Fwd: [R-esistiamo] partigiano bresciano

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Carlo Enrico Leale

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Jan 29, 2010, 6:35:51 AM1/29/10
to Lionello Bertoldi, anp...@googlegroups.com, ANPI GE-Quezzi, ANPI MARASSI


---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Pier Luigi Fanetti <pierf...@yahoo.it>
Date: 28 gennaio 2010 19.30
Oggetto: [R-esistiamo] partigiano bresciano
A: R-esistiamo <deporta...@googlegroups.com>


Bresciaoggi, venerdì 28 gennaio 2010
 
IL LUTTO. È morto ieri, all'età di 85 anni, il regista, sceneggiatore e scrittore salodiano
Una vita passata sul set: dai «corti» dei primi anni '50 agli spot per Carosello, fino ai film d'inchiesta

Il regista salodiano Angio Zane

Era un uomo curioso della vita, che possedeva quel genio di impresa così tipico della generazione uscita dal secondo dopoguerra. Un uomo di pragmatica saggezza e di operosa intelligenza, la cui fantasia era sempre al lavoro, come capita agli inventori. Così ci piace ricordare Angio Zane, regista e sceneggiatore, produttore e scrittore, docente di filmologia e «poeta ironico del sorriso» - la definizione era sua - perché aveva sempre la battuta pronta in canna.
Angio Zane (salodiano, classe 1925) è uscito di scena ieri dopo una vita che lo ha visto stare sempre sul set, da protagonista. Figlio di Francesco, uno dei primi senatori della Repubblica, a 18 anni era già «ribelle per amore», resistente tra le Fiamme Verdi in Valle Sabbia. Un'esperienza ardimentosa raccontata in «Guerrigliero», un amarcord pubblicato nel 1991 che qualche anno prima aveva alimentato il documentario «Ribelli. Brigata Perlasca» (1986), mandato in onda più da Raiuno.
Folgorato dalle potenzialità del cinema, che lui concepiva come fascinoso mostro a più teste (tecnica e spettacolo, industria e arte, documento e critica...), Angio si era fatto le ossa dietro la macchina da presa nei primi anni '50 con alcuni corti («Motonautica italiana», «Acque dell'Adamello», «Garda antico»...) e nel 1956, in pieno «neorealismo rosa», debuttò nel lungometraggi con «La capinera del mulino», un melodrammone ambientato a Borgofiore, località immaginaria sita nell'entroterra morenico gardesano, interpretato da due divi del fotoromanzo di allora, Marisa Belli e Franco Andrei.
Due anni dopo, cambiamento di rotta. Zane si dedica al film per ragazzi con cui approda nei maggiori festival internazionali, guadagnando premi e riconoscimenti. Titoli come «Gli avventurieri dell'uranio» (1958), «Brigliadoro» (1959), «Pippo, Briciola e Nuvola Bianca» (1960) e «Ok sceriffo» (1963), addirittura un western con locations nostrane, dopo essere stato negli Stati Uniti dove aveva conosciuto John Wayne, costituiscono una pagina importante nel cinema di genere. «Non voglio vantare diritti di priorità - mi confidò qualche anno fa -, ma gli scenari del western-spaghetti li abbiamo scoperti noi prima di Sergio Leone. Lui è andato in Spagna, in Almeria, noi siamo rimasti a casa».
Quando arriva l'epoca di Carosello, Angio è pronto a cogliere l'opportunità: dietro casa sua costruisce il teatro di posa Onda Studios. Dal 1958 al 1970 quella è la location in cui sono stati girati centinaia di spot pubblicitari. Ricordate lo sceriffo con il cappello bianco della «stella di Negroni»? E Johnny Dorelli testimonial di «Galbani vuol dire fiducia»? E Vianello e la Mondaini interpreti della serie della Stock? Quello spazio oggi è diventato il suo Museo Archivio Audiovisivo Gardesano all'aperto per le scolaresche.
E' una biografia piena, quella di Zane. E' impossibile riassumere in breve una carriera inesausta e articolata. Era un uomo d'azione, che non abitava le «zone grigie». Sempre suo, e in anticipo sui tempi, quel «Divieto di scarico» (1975), un film d'inchiesta ecologico sulla nostra provincia, scritto con Renato Borsoni e Ubaldo Mutti. La sua scomparsa colpisce al cuore il cinema bresciano e non solo, ci rende tutti più soli e più vuoti.
Nino Dolfo


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