buenos dias a todos,
scusate l'oggetto un po' fantascienza anni '50 ma siccome in questi
ultimi tempi si fa un gran parlare della bloggista (spero si dica
così) dissidente cubana Yoani Sanchez che scrive quotidianamente su di
un blog - Generazione Y - direttamente da La Havana ed è in questo
modo quasi assurta al rango di eroina anti regime, ci pare giusto
precisare qualchecosetta su questa vicenda ed i suoi lati meno
conosciuti.
Innanzitutto viene da chiedersi ma i mass media non ci avevano detto
fino a ieri che in quest'isola carcere era impossibile per tutti
accedere ad internet? In realtà l'accesso ad internet a Cuba è
difficile a causa del blocco USA che ha fatto in modo che fino ad
oggi fosse riservato per Cuba un solo cavo sottomarino per le
comunicazioni telefoniche insufficente a garantire una diffusione
decente di internet; un limite questo che sarà superato grazie alla
deposizione di un nuovo cavo in fibra ottica da parte del Venezuela di
Chavez che garantirà a Cuba un traffico di 20 milioni di telefonate
per secondo.
Ma tornando alla Sanchez, troppi sospetti si affacciano allorché si
analizza “Generazione Y” e la sua autrice.
Fra milioni di blog esistenti in Internet, di qualunque tematica, non
sembra casuale che proprio “Generazione Y” sia stato scelto dal Grupo
PRISA proprietario del quotidiano spagnolo El Pais e che l’opinione di
questa signora sia stata elevata al rango di “voce autorizzata” su
Cuba.
Yoani ha infatti i requisiti richiesti per la cyber-dissidenza: essere
cioè una specie di “impiegata virtuale”, essere sul posto e subire
“repressione e censura” (sebbene le permettano di concedere interviste
a destra e a manca), non essere mai interrotta - come ha potuto
constatare la stampa straniera all’Avana - e fare inchieste come lei
stessa ha spiegato... Tipico dunque della “raffinata repressione” di
cui è vittima la poverina.
Fra le denunce raccolte, come quelle dei giornalisti cubani M. H.
Lagarde e Rosa Miriam Elizalde, vengono spontanee alcune, ovvie,
domande.
1) Per quale motivo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha
dato l’ordine - ordine eseguito - di far sparire più di 80 siti
Internet legati a Cuba perché “fomentavano il commercio” e “violavano
le leggi nordamericane”, e non si è accorto del travaso di denaro
proprio attraverso Internet verso il sito di Yoani?
In “Generazione Y” appare in evidenza un link per comprare il libro di
Yoani in italiano, “Cuba libre”. Lo può fare chiunque tramite PayPal,
ma non un cubano che vive a Cuba, perché contravviene le regole
dell’embargo, dove la normativa USA che proibisce il commercio
elettronico è molto precisa.
Inoltre Yoani, a scanso di equivoci, ha il suo bel Copyright © 2009
Generazione Y (All Rights Reserved). Una cosa che nessun cubano può
fare nemmeno da Cuba.
2) Chi ha fornito il supporto tecnico del blog? Chi si occupa di
mantenerlo in attività? Quanto costa il servizio di personalizzazione
di questo software?
Si tratta di un supporto tecnico esclusivo, disegnato da un esperto.
Dai dati del dominio che appaiono su Internet del portale Desde Cuba,
quello che ospita il blog di Yoani, è in uso il sistema Joomla, un
complesso sistema di gestione di portali dinamici e di contenuti, i
cui moduli possono essere abilitati solo da avanzate conoscenze
informatiche. E non è - ovviamente - il caso di questa signora.
Se “Generazione Y” può sembrare un blog semplice sul piano grafico,
l’occhio del blogger coglie subito che non si tratta di un blog comune
sul piano dei requisiti tecnici. Ha versioni in 18 lingue diverse
(impossibile con un semplice traduttore per blogger), un alto
traffico, con centinaia di commenti in ogni post, risorse per la
pubblicità su Internet e per immagazzinare la memoria a lungo.
Tutto ciò si può mantenere solo grazie a una forte sovvenzione.
Soltanto per il traffico che provoca questa pagina e i GB di commenti
immagazzinati, oltre ai servizi di amministrazione, “Generazione Y”
richiede denaro, specie se i suoi server sono in Europa (dunque non
gratis).
3) Chi è Josef Biechele, il vecchio amico di Yoani che
“disinteressatamente” anni fa ha portato il server Desde Cuba
all’estero?
Lui sì, che deve sapere come si sovvenziona questo portale, alloggiato
in un server dell’azienda Cronos AG Regensburg, una succursale
dell’azienda Strato in Germania.
Se si visita la pagina di questo provider in Internet all’indirizzo
http://www.cronon-isp.net/index.html si noterà che un utente comune,
in questo caso un blogger, non potrebbe essere fra i suoi clienti. Non
appare pubblicato né il menù, né la lista dei prezzi, e nemmeno i
termini e le caratteristiche dei servizi. Anzi, c’è scritto che
bisogna scrivere a questa compagnia: “Professional IT-Services” e
domandare direttamente quanto costa affittare un sito. Questo
significa che il servizio viene attivato tramite contrattazione
diretta, non si pubblicizza.
Sembrerebbe anzi che Cronon AG non abbia interesse al marketing e
confidi nel fatto che i suoi probabili clienti contattino l’azienda
tramite Internet o arrivino tramite raccomandazioni. Un fatto insolito
o molto esclusivo nel mercato delle telecomunicazioni, che getta dei
sospetti sulla lista dei suoi clienti.
4) Chi paga ciò di cui Cronon AG rende noto sulle caratteristiche dei
suoi server in Germania? Così esposte:
- Superficie totale di più di 3500 m2 (spazio di esposizione
netto) diviso in sei abitazioni
- Ampiezza di banda: Connessioni esterne 2 x 20 Gbit/s per la
colonna vertebrale di Freenet, 1 x 10 Gbit/s per il DE-CIX Frankfurt,
le connessioni più piccole in quest’ ampiezza di banda sono fino a 155
Mbit
- 1 GBit per il trasporto d’entrata e uscita
- Acceso / Sistema elettrico 48 e 230 volt in tutti gli ambiti.
Multipli UPS ridondanti (per parcella ognuno da 230 e 48 volt)
- Energia elettrica d’emergenza: 4 x motori diesel e diesel 2
di Riserva. Un megavatt di potenza (6 Megavatt totali)
- 45.000 litri di gasolio in magazzino, continuamente
preriscaldato, ora d’inizio: 40 secondi
- 6 stazioni proprie con un trasformatore di un 1 megawatt
- Controllo d’accesso:24/7 sicurezza; Lettore di carte -
Anticipo - Vigilanza CCTV – Registrazione scritta
Dice anche che può disporre di “Connessioni esterne”:2 x 20 Gbit / s”.
In altri termini: non è un provider qualunque.
Pur dando per scontato che “il primo mondo ne è pieno”, la realtà di
Cuba (grazie a quell’embargo che Yoani si guarda bene dal criticare) è
che il sito che ospita il blog “Generazione Y” ha 60 volte l’ampiezza
di banda di cui dispone tutta Cuba, per tutti i suoi utenti Internet!
5) Tramite chi si è potuto registrare il dominio del blog di Yoani?
Tramite GoDaddy, la compagnia preferita per registrare il sito che il
Pentagono usa per la cyber-guerra. GoDaddy è il modo più anonimo e
sicuro di comprare un dominio negli USA, lo afferma questa stessa
azienda. Comprare! Quindi non c’entra per niente l’astuzia di qualche
ragazzo ribelle come invece si cerca di far credere nel suo marketing
politico e pubblicitario.
Perché si da per scontato che l’anonimato sia innocente e Yoani tanto
audace? Perché usare la stessa strategia del Pentagono? Casualità?
Come fa la “Super Yoani” a impedire che GoDaddy non le chiuda il
dominio, come è successo con decine di siti che promuovevano eventi
culturali e viaggi a Cuba? Perché nessuno parla delle restrizioni che
pesano su Cuba - e continuano a pesare con Obama - sul commercio
elettronico grazie all’embargo?
6) Il blog di Yoani curiosamente è stato il primo a fornire
informazioni tramite Internet con fini sovversivi tramite Granpa,
all’indirizzo:
http://www.granpa.info. Non si sono nemmeno preoccupati
di mascherare il legame con i suoi padrini che hanno usato le stesse
righe del registro e ubicazione dei server in Europa usata dal blog
“Generazione Y”.
Il dominio di Granpa è stato creato il 9 giugno 2009, da proprietari
anonimi. Il suo server si trova a Copenaghen.
Il proprietario del conto corrente che ha pagato il dominio ha
registrato un indirizzo della carta di credito nel paradiso fiscale di
Gran Caiman, secondo i registri pubblici che compaiono in Internet.
L’indirizzo IP in cui si trova questo sito è 82.103.135.163, che
appartiene a ISP Easyspeedy Networks.
Granpa è un servizio esclusivo per Cuba, con la caratteristica che
chiunque può registrare un numero di telefono dell’Isola senza avere
avuto l’autorizzazione del proprietario del telefono. Chi possiede un
cellulare a Cuba non riceve un codice di accesso per verificare che
desideri davvero ricevere i titoli quotidiani selezionati fra i tre
giornali di più rabbiosa filiazione anticubana: New Herald di Miami,
Cubaencuentro e Penúltimos Días, spagnoli.
Si intende che questo servizio può inviare messaggi senza che il
proprietario li abbia richiesti, in violazione delle regole che
proteggono la privacy degli internauti e delle regole contro
l’immondizia digitale. Come si sa, le tariffe internazionali di
messaggeria per cellulare si pagano.
Nel sito di Vodafone, provider di servizi di telecomunicazione in
Spagna, si può vedere che il prezzo di questo servizio di messaggeria
verso altri paesi d’Europa e all’estero oscilla fra 1,16 e 2,50 euro
per messaggio. Si verifichi all’indirizzo:
http://www.cronon-isp.net/index.html
Quindi, quanto costano, e chi finanzia l’invio massiccio di questi sms
a Cuba dall’Europa?
7) Quanti blogger hanno il Grupo PRISA spagnolo come agenzia? Perché
Prisa, che si dice sia in grave crisi finanziaria, ha potuto comprare
Noticias 24 - il sito più aggressivo del web contro il governo
venezuelano - ed ha pagato a Yoani un premio di 15.000 euro?
Nientemeno che il premio Ortega y Gasset, tradizionalmente conferito a
personalità letterarie, di lunga esperienza e attività?
Com’è possibile che la casa editrice italiana Rizzoli paghi 50.000
euro a una “scrittrice” sconosciuta?
Quel denaro non lo ha mai ricevuto nessun’altra figura indiscutibile
della letteratura cubana.
Alla lista si aggiungono circa 100 premi, tra cui la recente menzione
al María Moors Cabot, dell’Università nordamericana di Columbia.
Nessuno vuole accusare Yoani di essere una mercenaria, il problema è
che è lei ad accusarsi da sola! Le hanno creato un’immagine fittizia,
al punto di arrivare a definirsi una rivoluzionaria, ma frustrata e
tanto “afflitta” da curarsi con la terapia del blog, che paga qualcuno
per i suoi “sacrifici alla patria” (ma il denaro non ha Patria).
A fronte di tutto ciò non viene da pensare a un sofisticato marketing
contro Cuba? Il suo blog potrebbe disporre della visibilità raggiunta
senza un finanziamento di grosso calibro mascherato con i premi?
Yoani non parla al cittadino comune dell’isola, le fa piacere crederlo
e approfittare del fatto che se non viene letta è opera della
“repressione”. Però sa portare bene l’acqua al suo mulino. Ricordate
come ha preso le distanze dalla fogna della blogosfera cyber-
dissidente? Come a dire: “I soldini solo per me”.
Così, prosegue a messaggiare secondo i principi della cyber-guerra del
Pentagono per un “pubblico esterno”, con degli interessi che non
possiamo pensare che ignori, come quello che finanzia la terapia delle
sue frustrazioni.
Da ultimo due parole sulla presunta aggressione subita da Yoani In
questi giorni ad opera della polizia cubana:
Il tutto parte da un articolo della stessa Sanchez in cui racconta
testualmente “(…)ci hanno riempito di botte e spintoni, mi hanno
caricato con la testa verso il basso e hanno tentato di infilarmi
nell’auto. Ho afferrato la porta, ricevendo colpi sulle mani, sono
riuscita a togliere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo
sono messo in bocca. Mi sono presa un’altra scarica di botte perché
restituissi il documento.
Orlando era già dentro l’auto, immobilizzato da una mossa di karate
che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno ha messo le
sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore mi colpiva
nella zona dei reni e sulla testa per farmi aprire la bocca e liberare
il documento. Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da
quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di
fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista
e che mi tirava i capelli (…)”.
Da notare che la stessa afferma di essere stata “riempita di botte” e
di avere ricevuto “colpi sulla testa e sulle mani”. Sarà utile in
seguito.
Ancora più fantasiosa la presunta fuga dai “terribili poliziotti”
inviati dal regime per farla tacere per sempre: “(…)In un gesto di
disperazione sono riuscita ad afferrare, dai pantaloni, i testicoli di
questo personaggio. Ho affondato le mie unghie, supponendo che lui
avrebbe continuato a schiacciare il mio petto fino all’ultimo respiro.
“Uccidimi adesso”, gli ho gridato, con il fiato che mi restava, ma
quello che stava nei sedili anteriori ha detto al più giovane:
“Lasciala respirare” (…)”.
Dopo questa drammatica aggressione Yoani ha rilasciato un’intervista
al corrispondente della Bbc Fernando Ravsberg che, trovandola in
perfette condizioni di salute, giustamente le chiede come mai non
abbia mostrato nessuna foto dei lividi causati dalle percosse che
sostiene di aver ricevuto (nel post sul suo blog è inserito un video
in cui vi sono una decina di ragazzi con dei cartelli e nessun
pestaggio, nemmeno l’ombra della polizia).
Tutta da leggere la risposta: “Ho diverse contusioni, in particolare
sui glutei, purtroppo non posso mostrarli. Per tutto il weekend ho
avuto gli zigomi e il sopracciglio gonfi. E soprattutto ho avuto molto
mal di schiena. Ho perso molti capelli però avendo una capigliatura
molto folta non si nota”.
La domanda sorge dunque spontanea: i lividi sono realmente sul culo
oppure è lei che vorrebbe prenderci tutti per il culo?