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Patrizio Marozzi

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Mar 12, 2021, 2:27:09 AMMar 12
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Certo come c’è la natura per questo futuro. Così il competere perche si elabora una teoria e su ciò si disputa per averla pensata. O per dire di possedere una conoscenza, si può forse dire ch’è un poco da svitati. Quando pratico allora cerco anche di risolvere secondo il caso e di necessità si può immaginare virtù.
Allora mi vedo e mi evidenzio con questo accadere, lo immagino non nuovo, ma sicuramente forse più ampio e rinnovato. Dico della molteplicità dei suoni e delle lingue parlate e scritte. Tanto che nell’ultimo decennio, vedo come se si fosse formata una fucina in tal senso, come in certo luogo del mondo potrebbe dirsi ovunque si verifico in Italia dopo i fulgidi dell’impero di Roma, e che di già per una certa connotazione, ancora un quanto limitata era fortemente assorbente. Così nei secoli seguenti la terra Italica à sviluppato la sua assorbenza e differenziazione d’uso, tanto che la fonetica, viene evidenziata nel segno per similitudine, propria del segno stesso e non della sua diversa fonetica per interpretazione. In sostanza la visibilità del tempo e del suo rapporto nel linguaggio è sempre generativo. Cosicché alcune volte in questo nuovo tempo, l’improprio tempo del vocabolo non cosiffatto sembra anteporre la sua immagine alla sua generazione. Sia nel significato che nella traslitterazione. Ora in questo amorevole, imbastitura un poco dico amorevole imbastardita, mi vien sovente gioco forza spontaneo dover fare una doppia traslitterazione. Una generativa verso il linguaggio italiano e uno per conformità al termine d’uso così di un altro elaborato linguistico. Il secondo è ovvio che mi è statico, mentre il primo acquisisce la differenziazione lingua traslitterazione. Sia come proprio del termine in uso che come sviluppo nel linguaggio in italiano. Ora per tale modo vedo evidente che non soltanto l’italiano sta assordendo nuova fonetica per esprimere anche cose nuove, o altri sinonimi. Ma questo mi fa intendere ch’è in atto una nuova fucina linguistica mondiale. Quanto sono meravigliosi i traduttori, anche se io, come italiano mi trova un poco in una nuova doppia fase, per alcune lingue più di altre, come già detto. I traduttori permettono a tutti di esservi e differenziarsi e in certo modo vedere e conoscere. Insomma è un’opera buona. Sia per i suoni che per le forme.
Così quindi riassumendo velocemente, si può evidenziare una certa grammatica linguistica, che poggia già in certo latino generativo. Anche vi è in parte per le lingue indoeuropee o asiatiche quelle poste nell’ideogramma. Non è un caso per esempio che si pensi a certo cinese come se si confacesse meglio con l’inglese, che viene con un grammatica periodale latina. O che per certa percezione, per questo del rumeno, che à molti termini omofoni l’italiano, sentano l’inglese più vicino loro del francese. Mentre io per esempio, quando la fonetica inglese si allontana da quella latina, faccio sforzo memonico per utilità di tali termini e poi dimentico, ma mi sembra ugualmente di avere una vicinanza e comprensione anche se mi parlano in un'altra lingua. Così quindi se per connaturata espressione, trovo lo spagnolo, o il messicano, che credo abbia una grammatica del latino evoluta ma la parola è latino antico, o il portoghese o espressioni di tutto il mondo latinizzato vicine. Non posso non notare che la fonetica dell’italiano sia della lingua che di tutte le sedimentazioni storiche che ci sono ormai da millenni, nell’italico suolo, sono quasi tutti suoni elaborati dal mondo che ben prima dei media a praticato il suolo italico. Anche quello dell’amore dove si parla di meno e si fa di più?
Ora e in sostanza ci si ascolta e si fa comprensione, per questo momento che si è fatto evolutivo e dinamico. Del resto per esempio nel medioevo il linguaggio orale era pieno di poliglotti. Ora volendo rendere più rapida o perche l’evoluzione potremmo parlare già tutti l’esperanto, ma mi sembra anch’essa una delle tante lingue già praticate in Italia. Buona Giornata a tutti e grazie.
Ciao
Patrizio Marozzi
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