CIRCOLO CINEMATOGRAFICO CAPPUCCINI
Via Villa Clelia 12 Imola
Biglietto: intero € 5,00 - ridotto minori di 25 anni € 2,50.
Tessera di 5 ingressi: € 22,50.
Promozione: ingresso ridotto a € 2,50 per il venerdì a chi conferisce alla stazione ecologica Hera di via Laguna un elettrodomestico fuori uso, una batteria auto o olio vegetale / minerale esausto.
L’ingresso è riservato ai soci (tessera: € 2,50).
venerdì 21 marzo e sabato 22 marzo ore 21
DALLAS BUYERS CLUB di Jean-Marc Valleè
OSCAR 2014:
Matthew McConaughey: miglior attore protagonista
Jared Leto: miglior attore non protagonista
Il film è tratto da una storia vera. Nel 1985 Ron Woodroof vive professando solo la religione della droga e dell'alcool. La scoperta di non avere un domani a causa della contrazione del virus HIV apre un calvario di medicinali poco testati e molto inefficaci, fino all'estrema soluzione di sconfinare in Messico alla ricerca di cure alternative. Lì verrà a conoscenza dell'esistenza di farmaci e cure più efficaci, ma non approvate negli Stati Uniti, che deciderà di cominciare ad importare e vendere a tutti coloro i quali ne abbiano bisogno, iniziando un braccio di ferro legale con il proprio paese. Un film dal ritmo particolare, che alterna intrattenimento, emozione (senza sentimentalismi o indulgenze patetiche) e informazione forte dell'aderenza a una realtà eccezionale, forte della interpretazione davvero maiuscola di Matthew McConaughey.
Interpreti: Matthew McConaughey (Ron Woodroof), Jennifer Garner (Dott.ssa Eve Saks), Jared Leto (Rayon), Denis O’Hare (Dott. Sevard), Steve Zahn (Tucker), Michael O’Neill (Richard Barkley), Dallas Roberts (David Wayne), Griffin Dunne (Dott. Vass), Kevin Rankin (T.J.), Jane McNeill (Francine Suskind); Origine: Stati Uniti; Anno: 2013; Soggetto: Craig Borten, Melisa Wallack; Sceneggiatura: Craig Borten, Melisa Wallack; Fotografia: Yves Bélanger; Montaggio: John Mac McMurphy, Martin Pensa; Produzione: Robert Brenner, Rachel Winter per Truth Entertainment, Voltage Pictures, Evolution Independent, R2 Films; Distribuzione: Good Films (2014); Durata: 117’
Giustamente apprezzato all’ultimo festival di Roma, Dallas Buyers Club è un film duro e a tratti sgradevole che, però, consente ai due protagonisti principali una performance di altissimo pathos. Anche se le vicende ricostruite dal regista Vallée sono rigorosamente ricalcate dalla cronaca, l’emozione che promana dalle immagini incisive ed essenziali ha una qualità di coinvolgente pregio, equilibrata com’è fra tenerezza e crudeltà. Il protagonista Ron, interpretato da un grande McConaughey, è infatti un proletario scapestrato e maschilista al quale, nell’85, viene diagnosticato l’Aids, e concessi trenta giorni di vita; grazie anche al suo carattere prepotente ed indomito, l’antieroe trova il più imprevedibile degli alleati nel trans Rayon ed insieme a lui combatterà contro le malefatte degli scienziati per dare speranza agli ammalati.
Il Dallas Buyers Club fu un’associazione i cui membri, soprattutto omosessuali, ebbero la possibilità di ricevere gratuitamente i medicinali non approvati dal governo Usa. La vividezza dell’ambientazione e la precisione dei dialoghi contribuiscono ad allontanare l’ombra del banale documentarismo e a rappresentare la triste odissea dei sieropositivi con un piglio che è più del cowboy che della sua complice queen.
(Valerio Caprara – Il Mattino)
La cosa migliore del film americano Dallas Buyers Club (del regista francocanadese Jean-Marc Vallée) è lo sviluppo, il percorso, la trasformazione del personaggio. Che nasce sulla base di un modello reale. E reale è il fatto che ci troviamo a metà degli anni Ottanta, in piena emergenza Hiv-Aids. Il male dilaga e le cure brancolano nel buio. La triangolazione fra personale ospedaliero, autorità federale di vigilanza e interessi dell’industria farmaceutica, approva e applica una discutibile sperimentazione e mette al bando ipotesi alternative. Mentre le comunità più esposte contano i morti.
Siamo a Dallas, Texas. Ron Woodroof è un tipo sgradevole sotto ogni profilo. Elettricista di mestiere, cowboy per vocazione, puttaniere, omofobo, tossico, disonesto. Impresentabile anche nell’aspetto, che ha qualcosa di ripugnante. Rifiuta la scoperta del contagio, allibito all’idea di essere preso per un “maledetto frocio”, e il pronostico di un mese di vita. Senza farsi scrupoli legalitari, scoperta l’esistenza di un ex medico radiato che in Messico pratica cure alternative, inizia a contrabbandare prodotti per sé e anche per farne un business. Ma la strada intrapresa, irta di ostacoli di ogni tipo, risveglia in lui un’umanità sconosciuta a lui stesso.
Stringe un sodalizio di ferro con il già disprezzatissimo travestito Rayon (da manuale, nella sua intramontabile ovvietà hollywoodiana, la scena in cui Ron impone all’ex compagno di bevute e di esibizioni maschiliste che – come tutti gli altri – lo ha ghettizzato, una prova di rispetto per il nuovo amico) e insieme fondano un’associazione che, non più (non soltanto) per trarne profitto, opera tra le maglie strette dei protocolli e delle leggi per aiutare chi spera in una cura. Mettendosi contro tutti, a partire dal sistema sanitario. Ma con l’aiuto di una giovane ricercatrice dilaniata dai dubbi.
Il mélo ha la sua bella parte, la funzione “di denuncia” è efficace, l’interprete principale dà l’anima al suo difficile personaggio. L’attore, il molto versatile Mattew McConaughey (che della sua miracolosa versatilità dà ulteriore prova nella piccola ma incisiva parte recitata accanto a Di Caprio nel nuovo film di Scorsese The Wolf of Wall Street), ha pienamente meritato il premio per la migliore interpretazione maschile all’ultima edizione del festival di Roma, facendo spiccare la qualità di questo film in mezzo a una discutibile e discussa selezione. E ora spera nella notte degli Oscar…
(Paolo D’Agostini – La Repubblica)