La scuola cinese è selettiva, meritocratica, competitiva, costosa. Gli
studenti sono terrorizzati prima dai severi esame di ammissione, poi
dai voti, che possono compromettere l’ammissione alle Università più
prestigiose. Le famiglie fanno risparmi enormi per far studiare i
figli, avendo capito che la scuola è un elemento chiave del loro
futuro successo.
So di famiglie che hanno organizzato vere e proprie collette, si sono
autotassati nonni, genitori, fratelli maggiori, zii, per mandare
all’Università il figlio minore.
La formazione per adulti in Italia interessa circa 220.000 persone. In
Cina, il solo Training College of the National Statistic Bureau, Ente
di formazione nazionale, facente capo all’equivalente cinese del
nostro ISTAT), prevalentemente dedicato alla formazione per adulti,
originariamente solo nell’area statistica, ora a tutto campo, opera
sul territorio cinese con 147 Training College, e 510 Technical
Schools.
Le persone, sia dipendenti di Enti Pubblici che di aziende private,
pagano di tasca propria il costo della formazione.
L’Ente ha formato, dal 2005, 1.600.000 persone, e ogni anno accompagna
alla laurea 23.400 persone. Sono cifre notevoli, anche per un Paese
grande come la Cina, soprattutto pensando che si tratta solo di uno
degli innumerevoli Enti di Formazione pubblici cinesi.
Le Università cinesi hanno la fila di studenti stranieri fuori dalla
porta. Un tempo il sogno di tutti erano le Università americane, ora
tutti, americani compresi, vogliono frequentare la University of
Science and Technology of China o la Tsinghua University, detta anche
il MIT cinese.
Gli studenti stranieri in Italia rappresentano il 4,3% della
popolazione scolastica. In Europa le cifre sono ben diverse: i dati
sono questi: in Svizzera gli studenti stranieri sono il 23,6%, in
Germania il 10%, in Olanda il 13%, in Spagna il 5,7%, in Portogallo il
5,5%, in Francia il 5%
(dal libro AFFARI CINESI di Leonello Bosco -
www.affaricinesi.com -