Care e cari tutti,
vi scrivo dopo molti
mesi di silenzio di questa newsletter. Lo faccio, soprattutto, per augurarvi
buone feste ma anche per dirvi che il sito alasinistra.org ha continuato ad
essere aggiornato in questi mesi. Nonostante abbia scelto di non fare più
politica attivamente ho iniziato, da luglio, una collaborazione settimanale con
il bisettimanale “La
nuova Provincia di Biella”. Tutti i mercoledì infatti potete trovare in
edicola e poi sul web una mia rubrica che si chiama appunto “alasinistra”.
Sperando di fare cosa gradita vi invio
tutti gli editoriali che ho scritto da luglio ad oggi e vi auguro ancora Buone Feste e un felice Anno
Nuovo.
a presto
roberto
pietrobon
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caro Babbo
Natale... Caro Babbo Natale, sono ormai molti
anni che non ti scrivo più e, nonostante lo facciano adesso i miei figli, sento
il bisogno di rivolgermi a te per vedere, se almeno tu, riuscirai a portarmi
qualche “dono”. Mi piacerebbe, caro Santa
Claus, che tu facessi qualcosa per il mio territorio. Mi piacerebbe che riuscissi a dare una speranza. Quella
che manca alla stragrande maggioranza degli uomini e delle donne che vivono in
queste valli e che, a volte, vengono sopraffatte dal dolore del vivere e non ce
la fanno più preferendo la morte alla vita. Sempre di più, ogni giorno di più.
Mi piacerebbe che questa speranza, una volta
riaccesa passasse dai giovani che scappano appena possono e difficilmente, poi,
tornano; mentre gli anziani, che non possono più andare da nessuna parte,
vengono trattati come un business per le case di riposo. Ti chiedo, se possibile caro papà Natale, che la natura
che ci circonda, così bella e ancora per fortuna selvaggia, non venga
continuamente violenta, derubata e offesa con dighe, cave, centrali, centraline
e inutili autostrade. Spererei tanto che la
povertà, la disoccupazione, la precarietà e la mancanza di futuro non fossero
solo parole per riempire conferenze o convegni e che, anche se li ringraziamo
tutti i giorni, ad occuparsi della miseria non fossero solo i preti
(continua cliccando qui)
-
Filoni,
un Sindaco con la schiena
dritta L’antefatto: nelle settimane scorse il Ministero
dell’Ambiente ha dato parere favorevole alla costruzione della diga in
Valsessera. Subito i senatori che sostengono il governo che ha dato quel parere,
Susta e Favero, hanno preso posizione. A ruota altri politici insieme
all’associazione “Custodiamo La Valsessera” si sono scagliate contro la
decisione romana. Tra questi c’è stata anche
la dura dichiarazione del sindaco di Mongrando, Antonio Filoni. La voce di
Filoni potrebbe essere iscritta tra le altre se non fosse che, Mongrando, è il
comune del biellese che, venti anni fa, si è visto costruire, sul proprio
territorio, una diga, quella dell’Ingagna, proprio ad opera del Consorzio
Bonifica Baraggia che ha presentato anche il progetto per la Valsessera. La
presa di posizione di Filoni non è piaciuta però al Consorzio (continua
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-
la
politica biellese al bromuro In una situazione economica, come quella attuale che colpisce il
nostro territorio ma, più in generale l'Italia e l'Europa, la politica diventa
una voce lontana, soprattutto se incapace, come adesso, a dare risposte
efficaci. La crisi, con quello che ne consegue in termini di impoverimento e
disagio sociale evidenzia, in maniera plastica le carenze, oramai strutturali,
nelle quali versa la proposta politica e, di conseguenza, le idee che riesce a
mettere in campo. Per questo, mi rendo conto che diviene difficile appassionare
- o anche solo interessare - il grande pubblico su quello che avviene dentro i
“palazzi” del potere locale. Prova ne è, per esempio, il silenzio che, in altri
tempi avrebbe invece provocato un gran parlare, sulla scelta eretica che, il
“grande vecchio” della politica biellese, Luigi Squillario, ha fatto con la
nomina dell'ex deputato Sandro Delmastro nel Consiglio di Amministrazione di
Biverbanca. Un'eresia solo apparente dove, i vecchi antagonisti di un tempo, si
ritrovano in una comune battaglia per difendere l'ultimo forziere del
territorio, attualmente minacciato dai partner astigiani. Qualcuno avrebbe
potuto parlare del cedimento al gioco delle banche da parte del vecchio fascista
Delmastro o, peggio, dell'incapacità di trovare, da parte del vecchio
democristiano Squillario (continua
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-
contro l’odio razziale e chi lo
istiga Abbiamo letto, con sconcerto e profonda indignazione, il
commento su Facebook del Sindaco di Selve Marcone, esponente di Fratelli
d'Italia che, in merito a un riutilizzo del vecchio nosocomio cittadino di
Biella come possibile centro di accoglienza per rifugiati richiedenti asilo ha
dichiarato: "propongo i clandestini nell'inceneritore". Il suddetto esponente di destra ha successivamente
dichiarato che la sua era una provocazione ma che, non si pentiva di quanto
scritto. Come cittadini, con un passato
recente di amministratori pubblici e di rappresentanti delle nostre istituzioni
repubblicane, non possiamo e non vogliamo rimanere indifferenti a questa palese
manifestazione di intolleranza e di istigazione all'odio razziale. Crediamo che,
al di là di ogni giudizio di merito sul futuro del vecchio degli Infermi e anche
delle politiche portate avanti in materia di accoglienza e gestione
dell'emergenza profughi quello che dice e afferma (e ribadisce) Delsignore sia
in contrasto con i principi Costituzionali che sono alla base di un sistema
democratico e chi ricopre cariche pubbliche dovrebbe accettare e promuovere ma,
soprattutto, siano convinti che esse siano fuori da qualsiasi elemento di
civiltà. Scrivere che degli esseri umani
dovrebbero finire dentro un inceneritore ricorda, senza troppo sforzo, un
passato recente nel quale "qualcuno" le persone le "eliminava" proprio in questo
modo (continua cliccando qui)
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il
vecchio ospedale e la “proposta Faraci” Visto l’assordante silenzio che ha accolto le sollecitazioni che, da
queste colonne, ha fatto Giuliano Ramella sul futuro del vecchio Ospedale, provo
ad avanzare, timidamente, alcune riflessioni. La classe politica che governa
questo territorio appare totalmente inadeguata (e non da oggi) ad affrontare le
criticità e le sofferenze che attanagliano il biellese. Le proposte che vengono
avanzate servono, in molti casi, solamente ai diversi protagonisti per avere
quella mezz’ora di gloria che un post su internet o sui social network può
generare. Invece, la scorsa settimana, proprio sul futuro del vecchio nosocomio
di Via Caraccio, c’è stata un’ipotesi di riutilizzo che andrebbe, a mio avviso,
approfondita e portata avanti e che, guarda caso, i suddetti politici si sono
ben guardati dal farla “rimbalzare”. Il giovane consigliere provinciale Giuseppe
Faraci ha dichiarato, in qualità di neo delegato all’Istruzione in Provincia,
che da subito (cioè per il prossimo anno scolastico) potrebbero essere
trasferite alcune classi dell’Istituto Alberghiero, attualmente a Trivero, nello
stabile al centro di Biella (continua cliccando qui)
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il
“tesoretto” di Cordar e le nostre tasche Quindi, in un territorio dove non ci sono più soldi per riparare le
strade, per riscaldare le scuole, per tenere aperta la Funivia scopriamo, quasi
per caso, che la più grossa società pubblica, Cordar spa, che gestisce il bene
comune più prezioso, l’acqua, avrebbe un tesoretto di un milioncino di euro di
avanzo dal proprio bilancio. Un milioncino che, in buona parte, deriva dalle
bollette che noi biellesi abbiamo versato e che qualcuno, pare, abbia sbagliato
a farci pagare così tanto. In un paese serio dovrebbero succedere due cose. La
prima: chi potrebbe aver sbagliato i conti dovrebbe prendere atto dell’errore e
agire di conseguenza. In realtà (per ben altri motivi) è da settembre che si
parla delle dimissioni dell’Amministratore delegato di Cordar le quali sono
state congelate, per la solita logica di occupazione delle poltrone pubbliche,
in attesa che il PD si metta d’accordo su chi piazzare in quella carica. La
seconda: il “tesoretto” di Cordar dovrebbe venire redistribuito a chi lo ha
“creato” e cioè a noi cittadini e, magari, decidere di far rispettare l’esito
del referendum sull’acqua pubblica del 2011 (continua
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-
ciao Alberto, che la terra ti sia
lieve Sono giorni tristi, per la nostra comunità e per l’Italia
che affoga nell’incuria e nel dolore soffocato dal cemento degli speculatori e
dei politici “distratti”. Giorni dolorosi
anche perché si confrontano con la morte che ha colpito giovani vite, come
quella di Elisa e di tanti altri e altre. Sembra quasi ci siano momenti nei quali non si fa in tempo
ad asciugare le lacrime che subito tornano il dolore e lo sconforto. Quel dolore
e quello sconforto che hanno accolto domenica la (ormai) piccola comunità
politica della sinistra biellese per la morte di una delle sue persone migliori:
Alberto Fappani. Un male incurabile lo ha
portato via all’affetto della sua famiglia e ai tanti e tante che gli hanno
voluto bene. Perché ad Alberto non si poteva non voler bene. Chi ha anche solo per un poco frequentato le piazze
biellesi non può non ricordarlo, perché da almeno 40 anni lui era una presenza
costante, cresciuto nel cristianesimo del dissenso, delle comunità di base, con
i teologi della Liberazione e con le tante esperienze della sinistra. Il suo
volto e la sua presenza erano quasi imprescindibili. Alberto c’era sempre: tanta
era la sua fame di giustizia (continua
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-
la
democrazia a Palazzo Oropa Lo so, parlare delle istituzioni e
soprattutto del loro funzionamento è tema noioso oltre l’inverosimile e suscita
l’interesse di pochissimi “addetti ai lavori”. Eppure, da come funziona il
Parlamento, un Consiglio Regionale o uno Comunale dipendono molte delle
considerazioni (negative) che l’opinione pubblica ha sviluppato in merito alla
classe politica. Quanti di voi si sono incazzati nel sapere i costi
(assolutamente irrisori) di un pranzo a Palazzo Madama a beneficio dei Senatori
della Repubblica o di quanto costi dal “barbiere della Camera” farsi fare un
taglio di capelli? Oppure sapere che gli “eletti” nei Consigli Regionali
disponevano di soldi pubblici senza un reale controllo fino a comprarsi mutande
e quant’altro? In fondo però, è anche un po’
colpa nostra: ci domandiamo mai, per esempio, di cosa discuterà il prossimo
Consiglio Comunale della nostra città (continua
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-
Piazza,
bella piazza Tante e tanti. Davvero. L’emozione che
ho provato, entrando in Piazza della Repubblica, è stata enorme. Roma, bella e
splendente di un sole caldo, ha accolto e riscaldato un milione di uomini e
donne scesi in piazza sabato scorso per la manifestazione della CGIL. Ho
riabbracciato amici e compagni di una vita, da quello che oggi, da sinistra,
prova in Parlamento a fermare le manovre di Renzi a quello che fa il giornalista
free lance, a salario da fame, in un importante quotidiano nazionale.
Ma la prima bella sensazione l’ho avuta
venerdì notte, salendo su uno dei sei autobus che da Biella avrebbero portato
300 biellesi nella Capitale. Nella mia vita ho fatto molti cortei e molte
“partenze” simili a questa, ma la sensazione che ho avuto era che, per una
volta, le facce e i volti non erano, in gran parte, conosciuti. C’erano tanti e
tante lavoratori e lavoratrici - non il solito “popolo della sinistra” - persone
che vivono quotidianamente, sulla propria pelle, la crisi e che sanno che con
meno diritti e tutele (così come viene prospettato dal Jobs Act di Renzi)
staranno ancora peggio. È questo il concetto che, per esempio, mi diceva Andrea,
28 anni, una laurea in legge e oggi partita Iva nella ditta famigliare del padre
a fare tutt’altro: “Scendo a Roma – partecipando, per la prima volta nella mia
vita, a una manifestazione - perché sento la necessità di difendere un diritto,
l’articolo 18, che magari non utilizzerò mai ma che so che riguarda il mio
futuro e quello della mia generazione”. Oppure Roberta, 35 anni, neo insegnante
di scuola materna che (continua cliccando qui)
-
i tagli
di Renzi e le “supercazzole” dei renziani locali Seicentomila euro per non lasciare, da
gennaio, i nostri studenti al freddo nelle aule scolastiche e paesi e frazioni
isolati da una possibile nevicata. Questa è la promessa che, venerdì scorso, il
Governatore del Piemonte Sergio Chiamparino ha fatto al biellese. Questo impegno sarà onorato – ha detto l’ex Sindaco di
Torino - nonostante la “legge di Stabilità” che taglierà ulteriormente i
trasferimenti dallo Stato centrale alle Regioni. Non c’è da gioire insomma,
perché se momentaneamente la Provincia di Biella è salva, non lo sono i conti
degli enti locali, massacrati da una manovra economica che, a detta di molti
analisti, fa rimpiangere i cosiddetti “tagli lineari” di Tremonti e Berlusconi.
In buona sostanza, il governo del giovane
Renzi (continua cliccando qui)
-
“la libertà è sempre la libertà
di dissentire” La settimana scorsa si sono prodotti due fenomeni che,
casualmente incrociati, parlano di un certo tipo di biellesità ma, anche, di un
certo tipo di sinistra. Il primo riguarda il mio corsivo sui #100giorni della
Giunta Cavicchioli. In privato (e su questo
aspetto tornerò) ho ricevuto pesantissimi attacchi personali, sfociati in un
“scrivi robe da leghista”, come se parlare di tariffe delle mense scolastiche o
di consumo di suolo fosse un argomento “da leghista”. Il punto però, evidentemente, non è questo. A Biella vige
una cultura “ottocentesca” che mischia il cattolicesimo giansenista (prega,
lavora, taci) con il “liberalismo” massonico (lavora, accumula, taci) che, nella
fantomatica “operosità” di chi non si perde in fronzoli (e cosa c’è di più
effimero dello scrivere?), fa del silenzio (tutto il contrario di pubblicare su
questo giornale) la sua regola aurea. Per questo, prima ancora del contenuto
dello scritto, c’è la violazione della norma che imporrebbe il silenzio pubblico
su quanto avviene tra le stanze del potere politico locale. Perché? Perché, a sinistra, si unisce un’altra categoria
che è quella del “togliattismo”, quella delle due verità: quella interna, dove -
teoricamente - si parla in libertà, e quella pubblica, dove si risponde come un
sol uomo. Un po’ quello che, nelle parole di Renzi, avrebbe dovuto avvenire –
per l’ennesima fiducia – martedì scorso (continua
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#100giorni di Cavicchioli, un
bilancio molto
Gentile “Tutto cambia
affinché nulla cambi” è, citando il Gattopardo, l’antico vizio della politica
italiana. A Biella, invece, hanno deciso di non provare neanche a dare
l’impressione che “tutto cambia”. Nonostante il generoso sforzo dei comunicatori
della Giunta Cavicchioli, che hanno redatto, per gli internauti, una noticina
sui primi #100giorni di governo PD, non riesco proprio a trovare la famosa
“svolta” tanto annunciata. Anzi. A scorrere la nota, il tutto potrebbe essere
riassunto in un cartello da appendere fuori Palazzo Oropa con scritto “stiamo
lavorando per voi”, con al fondo un piccolo asterisco: “intanto continuiamo con
il programma Gentile”. Ieri, per esempio, il Consiglio Comunale ha ratificato il
piano triennale delle opere pubbliche che, se non fosse per la firma in calce
alla delibera, avrebbe potuto benissimo sembrare presentato dall’ex Assessore
Delmastro. Un piano che contiene anche il progetto su Piazza Duomo (nel cui
merito non tornerò avendone scritto in questa rubrica giusto un mese fa) e che,
purtroppo, dimostra che “nulla cambierà” rispetto al progetto del centrodestra
(continua
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la “nonna pusher” e il Renzi
Kronos Qualcuno dice che a Biella non succede mai niente. Invece,
scorrendo i fatti di cronaca cittadina, scopriamo che una nonna, qualche anno
fa, aveva portato al nipote detenuto 0,1 grammi di marijuana. Presumibilmente,
per permettergli di farsi una sola “canna” tra le mura di Via dei Tigli. Ora, i
magistrati hanno condannato l’anziana Maria a otto mesi di reclusione che, vista
l’età, per fortuna, non sconterà. Questo fatto mi ha portato a una serie di
riflessioni, che partono dal quadro di una società dove gli anziani – ribaltando
il mito greco di Enea – portano sulle spalle i propri figli e i propri nipoti.
Lo fanno perché, carne della propria carne,
in un paese con quasi il 50% di disoccupazione giovanile, non hanno nessuna
intenzione di vedere la propria progenie finire sotto un ponte o peggio.
Situazione, questa, frutto di un ventennio in cui “qualcuno”, a destra come
e a sinistra, ha caricato sulle spalle di bambini, ora divenuti
adulti, il peso dei fallimenti di una classe politica che, attraverso spese
incontrollate e corruzione, ci ha reso tutti debitori senza futuro. Adesso, quelle stesse politiche che hanno precarizzato
un’intera generazione, vengono riproposte dai cosiddetti “rottamatori”, per
convincerci (come hanno fatto negli ultimi vent’anni) che, da domani, se
toglieremo anche gli ultimi diritti residui, staremo tutti meglio, i giovani
troveranno magicamente lavoro, e la mia generazione scenderà dalla spalle dei
propri genitori e dei propri nonni. Mentono sapendo di mentire. Esattamente - per tornare all’anziana Maria (continua
cliccando qui)
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lasciate
in pace la Madonna nera
A dispetto di quanto si creda, in questi giorni è tutto un fiorire di
discussioni intorno alla Madonna Nera di Oropa. Si parte da una certa retorica
“buonista” sull'accoglienza ai profughi nella nostra Città, fino a questioni più
“di principio”, come quella che coinvolge il nome del futuro ospedale cittadino.
Sono settimane che la politica e il giornalismo locale dedicano attenzione e
fiumi di parole e commenti alla Vergine Maria. Addirittura, il partito che nel
biellese aveva sempre dominato nelle urne, Forza Italia, si è rinchiuso fra le
austere mura del Santuario Mariano per cercare quel miracolo che, a leggere
delle scarne e insipide cronache sull'evento, non è – purtroppo per loro –
arrivato. A nulla sono servite neppure le presenze di politici che, in passato,
avrebbero scatenato ridde di fotografi e giornalisti. Il “partito liquido” si è,
definitivamente, liquefatto. Lo vedremo nel “banzai” che pronunceranno gli
ultimi sindaci rimasti fedeli al verbo di Arcore, che si suicideranno nel triste
spettacolo da Prima Repubblica rappresentato dall'elezione per i futuri organi
della nostra Provincia. Per i credenti – quelli di provata fede
antiberlusconiana però – potrebbe essere già questo un bel miracolo (visibile
cliccando qui)
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ma perchè
Villa Caraccio non la comprano i leghisti? Vi ricordate quando, nei cinque anni appena trascorsi,
l’Assessorato ai Servizi Sociali, gestito da una leghista, dava casa e lavoro a
tutti i bisognosi di Biella? Vi siete accorti di come l’emergenza abitativa nel
biellese sia stata risolta, efficacemente, da quando, un leghista, gestisce
l’Agenzia Territoriale della Casa? Avevate visto come, negli ultimi anni -
grazie alla presenza di un Ministro leghista agli Interni – i flussi migratori
si fossero, incredibilmente, interrotti? Vi eravate resi conto di quanti
dirigenti e pubblici amministratori leghisti, anche nel biellese, venivano
pagati da noi contribuenti perché facevano gli “staffisti” nella nostra
Provincia o nella nostra Regione? Avete beneficiato anche voi della,
fondamentale, presenza di un deputato che, mentre faceva il Presidente della
Provincia di Biella, risolveva anche il problema della disoccupazione e della
precarietà per i giovani del nostro territorio? Avete notato quanto il Piemonte
si sia risollevato – nei quattro anni appena passati - grazie alla fondamentale
direzione di un Governatore leghista? Se, come immagino, la risposta è negativa,
allora meriterebbe provare ad ascoltare, con altre orecchie, gli strilli che –
fino ad Oropa – sentiamo levarsi dalle bocche degli uomini in camicia verde.
Perché il punto è solo questo e, prima di discutere di immigrazione o sicurezza
nella nostra città, non è banale capire chi, su questi temi, costruisce le
proprie fortune elettorali (continua
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su Piazza
Duomo il “dado è già tratto” In politica parlare di
partecipazione è sempre un rischio, perché se è una parola che, molte volte, è
utile per vincere le competizioni elettorali, poi, alla prova del governo,
diventa un tema che si derubrica all’infinito o, peggio, viene storpiata fino a
divenire irriconoscibile. In
genere, il tema della partecipazione lo utilizza la sinistra, quasi mai
riuscendo a tradurlo in azioni concrete. E l’aneddotica potrebbe essere
infinita. Proprio in nome della
partecipazione, la settimana prossima (o quella dopo ancora) i cittadini e le
cittadine di Biella dovrebbero essere chiamati a decidere insieme all’
Amministrazione Cavicchioli in merito al - contestato e costosissimo - progetto
di rifacimento di Piazza Duomo. Ciò, nonostante la scelta paia già ampiamente
presa. Però, come avveniva con Gianluca Susta, si convocherà un’Assemblea, per
rafforzare una scelta già assunta. Nel merito, chi scrive è stato l’unico consigliere
comunale che (continua
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i primi
cento giorni, chi ben comincia...
E’ giusto, dopo i primi cento giorni, trarre un primo,
sommario e parzialissimo bilancio rispetto a una Giunta eletta, a larga
maggioranza, tre mesi fa. Lo farò. Prima, però, mi corre l’obbligo di fare
alcune considerazioni sulla genesi della vittoria. Quando la candidatura alternativa al centro destra locale
faticava ad emergere, ricordo che spronai l’attuale Sindaco a crederci fino in
fondo, a mettere in campo tutto il suo entusiasmo, la sua passione e le sue
competenze per costruire quell’alternativa che, poi, si è rivelata vincente.
L’attuale Sindaco ha messo
insieme una squadra giovane, motivata, allegra, che ama la comunità nella quale
vive e che, quando ha deciso di mettersi in gioco, sapeva che l’avrebbe servita
in maniera disinteressata. E infatti, seguendo la loro campagna elettorale da
esterno, ho visto crescere la passione, l’entusiasmo ma, soprattutto, la
partecipazione della comunità verso quel “pazzo” gruppo di ragazzi e ragazze che
voleva cambiare il Comune, e voleva farlo senza nascondere un punto di vista di
parte, un approccio esplicitamente di sinistra. La vittoria è stata – come si dice in questi casi –
“tonda”, incontestabile, una bocciatura del centro destra ma, soprattutto,
una (continua cliccando qui)
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Pietro Micca, un minatore
diventato eroe a sua insaputa
Consapevole
di iscrivermi d’ufficio tra gli “antipatizzanti”, non riesco proprio a celebrare
con tutte le “glorie e gli onori” il povero Pietro Micca, mio concittadino che,
fin da bambino, ho letto in ogni angolo di Biella e della Provincia: dalla
toponomastica alle scuole, dalle società sportive alle statue che ne magnificano
il gesto. Non ce la faccio, prima di tutto, perché il soldato-minatore di
Sagliano, non credo avesse intenzione di perdere la propria vita a soli 29 anni.
Il “sacrificio” o, come si dice oggi il “martirio”, non era parte della cultura
cattolica di allora (e, per la verità, neppure di quella di oggi), per questo
propendo a ritenere che Pietro Micca, più che per il sacro fuoco patriottico,
fosse stato mosso, nel posizionare l’esplosivo che gli causò la morte, da un più
prosaico bisogno di obbedire agli ordini impartiti. Esattamente come avviene per
tanti altri “eroi”, che la retorica bellica celebra in ogni angolo del mondo per
giustificare l’estremo sacrificio, utile a continuare questa o quella guerra ma
che, in verità, sono solo pedine in mano al generale o al graduato di turno.
Certo, qualcuno dirà, meglio essere sotto i Savoia che cadere in mano al Re di
Francia. Ma la domanda nasce spontanea: ne siete davvero sicuri?
(continua
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-
se nulla
importa Provo una certa difficoltà a scrivere questo pezzo, perché nasce da
un disagio personale, perché coinvolge i sentimenti e il modo nel quale si fa
informazione. Mercoledì scorso, vedendo lo “strillone” fuori dall’edicola e,
poi, aprendo questo giornale, sono rimasto molto turbato: la notizia che una
donna molto conosciuta, Milaydys Mesa Solis, colpita da aneurisma il sabato
precedente e data ormai per clinicamente morta, potesse, miracolosamente,
riprendersi (come scriveva questa testata in base alle dichiarazioni del
responsabile della struttura sanitaria che l’aveva in cura), l’ho trovata di
cattivo gusto. Probabilmente, c’è stata buona fede nell’affidarsi al parere di
quel solo referente o, forse, la necessità di non perdere la speranza o, più
prosaicamente, la volontà di attirare lettori. In tutte queste possibili
interpetazioni, io non avrei “sparato” la notizia in prima, non ci avrei
dedicato la locandina e, soprattutto, sarei stato molto più “sobrio”
nell’affidarsi a quell’unica voce, che
(continua cliccando qui)
-
il Mr.
Wolf della politica biellese Quando ho letto che il futuro Presidente di quell’ente abolito (in
verità solo più a-democratico) che sta per divenire la Provincia di Biella
sarebbe potuto diventare Emanuele Ramella Pralungo sono stato francamente,
molto contento. Non so se il mio apprezzamento per il Sindaco di Occhieppo
Superiore derivi dalla lontana militanza comune ai tempi del Liceo, quando
entrambi appartenevamo all’organizzazione giovanile di Rifondazione, oppure, più
semplicemente, dal suo temperamento deciso e battagliero, magari frutto proprio
di quella militanza. Unico Sindaco nella passata legislatura che ha tenuto testa
e si è opposto, con intelligenza e impegno, alla famelica e arrogante volontà
usurpatrice del centro destra biellese, che, negli enti e nelle società
partecipate, pareva voler fare (e in buona parte ha fatto) tutto quello che
credeva. Purtroppo (continua
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restiamo
umani Jehad e David vivono e abitano a Biella. Il primo è un architetto e
fa l’agente immobiliare, il secondo è un professore di inglese e negli ultimi
anni (e ancora per pochi giorni) è stato Preside di diversi Istituti scolastici
cittadini. Jehad Akhdar è nato a Hebron, in
Palestina e, a vent’anni, ha deciso di venire in Italia per studiare e
laurearsi; David Coen Sacerdotti è nato invece a
New York City, ma proviene da una famiglia di ebrei italiani e qui - dopo alcuni
anni - è ritornato. Entrambi hanno avuto dei figli che sono cresciuti, o stanno
crescendo, a Biella. David e Jehad in questi mesi hanno condiviso insieme a
molti altri e altre la campagna elettorale per le amministrative a Biella,
sostenendo Marco Cavicchioli e candidandosi direttamente alla carica di
consigliere comunale nella stessa lista civica, “I Love Biella”. Jehad e David
dovrebbero odiarsi perché è quello che, in questi giorni, noi tutti vediamo
avvenire in terra di Palestina. Per la verità avrebbero dovuto odiarsi già prima
di nascere, perché quello è il destino per gli uomini e le donne che, israeliani
o palestinesi, hanno la “sfortuna” di nascere e crescere in quel lembo di
terra (continua cliccando qui)
-
dalla
Tari all’inceneritore, è il tempo delle scelte
A mezza bocca,
qualcuno ha sostenuto che la tassa sui rifiuti, che quest’anno penalizza con
rincari quasi superiori al 100% rispetto all’anno scorso i ristoratori
cittadini, sia una strana forma di “giustizia sociale”, perché a trarre
beneficio dal salasso di bar e ristoranti saranno soprattutto tutti gli altri
cittadini. Forse, questo ragionamento è stato all’origine della delibera di
aprile che la vecchia giunta Gentile ha “regalato” ad oltre 300 commercianti. Se
solo in questo mese e mezzo avessimo sentito una sola sillaba da parte di
Gentile o dei suoi (ex) Assessori in merito, potremmo avanzare qualcosa di più
che una congettura, ma, sia come sia, ora la tassa è da pagare e la Giunta
attuale non ha ancora detto una parola definitiva al riguardo. Lo hanno fatto,
invece, le associazione di categoria, che, in un singolare tenzone, si stanno
facendo una piccola guerra per accreditarsi come i più “equi” nel trovare la
soluzione giusta. Ho cercato anch’io di capirci qualcosa e (continua cliccando qui)
-
interessi
in conflitto Giusto un mese fa su alasinistra.org - prima di trasferirmi su
queste colonne – scrivevo, commentando la nuova Giunta Cavicchioli : “ (…)
nel paese con il più alto tasso di conflitti d’interesse dell’occidente, doversi
occupare di lavori pubblici, avendo una professione che si interseca con questa
delega, può costituire - in primo luogo per l’Assessore Varnero - un
problema”. L’interrogazione leghista in merito all’affidamento
professionale all’Architetto Varnero del PEC di Via Rosselli, che, tra
parentesi, aumenterà nuovamente i mostri di cemento armato adibiti a supermarket
in città, pone al Sindaco Cavicchioli, ed alla sua maggioranza, una gigantesca
questione. Lo dico subito, di modo che si possa evitare quanto è avvenuto a
Vercelli, in una situazione pur diversa, ma con riferimenti normativi analoghi,
che ha esposto il neo Sindaco, Maura Forte, ad un mese di bombardamento
mediatico dell’opposizione, finito con le dimissioni spontanee (spintanee?)
dell’Assessore ai lavori pubblici Emanuela Fornero, giusto una settimana fa.
Spero che non si debba arrivare anche a Biella alle dimissioni di Valeria
Varnero. Me ne dispiacerei molto, sia umanamente che politicamente, perché so,
essendo l’unica esponente di area “renziana” in Giunta, che a problema si
sommerebbe problema (continua cliccando qui)
-
se una
notte d’estate un sognatore Questa pazza estate biellese
riserva sempre sorprese e, così, la notte scorsa - complice una straordinaria
luna piena - ho fatto un sogno (forse) premonitore. In questo viaggio onirico
l’ex Sindaco di Biella, Donato Gentile, tornava alla origini e aderiva al
Partito Democratico. Chi ha
avuto modo di parlargli in campagna elettorale ricorderà che il buon Dino –
magari consapevole dello tsunami Renzi che si stava abbattendo anche nelle urne
biellesi – andava ripetendo che lui era più renziano di Cavicchioli.
Ecco, forse, perché il nostro è
stato così generoso di “baci&abbracci” la notte della vittoria del
centro-sinistra verso il nuovo primo cittadino ed ecco perché, in questo primo
mese, Forza Italia e le sue appendici civiche sono rimaste silenti: non una
parola sul pasticcio della Tari - almeno per provare a difendere una scelta
fatta giusto tre mesi fa dall’ex Sindaco/Assessore -, non un filo di voce per
commentare le prime, timide, proposte dell’Esecutivo Cavicchioli; ma,
soprattutto, ecco perché - in puro stile nazionale ed europeo “larghintesista” -
tutti i sindaci (compresi ovviamente i “berluscones”) hanno votato un uomo del
PD, nella prima nomina utile, alla Presidenza dell’Azienda Turistica Locale.
Gli “amorevoli sensi” che si
sono prodotti nel primo Consiglio Comunale di giugno tra Gentile e Cavicchioli
poi, se per Marco sono un’autostrada spianata per attuare il proprio programma
senza intoppi e opposizioni, per l’ex Sindaco potrebbero essere un’ottima
strategia per il riposizionamento (visibile cliccando qui)
-
alasinistra diventa una rubrica
settimanale su “La nuova Provincia di Biella”
“Siamo
angeli con un’ala soltanto dobbiamo abbracciarci per poter volare”. Questa
frase di don Tonino Bello, prete pacifista pugliese, mi ha ispirato quando, un
paio di anni fa, ho dato vita, e nome, ad un sito (alasinistra.org) e che oggi
trasporto in questa inedita avventura su “La nuova Provincia”. L’ala sinistra,
quella che manca in questo paese, ma anche a Biella. Forse – come direbbe Gaber
– non abbiamo più neanche l’intenzione del volo e abbiamo deciso di stare a
rasoterra, di accontentarci del noto e del conosciuto, di bollare come
“estremista” e “radicale” tutto ciò che non è omologato, che non è in linea con
il pensiero unico dominante. Invece, essere “radicali” vuol dire essenzialmente
andare alla radice delle questioni, affrontare i problemi nella loro
complessità, non accontentarsi di stare nella parte “giusta” della Storia. Penso
che questo sia essenzialmente il motivo per il quale il direttore di questo
giornale, Massimo De Nuzzo, ha deciso di propormi questa collaborazione
affidandomi una rubrica che, settimanalmente, il mercoledì, uscirà su La
nuova Provincia. Con Massimo abbiamo incrociato spesse volte la penna, ma,
a differenza di chi, alle critiche, preferisce rispondere con querele e minacce,
entrambi abbiamo deciso sempre di preferire lo scontro, anche aspro, piuttosto
che l’incomunicabilità di un’aula di Giustizia. Perché – parlo almeno per me –
solo dal confronto dialettico c’è arricchimento; solo gli stolti sono convinti
che la verità sia solo la propria. Per questo, spero che la rubrica possa
generare dibattito, possa interessare i lettori e le lettrici, ma, soprattutto,
possa essere vissuta come il tentativo di voler continuare - dopo dieci anni al
servizio della mia città dai banchi del Consiglio Comunale - a “prendermi cura”
di Biella. Sono “partigiano” perché – come diceva Antonio Gramsci – “odio gli
indifferenti, odio chi non parteggia” e per questo la mia visione sarà così, da
sinistra, senza fare sconti a nessuno, soprattutto alla parte politica dalla
quale provengo. L’otto giugno qualcuno ha
scritto che è nata a Biella “l’Era Cavicchioli”; per la prima volta dal 1948 la
nostra città ha un sindaco dichiaratamente di sinistra e questo dovrebbe essere
già sufficiente per dire che molte cose cambieranno nel governo cittadino.
Innanzi tutto, userei – da storico mancato – con più attenzione il termine
“Era”, perché le ere hanno sempre contraddistinto fasi lunghe della
Storia e cambiamenti profondi nella società. Per questo, con tutta la speranza
che posso riporre nel nuovo Sindaco, poiché conosco i poteri limitati e le
scarse risorse delle quali può disporre l’Amministrazione di Biella, non posso
ritenerla di certo un’ Era futura. Però è evidente che il vento è cambiato, qui
come nel resto del paese. Se a livello nazionale il “renzismo” è un’inedita
formula di populismo di governo – dal linguaggio giovanilistico agli 80
euro – che fa innamorare molti (per convenienza più che per convinzione) a
Biella, almeno in campagna elettorale, abbiamo provato a utilizzare nuovi
linguaggi e modalità comunicative, fresche e veloci, con la pragmaticità del
poter fare, concretamente, ciò che si prometteva. A neanche un mese
dell’insediamento – non siamo nemmeno a metà dei fatidici primi 100 giorni –
sarebbe ingeneroso oltre che stupido trarre un bilancio; avremo nelle settimane
e nei prossimi mesi modo e occasioni per farlo. Come ha detto l’ex Sindaco
Gentile, la situazione che eredita Cavicchioli è quasi disastrosa: dalla
mancanza di lavoro, alla carenza di infrastrutture di collegamento, dall’assenza
di risorse, ai temi scottanti come l’ente Provincia e il nuovo Ospedale.
Siccome da Berlusconi a Renzi, da Scanzio a Susta, ho sempre combattuto l’idea
dell’uomo solo al comando, dico a Marco Cavicchioli che dovrebbe rifuggire -
come la peste - da questo nefasto modello. La formazione della Giunta, però, ha
risentito di questa tendenza, nella distribuzione delle deleghe soprattutto, ma
anche nell’assenza di un criterio largamente comprensibile nella scelta dei vari
Assessori. Anche di questo avremo modo di scriverne in futuro, ma l’aver deciso
di marcare una sorta di continuità con il passato, attribuendo l’urbanistica a
Diego Presa, che ha rivendicato - come da lui stesso dichiarato giusto una
settimana fa – scelte, a mio giudizio sbagliate, come il CDA e gli
Orsi, porta ad interrogarsi sul reale concetto di “svolta” che tanto si è
utilizzato in campagna elettorale. Di qui in
poi, intendo affrontare queste, e le questioni che verranno, “alla radice”,
mantenendo un atteggiamento che preferisce “dire”, piuttosto che “suggerire”: è
questo lo spirito con cui mi appresto ad intraprendere questa nuova avventura. E
ringrazio il Direttore per questa opportunità, che vedrà la mia libertà di
espressione totale e garantita. Perché questa è stata la premessa di Massimo.
Perché questa è stata la mia unica condizione.
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