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mi...@iol.it> scritto nell'articolo
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Premessa
Non ho trovato alcun News Group nel quale inserire questo messaggio,
pertanto scusatemi l'argomento un può fuori tema nei News G. in cui lo
troverete. Si tratta di un esperienza prettamente personale, naturalmente
opinabile, ma che sento il dovere di diffondere tra gli allevatori
amatoriali dei canarini.
Salmonellosi
E' un genere di malattia causata da schizomiceti del genere Salmonella di
diversissimi ceppi e tipi, parente prossima del tifo, anzi un ceppo di
questa, la Tifimurium, la più pericolosa riguardo la trasmissibilità per
l'uomo, può anche trasmettere il tifo.
Negli allevamenti di uccelli causa decessi di circa il 60% degli
esemplari,
colpisce in maniera indiscriminata animali di diverse specie ma, ho
notato,
che, all'interno dell'allevamento, ogni ceppo colpisce in maniera più
virulenta gli animali della stessa specie allevata. A me ad esempio ha
colpito prevalentemente pappagallini ondulati (90% dei decessi), in
maniera
meno grave i canariri (20% deceduti) e solo i nidiotti dei diamanti
mandarino e delle tortore.
Anche gli animali sani sono spesso portatori del male, i germi si
insidiano
nelle ovaie e causano ridottissima percentuale di schiusa delle uova, e
morte dei piccoli a pochi giorni di vita (in genere 5-8 giorni) i piccoli
spesso muoiono solo dopo che le madri li hanno abbandonati riconoscendoli
malati.
I sintomi della malattia sono inequivocabili, diarrea biancastra o
verdastra.
All'autopsia il fegato degli animali colpiti appare ingrossato e di un
colore giallastro o arrossato con puntini giallastri, si verifica anche un
ingrossamento delle membrane interstiziali.
Il male si trasmette per contatto con le feci, (non dimentichiamoci quindi
che le feci spesso si disidratatano e polverizzate possono contaminare
anche l'aria che si respira in allevamento, con costante pericolo per
l'allevatore) e per contatto con i cadaveri degli animali malati sui quali
c'è un'altissima concentrazione di germi.
Una diagnosi esatta può essere effettuata presso i centri Zooprofilattici
Sperimentali esistenti presso i macelli comunali, quindi presso alcune
A.U.S.L. Italiane.
Non ho trovato farmaci utili alla cura in campo veterinario. La molecola
elettiva verso questa malattia è il Cloramfenicolo che si trova in un
prodotto ad uso umano CHEMICETINA SUCCINATO che io ho provato nella dose
di
2,5 mg per 500 cl di acqua per cinque giorni consecutivi e cinque di
riposo
per tre cicli.
Dopo dieci giorni di sospensione del preparato si può fare eseguire un
esame delle feci e in caso di esito positivo riprovare ancora per altri
tre
cicli. In caso di continuo esito positivo degli esami è il caso di
abbattere gli animali portatori.
Non sembrano essere utili altri antibiotici (Tetracicline, Neomicine) o
sulfamidici (Fulfachinossalina).
Si potrebbe provare un prodotto della Bayer: Baytril Orale da 10 cl.
Bisogna procedere ad una disinfestazione radicale e frequente di locali,
attrezzature e accessori con prodotti disinfettanti come Creolina,
Amuchina, e prodotti a base di iodio. I bagni di Steramina G non sono
efficaci. E' efficace l'uso di Lysoform grigio, puro, con un contatto con
la superficie da disinfettare di almeno un ora.
Anche gli animali guariti possono essere, anche dopo molto tempo dalla
guarigione, portatori della malattia in quanto i germi soggiornano a
livello saprofita nell'animale riemergendo nella forma virulenta in
periodi
di particolare stress (cove, freddo, muta e deperimenti in generale) ,
pertanto è consigliabile escluderli dalla riproduzione se non addirittura
sopprimerli.
Enti pubblici.
Attenzione però, se si vuole seguire un criterio scientifico nella cura
della malattia bisogna eseguire una corretta diagnosi e il metodo corretto
è appunto quello di rivolgersi ad una struttura sanitaria, ma le leggi di
polizia Veterinaria, giustamente, impongono a tutti gli enti e ai
veterinari di segnalare focolai di malattie epidemiche.
Il risultato immediato di ciò è che presto ci si troverà costretti a
rapportare tutti gli sviluppi della malattia agli enti pubblici, vedersi
ispezionato l'allevamento da parte dei sanitari e, nella migliore delle
ipotesi, sentirsi comunicare il precetto di abbattere tutti gli animali se
non addirittura la segnalazione al Sindaco del Paese e possibili
quarantene
degli allevatori.
Non posso muovere critiche alle normative in vigore che ovviamente tengono
conto dei diritti della salute pubblica. E' ovvio che se le malattie
epidemiche colpiscono o rischino di contaminare, allevamenti di animali da
carne il rischio per l'uomo è altissimo e quindi ben venga ogni, mai
eccessivo, scrupolo.
Ho una leggera riserva nel caso in cui la malattia colpisce animali da
diletto.
Vi assicuro che vedersi disporre l'abbattimento di uccelli ai quali ci si
è
affezionati e che si sono seguiti per generazioni non è piacevole
specialmente quando, e questo è il paradosso, il veterinario dell'AUSL
chiede al malcapitato allevatore il suggerimento sul metodo da utilizzare,
in quanto i casi in cui un allevatore di questi animali si rivolge
all'Ente
pubblico sono più unici che rari. Senza contare poi che ci si sente quasi
additati come "Untori" e il lavoro al quale si è obbligati, per precetto,
diventa insopportabile.
Ho avuto l'impressione di essere stato l'unico allevatore amatoriale che
abbia chiesto un'indagine scientifica sul problema che ha colpito il suo
allevamento. Ed allora le cose sono due e cioè: o tutti gli altri
allevatori evitano accuratamente il contatto con gli enti pubblici proprio
per evitare i fastidi che ne derivano (pertanto i risultati a cui tendono
le norme vengono elusi) e quindi le leggi vanno riviste o gli altri
allevatori agiscono in modo empirico somministrando antibiotici in maniera
indiscriminata e anche questo è un comportamento che lo stato dovrebbe
contribuire a correggere con un'informazione corretta sul rischio di
selezionare ceppi di malattie resistenti agli antibiotici.
Salvatore E. Miano
e-mail mi...@iol.it
opp . mi...@tau.it