Quella fra Russia e Ucraina è una guerra bieca, come sempre. Ma quale non lo è? Anche stavolta la vittima è nota (il popolo ucraino), il colpevole un po’ meno… anche perché non ce n’è uno solo.
Sicuramente un protagonista negativo della vicenda è Vladimir Putin, che sta sferrando un attacco armato ad un Paese confinante. Chi mena le mani non è mai innocente, a prescindere.
L’altro reo, ovviamente non confesso, è Volodymir Zelensky, personaggio ambiguo, fino all’altro giorno etichettato come sovranista, con agganci pericolosi nell’estrema destra ucraina e recentemente implicato nei “Panama Papers”.
E’ proprio su quest’ultimo che vorremmo concentrarci, non per alleggerire le responsabilità – evidenti – del primo, quanto per far luce laicamente sull’altro carnefice di questa guerra bieca.
Sorvoliamo pure sul fatto che da tempo è abitualmente scortato da una sorta di milizia irregolare composta da fanatici nazistoidi, quello che invece sarebbe grave tralasciare sono alcune sue mosse di questi giorni, che messe in fila aiutano meglio a comprendere chi sia l’attuale presidente dell’Ucraina.
Venerdì 4 marzo, come da direttive impartite dall’entourage di Zelensky volte a setacciare ogni vettura di stampa o ong nel caso mascherasse infiltrati russi, cecchini ucraini hanno colpito, senza che per miracolo vi scappasse il morto, una troupe di Sky News UK.
Il giorno prima era stato trovato misteriosamente ucciso un componente della delegazione ucraina al primo tavolo delle trattative, il cadavere massacrato e sfigurato non è mai apparso fra le immagini dei Tg di casa nostra. La sua morte è riconducibile ad un processo sommario, per un ipotetico tradimento, e alla conseguente esecuzione della pena da parte di para-militari.
Sabato sono sfuggite alla ferrea macchina della propaganda governativa, o forse sono state diffuse con consapevole orgoglio, immagini di bambini ucraini a cui venivano consegnate armi da fuoco ed esercitati al loro uso. Proprio come avevamo visto qualche anno fa con l’Isis, ma all’epoca lo sdegno e l’indignazione fu grande fra gli stessi che oggi invece fanno finta di niente.
Se a tutto questo aggiungiamo il comportamento irresponsabile e incosciente di un presidente che non si perita ad istigare i suoi concittadini al martirio, facendo leva spregiudicatamente sull’esaltazione patriottarda per usarli come veri e propri scudi umani, rivendicando ulteriori armi, anziché fare un minimo sforzo per avviare trattative di pace, allora si capisce come forse davvero russi e ucraini, Putin come Zelensky, siano della stessa pasta. Due popoli iper nazionalisti, governati da due autocrati che prima della guerra erano in calo nei sondaggi ed ora sono considerati dai loro rispettivi popoli alla stregua di eroi.
Nel mezzo la solita Europa inetta, che, perlomeno per ora, pur incapace di farsi arbitro mediatore, ha saputo rifiutare le istanze che vorrebbero tirarla dentro mani e piedi ad un conflitto prevedibilmente degenerabile in terza guerra mondiale.
Resta infine un altro colpevole, il terzo, la Nato, dietro cui si celano sotto neanche troppo mentite spoglie gli Stati Uniti d’America. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in spregio ad accordi informali, gli USA hanno pian piano ampliato la sfera di influenza della Nato verso quell’est europeo riunito in tempo sotto il Patto di Varsavia. Ben sapendo che questo debordare, prima o poi, avrebbe provocato la reazione dell’attuale Federazione Russa.
Nel Donbass la guerra non è certo iniziata lo scorso 24 febbraio, bensì oltre otto anni fa, nell’indifferenza di tutti i governi nonché dei maggiori organi di informazione.
Quanto invece agli interessi personali, o meglio familiari, che legano il presidente americano Joe Biden all’Ucraina, sono acclarati già dall’epoca in cui rivestiva il ruolo di vice-presidente di Obama.
Oggi non servono altre armi o aerei alla povera vittima di questa bieca guerra, ma un soggetto autorevole (ONU dove sei?) in grado di mettere i due contendenti ad un vero tavolo di trattativa, attivando tutti i canali diplomatici, e arrivare ad una soluzione di pace che faccia cessare le bombe per costruire non una tregua momentanea ma definitiva e stabile.
E questa soluzione dovrà necessariamente suddividere l’attuale territorio ucraino sulla base della prevalenza e dell’autodeterminazione dei popoli, ricostruendo le ragioni di una fraterna convivenza fra maggioranza e minoranza sia nel perimetro ucraino che in quello russo.
Fuori da questo c’è solo un nuovo Iraq, un nuovo Afghanistan o peggio ancora un conflitto globale.