19 febbraio Una vignetta dal mio mondo

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Riccardo Ciavolella

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Feb 19, 2006, 8:55:27 AM2/19/06
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Ogni giorno vengo in questo cyber café. La tastiera è malridotta e le lettere latine spartiscono le superfici a contatto con i miei polpastrelli con l'alfabeto arabo.Si direbbe che voglio restare informato su quello che succede altrove, ma a volte mi soffermo soltanto sulla classifica di serie A (sono allergico al calcio in Italia, ma non quando ne sono lontano) o sul medagliere delle Olimpiadi. Se la Francia vince più dell'Italia dovro' pagare una birra parigina a Sylvain. E la birra parigina è cara come due settimane di affitto nel quartiere 6° di Nouakchott. E poi chiaramente ho bisogno di scrivere e leggere i messaggi. A volte, con una certa stupidità, ho l'impressione che le mie preoccupazioni si limitino alle notizie dei miei cari laggiu' e alla mia salute psicofisica quaggiu', giusto per restare in forma per quando il tempo mi sorprenderà scandendo l'ottantottesimo giorno. Fare della mia semplice esistenza in attesa il mio unico orizzonte. Microcosmo uguale habitat. Ma tanto ci pensano le persone con cui condivido le mie giornate a rendermi cosciente che il mondo non gira attorno soltanto alla mia disperata esistenza, come se la storia e le storie che mi è dato di raccontare misurassero soltanto le evoluzioni del mio umore esistenziale. Ebbene questi arabi, questi berberi o barbari, questi africani, questi neri negri e mulatti, caffelatte bianchi ma non troppo e abbronzati, questi poveri, sottosviluppati, primitivi, primordiali e primati, uomini senza storia e donne che manco son considerate da chi pronuncio' "uomini senza storia" come quello che disse "diritti dell'uomo", questi bambini scalzi, questi soggetti e cittadini a metà, questi mussulmani, ferventi credenti dell'antilaicismo nella prima repubblica islamica al mondo, queste menti corrotte da un islam che è solo mnemonico. Questi mi raccontano di quel che succede nel mondo.
Prendo un taxi per andare a far visita - di cortesia o di ricerca non saprei - ad una delle mie famiglie. Vado verso Basra, in italiano Bassora, come la città del sud iracheno. Diedero questo nome al quartiere durante la prima guerra del Golfo per appoggiare simbolicamente Saddam, prima che lo stesso presidente mauritano si decidesse ad una svolta epocale mettendosi al fianco degli Usa, lasciando Arafat solo al mondo come capo senza terra e ultimo bastione di un movimento arabo contro l'estremismo fondamentalista religioso. Ora non resta che Hamas a prendere il suo posto.
Sono accolto come al solito. Ogni visita a Sidi Bé e Penda e ai loro quattro figli si trasforma per me in una dolce domenica. Arriva anche Bébbé e poi Koumba. E' da loro che apprendo della maglietta del ministro Calderoli. E' da loro che apprendero' della sua dimissione. Mi lascio andare ad una discussione appassionata e appassionante. Resto ad ascoltare. Resto a guardare. Mentre la piccola Anna (diminutivo di Aminata che richiama mia nonna - mentre l'altra nonna, "Lella" significa "gazzella" in pulaar) guarda i Teletubbies come mio nipote l'anno scorso, Penda e Koumba cominciano a pregare in mezzo alla stanza. Quel che a me, fedele di tutto e di niente ma soprattutto praticante di astensione religiosa, sembra la cosa più intima, relegata al buio e al silenzio di una Chiesa ormai deserta, entra in queste case con il nome della semplicità, del quotidiano. Mi dicono che non è bene quello che ha fatto il mio "cugino" ministro. Mi difendo subito, dico che io non l'ho votato e sono contro. Forse un po' stupisco perché non c'era bisogno di dirlo. Bébbé mi dice che io non posso essere responsabile di quel che ha fatto colui che mi rappresenta. Purtroppo altrove si generalizza e l'italiano passa dal richiamo a Maldini, Baresi, Costacurta, Totti Del Piero e Juventus a Berlusconi e Calderoli. L'italiano passa da questo personaggio simpatico, perché europeo, bianco e presumibilmente ricco, ma senza troppe responsabilità storiche (si parla qua del fascismo, ma è molto lontano), da questo europeo un po' piu' africano degli altri, un po' piu' aperto e sorridente, come se l'essere sempre stato un europeo alla rincorsa dell'Occidente (primo fra gli ultimi o ultimo fra i primi?) gli attribuisse un po' piu' di simpatia... Questo italiano dicevo passa, nell'immagine stereotipata nell'Africa stereotipata, da italiano a Occidentale. Qui in Mauritania non succede e non succede nella totalità delle storie di vita, degli eventi, delle situazioni che non fanno notizia e non fanno statistica. Ma a volte succede , sembra a caso ma non troppo. Succede a volte, in quelle regioni disperate dove l'Occidente non ha fatto i conti con se stesso. Ma visto che viviamo in un mondo globale, quelle paure e quelle sofferenze possono espandersi, rendendo ogni frontiera permeabile. Per capire un po' di piu' questa storia, mi tornano in mente le parole del tassista che mi ha condotto a Basra. Allora non le avevo capite, non ci avevo fatto caso, forse mi ha confuso con un Peace Corp mericano. Non sapevo ancora di Calderoli. Questo trentenne nasconde con un turbante il suo viso. Allo specchietto retrovisore ha attaccato un rosario con una targhetta che cita una sura del Corano. Con un francese stentato e un accetto "arabo" ostentato mi dice di non preoccuparmi, che qui non si fanno generalizzazioni, che se il mio ministro ha detto qualcosa io non ne posso essere responsabile. Non bisogna fare come ha fatto Bin Laden che ha colpito gli americani che non centravano nulla con le parole e le azioni di Bush. Ma soprattutto non bisogna fare come quegli Occidentali, che visto un mussulmano credono di averli visti tutti. Vista l'azione di un mussulmano credono che tutti i mussulmani si comportino cosi'. Questo è il grosso problema del nostro mondo - continua l'intellettuale inaspettato - si generalizza sempre e chi ci rimette è sempre la gente, i più poveri, quelli che non centrano nulla.
Vorrei dunque dire a Calderoli che io sono fra la gente, che io non centro nulla. Ma visto che un governo non solo dovrebbe rappresentarmi, ma soprattutto proteggermi quando sono all'estero, che torni a fantasticare sul suo sangue padano e a bere l'acque del Po', piuttosto che esternare parole che mettono in pericolo non lui ma gli altri. Già devo sopportare che questo Stato italiano non mi fa votare perché sono all'estero. In più devo anche preoccuparmi che i Mauritani non comincino a ragionare come lui e a credere che io e Calderoli siamo la stessa cosa.
Rivoluzione francese, rivoluzione industriale, illuminismo, scoperta del mondo, uomo sulla luna, tradizione filosofica, democrazia, repubblica, diritti umani, sviluppo, benessere, scienze umane, nazioni unite. E non è servito a nulla. Gli esseri umani si dividono ancora tra quelli che vanno verso gli altri e che quelli che vanno contro gli altri, poco importa la loro istruzione, la loro ricchezza, la loro religione.
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