Cina e crisi mondiale. I 36 stratagemmi tornano utili?

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Leonello Bosco

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Jan 25, 2009, 8:19:13 PM1/25/09
to Affari Cinesi a cura di Leonello Bosco
Come ho sempre sostenuto, economia, societa', cultura e storia cinese
sono un intreccio indistinguibile, e ognuno di questi elementi ha
riflessi sugli altri. Non si capisce l'economia cinese senza conoscere
la storia e la cultura di questo Paese. Cultura e storia in Cina sono
catalizzatori e "booster" dell'economia, anche quando, ad una analisi
superficiale, non si distinguono questi elementi nello sviluppo
economico, o nella complessa e schizofrenica realta' sociale cinese.
Questi aspetti sono stati in molti casi una ragione, non riconosciuta,
(in base al principio secondo cui la cosa peggiore e' "non sapere di
non sapere") di disfatte, incomprensioni, abbandono del campo da parte
di molte imprese europee.

Ora ci si mette anche la crisi, ed in questo scenario ritorna forse
utile richiamarci alle antiche strategie cinesi, spacciate per
strategie militari (anche questo forse e' uno stratagemma), ma forse
utili per leggere la crisi, e affrontarla con la visione e la
strategia cinese. Le basi culturali delle strategia cinesi sono
innumerevoli. Da "L'arte della guerra", al "Libro dei cambiamenti",
(l’Yi Jing) fino a "I 36 stratagemmi", risalente probabilmente alla
dinastia dei Ming (1366-1610), e probabilmente scritto da monaci
guerrieri.

Strategie e stratagemmi nella cultura cinese sono intrecciate, si
sviluppano, sostengono e giustificano a vicenda.

Con una operazione certamente semplicistica, scorporiamo dal tutto
solo alcuni degli stratagemmi cinesi, per capire se e come la storia e
le modalita' culturali cinesi potrebbero aiutare ad assumere decisioni
e disegnare strategie rispetto alle problematiche della crisi
globalizzata.

Il concetto fondamentale di questi stratagemmi, come delle strategie
cinesi in generale, è "l'arte di vincere il nemico senza opporvisi",
cioè la capacità di entrare in sintonia con le leggi della natura e
della vita, per volgerle a proprio vantaggio con il minimo sforzo. Si
tratta della stessa filosofia che ispira alcune delle arti marziali in
cui chi attacca finisce per essere vittima della sua stessa forza, che
gli viene rivolta contro attraverso uno spostamento di equilibrio e un
unico gesto.

Consapevole dei "rischi culturali" che mi assumo con questo uso
improprio, e magari anche approssimativo, degli stratagemmi,
scusandomene quindi con i "cultori ortodossi", proviamo ad
esemplificare l'uso di alcuni di questi nella realta' economica di cui
mi occupo da tempo: le strategie di internazionalizzazione.

Il Secondo stratagemma sostiene: "Assediare Wei per salvare Zhao”: è
più saggio sferrare un attacco quando le forze nemiche sono disperse.
I nostri concorrenti internazionali sui mercati mondiali non hanno
avuto bisogno di usare questo stratagemma. Il "sistema Italia" nel
mondo e' "disperso" da sempre. I concorrenti hanno solo dovuto
aspettare i frutti della situazione.

Il Quinto stratagemma sostiene: "Approfittare dell'incendio per darsi
al saccheggio”: attaccare direttamente il nemico, quando si trova in
un momento critico. La crisi internazionale e' un momento molto
critico per tutti, inclusi i concorrenti cinesi, che in molti casi non
hanno avuto il tempo di consolidare strategie di marketing
internazionale, di dare spessore qualitivo adeguato ai loro prodotti,
di formare, consolidare e irrobustire le Risorse Umane. In questa fase
possono uscire i grandi vantaggi della storia europea, fatta di
qualita', immagine, forza commerciale. I cinesi per un po' saranno
impegnati a leccarsi le ferite industriali derivate dall'aver
concentrato gli sforzi sulla manifattura per conto terzi. Supereranno
le difficolta', ma il Sistema Italia ha davani un momento (ma sara'
solo un breve momento) per sfruttare al massimo i propri "plus",
magari acquisendo concorrenti cinesi in difficolta', o investendo nel
sistema distributivo.

In questa logica, possiamo usare anche il Sesto strategemma: "Clamore
a Oriente, attacco a Occidente”: attaccare quando il nemico perde il
controllo ed è nella confusione", e l'Ottavo: “Avanzare di nascosto
verso Chenchang”: attaccare di sorpresa, di soppiatto.

Continuando con questa inusitata (e spregiudicata) modalita' di
interpretazione della cultura cinese, possiamo citare il 23.mo
stratagemma: “Allearsi ai lontani per attaccare i vicini”: è più
facile conquistare i nemici vicini che i lontani. E per far questo ci
si può alleare temporaneamente con i nemici lontani".

La battaglia commerciale / industriale tra le imprese occidentali oggi
si combatte in Asia. Molte aziende tedesche, francesi, americane,
hanno struttuato da anni la loro presenza in questo continente,
creando alleanze, esperienze, potenzialita' che hanno puntualmente
sfruttato per combattere le battglie commerciali in occidente,
mietendo vittime illustri anche tra le realta' industriali del Bel
Paese.

Per finire, cito forse lo stratagemma che piu' sintetizza la mia idea
rispetto ai concetti di internazionalizzazione delle economie: il
30.mo: "Mutarsi da ospite in padrone di casa”: estendere abilmente la
propria influenza nel nemico, mettendolo finalmente sotto il vostro
controllo.

L'applicazione di questo stratagemma, che in realta' e' un risultato
delle strategie messe in atto, sinifica proprio passare da un concetto
di internazionalizzazione "spot", quindi superficiale, senza impegno,
con visione a breve, ad un concetto strategico di
internazionalizzazione, in base al quale il mondo intero diventa casa
nostra, e nel quale ci sentiamo "a casa". Un concetto molto difficile
per le piccole e medie imprese italiane, nate e cresciute spesso in
realta' provinciali nelle quali si sono arroccate, lasciando ad altri
il controllo di un mondo esterno (in particolare del mondo asiatico),
senza accorgersi che le leve del mondo, trainate dalle industrie e dai
flussi finanziari, si stavano spostando da occidente ad oriente. Le
strategie delle imprese italiane all'estero si sono spesso ridotte ad
essere "ospiti" nei vari Paesi, altre economie hanno consolidato le
presenze fino ad essere "padroni di casa" in molti settori industriali
asiatici. Hanno piantato radici, ora trattano alla pari "con il
nemico"
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