato il suo iter come se le nostre voci non pesassero nulla.
Ho voluto fare qualcosa di...

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Almo Nature cons...@almonature.com

 

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Una cosa che forse non sai ancora sulle api

 

«Se le api scomparissero dalla terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita». Quante volte avete letto questa frase, spesso attribuita ad Albert Einstein?

 

In realtà il fisico tedesco non l’ha mai detta, e scientificamente parlando non è proprio corretta. Ma il principio alla base è veritiero. Le api, saltellando di fiore in fiore, permettono al polline di spostarsi tra le piante, contribuendo così alla loro riproduzione.

 

Secondo alcune stime, il 35% del cibo mondiale non esisterebbe, se non fosse per le api!

 

Per questo, quando le api hanno iniziato a diminuire, ci siamo tutti spaventati. La comparsa di nuovi virus e funghi aggressivi, il cambiamento climatico, l’uso dei pesticidi e la scomparsa di zone naturali: il dibattito sulle cause esatte è ancora aperto, ma tutte queste cose hanno reso più difficile la vita per gli insetti gialli e neri. E, di conseguenza, anche per noi.

 

In tutto il mondo in molti si sono mobilitati per risolvere il problema. Nel suo piccolo anche Fondazione Capellino, che possiede al 100% Almo Nature, sperimenta metodi di apicoltura ecologica nella sua tenuta di Villa Fortuna in Piemonte, Italia. Si tratta di uno spazio, quello di Villa Fortuna, dedicato proprio (tra le altre cose) al provare ed imparare nuovi metodi per la produzione di cibo in modo sostenibile e compatibile con la difesa della biodiversità.

 

IL RIASSUNTONE

  • Le api, così come altri insetti, sono essenziali per gli ecosistemi in cui viene prodotto il cibo che mangiamo.
  • Abbiamo temuto sparissero, ma ora il loro numero sta tornando a crescere!
  • La nuova sfida ora è quella di proteggere anche gli altri insetti impollinatori e le specie di api meno diffuse.

 

La buona notizia è che questi sforzi globali hanno dato i loro frutti. Oggi le api nel mondo sono molte più di prima! Pensate che in soli dieci anni, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione, gli alveari sono cresciuti di oltre un quarto!

 

Un fantastico risultato, insomma. Ora, però, è il momento di fare anche di più. Questo forse è meno noto, ma anche altri insetti fanno lo stesso lavoro di impollinazione delle api - e anche loro vanno protetti. Gli esperimenti di agricoltura sostenibile di Villa Fortuna vanno proprio in questa direzione!

 

E poi, come sempre, la natura ci insegna a fare i conti con la complessità. Come ha raccontato da poco il New York Times, ripreso in Italia da Il Post, oggi abbiamo scoperto un problema nuovo. Negli ultimi anni si è lavorato tanto per salvare la specie più diffusa, l’ape occidentale, che ora è in buono stato di salute. Ma non siamo riusciti ad essere altrettanto bravi con le altre specie di api, anche quelle che non producono miele ma sono utilissime per la biodiversità.

 

Pensate, ne esistono oltre ventimila tipi!

 

Insomma, portiamoci a casa una buona notizia e una missione. Le api non sono in pericolo come un tempo, e questo fa sì che anche la nostra vita, i nostri sistemi alimentari, il nostro futuro siano più al sicuro.

 

Ma la sfida, ora, è quella di tutelare anche le specie lasciate indietro!

 

 

 

 

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