Historia plantarum un termine latino e letteralmente significa "la storia delle piante", anche se in realt significa qualcosa pi simile a "sulle piante" o "sul trattato sulle piante". Nella storia c' stato pi di un libro con questo titolo.
Appassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi pi diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati.
Ho scelto come pseudonimo la cimbalaria (Cymbalaria muralis), una pianta piccola e poco appariscente, ma forte e tenace, come penso di essere anch'io.
La svolta arriv finalmente nella prima met del XVIII secolo, quando il botanico svedese Carl von Linn propose un chiaro sistema di classificazione delle piante basato sul numero di stami e stigmi dei fiori, che permetteva di identificare una pianta mediante genere e specie, al posto del complicato sistema descrittivo utilizzato fino a quel momento.
La scoperta del DNA da parte di James Watson e Francis Crick (1953) ha notevolmente migliorato la comprensione dei processi evolutivi e, al passaggio nel XXI secolo, i dati molecolari, insieme a sempre pi potenti algoritmi di calcolo, consentono una pi raffinata delimitazione di ordini e famiglie delle piante, permettendo la loro corretta classificazione e rendendo pi precisa la nomenclatura botanica.
Tuttavia, bisogna sempre tener presente che, grazie al progresso scientifico e tecnologico, la nomenclatura delle piante non un codice immutabile: pu capitare che a seguito di un cambiamento nella classificazione, si debba aggiornare in parte o tutto il nome, per cui una stessa specie pu adottare nel tempo anche diversi nomi.
Il filosofo e naturalista greco Theophrastos di Eresos (370-287 a.C.) nato sull'isola di Lesbo. L'allievo di Aristotele (384-322 a.C.) considerato il primo scienziato naturale a trattare le aree pi importanti della botanica, come la fisiologia e la morfologia delle piante, e a creare una tassonomia (sistematica vegetale) nei suoi scritti "Storia naturale delle piante" (Historia Plantarum, Causae Plantarum). L'opera fu scritta tra il 350 e il 287 a.C. e comprendeva dieci volumi, nove dei quali sono sopravvissuti. Teofrasto descrive le piante in base ai loro usi. Una traduzione latina fu pubblicata nel 1483. Il botanico francese Charles Plumier (1646-1704) chiam un genere di piante "Eresia" in onore di Teofrasto. Carl von Linn (1707-1778) cambi pi tardi questo nome in "Theophrasta". Nel 1973 il cratere lunare Theophrastus ha preso il suo nome.
L'enciclopedia wein.plus un'opera di riferimento completa e ben studiata. Disponibile sempre e ovunque, diventato una parte indispensabile dell'insegnamento, usato sia da me che dagli studenti. Altamente raccomandato!
Per tutto il Medioevo e fino alle soglie del rinascimento, lo studio delle piante continuava a ruotare attorno all'eredit culturale degli autori classici: Teofrasto, Aristotele, Dioscoride. Solo con il Rinascimento italiano ed europeo lo studio del mondo vegetale riprende in forma originale, e con il prezioso contributo di nuove idee e di nuovi criteri di classificazione e di rappresentazione. A ci contribu in modo rilevante anche lo sviluppo della stampa, che favor grandemente la circolazione dei testi classici e moderni e, soprattutto, consent una grande diffusione dell'iconografia botanica, con i grandi erbari figurati del Cinquecento. Nel medesimo secolo si assiste alla nascita dei primi orti botanici: un fenomeno che prende l'avvio in Italia, in particolare, con gli esempi di Padova (1545) e di Pisa, per poi diffondersi nel resto d'Europa. Questi Orti sono, fin dal loro primo sorgere, luoghi di accumulazione e di sintesi di diverse discipline: arte ed architettura ne influenzarono profondamente la realizzazione, in un ruolo non secondario rispetto ai criteri botanici che presiedevano alla scelta delle piante da mettere a coltura. Per quattro secoli e mezzo, l'Orto di Padova stato luogo di studio e di insegnamento, sotto la guida dei praefecti che con continuit ne hanno retto le sorti, nel nome dell'Universit. Il volume esplora, dunque, attraverso il saggio di Jan de Koning, le premesse storiche e scientifiche che hanno portato alla nascita dell'Orto, mentre le pagine di Vittorio Dal Piaz e maurizio Rippa Bonati ne ripercorrono la storia architettonica. Nei densi capitoli successivi, a firma di Renata Trevisan, Paolo Mariani, Giuseppe Ongaro, Nicoletta Rascio, Giorgio Casadoro, Arturo Paganelli e Filippo Marcabruno Gerola, rivivono la figura e l'opera dei prefetti che si sono succeduti alla direzione dell'Orto, dal primo fra tutti, Luigi Squaderno, detto Anguillara fino a carlo cappelletti. Seguono i saggi di Elsa M. Cappelletti e Andrea Ubrizsy Savoia, che ricostruiscono l'aspetto dell'Orto botanico di Padova negli ultimi decenni del XVI secolo, attraverso una puntigliosa identificazione delle singole specie che vi erano allora coltivate. Il volume si conclude con i contributi di Franco Pedrotti, Aurora Montemartini Corte, Patrizio Giulina, Giovanni Caniglia, Claudio Tolomio, Giuseppina Pellizzari e Alessandro Minelli, sulle collezione botaniche, gli erbari e la ricca biblioteca, preziosa eredit di quattrocentocinquant'anni di vita di questo Orto botanico, che ha tutti i titoli per competere per il primato di pi antico orto botanico d'Italia e del mondo.
Alessandro Minelli professore ordinario di zoologia presso l'Universit di Padova. La sua attivit di ricerca rivolta a temi di biologia sistematica ed evoluzionistica, ai quali ha dedicato un volume monografico Biological Systematics, Londra 1993). Si interessa inoltre di storia della storia naturale.
Originario dell'Asia, l'asparago (Asparagus officinalis) era gi conosciuto come pianta spontanea al tempo degli Egizi, che ne diffusero la coltivazione nel bacino del Mediterraneo.
Il primo documento letterario relativo a questo ortaggio, la "Storia delle piante" del greco Teofrasto, risale a circa il III sec. a.C.
Catone, un secolo pi tardi parl degli asparagi sotto il profilo agronomico,
E' l'unica specie di palma indigena del continente europeo. una piccola palma assai nota, perch coltivata spesso nei giardini nel mezzo delle aiole dove espande a raggiera le grandi foglie aperte a ventaglio. Ma allo stato spontaneo si presenta soltanto negli ambienti che pi sicuramente e tipicamente appartengono al clima dell'olivastro e del carrubo.
La palma nana veramente una pianta illustre e di antica reputazione. Gi Teofrasto nella sua celebre storia delle piante la ricorda per l'isola di Creta ed ancora pi abbondante per la Sicilia. E in Sicilia il pi famoso luogo con vegetazione di palma nana era Selinunte, la "palmosa" Selinunte ricordata da Virgilio, da Silio Italico e da altri autori classici. Cicerone a sua volta ricorda le "palme agresti" di Pachino e di Siracusa, che avrebbero costituito l'alimento di cui si nutrivano le popolazioni dell'isola prima che fossero introdotti i cereali e con essi il culto di Cerere.
Il "cuore" della palma nana serviva infatti ancora in tempi recenti come nutrimento almeno occasionale sia in qualche localit dell'isola, sia in Algeria, a somiglianza dei cardi; i Berberi preparavano anche una farina con le parti sotterranee pi molli della pianta. Questo motivo ritorna effigiato su un vaso scoperto negli scavi di Agrigento dove sono accomunate le immagini di Cerere che tiene in mano delle spighe di grano e di alcune palme schematizzate ai lati. Ma soprattutto le antiche monete e medaglie siciliane, ad esempio di Segesta, recavano sovente impresso con grande evidenza il disegno dei ventagli di palma nana.
Nonostante la distruzione di cui stata oggetto tradizionalmente per farne crine vegetale, cordami, stuoie ed anche scope, la palma nana ancora abbastanza frequente in Sicilia, ma non costituisce pi come un tempo lande estese, e forse dense boscaglie: abbonda ancora presso Siracusa, al Capo Pachino e riappare qua e l lungo le coste meridionali e occidentali risalendo fino ai dintorni di Palermo. Molto pi imponente la vegetazione della palma nana si ripresenta invece nella Nurra in Sardegna, nei dintorni di Alghero, dove manifesta ancora una grande forza espansiva, fino a dover essere sradicata come qualsiasi altra pianta infestante dei coltivi, ed in particolare degli oliveti.
una riconferma del carattere nordafricano di questo paesaggio appartenente tipicamente al clima dell'olivastro e del carrubo: anche in Algeria ciuffi di palme nane erompono vigorosi nel bel mezzo delle vaste campagne a cereali. Le lande a palma nana costituiscono esse pure un caso di estremo degradamento dell'antico bosco sempreverde, come la landa a lentisco, ma in un modo pi esclusivo e caratteristico. Veramente la presenza di resti di palma nana indica con massima certezza l'appartenenza di un territorio al clima ed al paesaggio vegetale di cui ci stiamo occupando, che potrebbero perci ben a diritto essere anche chiamati il clima e il paesaggio della palma nana.
Per il periodo che va dall'antichit classica alla fine del Rinascimento i testi illustrati di botanica rientrano nella categoria degli "erbari", mentre per il periodo successivo pi corretto parlare di "flore", "florilegia" e testi scientifici di botanica.
L'erbario pu essere definito come "un libro, in uso dall'Antichit classica fino agli ultimi decenni del sec. 15, che raccoglie descrizioni delle piante e delle loro virt farmacologiche, spesso accompagnate dai nomi con cui ciascuna essenza vegetale era conosciuta nelle varie lingue e da notizie sul loro habitat [...] il testo fu ben presto integrato anche con le raffigurazioni [...e] soprattutto a partire dal sec. 11 alle immagini delle piante vennero spesso associate anche figure umane, con la finalit di esplicitarne pi chiaramente le virt officinali o per esemplificare particolari metodi di raccolta" (da Enciclopedia dell'arte medievale Treccani).
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