Sfortuna ha voluto che il seguito si intitolasse Dawn of the Planet of the Apes; mandando nel panico i distributori italiani che se col primo film avevano trovato una traduzione del titolo convincente, stavolta si arrampicano sugli specchi inventandosi un improbabile titolo in inglese, Apes Revolution. Crediamo che solo in Italia si traducano i titoli dei film con altri titoli in inglese. Il film ha comunque titoli simili in molti paesi del mondo: quasi ovunque i titoli sono la traduzione di "Il pianeta delle scimmie: il confronto" o "Il pianeta delle scimmie: rivoluzione"; in qualche paese la "r" di rivoluzione è tra parentesi, proponendo quindi un gioco di parole con "evoluzione".
Se tornando a casa dalla visione di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie ti sorprendi a pensare quanto sarebbe bello avere lo scimpanzé Cesare come leader, a Palazzo Chigi, allora significa che gli effetti visivi della Weta Digital sono davvero incredibili. E sì, pure che l'Italia oggi non sta vivendo i suoi giorni migliori.
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Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie si colloca una decade dopo i fatti de L'alba del pianeta delle scimmie. Il farmaco creato per combattere l'Alzheimer, che aveva dato intelligenza sorprendente a Cesare e alle altre scimmie da lui liberate, si è rivelato letale per gli uomini, diffondendo un virus mortale. Trascorsi dieci inverni, la traccia umana sulla Terra si è spenta come un flipper senza corrente elettrica. Le scimmie - ormai circa duemila unità tra oranghi, scimpanzé e gorilla - hanno trovato la loro provvida dimensione e la loro casa nella foresta di Muir, un rifugio appena fuori San Francisco, dove Cesare, quando era piccolo, era stato portato dal suo amico umano Will, per evadere un po' dall'ambiente cittadino. Will però non c'è più, quindi neanche James Franco.
Gli unici personaggi che tornano rispetto al primo film sono le scimmie. Oltre a Cesare, sempre interpretato da Andy Serkis, ritroviamo il tenerissimo Maurice, ex orango da circo ora diventato leale consigliere al servizio di Cesare e maestro per i giovani del suo regno di scimmie (sempre interpretato da Karin Konoval). C'è ancora Rocket (Terry Notaio), un abile combattente e uno dei più stretti alleati di Cesare. E soprattutto c'è Koba (Toby Kebbell), bonobo dagli occhi bianchi sfigurato da una cicatrice: tanto deve a Cesare e tanto fa per lui, ma tantissimo è l'odio per gli umani sedimentato nel suo profondo...
Dal primo capitolo ereditiamo anche Cornelia, la giovane femmina di scimpanzé imprigionata nel San Bruno Primate Center, che in questo film è interpretata da Judy Greer. Il nome Cornelia è un tributo al personaggio del film del 1968 che fondò la saga, Il pianeta delle scimmie: Cornelius, il leader delle scimmie interpretato da Roddy McDowall. Inoltre, data la sua relazione romantica con Cesare, il suo nome è anche un riferimento storico a Cornelia Cinna, la prima moglie di Giulio Cesare.
Il mondo degli umani in cui si imbattono le scimmie comprende un cast completamente rinnovato. Il ruolo del "buono" tra gli umani, che era stato affidato a Will/Franco, ora è in mano a Malcolm, interpretato da Jason Clarke, australiano in ascesa già visto in Lawless, Zero Dark Thirty, Il grande Gatsby. Malcolm appartiene a una colonia di sopravvissuti insediatasi a San Francisco, ha perso sua moglie e ha a cuore il futuro di suo figlio Alexander (Kodi Smit-McPhee). Quasi mai però si entra in empatia con lui.
Accanto a Malcolm c'è Ellie (Keri Russell), ex infermiera, altro umano ragionevole, buono e... poco interessante.
Leader della colonia umana e guerrafondaio è Dreyfus (Gary Oldman). Tra gli umani più scriteriati e "cattivi" c'è Carver (Kirk Acevedo), l'essenza della stupidità, tipo di personaggio nocivo e funzionale allo scontro e alle tensioni, già visto in tanti film.
Anche in seno alla comunità delle scimmie ci sono delle new entry: la più stimolante è quella di Occhi Blu (Nick Thurston), il primogenito di Cesare, giovane e impaziente. È bello vedere come il suo sguardo volitivo e insicuro oscilli tra la più amorevole lealtà al padre e stille di ribellione.
Alla regia di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie c'è Matt Reeves, già autore di Cloverfield, che ha detto: "La mia speranza è che il pubblico, sebbene conosca perfettamente gli effetti speciali, dica: 'Aspetta un attimo, non c'era nemmeno una scimmia vera nel film?'". Reeves può esser felice. Il realismo è impressionante e, come già detto, sono proprie le scimmie a regalare le sequenze e anche le battute più emozionanti.
"Se noi andare in guerra, rischiare di perdere tutto, casa, famiglia, futuro": quanta saggezza e attaccamento ai veri valori nelle parole di Cesare. Quanto tormento sul suo volto, che ha trovato la sua famiglia tra i suoi simili, ma che non dimentica come l'animo umano possa avere tante sfumature, terribili come anche profondamente amorevoli.
Cesare, così come i suoi simili, ha imparato a parlare. Ne L'alba del pianeta delle scimmie il suo "No" urlato era stato impressionante; ora è diventato quasi normale, ma resta comunque significativo.
Soprattutto è sbalorditivo pensare che Cesare altro non è che una scimmia creata al computer, che ha l'espressività facciale e i movimenti corporali di Andy Serkis, ormai mago della tecnica della performance capture: era lui anche il Gollum de Il signore degli anelli. La Weta Digital, che dalla recitazione degli attori-scimmie ha ricavato le scimmie che vediamo sul grande schermo, ha fatto davvero miracoli.