Ormai non è più possibile pensare all'Italia come ad un Paese
democratico.
Chi riceve e gestisce reclami ha compreso da tempo che i cittadini
italiani vivono in una sorta di dittatura burocratica mascherata da
democrazia. Basta fare mente locale su alcuni dati.
· In base all'art. 25 del Codice di procedura civile, emanato
nel 1940, se un cittadino ha una controversia con una qualsiasi
pubblica amministrazione deve fare causa presso il foro di
quest'ultima, anche se abita lontano.
· Nella maggior parte dei casi le ricevute dei versamenti dei
tributi vanno conservate per 5 anni, talvolta un po' meno (ICI, tassa
rifiuti, bollo auto, eccetera), poi scatta la prescrizione e il
contribuente provvede a disfarsene. Senonché spesso escono leggi e
decreti che prolungano la prescrizione, generalmente di un anno e il
contribuente, che non ne viene informato, riceve cartelle
esattoriali, pur non potendo più provare di aver pagato. A questo
punto, lo stesso, per richiedere l'annullamento della pratica,
nonostante la prescrizione, deve fare ricorso spendendo soldi e tempo.
· L'art. 71 della Costituzione prevede che, raccogliendo 50.000
firme, i cittadini possano presentare proposte di legge di iniziativa
popolare. Ne sono state presentate migliaia, ma nessuna è mai stata
presa in considerazione!
· L'art. 328 del Codice penale prevede la reclusione o la multa
per il responsabile della pubblica amministrazione che non risponda
entro 30 giorni alla lettera di un cittadino, sebbene la successiva
legge n. 15/2005 ha stabilito che l'istanza è da intendersi respinta
dopo un silenzio di un mese. A questo punto l'art. 3/ter della legge
n. 273/1995 sancisce che se il dipendente pubblico non "evade" la
pratica entro il suddetto termine il cittadino può fare ricorso al
direttore, che è a propria volta vincolato ai 30 giorni. A
quest'ultimo fa immediatamente seguito il Ministro, ma siccome non ci
sono sanzioni nonché responsi, all'utente non resta che presentare
ricorso al TAR, spendendo almeno 2.000 euro di avvocato.
· Infine, quasi ogni giorno sulla Gazzetta Ufficiale vi sono
decreti del Presidente della Repubblica che, in base all'ordinanza
legislativa n. 267/2000, scioglie Consigli comunali, generalmente per
gravi irregolarità nell'assegnazione di appalti, distrazione di fondi
pubblici, collusioni con la criminalità organizzata, abusi in opere
pubbliche, eccetera. Il più delle volte i cittadini non ne sono a
conoscenza, ma le gravi irregolarità, loro malgrado, comportano
aumenti di tasse e tariffe per sopperire alla mancanza di fondi delle
casse comunali.
Si tratta di pochi esempi, norme borboniche che sembra vogliano
semplicemente impedire ai cittadini di far valere le proprie ragioni